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Povertà versus multinazionali

di Oronto Douglas

C'è una lezione che ho ormai imparato: non c'è confine fra nord e sud del mondo, chi tace di fronte alle ingiustizie appartiene al nord a qualunque latitudine viva. È tempo che la gente del nord si decida a eliminare questa ingiustizia. Ma anche noi che lottiamo contro questa ingiustizia, dobbiamo capire dove siamo, dove andiamo. Noi del sud del mondo abbiamo avuto quattrocento anni di ingiustizie ininterrotte, di colonialismo, di alleanze di multinazionali. Le ingiustizie nel sud provengono dal nord.
Un esempio? Lo scempio ecologico provocato in Nigeria da un'impresa petrolifera, l' italiana Agip. In collusione con le autorità nigeriane, l'Agip inquina la terra e i fiumi, provoca morti, mette le comunità locali una contro l'altra, tiene in esercizio impianti colabrodo, non effettua le manutenzioni che sarebbe obbligata a fare. Le comunità del delta del Niger sono state espropriate del loro diritto al controllo delle risorse naturali. Hanno accumulato un credito ecologico verso imprese come l'Agip e paesi come l'Italia la cui restituzione deve concretizzarsi in un solo modo: nel ripristino dei sistemi ecologici distrutti.

L'albero dell'ingiustizia

Va sradicato l'albero dell'ingiustizia con manifestazioni radicali, anche di rabbia. In Nigeria, nel 1995 il 30 per cento della popolazione era povera, nel 2000, oltre il 70 per cento vive sotto la soglia di povertà. Quando le autorità nigeriane uccidono, sono spinte ssoprattuttodalle multinazionali, e l'Agip italiana è tra queste. Le multinazionali si sono macchiate di delitti verso l'umanità, ma nessuno le ha incriminate e il castigo, che consiste nell'affermarsi di un altro modello di civiltà, non è stato ancora loro inflitto.
Le persone comuni che stanno zitte fanno parte di quel nord che compie ingiustizie e prevaricazioni contro l'ambiente, contro le popolazioni. Tutti dobbiamo collaborare per la costruzione di un nuovo ordine economico mondiale basato sulla fiducia reciproca fra cittadini del sud e del nord del mondo. Il G8 non può risolvere la povertà perché protegge il potere, la prosperità, i mezzi di distruzione dell'umanità. Noi non vogliamo beneficenza ma progresso, giustizia sociale.

Una festa tra potenti

Il G8 è una festa tra i potenti per difendere i loro privilegi. Le istituzioni come la Banca mondiale e il Fondo monetario Internazionale escono rafforzati da questi summit, mentre la popolazione mondiale ne esce ulteriormente indebolita.
Per queste ragioni, penso che dovremmo tutti:
1) sostenere le richieste di aiuto delle comunità del delta del Niger. Il bellissimo mare italiano non deve essere inquinato, l'aria è data da Dio e gli Italiani hanno diritto ad avere l'aria pulita. L'Italia, però, non deve rubare le risorse altrui come sta facendo l'Agip in Nigeria.
2) Globalizzare le risorse e la giustizia.
3) Le multinazionali devono ripristinare le zone che sono state danneggiate, hanno un debito ecologico nei nostri confronti.
4) La gente deve protestare perché chi ha fatto i danni deve ripararli non solo in forma di risarcimento monetario, ma in modo reale, riportando l'ambiente alla sua originaria forma.
5) Dobbiamo metterci insieme per dire no al dominio delle multinazionali (chi controlla le corporazioni sono pochi, noi siamo tanti) e dobbiamo abbattere le barriere del privilegio.
Chiediamo ai cittadini italiani di avviare una campagna di pressione nei confronti dell'Agip affinché vengano riparati i danni ambientali provocati dallo sfruttamento petrolifero e venga ripristinata la giustizia.
Il comportamento delle multinazionali in Nigeria è caratterizzato dall'arroganza, dalla corruzione, dallo sfruttamento, da saccheggi e violazione dei diritti umani.
L'Agip, come parte del gruppo Eni, ha donato 500 mila dollari al fondo contro l'Hiv che il G8 lancerà, ma nel delta del Niger è direttamente responsabile della morte di molte persone. Ha fomentato un conflitto sanguinoso fra due comunità locali andando da entrambe a dire che sul loro territorio aveva trovato petrolio. Ne è nata una gara per il controllo delle risorse. L'Agip presta elicotteri e navi all'esercito per operazioni di repressione all'interno delle comunità. Squadre paramilitari assoldate dalle compagnie petrolifere seminano il terrore nei villaggi.

