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Altero Matteoli, il ministro che lavora per bloccare il suo ministero
articolo di Anna Pizzo
SI CHIAMA ALTERO, il ministro dell'ambiente Matteoli, ma chi
lo conosce dice che, invece, è piuttosto affabile e che la
parte dell'altero inflessibile la fa il suo capo di gabinetto, Paolo
Togni, anche lui, come Matteoli, di An e figlio di quell'ex ministro
Dc che qualcuno ancora oggi ricorda per via dei "rubinetti
d'oro". In realtà, sia l'uno che l'altro, caratteri
a parte, perseguono il medesimo obiettivo: cancellare il più
possibile quella pessima eredità del ministero dell'ambiente
che, da quando è nato, nel 1986, ad oggi, nel bene e nel
male è stato identificato come una roccaforte "ambientalista"
e, con Edo Ronchi, anche un po' troppo di sinistra.
Per questa operazione di ricostruzione di immagine, il ministro
e il suo vice non badano a spese e sono disposti, come recita un
adagio, a "buttare via il bambino con l'acqua sporca".
Ovvero: a lasciar marcire il ministero che reca, nell'atto di nascita,
il pericoloso marchio di dover difendere l'ambiente dalle aggressioni
di industriali, costruttori, armatori, riciclatori e imprenditori
di ogni colore e ambizione.
Così, sostanzialmente tutta la [scarsa] attività
del ministro dell'ambiente consiste nel bloccare il ministero dell'ambiente.
E, per ora, sembra riuscirci abbastanza bene, tanto che, come primo
accorgimento, ha istituito anche lui [come i colleghi degli altri
dicasteri] una bella legge delega con lo scopo di riscrivere l'intera
normativa ambientale: acqua, parchi, rifiuti, coste, inquinamento,
ecc., tutto senza che il parlamento possa neppure discuterne, perché
il bello delle leggi delega sta proprio nel non dover sottostare
ai "lacci e lacciuoli" che fanno solo perdere tempo.
Fin qui, Matteoli non si è discostato molto dai suoi colleghi.
Dove invece ha fatto di più [o di meno] è nella legge
300, quella approvata dal governo di centrosinistra e che prevede
la riforma dei ministeri. Lì, il ministro vuol fare di testa
sua, e lo sta facendo.Tanto che, nel marzo scorso, la Corte dei
Conti gli ha mandato una bella lettera in cui lo avverte che il
ministero è praticamente "fuori legge", perché
non ha fatto le nuove nomine, le vecchie non essendo più
previste dalla riforma: in pratica, dice la Corte, "state agendo
in carenza di potere". Non è cosa da poco, e le conseguenze
sono ancor più dirompenti, dal momento che la "carenza
di potere" significa che se il responsabile di un settore del
ministero prende una decisione o, meglio, mette in pratica la decisione
assunta dal ministro Matteoli o dal suo fido vice, "agisce
a suo rischio", dice la Corte, e ne risponde anche con "oneri
erariali":
Una bella gatta da pelare, per molti dirigenti del ministero che
Matteoli, all'indomani della sua nomina, non ha voluto sostituire,
segnalando una lungimiranza che, a ben guardare, si rivela solo
un furbo espediente: le decisioni le prende lui, i rischi li corrono
gli altri. Ecco il primo atto della paralisi pratica in cui è
stato portato il ministero, degenerata anche dall'esodo di molti
funzionari o, peggio, dalla loro più totale inerzia. Per
capire meglio lo scontro istituzionale tra ministero e Corte dei
Conti, ecco alcuni brevi brani della lettera che Monorchio ha inviato
a Matteoli, per diffidarlo dal proseguire nello smantellamento del
ministero: il decreto delega, scrive il ragioniere dello stato,
"disattende le legittime fonti ordinamentali vanificandone
l'efficacia con riflessi censurabili anche sotto il profilo giuscontabile".
Se per i funzionari dell'ambiente le cose non si mettono bene, non
va meglio per le associazioni che in passato è stata parte
dell'ossatura del ministero: chi non si è adeguato, è
stato gentilmente accompagnato all'uscita. A cercare un modus vivendi
sono le maggiori associazioni ambientaliste, che stanno freneticamente
cercando il "lato buono" di Matteoli e, dice qualcuno,
vedrai che prima o poi lo troveranno. A partire forse dal "lato
umano" o, come dice di sé lo stesso ministro, la sua
"visione antropomorfa dell'ambiente". Una ben strana attitudine
da rivendicare, dati i disastri compiuti dall'uomo sulla natura.
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