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di Guglielmo Ragozzino, il manifesto 28 luglio 2007
La cosiddetta tassa Soru, che prende nome dal presidente della
Sardegna, consiste in un'imposta regionale sulle seconde case ad
uso turistico. Fino a tre chilometri dal mare si pagano 9 euro al
metro quadro per alloggi fino a 60 metri e poi la tariffa sale per
le case più grandi. Una casa di 60 metri quadri è
così tassata per 540 euro; Silvio Berlusconi, sempre grandioso,
ha invece calcolato di subire il carico maggiore: 50 mila euro.
Per le case più vicine al mare, meno di 300 metri, è
prevista una sovrimposta del 20%.
La "tassa Soru" non è apprezzata dal governo
di Roma che la ritiene doppiamente illegittima, sul piano costituzionale.
C'è un conflitto tra stato e regione in materia tributaria
ed è messa a rischio l'uguaglianza dei cittadini. Il governo
si è rivolto alla Corte una prima volta l'anno scorso, e
il giudizio è pendente. Ha deciso di rifarsi sotto quest'anno,
impugnando la legge e le modifiche apportate da Renato Soru nel
maggio 2007.
E' una materia spinosa che si è ripresentata in un brutto
frangente... e così ieri venerdì 27 luglio, quando
alle 9,45 del mattino si è riunito il consiglio dei ministri,
con un'agenda densa di decisioni da prendere, di nomine da fare,
il tempo era veramente poco. Il comunicato ufficiale è trascritto
in sei pagine; e per arrivare alla questione Soru si deve arrivare
all'ultima che trascriviamo integralmente. "Il Consiglio, infine,
su proposta del Ministro per gli affari regionali e le autonomie
locali, Linda Lanzillotta, ha esaminato alcune leggi regionali a
norma dell'art. 127 della Costituzione. La seduta ha avuto termine
alle ore 11,00." Un consiglio dei ministri con la mente altrove,
con altro da pensare per occuparsi di ambiente e beni comuni, di
mare e libertà, di uguaglianza e ricchezze.
I temi presenti nella questione del mare di Sardegna e del federalismo
fiscale, della costa e dei suoi padroni, delle case e dei sardi
emigrati, sono tutti compressi nel richiamo all'articolo 127 della
Carta. L'anno scorso, nel presentare la tassa, Soru ha detto che
essa "si fondava sull'uso dell'ambiente, una risorsa pubblica
scarsa". E aggiungeva che il tentativo era di "portare
avanti un progetto di sviluppo del turismo; ma di un turismo sostenibile
dal punto di vista sociale e ambientale". Sul problema del
non rispetto eventuale dell'articolo 3 della costituzione, relativo
all'uguaglianza tra i cittadini, i sardi, gli immigrati in "continente",
i loro figli, Soru dichiarava la volontà di tenere aperta
la discussione.
Infatti la soluzione adottata piace poco ai sardi ed è
sempre avversata dal governo di Roma. Ma se esso intenda difendere
l'uguaglianza, sia pure astrattamente intesa, dei cittadini di fronte
al mare, oppure i diritti dei ricchi che il mare pensano di averlo
comprato per sempre, forse non lo sanno neppure a Palazzo Chigi.
Per ora, intanto, due su tre dei tassati non pagano, in attesa che
una specie di condono li premi ancora una volta.
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