IL GRANELLO DI SABBIA N° 243

1 - Stupefacenti Paradisi - I paradisi, le banche e gli altri
2 - Incontro con il direttore del gabinetto del primo ministro
3 - Culture e globalizzazione finanziaria
4 - Brevi dall'OMC
5 - La scomparsa delle farfalle

1 - STUPEFACENTI PARADISI - I paradisi, le banche e gli altri.

a cura di Grain de Sable

L'azione da noi effettuata di richiesta alle banche francesi circa il loro coinvolgimento nei paradisi fiscali, tramite succursali o filiali ivi fondate (si tratta di un servizio reso ai migliori clienti) si sta ampliando. E' un'iniziativa che fa parte della campagna "2001. Europa: Tobin subito!".
Del resto, ci sono banche che hanno risposto alle lettere che abbiamo loro indirizzato - lettere nelle quali non si parla delle loro responsabilità, anche se già denunciate, e dei paradisi fiscali (anzi, ci si domanda se è vero che esistono).
Ad esempio, la Société Générale "partecipa alle (nostre) preoccupazioni", la BNP Paribas "dedica a questo problema particolarissima attenzione", il Crédit Agricole nega "di avere succursali o filiali domiciliate in paradisi fiscali (1), il Crédit Lyonnais ci "ringrazia di aver comunicato loro queste informazioni".
Se ci fosse un campionato delle lingue biforcute, i banchieri salirebbero certamente sul gradino più alto del podio.

(1) A proposito del Crédit Agricole: possiede 27 succursali o filiali - sotto nomi diversi: Crédit Agricole Indosuez; Banque Francaise de l'Orient; Crédit Foncier de Monaco; IWICS, ecc. - in quantomeno 11 paradisi fiscali, compresi alcuni dei meno raccomandabili: Bahrein, Labuan, Filippine, Gibilterra, Monaco. E questi sono solo pochi esempi.


Come partecipare a questa campagna?
* Tutti i gruppi locali francesi hanno ricevuto un kit che comprende una videocassetta e altri materiali sia di informazione e di formazione per interpellare sia le banche sia i politici. Quindi è sufficiente contattare uno dei gruppi:
http://attac.org./contact
* I documenti scritti sono tutti reperibili sul sito http://attac.org/fra/asso/doc/doc54.htm

Nel quadro di questa campagna sono state effettuate in Francia due azioni "Straordinari Paradisi", che hanno ricevuto l'appoggio di varie ATTAC europee e di sindacati: la prima ad Andorra sabato 9 giugno e la seconda a Jersey/Saint Malo nello stesso giorno.

Vi ricordiamo che nel nostro ultimo numero abbiamo pubblicato l'appello di Bruxelles per una giustizia finanziaria internazionale. Se non l'avete ancora sottoscritto, è ora di farlo, mandando nome, professione e nazionalità a bxl@attac.org.

Vi invitiamo a partecipare alla campagna "2001. Europa: Tobin subito!" che si concluderà a metà gennaio 2002 con un grande evento nazionale contemporaneamente politico e di festa. Banche, società di intermediazione finanziaria, parlamentari, ministri e rappresentanti europei sono tutti bersagli privilegiati di questa campagna, che deve arrivare a prese di posizione chiare e avanzate sul problema del controllo delle transazioni finanziarie.

Ovviamente, la dittatura del mercato non si ferma alle borse. Ci tocca nella vita di tutti i giorni. A Parigi il 9 giugno c'è stata una manifestazione di solidarietà con i licenziati per "convenienza borsistica", in particolare i dipendenti Danone.

2 - Incontro con il direttore del gabinetto del primo ministro

Dietro richiesta di Olivier Schrameck, direttore del gabinetto di Lionel Jospin, una delegazione di Attac è stata ricevuta all'Hotel Matignon il 6 giugno, dalle 9.30 alle 11.30. Attac era rappresentata dal presidente Bernanrd Cassen, dai vice-presidenti Susan George e François Dufour, dal segretario generale Pierre Tartakowsky, dal tesoriere Bernard Ginisty e da Cristophe Aguiton, incaricato delle relazioni internazionali. Olivier Schrameck era assistito da Pierre Duquesne, incaricato dei problemi economici e finanziari e da Jean-Pierre Filiu, consigliere tecnico alla cellula diplomatica del primo ministro.

Dopo un'esposizione preliminare di Bernard Cassen sull'identità di Attac - movimento di educazione popolare rivolto all'azione -, il suo funzionamento, i suoi obiettivi e le sue campagne, il suo sviluppo internazionale ( così come i campi che si situano al di fuori della sua azione), il direttore del gabinetto del primo ministro e i suoi collaboratori hanno difeso la politica del governo, non accettando che sia caratterizzata come una messa in opera della mondializzazione liberista. Sottolineando le difficoltà di Lionel Jospin, come la coabitazione, l'isolamento del governo francese sui piani europeo e internazionale, hanno espresso il desiderio che questa politica sia meglio conosciuta e sia l'oggetto di dibattiti critici e contraddittori in Francia.

I rappresentanti di Attac hanno ricordato l'indipendenza totale del movimento dai partiti politici e dall'esecutivo e sottolineato come non fosse, nella natura di una associazione come la nostra, commentare in permanenza l'azione del governo o determinanrsi unicamente in rapporto ad essa. In modo generale, si sono rammaricati per la freddezza del governo francese nei riguardi della lotta contro la globalizzazione liberista, specialmente all'interno delle istituzioni multilaterali (FMI e Banca Mondiale) e dell'Unione Europea, ed anche negli atteggiamenti verso il nuovo capitalismo azionariale e i licenziamenti di convenienza borsistica. Questa freddezza risalta rispetto all'emergere di una presa di coscienza planetaria dei danni della dittatura dei mercati finanziari e della necessità di combatterli. Si situa, dunque, largamento indietro rispetto alle necessità e alle aspettative del momento.

