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lettera di Elio Pillai, Prc Sardegna, il manifesto 24 agosto 2007
"Chi siete?"... "Quanti siete?".... "Cosa
portate?"... "Uno scellino"... diceva meccanicamente,
senza guardare, un uomo seduto dietro un tavolino fuori dalla città,
occupato a fare i conti sulle tasse che faceva pagare a tutti coloro
che gli passavano davanti. Chi non ricorda l'immagine del bellissimo
e divertente film di Benigni e Troisi, ambientato nel medioevo.
Erano le tasse dell'epoca, che pagavano viandanti e commercianti
che si spostavano da una zona a un altra. Mio padre, con i suoi
fratelli che di mestiere facevano is carrettoneris, i carrettieri,
erano quelli che trasportavano merci dal centro Sardegna verso le
città. Mi raccontava che all'ingresso della città
c'era il dazio. La legge Soru, impropriamente detta "tassa
sul lusso", mi ricorda,in parte queste immagini e per certi
aspetti mi fanno anche pensare a qualche residuo pensiero ancestrale,
dell'odio verso su strangiu, in italiano "lo straniero".
"Il pericolo viene dal mare e non potendo fare altro facciamo
pagare le tasse a tutti coloro che provenendo da quella direzione
con mezzi navali, ormeggiano le barche nei nostri porticcioli. Magari
comprano anche la casa in Sardegna per trascorrere le proprie vacanze".
Si racconta che queste entrate verranno utilizzate per risanare
l'ambiente degradato dagli innumerevoli e incalcolabili danni creati
dalla speculazione edilizia sulle nostre coste. Giusto! Chi fa danni
all'ambiente paghi. Ma che a pagare siano tutti. Ma davvero tutti.
Tutti coloro che ieri e oggi, sardi e continentali, hanno danneggiato
e degradato le coste della Sardegna. Intere zone cementificate e
rubate alla collettività da imprenditori sardi senza scrupoli,
alla pari di imprenditori provenienti dalla "terraferma",
diciamo anche con il consenso delle amministrazioni locali: le hanno
sottratte non ai sardi, ma al mondo civile, all'ambiente al paesaggio,
alle generazione di oggi e di domani.
Caro Pierluigi Sullo, quest'estate sono stato a Costa Rei, Villassimius,
e due giorni nella zona che va da Siniscola a Capo Codacavallo,
dovresti vedere lo scempio,hanno costruito sugli alberi. Ma come
è potuto accadere questo scempio?... Saranno tutte case abusive?
No... non lo sono. In alcune di queste zone sono state costruiti
alberghi di sindaci (sardi). Dovresti fare una ricerca seria su
ciò che sta avvenendo nelle nostre coste. La sinistra ha
esultato sulla legge Soru sul lusso, ma se è sul lusso e
non vuole essere una legge razzista, perché questo lusso
non lo pagano tutti? I sardi proprietari di ville al mare così
come di costosissime barche, perché non dovrebbero pagare
anche loro la tassa?
Caro Elio Pillai, questa estate sono stato a Santa Teresa di Gallura,
dove esiste una città morta di seconde case equivalente (in
volumi) alla città vera, quella degli abitanti. Dico città
morta, perché porte e finestre si aprono un paio di mesi
l'anno: ma le case, costruite in un improbabile stile "mediterraneo"
un po' copiato dalla Grecia delle cartoline e un po' dai telefilm
californiani, restano lì, con il loro inesorabile cemento,
dodici mesi l'anno. E certo a fare il disastro è stato l'ormai
ex sindaco diessino, e architetto (guarda un po'), ma a portarsi
via i profitti sono stati in moltissimi casi palazzinari del nord:
se si osservano le targhe delle auto della gente in vacanza si vedranno
blocchi etnici: trentini, ad esempio, perché chi ha costruito
ha poi venduto a suoi compaesani. Bene, questo è lo stato
delle cose, in moltissime aree dell'isola che tu e io (da strangiu)amiamo.
Sandro Roggio, urbanista sassarese che su queste pagine ha replicato
a un'altra lettera critica con la legge Soru di Andrea Pubusa (che
come impone la cultura delle vecchia sinistra invoca lo stato),
ha scritto per il mensile di Carta tuttora in edicola un ampio articolo
proprio su questo disastro (quindi un po' di ricerca l'abbiamo fatta
anche noi). Perciò, a parte la tua passione per la libera
circolazione delle merci, bisognerebbe considerare la tassa sulle
seconde case come parte integrante del Piano paesistico sardo, che
proibisce di costruire più alcunché vicino alla costa:
da una parte si salva il salvabile, dall'altra si cercano risorse
sostitutive a quelle che i comuni ottenevano moltiplicando le concessioni
edilizie (e peraltro chi paga quella tassa sa che la sua seconda
casa varrà di più, se non si potrà costruire
più nulla). Quanto infine all'eguaglianza tra sardi e non,
mi pare di ricordare che esistano le discriminazioni positive: la
tassazione progressiva, ad esempio, per cui i più ricchi
non solo pagano di più in assoluto, ma anche in percentuale.
Altrimenti, si dovrebbero abolire le tariffe agevolate, su traghetti
e aerei, per i residenti in Sardegna.
Pierluigi Sullo
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