L'Agip in Nigeria

Per quanto riguarda l'impatto ambientale, Agip è conosciuta come la peggiore delle compagnie petrolifere nel delta del Niger. Ci sono casi evidenti di inquinamento delle acque e dei suoli a causa della fuoriuscita di petrolio dalle condutture. È successo anche nella nostra comunità; abbiamo portato il caso in tribunale nel 1994 senza poterlo risolvere: ancora non è stato dibattuto, sono stati spesi molti soldi, Agip sa che ci dissangueremo senza riuscire a ottenere giustizia.
L'Agip applica in Nigeria standard ben diversi da quelli che applica nei paesi occidentali. Dopo disastri ambientali come quello provocato dalla Exxon Valdez, affondato nelle coste dell'Alaska, per esempio, si è investito molto in operazioni di bonifica, da noi no, l'inquinamento resta lì. Gli standard sono molto bassi e fraudolenti anche da parte di Shell, ma loro sono più abili di Agip nel dimostrare che hanno ragione loro e che si comportano in modo trasparente.
Le comunità del delta non chiedono solo l'aiuto della società democratica del mondo, ma soprattutto di poter lavorare insieme, perché i nostri destini sono intrecciati. La nostra proposta è una moratoria di cinque anni delle attività petrolifere. Per Agip si tratta di un dovere morale dato che è ancora in parte controllata dallo stato, cioè dai cittadini. Se poi consideriamo, come dice la nostra gente, che in Italia c'è il Papa, l'obbligo è ancora maggiore. Solo quando vengono colpite nei profitti e nell'immagine le multinazionali cambiano. Per esempio la Shell fu espulsa dalla Nigeria nel 1993 dopo una campagna di denuncia e allora pubblicò un annuncio per dire che avrebbe cambiato il proprio comportamento. Occorre che la società civile del nord del mondo faccia sentire la sua voce e si assuma una responsabilità diretta.
Se riusciamo a mostrare ai cittadini italiani, europei e del pianeta l'entità delle ingiustizie che vengono perpetrate nel delta del Niger, forse le cose per noi, per tutti, cominceranno a cambiare. In Nigeria, nel delta del Niger, l'Agip partecipa al più grande progetto attualmente in sviluppo, l'impianto Bonny Island Lng per la liquefazione del gas naturale (costo, 3,8 miliardi di dollari).
Il presidente degli Stati uniti, Bush, dice che coloro che protestano sono nemici dei poveri. Io contesto fortemente questa affermazione: la povertà non può più essere ridotta a carità. La povertà può essere cancellata se una corrente, un'ondata di giustizia andrà in giro per il mondo. Se non si protesta contro le discriminazioni razziali, i neri non avranno mai giustizia. In Africa non c'è solo l'Aids come grande malattia, c'è anche la malaria e la tubercolosi, ma l'Aids è transnazionale, può arrivare anche nei paesi del nord, ecco quindi che l'occidente se ne preoccupa molto e stanzia fondi (anche se non sufficienti) per combattere l'Aids. La stessa società Agip sta contribuendo al fondo mondiale per l'Aids con cinquecentomila dollari.

Il paradigma dell'Aids

Migliaia di persone muoiono in Nigeria di malaria, ma per questa malattia l'Agip non ha mai dato neppure un dollaro. Gli Ogoni stanno soffrendo e morendo in Nigeria per la violenza di stato e delle multinazionali, ma la stampa internazionale non è mai venuta in Nigeria a vedere cosa sta succedendo. Lo stesso ragionamento vale anche per tutte le questioni ambientali e per i cambiamenti climatici, che stanno cambiando il volto della terra. Per sconfiggere le cause di questa mutazione drammatica, che porta con sé conseguenze terribili, non è sufficiente qualche restrizione, occorre cambiare stile di vita. Per questa ragione, invito tutti a manifestare in maniera pacifica per la giustizia.