I rappresentanti di Attac hanno così ricordato che, malgrado le asserzioni di Laurent Fabius, ministro dell'economia e delle finanze, incontrato un anno fa, è assolutamente possibile mettere tecnicamente in opera la Tobin Tax a livello europeo: il governo francese non deve temere, all'inizio, di essere minoritario all'interno dei Quindici e di volgersi direttamente alle diverse opinioni pubbliche. In nessun caso, contrariamente al suggerimento di Lionel Jospin nel suo discorso sulla globalizzazione in Brasile, l'esame della Tobin Tax dovrebbe essere affidato all'FMI poiché gli Stati Uniti vi dispongono di una minoranza di blocco, ciò che garantirebbe in anticipo la fine della misura- I rappresentanti di Attac hanno insistito sul fatto che il calendario delle loro attività non si determina sulla base delle scadenze elettorali. A questo riguardo, Attac ha sempre incoraggiato i suoi aderenti ad impegnarsi nei dibattiti e nelle strutture - partiti e sindacati - che fanno vivere la democrazia politica e sociale, ma senza mai subordinargli la propria attività. In questo quadro, l'associazione resta disponibile per qualsiasi incontro con i membri del governo o i dirigenti dei partiti politici per metterli al corrente delle sue analisi e delle sue proposte.

Ad un'osservazione di Olivier Schrameck, tesa a ridurre Attac ad un ruolo "tecnico", è stato precisato che, se l'associazione sviluppava delle analisi critiche sulla globalizzazione, faceva anche delle proposte concrete di cui auspicava, evidentemente, che ognuno, governo compreso, potesse farla sua.

A conclusione dell'incontro, i rappresentanti di Attac hanno insistito, nella congiuntura internazionale attuale, sul ruolo particolare che la Francia potrebbe svolgere nella resistenza ai diktat dei mercati finanziari e transnazionali. L'eco che incontra il nostro movimento in numerosi paesi ne costituisce un indizio, con sullo sfondo, l'ampiezza delle mobilitazioni contro le istituzioni che incarnano la globalizzazione liberista - di cui Genova, contro il G8 sarà un esempio il prossimo luglio - e il considerevole impatto del Forum Social Mondial di Porto Alegre: molti cittadini, dovunque nel mondo, aspettano dei gesti e delle politiche di rottura. Non si tratta quindi di accompagnare, con delle regolazioni a margine, la globalizzazione liberista, di correggerne gli effetti peggiori, e, cosa ancor più impossible di darle "un volto umano". Si tratta, al contrario, per gli eletti ed i governi, di riprendere il terreno che hanno abbandonato alla finanza e mettere in opera delle politiche alternative.

Il presidente di Attac ha detto al direttore del gabinetto del primo ministro che, nel mese di gennaio, in occasione di un grande evento nazionale, Attac parlerà pubblicamente delle sue proposte che mirano a dimostrare che "un altro mondo è possibile".

ATTAC France. attacfr@attac.org

3 - Culture e mondializzazione finanziaria

Di Marjolaine Blanc

Forum del Mercosur sulla diversità culturale di fronte alla mondializzazione dell'economia

Un forum del Mercosur sulla diversità culturale di fronte alla mondializzazione economica è stato organizzato su iniziativa dell'UNESCO, del Ministero della Cultura del Paraguay e del CLACSO (Commissione Latino-americana di Scienze Sociali) il 24 e 25 maggio 2001.

Questi due giorni di dibattito hanno riunito ad Asunciòn, Paraguay, i ministri e vice-ministri della cultura dei paesi del Mercosur, ma anche scrittori, economisti e universitari dei pesi membri e dei paesi associati (Bolivia e Chile). Si distingue inoltre la presenza dei francesi Bernard Cassen, fondatore di ATTAC e di François de Bernard, filosofo.

Questo seminario è giustificato da numerose ragioni :

La riunione dei ministri della Cultura dei paesi del Mercosur nella capitale paraguayana per discutere dei progetti di integrazione del settore.

La proposta dell'UNESCO di una " Alleanza mondiale per la diversità culturale " nella quale è riaffermata la volontà di promuovere e di preservare la diversità culturale e di sviluppare la cooperazione Nord-Sud ma soprattutto Sud-Sud. Le misure concrete proposte in questo progetto permetterebbero di difendere la diversità culturale, inteso che la volontà dei governi di instaurare delle nuove politiche pubbliche in materia di cultura è indispensabile.

Questi avvenimenti cadono proprio a proposito con l'avvicinarsi del sommet dei capi di stato dei paesi del Mercosur il 21 e 22 giugno prossimo a Asunciòn : il Paraguay ricopre fino al mese di luglio la presidenza pro-tempore dell'istituzione. Purtroppo è evidente che i temi culturali non saranno al centro delle discussioni, sembra in ogni caso che i decisori politici prendano pian piano coscienza del crescente interesse della società civile a partecipare alla costruzione di questo vasto progetto di integrazione regionale.

E' assolutamente indispensabile sostenere queste iniziative nel momento in cui l'avvenire del Mercosur è incerto e quando il numero dei gruppi influenti - intendiamo i FTN (imprese transnazionali) - intendono questo blocco regionale come un futuro " super-truccatore ". La società civile è ancora fragile in questi paesi in cui la preoccupazione principale della grande maggioranza della popolazione non è né la politica né la globalizzazione ma la soddisfazione dei bisogni primari.

I partecipanti hanno esposto i loro punti di vista nel corso dei diversi temi toccati : globalizzazione e mondializzazione dell'economia, diversità culturale e linguistica di fronte alla mondializzazione dell'economia, impatto delle nuove tecnologie nella produzione culturale, identità culturale e standardizzazione dei simboli, l'educazione ed i mezzi di comunicazione in un contesto di globalizzazione e la cultura dell'America nel 21° secolo. I relatori hanno saputo non limitarsi ad una visione manicheistica (pro o contro la mondializzazione), dando così più sostanza a delle riflessioni molto spesso pragmatiche arricchite d'altra parte dagli interventi pertinenti del pubblico. Si deplora comunque l'assenza di donne nel pannello degli invitati (alcune non avevano potuto spostarsi).

