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di Sandro Roggio, il manifesto del 19 agosto 2007
Il presidente della regione Sardegna, spiazza spesso gli sguardi,
pure da sinistra. Azzardando con progetti e provvedimenti, alcuni
oltremodo necessari come quelli per il buon governo del territorio,
che dalla politica prima di Soru non sono purtroppo venuti con la
dovuta tempestività. E' la "tassa sul lusso" (chiamata
così, impropriamente) oggi al centro dell'attenzione. C'è
un aspetto nella discussione su questa misura - disapprovata dal
governo Prodi - che riguarda la violazione del principio costituzionale
di uguaglianza dei cittadini davanti al fisco.
Il principio è spesso violato - altro che tasse!- come
sappiamo bene, basta un'occhiata a come vanno normalmente le cose.
D'altra parte c'è la circostanza dei paesaggi sardi spremuti
per fare plusvalenze impressionanti (una casa di alto rango può
spuntare un prezzo 30 volte il costo di costruzione); e non può
lasciare indifferenti che quegli immobili valgono decine di milioni
di euro perché stanno in luoghi unici e non c'entra nulla
l'abilità d'impresa. Si pensi che per l'Ici di una villa
in una costa di pregio si spende come per qualche serata al Billionaire,
e che le paventate imposte sulle barche sono pari al costo per tenerle
in acqua alcuni giorni. La Sardegna azzarda l'idea di una compensazione.
Nel deficit del legislatore nazionale si riconosce ai residenti
il privilegio del risarcimento di innumerevoli guasti arrecati al
paesaggio che pagheranno, non c'è dubbio, le generazioni
future. Ci sono pezzi di costa sottratti all'uso pubblico con danni
incalcolabili per le comunità locali che mai più potranno
mettere a frutto quelle risorse compromesse in modo irreversibile.
L'appartenenza a un luogo ("terra e sangue" - è
stato detto) non basterebbe per accordare franchigie, neppure nel
nome della solidarietà ecologica e generazionale. Eppure,
solo esentando i residenti questo tributo assume il suo vero significato.
Questa scelta, questo principio etico, trova consensi (l'ottimo
articolo di Pierluigi Sullo coglie il significato di questa scelta)
e non mancano apprezzamenti da parte di illustri studiosi come Valerio
Onida o Guido Melis. Ci sono preoccupate contrarietà da non
sottovalutare quando dicono dello strappo alla regola costituzionale;
anche se appare improprio confrontare questa motivata esenzione
con quelle oltranziste di impronta razzista. Neppure convince il
silenzio su altri poteri in capo alle regioni, che seminano comunque
differenze tra i cittadini del paese. In altre materie nelle quali
le regioni operano già con un alto grado di autonomia - l'urbanistica
appunto- si possono produrre grandi sperequazioni nei territori.
Infine: chi - come me - di argomenti fiscali e di delicate cose
costituzionali sa poco, si pone domande riguardo a franchigie concesse
ai residenti molto simili nella sostanza a dispense da imposizioni
fiscali.
Peraltro il governo, mentre difende il quadro delle compatibilità,
avanza ipotesi che fanno pensare. In particolare colpisce l'annuncio
nei giorni scorsi del ministro Rutelli a margine - ma neppure tanto
- della discussione riguardo alla progettata autostrada Tirrenica
Civitavecchia - Grosseto. Su Repubblica del 5 agosto scorso, in
cronaca di Firenze, un ampio resoconto del dibattito a proposito
dei danni al paesaggio che verrebbero da quella strada. E ecco la
proposta di Rutelli di "un'autostrada leggera con barriere
a pagamento al posto degli svincoli", per agevolare il traffico
locale consentendo ai residenti di "viaggiare gratis".
Il sottosegretario Marcucci precisa, credo nell'ottica della compensazione
del danno, che per gli aspetti tecnici "spetterà alla
regione decidere in via definitiva i meccanismi che permettano di
alleggerire i pedaggi per chi abita e lavora in zona". E allora:
com'è che "sangue e terra" di Maremma varrebbero
per ammettere, basta fare due conti, notevoli privilegi tributari?
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