Gli approcci sono stati pluralistici, ma si è comunque distinto un consenso generale : la cultura non può essere regolata dal mercato. Moltissimi esempi, specialmente nel campo della musica e del cinema, portano la prova che ancora una volta è solo il profitto che interessa le FTN. Il loro atteggiamento è talmente perverso che attraverso un gioco di passamano di marketing, vorrebbero farci credere che incoraggiano in metissaggio (la mescolanza) culturale, quando in realtà si tratta sempre di globalizzazione di una cultura unica, di livellamento verso il basso delle differenti culture, dell'annichilimento e della scomparsa dei costumi, usi, danze, riti e cucine che fanno la ricchezza del nostro mondo. L'UNESCO stima che delle 6000 lingue parlate nel mondo oggi, il 90% cesseranno di esistere nel corso di questo secolo.

La democratizzazione dell'accesso ai beni culturali si fa a spese del contenuto, l'offerta di questi " tipi di beni " è sempre più ridotta. Nel 1995, un'inchiesta rivelava che nei video-club dell'America Latina, i film erano per il 70-90% di provenienza statunitense. L'America Latina contribuisce solo per lo 0.8% alle esportazioni di beni culturali ; la presenza sul mercato di questo o quel bene culturale risponde solo agli interessi economici ed all'opportunismo delle FTN. E' chiaro che in una politica di ricerca del margine di profitto sempre più grandi, creare un gusto unico in materia di cultura a grande rinforzo della pubblicità non è sorprendente, così come non lo è favorire la grande concentrazione in questo settore (produzione, distribuzione).La crescente privatizzazione dell'educazione superiore è stato un altro degli argomenti trattati. Il fenomeno tende a svilupparsi e nel caso del Paraguay, esistono oggi una università pubblica e nove private, cosa che scava ogni giorno di più il fosso fra una classe minoritaria privilegiata ed una classe maggioritaria che ha poche prospettive di formazione.


Più volte è stato messo in rilievo che le nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione (NTIC) sono degli strumenti che facilitano la diffusione di un modo di pensare unico, motivo per cui bisogna attirare l'attenzione degli utilizzatori sulla globalizzazione della cultura che sta avvenendo.

La diversità culturale deve essere difesa vigorosamente poiché contribuisce alla costruzione dell'identità di ogni essere umano.

Numerosi punti positivi sono da mettere in evidenza : questo seminario ha permesso da un lato il confronto delle argomentazioni degli intellettuali e degli uomini, cosa che è ancora troppo rara nella regione, dall'altro lato uno scambio di idee fra persone confrontate a diversi livelli alla problematica della diversità culturale di fronte alla mondializzazione.
La redazione di un documento che riunisce gli interventi di tutti i partecipanti e che sarà consegnato a Koïchiro Matsuura, Direttore Generale dell'UNESCO, mostra d'altronde una volontà di sottoporre gli elementi ad una riflessione e delle alternative concrete al modello che tende a dominare la " commercializzazione " della cultura. Richiamo anche la vostra attenzione sulla situazione all'interno dei paesi del Mercosur, che è critica, il Paraguay è sottomesso alla dittatura dei paesi del Nord dove sono fissati il prezzo della soia e del cotone, le sue due principali esportazioni (50% del totale), il Brasile attraversa una crisi energetica che lo obbliga a razionare l'utilizzazione dell'elettricità. L'Uruguay e l'Argentina combattono con difficoltà la febbre aftosa, senza contare che Buenos Aires non vede la fine del tunnel sebbene i rimedi miracolo prescritti dal suo superman ministro dell'economia. Le ragioni di questa " sbandata " economica sono molteplici : le politiche dell'FMI, della BM e della BID hanno ancora una volta mostrato i loro difetti e le conseguenze si commentano da sole. In Paraguay, la crescita del PIB è stata dello 0,4% nel 1998, dello 0,5% nel 1999 e dello 0,4% nel 2000 quanto al PIB/pro-capite non cessa di diminuire, nel 1998 era il 3%, nel 1999 il 2,1%, nel 2000 il 3%, un potere corrotto ed abituato al clientelismo oscura ancora di più un quadro già scuro.

Marjolaine Blanc.

4-Brevi di OMC
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Da omc.marseille@attac.org

A- Lo Smantellamento del sistema pakistano al sostegno agricolo per ottenere un prestito di 300 milioni di dollari dalla Banca Mondiale

Mettere fine al sostegno dei suoi prezzi agricoli era la condizione stabilita dalla Banca Mondiale per permettere al Pakistan di ottenere un prestito. Un altro prestito di $200 milione dalla BDA (Banca Asiatica dello Sviluppo) è ugualmente legato alle riforme del mercato.

Secondo il Gruppo d'Azione per un'Agricoltura Durevole, una coalizione di gruppi per i diritti contadini, questi programmi "colpiranno seriamente la popolazione, di cui il 70% dipende esclusivamente sull'agricoltura." Il gruppo sta protestando fortemente contro l'assenza di implicazione politica nella decisione della liberalizzazione agricola. Secondo alcuni, i programmi possano condurre al trasferimento di 30 milioni di contadini.

B- Il lancio d'un nuovo round: Niente è deciso(M.Moore alla riunione dell'OCDE)

Mentre i ministri dell'OCDE reiteravano il loro impegno per il lancio di un nuovo round e Lamy salutava il "sostegno generoso" di Zoellick, M.Moore gli ricordava che 'Il lancio di nuovo round non potrebbe essere considerato a meno che i problemi di sviluppo non fossero affrontati in modo da dare soddisfazione a quelli che sono stati trascurati".


C- La controversia UE-USA sul regime fiscale delle imprese statunitensi all'estero (FSC) potrebbe esplodere fra poco.

"Sarebbe come utilizzare le armi nucleari contro il sistema commerciale multilaterale" (Dichiarazione di R.Zoellick davanti al Parlamento Europeo, il 15/05). L'UE ha chiesto all'ORD l'autorizzazione a sospendere le concessioni commerciali per un importo di $4.43 miliardi (questo regime essendo considerato come sovvenzionante, attraverso le sue riduzioni fiscali, le imprese statunitensi che utilizzano le imprese commerciali off-shore, per ben $4 miliardi per anno).


D- Gli Stati Uniti accusano la Camera d'Appello dell'ORD di creare dei nuovi obblighi.

Nella controversia con l'Australia/Nuova Zelanda (misure di salvaguardia contro le importazioni di agnelli da questi paesi per cui e'stata appena condannata in appello), la rappresentante statunitense a Ginevra accusa la Camera di creare 'nuovi obblighi' non inclusi nel dispositivo di salvaguardia dell'OMC. Avendo innanzi tutto fatto delle concessioni commerciali, gli Stati Uniti calcolano che loro "potevano prendere tranquillamente delle misure temporanee per aiutare le loro industrie", e che le misure di salvaguardia erano uno "degli elementi critici dell'equilibrio generale fra i diritti e gli obblighi secondo gli accordi dell'OMC".


E- Le firme per mettere fuorilegge i 12 principali inquinanti tossici

La Convenzione di Stoccolma sugli inquinanti organici persistenti (come il DDT e la diossina) dev'essere firmata da 120 paesi compresi gli Stati Uniti; per questo paese, il costo di messa in pratica di questa convenzione e' ben inferiore di quello del Protocollo di Kyoto (sui cambiamenti climatici), che hanno rifiutato di firmare. Infatti, la maggior parte di questi inquinanti sono ormai proibiti negli Stati Uniti.

F- L'Università Commerciale Mondiale sarà lanciata quest'estate alla terza Conferenza delle Nazioni Unite sui PMA (paesi a medio sviluppo):

E' destinata a promuovere il sistema commerciale multilaterale agli occhi degli imprenditori e delle figure politiche dei PMA, PVD, e le economie in transizione. Avendo la sua sede a Toronto, aprirà dei campus anche in Africa ed in Asia.

G- Indagine d'opinione sulla globalizzazione:

Quest'indagine, realizzata al telefono o con delle visite, in venti paesi che rappresentano il 65% della popolazione mondiale, mostra che il 26% pensa che la globalizzazione non sia una cosa buona per loro, il 55% che la globalizzazione possa portargli qualcosa di favorevole (di cui soltanto 10% è fortemente convinto in questo senso),il 19% sono indecisi. Una maggioranza del campione pensa che la globalizzazione sarà nociva alla loro cultura nazionale (fattore questo che attira la maggioranza delle reazioni negative - 25% molto convinti - 33% pensano che questo sia probabile); che la protezione dei diritti umani (39%) e dell'ambiente (27%) siano le priorità per un forte controllo internazionale più forte, seguiti dai diritti sociali (10%) prima del commercio internazionale e gli investimenti. Soltanto 1% di loro hanno stimato che nessun di quei settori meritano più controllo.

Inoltre, si constata un rifiuto dell'autorità tradizionale.Una forte maggioranza (65%) preferiscano riporre la loro fiducia nelle ONG (un numero leggermente meno importante (58%) nelle comunità religiose - 81% degli statunitensi dove le chiese precedono le ONG). I governi nazionali (45%) ed le transnazionali (42%) si trovano considerevolmente più bassi nella classifica per quel che riguarda la fiducia concessa. ( sono gli europei e i sudamericani che hanno minor fiducia in loro; mentre i nordamericani (60%) hanno la più grande fiducia). Al contrario dei governi, sono i giovani, i meglio educati e che dispongono di redditi elevati che gli danno più fiducia.

Dei cambiamenti fondamentali sia nei processi sia nel contenuto dell'agenda della globalizzazione, saranno necessari per riguadagnarle l'appoggio popolare.

(indagine realizzata su un campione di 1000 adulti per paese, fra il dicembre 2000 ed il Gennaio 2001)


5 - La sparizione delle farfalle

di Alberto Chavarro

LA MARIPOSA MONARCA O LA SPARIZIONE DELLE FARFALLE

In 20 anni, più di 13 mila ettari di foreste che erano il santuario della farfalla Monarca sono state distrutte nello Stato del Michoacan, il che mette in pericolo l'esistenza di questa specie di farfalle, la mariposa monarca, che vi trovava rifugio.

La conquista e il processo di dominazione di un mondo su altre società, di una visione del mondo su altre cosmovisioni prendono forme diverse, che, tutte, concorrono allo stesso fine: l'eliminazione delle culture. Intendo per culture l'insieme dei costumi e dei comportamenti sociali che definiscono una data società. Questo movimento generale di unificazione dei costumi per l'eliminazione di modi di vita differenti caratterizza i nostri tempi. Il subcomandante Marcos, dell'armata zapatista di liberazione nazionale, ispirato dalla resistenza indigena del Chiapas, parla in questa occasione de "la guerra mondiale fatta contro l'umanità". Questo fatto non è ancora stato compreso dagli analisti della nostra epoca, il che non ha nulla di incredibile.

Non si tratta di una guerra classica, tipo 14-18, fatta tra due o più nazioni nemiche nel corso della quale si massacrano i poveri in nome dei valori patriottici, e che é, in una certa misura, contenuta da delle regole, cioè dal mutuo rispetto tra gli ufficiali dei due campi, che si riconoscono come provenienti dallo stesso mondo.

Non si tratta nemmeno di una guerra ideologica che oppone due concezioni differenti dello Stato e il cui fronte è più diffuso anche se questa guerra ideologica é potuto apparire come il confronto tra due blocchi. E' cominciata con la seconda guerra mondiale comportando dei grandi massacri anche all'interno stesso delle frontiere nazionali, in Europa, in America Latina, in Asia e in Africa. Vede, ancor oggi, qualche fiammata in paesi che non sono ancora ideologicamente conformi.

Non è propriamente parlando una guerra coloniale dove una nazione ben determinata parte alla conquista di vasti territori per appropriarsi delle ricchezze umane e naturali che questi territori racchiudono.

Somiglia molto di più ad una guerra sociale, una guerra dove si affrontano delle concezioni differenti della vita in società. Il nemico non è un popolo determinato, né una classe determinata (borghese o burocratica), il nemico è colui che vive in modo diverso, non è l'individuo isolato, ma l'individuo che, all'interno di una società dominante, ha una vita sociale differente, marginale si potrebbe dire; è l'individuo che vive in seno ad un gruppo sociale dove i valori comunitari sono ancora presenti e forti.

Queste sacche di resistenza devono sparire, semplicemente perché non sono concepibili, in tutti i sensi, dalla società dominante. Le analisi sull'avanzata dell'impero del mercato detto occidentale, sui suoi effetti disastrosi per le popolazioni e sui rifiuti e resistenze che genera questa avanzata, lasciano da parte un punto che mi sembra essenziale, si tratta dell'avanzata di un modo di comunicazione, cioè di un modo di pensare. Come ogni modo di pensare, è effettivo cioè eminentemente pratico.

Un banchiere protestante nord americano può concepire dei mondi differenti dal suo solo come mondi arcaici che dovranno sparire per volontà divina; e il pensiero del banchiere protestante nord americano, che ha il nome dolce e divino di dollaro, è un pensiero eminentemente pratico. Evidentemente il banchiere protestante nord americano o il commerciante cacicco di un lontano villaggio del Messico non sono i soli a pensare così; il cittadino occidentale ordinario anche. Tutti vivono nello stesso mondo e sono animati dalla stesso pensiero e questo pensiero, come ogni pensiero, è effettivo. Il dollaro è un modo di pensare egemonico che non tollera altri modi di pensare.

In alcune zone rifugio, all'interno della società dominante, i costumi non sono ancora totalmente commerciali e oppongono, spesso senza volerlo, per il solo fatto di esistere, una resistenza all'egemonia dei costumi commerciali. Il confronto è allora tragico. Quello che si ha di fronte è la sparizione pura e semplice degli usi o costumi, e il loro essere relegati allo stato di folklore. Il totalitarismo riconosce solo il folklore, cioè l'espressione insignificante e inoffensiva di quello che fu un tempo una cultura; si ha di fronte la fine di una saper-vivere, la sparizione di una civiltà che fino ad allora ruotava attorno a dei valori che non erano necessariamente quelli della borsa.

In questa guerra che non ha nome, si ricerca non tanto l'eliminazione fisica di persone (i coloni nord americani si sono mangiati le mani quando, dopo aver massacrato gli indiani, sono dovuti andare a cercare la manodopera in Africa, e gli spagnoli anche), quanto l'eliminazione di un modo di vivere, la decomposizione progressiva di una vita sociale, lasciando le persone in una confusione totale. E' una guerra fatta per durare su più generazioni, e se è cominciata già qualche secolo fa, oggi vede una brutale accelerazione.


In generale questo genocidio sociale è ben accetto, con il nome di integrazione o di aiuto all'integrazione, dalla società civile "occidentale". A questo proposito, il sostegno al movimento zapatista resta ambiguo, gli incontri della società civile in Chiapas, in Spagna e ultimamente in Brasile hanno soprattutto contribuito a rendere visibile questa indifferenza davanti a un genocidio sociale generalizzato: tra gli abiti nuovi del maoismo e l'adattamento accelerato ai valori del mercato, restava poco spazio per la riconoscenza effettiva di un modo di vita.

Nel Messico dove esistono ancora delle zone o dei territori con una vita sociale propria, cioè relativamente indipendente dallo Stato e dal denaro, la guerra imperversa. Per ora i popoli indigeni sono troppo divisi e dispersi per rappresentare una minaccia reale; anche la guerra è più nascosta e assume delle forme multiple: dalla cultura degli stupefacenti allo sfruttamento delle foreste passando per numerosi e "grandiosi" progetti come il mega progetto dell'istmo di Tehuantepec che si iscrive in un progetto ancora più vasto e ambizioso, il piano Puebla-Panama. Il risultato è lo stesso: la disintegrazione progressiva del tessuto sociale esistente. Tutte queste imprese del mercato sono percepite come delle aggressioni dai popoli interessati. L'esercito nazionale ha il compito di polizia, di contenere, di vietare, e di reprimere con estrema brutalità qualsiasi velleità. La cultura degli stupefacenti si è estesa in tutte le regioni montagnose del Messico, della Tarahumara, al nord, nel Chiapas, nel sud-est. Ovunque porta con sé una aggressività nei rapporti sociali fino ad allora sconosciuta, o eccezionale.

Recentemente, nel corso di un incontro sulla riforma delle elezioni nello Stato di Oaxaca, discutevo con un chatino; mi diceva che la sua lingua e la sua cultura erano ancora ben vive nei tre "municipi" che occupano i chatinos nella regione che si estende al nord-ovest di Puerto Escondido, ma aggiungeva che il problema cruciale che dovevano affrontare attualmente era quello della violenza che generava la cultura e il traffico degli stupefacenti. Qualche mese prima, una indigena …"mixe"… mi aveva espresso la stessa inquietudine, e soprattutto la sua confusione di fronte a questo cambiamento dei costumi all'interno stesso della sua comunità, di fronte a questa aggressività.

Un'altra forma di aggressione, i cui effetti sulle abitudini non sono, forse, così insidiosi e visibili di quelli del narco traffico ma altrettanto perversi e radicali, è quella causata dai grandi progetti, detti di sviluppo, che toccano lo spazio vitale delle comunità. La vita comunitaria, spesso, non si comprende se non nella sua armoniosa relazione con quello che la circonda, con il suo ambiente, che del resto è concepito dalla comunità come uno spazio spirituale. Luogo di miti e leggende, segnato dall'impronta degli dei, il territorio è lo spazio dell'esperienza iniziale che nutre la memoria storica della società. Qui si coniugano lo spazio e il tempo. I Maya dello Yucatan utilizzavano il concetto di treccia (tappeto di paglia intrecciata), pop, "per designare le loro giurisdizioni politiche che sono i luoghi dove lo spazio e il tempo si intrecciano, come in una treccia, coniugando la dimensione spaziale con la dimensione temporale" scrive Migue Alberto Bartolomé, e aggiunge: " Nei codici mixtechi la convenzione per designare il territorio è il pittogramma di una treccia. Allo stesso modo, gli Chontal dell'Oaxaca si servono dello stesso termine, jlamats, per designare la terra e l'anno, inglobandoli nella stessa categoria classificatoria". Il territorio è una costruzione culturale.

E' indubbio che per i popoli indigeni, il territorio rappresenta un riferimento fondamentale all'interno del quale si inscrive l'identità collettiva. La relazione con la terra è così intima che le variazioni ecologiche determinano delle sensibili differenze nel repertorio culturale di una stessa etnia, presente in ecosistemi distinti. In qualche circostanza, dividere lo stesso ambiente, può generare delle identità che si comprendono e che sorpassano la filiazione etnica propriamente detta, come è il caso dei Chinanteco e degli Zapoteco della montagna dell'Oaxaca che dividono la stessa "identità ecologica" e che esprimono difendendo insieme le loro foreste.

La terra è uno spazio polimorfo carico di significati che hanno un valore affettivo. (Bartolomé, 1997)

La distruzione di questo spazio, con la costruzione di una diga, lo sfruttamento forsennato delle foreste, la costruzione di una strada a grande circolazione, hanno degli effetti drammatici sulle comunità che vedono la loro vita ancestrale, i loro campi e i loro villaggi improvvisamente inghiottiti, i loro territori brutalmente tagliati in due, le loro fonti inaridite e il fragile equilibrio ecologico, che avevano raggiunto, spezzato senza la minima considerazione. Tuttavia la conseguenza più tragica è a livello del pensiero; la distruzione dello spazio ambientale, di questo spazio che, noi occidentali, giudichiamo come esterno al pensiero, come spazio fisico, è, nello stesso movimento, distruzione di uno spazio mentale , di uno spazio organizzato da un pensiero. Questa distruzione si accompagna ad un reale disorientamento culturale, stravolge tutta una cosmo-visione. Da Oaxaca a Messico, l'autostrada traversa delle zone desertiche, aride, dove crescono solo dei cactus che spuntano come candelabri dal terreno bruciato. Talvolta, quando si scava una vallata più larga e profonda dove si accumula la terra, la strada attraversa allora delle regioni popolate che taglia letteralmente in due, lasciando da una parte e dall'altra dei monconi di sentiero o strade, brutalmente stroncati.

Nella regione di Loxicha, prima della tragedia del 1966, l'organizzazione delle comunità aveva rifiutato alle imprese forestali il diritto di tagliare gli alberi e aveva cercato di proteggere gli animali selvaggi e in particolare il cervo. Dopo l'intervento dell'esercito ed il ritorno dei cacicchi tutto è cambiato:

"La prima cosa per difendere la madre terra fu, quando c'era ancora l'organizzazione comunitaria, di proibire il taglio degli alberi o che le persone si mettessero a tagliare gli alberi a casaccio; l'altra fu di proibire l'uccisione degli animali come il cervo o altri animali che stavano scomparendo. Ma con tutto quello che ci è successo tutto questo appartiene al passato; l'esercito è qui in permanenza e la polizia giudiziaria dello Stato se la fa con gli spioni. Allora, per quanto riguarda questi accordi presi in assemblea, non sono più rispettati adesso che stanno saccheggiando il bosco e che gli animali stanno morendo di fame".

Da una parte, la rottura dell'equilibrio ecologico, del rapporto armonioso che una società ha con il suo ambiente, è gia la traduzione di un indebolimento della suddetta società dovuto all'intervento dei gruppi al potere e, d'altra parte, la degradazione dello spazio vitale ha delle conseguenze sociali immediate e accelera la decomposizione della società. Lo sfruttamento della foresta in queste regioni montagnose dai pendii scoscesi è devastatrice. Sotto le tempeste tropicali, l'erosione prende delle proporzioni tragiche, la terra coltivabile è erosa e sparisce in poco tempo, l'acqua non è più trattenuta, le fonti si seccano, i fiumi inaridiscono. I contadini e le comunità perdono la loro autonomia e diventano sempre più dipendenti dal potere - da cui si aspettano un aiuto - degli imprenditori e dei mercanti - da cui si aspettano del lavoro. L'immigrazione verso le grandi città, il nord e gli Stati Uniti si intensifica: La vita comunitaria si degrada e oppone una resistenza sempre più debole all'oligarchia mercantile.

Le autorità chontal e zapoteche della regione dell'istmo di Tehuantepec così come delle associazioni come il Centro dei Diritti Umani Tepeyac, l'Unione delle comunità indigene della zona nord dell'istmp (UCIZONE), il gruppo culturale ijoot Mi Kuakaj Xa Kumbaj hanno manifestato poco tempo fa davanti all'OIT (organizzazione mondiale del lavoro) la loro determinazione ad impedire un "nuovo etnocidio" con la realizzazione del progetto trans-istmico.

"Non permettiamo che i nostri luoghi sacri siano insudiciati, le nostre comunità divise in due, le nostre fonti distrutte, le nostre vestigia culturali saccheggiate o sepolte con la dinamite, o che si spezzi il fragile equilibrio ecologico che abbiamo potuto conservare", scrivono in un documento intitolato "En defensa de los derechos de los pueblos indios y del medio ambiente" ( per la difesa dei popoli indiani e dell'ambiente).

Vi denunciano le minacce del governo statale di espropriare le persone che si oppongono al passaggio della strada turistica Oaxaca-Huatulco la cui costruzione fa parte dei progetti dell'istmo di Tehuantepec. " Non è stato sufficiente che i popoli indiani dell'Oaxaca abbiano sempre sofferto a causa delle politiche di sviluppo dei governi federale e statale, che hanno sempre fallito o che hanno contribuito all'arricchimento di pochi.." e citano come esempio la costruzione della diga di Benito Juarz a Jalapa del Marques dove hanno espropriato le persone e inondato il villaggio, e quella delle dighe di Cerro de Oro e Temascal dove " i popoli chinanteco e mazateco furono praticamente polverizzati", poiché furono trasferiti in diversi Stati della Repubblica.

Le comunità indigene non sono solamente spossessate dei loro territori, sono spossessate del loro spirito; non sono solo espropriate delle loro terre, sono espropriate anche del loro pensiero.

I progetti di sviluppo propongono, anch'essi, un'occupazione tutta religiosa dello spazio anche se, ben spesso, gli ispiratori di questi progetti pretendono il contrario. Il Fondo Monetario Internazionale come la Banca Mondiale sono coscienti di condurre, tramite questi investimenti, una politica di conquista religiosa, una crociata, una politica di evangelizzazione. E' la loro volontà e la loro cosmovisione protestante che impongono alle persone, è il loro modo di pensar che si estende, invade ed occupa lo spazio, e questa occupazione tutta religiosa dello spazio prende il sopravvento sull'occupazione tradizionale e spirituale delle comunità indigene.

Questa dipendenza tra l'universo che si dice materiale e l'universo spirituale non è sfuggita ai popoli maya della penisola dello Yucatan: durante una delle rivolte anti-coloniali, gli insorti hanno ucciso le mucche e i polli e hanno sradicato gli alberi piantati dagli invasori per cancellare totalmente la loro presenza, Oggi, questi stessi maya continuano a chiamare "stranieri" (dzulob) le api portate dai colonizzatori, dopo cinque secoli di apicoltura mista (Bartolomé, 1997). Con lo sviluppo dei grandi progetti è una visione del mondo che prende dimora e si installa impossessandosi del luogo, uno spirito straniero allo spirito del luogo, il cui centro nevralgico si trova a New York, Londra, Parigi o Tokyo. Che gli importa, a questo spirito straniero, dello spirito del luogo, lo ignora e prosegue il suo cammino, è uno spirito totalitario e conquistatore, si nutre e si rinforza con le sue conquiste.

Due anni fa, un gruppo di ingegneri è passato in diverse comunità Chontal dell'istmo. Senza informare nessuno del loro lavoro, senza chiedere il permesso agli abitanti, hanno tirato su dei grandi massi ( allo scopo di facilitare le foto aeree con dei riferimenti precisi ), poi sono ripartiti come erano venuti, lasciando la gente nell'aspettativa. Quando, parecchi mesi dopo, gli abitanti furono messi al corrente dall'Istituto nazionale degli Affari Indigeni (INI) del progetto della costruzione di una strada a grande traffico, nessuno si è degnato di rispondere alle loro richieste di informazioni più approfondite.

"Siamo preoccupati per i riferimenti del tracciato della strada a traffico intenso Oaxaca-Huatulco. Il fatto di non avere consultato gli abitanti e i vicini è un comportamento abusivo. Esprimiamo pubblicamente il malcontento di tutti gli abitanti per questo modo di fare. Faremo valere i nostri diritti affinché sia rispettata la dignità del popolo. ( San Pablo Topiltepec, Processo verbale dell'Assemblea del 07/09/97 )

"Siamo preoccupati per questa situazione e nello stesso tempo CI OPPONIAMO alla realizzazione od esecuzione di questo progetto perché le nostre terre hanno molte sorgenti, alberi e uccelli e per quel che concerne la flora e la fauna, è una zona dove vivono ogni sorta di animali silvestri e dove tutti gli esseri viventi, uomini e animali, si alimentano.

..NON siamo d'accordo perché le nostre terre sono ben curate perché non si distruggano tutte le cose che vi si producono..(e tutto questo) senza che ci si informi del perché e del motivo secondo il quale pretendono fare qualcosa che è protetto dalla Legge Generale dell'Equilibrio Ecologico e dalla Legge delle Foreste. E, cosa più grave ancora, lo vogliono fare SENZA IL NOSTRO PERMESSO.. (le autorità di San Pedro Leapi, Santo Domingo Lachivitó, Santo Tomàs Quieri, San Baltazar Laguna, San
Francisco Guichina, El Camarón Nejapa, le 31/08/99).

Potremmo pensare che il silenzio ostinato delle istanze ufficiali faccia parte di una strategia: rendere irreversibile l'esecuzione del progetto. Quando le persone si renderanno conto di quello che sta succedendo sarà troppo tardi. C'è evidentemente questa volontà di mettere le persone di fronte al fatto compiuto. Murat, il governatore dello Stato di Oaxaca, dà attualmente un colpo di acceleratore ai lavori per battere l'opposizione sulla velocità e mettere il prossimo governo nell'obbligo di concludere. "No hay vuelta de hoja" ( non ci sono mezzi per tornare indietro), dice. Penso comunque che, dietro questa strategia ,si trovi celato il disprezzo istintivo,che accomuna il grande mercante al piccolo funzionario, verso gli indigeni. Per la coscienza mercantile universale come per la coscienza statale del piccolo funzionario meticcio, gli indigeni sono una parentesi, appena tollerata, nel migliore dei mondi possibile. Persone di troppo che non hanno nulla da dire sul futuro di un mondo che non è già più il loro mondo.

Alla fine questo atteggiamento non è molto strategico poiché le persone si preoccupano di quello che si trama alle loro spalle e l'opposizione al progetto si nutre dell'angoscia generata dal silenzio o dall'assenza di informazioni precise.

All'inizio degli anni 90', il popolo nahua dell'Alto Balsas nel Guerrero si era preoccupato, anche lui, del silenzio degli ingegneri della viabilità venuti a prendere delle misure nella valle surriscaldata. Gli abitanti hanno finito per sapere che si trattava di un progetto di costruzione di una nuova diga. Si sono allora organizzati per opporsi alla realizzazione di questo progetto, hanno creato una rete molto attiva di sostegno, nella capitale del paese e fino agli Stati Uniti, con la complicità di emigrati nahua. Questa resistenza ostinata ha portato i suoi frutti e, per il momento, il progetto è sepolto e i villaggi nahua lungo il Rio Balsas non sono stati inondati. I legami forgiati da questa opposizione alla diga sono all'origine del Consejo Guerrerense "500 años de Resistencia Indígena, Negra y Popular" che riunisce i delegati di quattro nazioni indigene che vivono nello Stato del Guerrero:

Fino ad allora il governo aveva approfittato dell'isolamento sociale delle comunità indigene, disperse nelle montagne, trincerate nelle vallate perdute, come anche delle loro divisioni, dei loro molteplici ed inestricabili conflitti locali. Aveva saputo giocare su questa dispersione, su questo isolamento, su questa divisione per imporre la sua visione e le sue ragioni. Esistono in tutto il Messico più di 65 popoli indigeni ( una sessantina se si contano i popoli venuti dal Guatemala, fuggiti dalla persecuzione) che parlano delle lingue diverse. Attualmente 10 nazioni indigene abitano l'istmo di Tehuantepec : Mixe, Zoque,
Zapoteco, Nahua, Popoluca, Chontal, Huave (Ikoot), Mixteco, Chinanteco
et Tzotzil.

I Mixe, i Popoluca e gli Zoque sono i popoli più antichi, la loro presenza nell'istmo si perde nella notte dei tempi. Gli Huave e i Chontal sono arrivati circa 600 anni fa e gli zapotechi sono venuti dalle vallate centrali dell'Oaxaca più o meno 550 anni fa. I Mixtechi, gli Tzotzil e i Chinanteco si sono installati qui da poco, appena trent'anni, gli uni cercando delle terre, gli altri di fatto trasferiti dalla costruzione di dighe sui loro territori storici. La molteplicità dei popoli interessati dal mega-progetto dell'istmo e che non sempre vanno d'accordo tra loro, che parlano lingue diverse, che hanno una cultura diversa, un passato diverso, delle usanze diverse, gioca a favore del governo e delle imprese multinazionali interessate. Tuttavia altri due fattori giocano a sfavore dello Stato: la fine dell'isolamento sociale dei popoli indigeni e la tradizione di lotta e di resistenza dei popoli dell'istmo.

Dal sollevamento zapatista del 1994 della cañadas e degli altos nello Stato del Chiapas, si è fatta luce su quello che potremmo definire come una coscienza di sé (collettiva) dei popoli indigeni del Messico, che si è espressa principalmente negli accordi di San Andrés sui diritti e la cultura dei popoli indigeni. Questi accordi, mai applicati dal governo che li ha sottoscritti, sono divenuti in seguito la rivendicazione centrale ed unitaria delle diverse organizzazioni e hanno dato corpo a quel che si è convenuto chiamare il movimento indigeno.

Tuttavia, l'unità è lontana dall'essere realizzata e la solidarietà da essere effettiva; il governo messicano che ha un acuto senso del pericolo, ha fatto fuoco di ogni pagliuzza, giocando sulle rivalità interne, sugli interessi e le rivendicazioni particolari, sulle ambizioni personali e le ideologie contraddittorie ( che vanno in generale di pari passo con le ambizioni personali) per impedire, costo quel che costi, che si costituisca un movimento indigeno saldato intorno a qualche valore fondamentale. Per il momento, il movimento indigeno si esprime attraverso molteplici associazioni ed organizzazioni; alcune hanno radici nella vita comunitaria e contadina e propongono una organizzazione delle comunità in vista di una più larga autonomia, municipale o regionale; altre toccano dei settori più generali come l'artigianato, il diritto, l'educazione, la salute e la medicina tradizionale, la cultura e lo sviluppo, nel quadro di progetti alternativi..

Dalla collaborazione attiva alla resistenza ostinata, le strategie sono varie ma questo intrico di associazioni rende conto della vitalità del movimento indigeno che, più spesso, è portato a definirsi nel suo rapporto con lo Stato. Il movimento indigeno, o alleanza delle culture, rappresenta, nella mia opinione, la sola alternativa possibile anche se disperata, all'egemonia mercantile. E' la lotta delle culture contro il totalitarismo. Le culture non sono mai completamente sconfitte benché il totalitarismo si nutra della loro decomposizione. Qualche cosa rimane, il senso di una relazione orizzontale, che tenta di costruirsi dopo il terrore. Il mondo mercantile non rappresenta assolutamente più nessun interesse dal punto di vista umano, se mai ne ha avuto uno. E' un cadavere la cui decomposizione genererà sempre più violenza, disastri e catastrofi. Ha già trascinato nella sua rovina molti popoli e altri ne trascinerà ancora.

"Quando condividevo la vita con i cruzòòb, (società maya che si è costruita nella resistenza allo straniero nel corso della guerra delle Caste nella penisola dello Yucatan), scrive Alberto Bartolomé, ho chiesto al generale Juan Batista Roo la possibilità di registrare certe pratiche culturali, con il pretesto che i giovani hanno la tendenza a dimenticare le tradizioni e che arriverà il giorno in cui queste saranno perdute. Il generale mi ha allora risposto che il mio sforzo sarebbe stato inutile, poiché il giorno in cui queste tradizioni spariranno sarà la fine del mondo".

Alberto Chavarro

Le traduzioni sono a cura di Umbero Bardella, Alessandra Filabozzi, Andrea Ramone, Silvia Pozzi, Patrizia Rosa Rosa