IL GRANELLO DI SABBIA N° 242

1 - Stupefacenti Paradisi
2 - Crisi in Turchia
3 - Messico, in passo indietro
4- Una mini Davos per l'Africa ( risposta ).
5- La guida del giramondo anti-mondializzazione ( capitalista ).

1- Stupefacenti Paradisi (Etonnants Paradis)
Appello di Bruxelles

da ATTAC Bruxelles

Appello di Bruxelles per una giustizia finanziaria internazionale

L'emergenza della globalizzazione finanziaria e lo sviluppo esponenziale dei flussi di capitale internazionali si sono appoggiati sulla trasformazione del denaro in dati informatici che passano automaticamente da un conto a un altro attraverso la mediazione indiretta delle 'camere di compensazione' internazionali.
Oggi, lo snodo di tutte le transazioni finanziarie internazionali è assicurato da una società di 'smistamento finanziario' Swift, e da due camere di compensazione internazionali, Euroclear e Clearstream, che giocano il ruolo di fattorini e di notai del mondo finanziario globalizzato.
Il libro 'Rivelazioni' di Denis Robert e Ernest Backes e il film 'I dissimulatori' di Denis Robert e Pascal Lorent, frutto di due anni di inchiesta, dimostrano che una delle chiavi della mondializzazione finanziaria si trova nei meccanismi opachi di queste camere di compensazione internazionali.
Da una parte, il fiorire di conti non pubblici aperti dalle filiali delle grandi banche installate nei paradisi fiscali, e il fatto che alcuni industriali hanno aperto direttamente dei conti senza passare attraverso una istituzione finanziaria, non mancano di inquietare.
D'altra parte, se l'esplosione degli scambi finanziari a potuto lasciar credere al caos dei flussi finanziari, in realtà non si perde alcuna traccia della circolazione dei capitali, che siano leciti o meno. Tutte le operazioni sono registrate su microschede o compact disc e conservati nelle camere di compensazione, e negli archivi di Swift.
Questa constatazione è contemporaneamente drammatica e portatrice di speranza, poichè essa conferma che è tecnicamente possibile assicurare una 'tracciabilità' di tutte le operazioni finanziarie.
Così i movimenti dei fondi, a partire dai paradisi fiscali e bancari, possono essere facilmente ricostruiti, il che offre gli strumenti necessari alla lotta contro la criminalità finanziaria e contro la proliferazione dei paradisi fiscali. Per la stessa ragione, il controllo e l'istituzione di una tassa sulle transazioni finanziarie sono grandemente facilitati.
Queste opportunità potranno tuttavia concretizzarsi solo se esiste una volontà politica.
Per contro, abbandonati senza un reale controllo, o controllati dalle sole banche, questi organismi sovranazionali possono essere sorgenti di corruzione, di frodi finanziarie e di riciclaggio.
E' per questo che noi domandiamo alle istituzioni politiche nazionali e sovranazionali di porre Swift, Euroclear e Clearstream, sotto il controllo democratico di una organizzazione di tutela.
Vogliamo così recuperare gli spazi perduti dalla democrazia a vantaggio della sfera finanziaria e permettere l'istituzione di una giustizia economica e sociale internazionale.

[Cognome][Nome]
[Paese]
[professione]

DA INVIARE A
ATTAC Bruxelles bxl@attac.org
av. du Parc,89
1060 Bruxelles
tel: +32 0 2 6496949 oppure +32 0 2 5020100
FAX +32 0 2 534 11 74

'Etonnants Paradis' (Paradisi sorprendenti) è una serie di azioni per la soppressione dei paradisi fiscali in Europa nel quadro della campagna '2001 Europa: Tobin subito!'. Una prima giornata avrà luogo il 9 giugno in Andorra e a Jersey. Per ulteriori informazioni: http://attac.org/jersey2001

2 - Crisi in Turchia
Palomo Garrido
ATTAC - Madrid

Berlino: In questi giorni che precedono le vacanze estive, le agenzie di viaggio tedesche bombardano i cittadini di pubblicità relative ai vantaggi di viaggiare in Turchia, dovuti alla profonda crisi economica che ha colpito il paese da questa primavera e ha provocato il deprezzamento della moneta di più d'un terzo del suo valore.

La crisi turca è soltanto un capitolo in più nella catena interminabile delle scosse economiche provocate dalle masse del capitale finanziario. Ricapitoliamo gli avvenimenti: dal dicembre 2000, il conflitto politico fra il governo Evecit, di orientamento musulmano, e il presidente Selzer s'è aggravato, particolarmente perché il presidente è sempre stato un bastione della laicità in Turchia da quando la rivoluzione militare ha instaurato la repubblica. Tuttavia, l'argomentazione principale usata da entrambe le parti era il famoso tema della corruzione.

La disputa politica s'è trasformata in instabilità politica e la borsa d'Istanbul ha cominciato a crollare. In Febbraio, le banche turche non potevano più affrontare le loro perdite ed i capitali cominciavano a scappare, ciò che alla fine ha ridotto l'economia nazionale ad uno scheletro. In accordo con le raccomandazioni internazionali (FMI, BM) la Banca Centrale Turca ha lasciato fluttuare liberalmente la sua moneta nei mercati finanziari. In poco tempo la lira turca ha perso più del 40% del suo valore.

La situazione peggiora visto che numerosi investitori privati ed imprese non possono più pagare i loro debiti. La penuria economica si espande come la polvere. Le manifestazioni popolari contro i governi e le organizzazioni internazionali (FMI, BM), considerati responsabili della crisi, sono iniziate. La risposta del governo è la repressione politica ed il lancio d'un SOS alle organizzazioni internazionali, al FMI, al BM, e agli G8. La somma di denaro considerata necessaria per togliere la Turchia dall' impasse è di circa 10 o 12 miliardi di dollari. Tuttavia, il salvataggio della penisola ottomana è sottomessa ad una serie di condizioni:

Il controllo dell'inflazione, il risanamento del sistema bancario, la deregolazione dell'economia, e la privatizzazione delle imprese come la Telecom Turca (il monopolio delle telecomunicazioni dello stato). Insomma, questo significa applicare con tutto il peso la politica di aggiustamento. Il problema è che queste misure, che sono state applicate in silenzio nei paesi del primo mondo, non sono state adottate nella loro estensione totale per tanti paesi vicini il cuore del sistema, cosi come fu il caso delle tigri asiatiche, del Brasile, della Russia, dell'Argentina, o della Turchia.

Nel caso preciso della Turchia, il fatto è che, prima della crisi, lo stato controllava più del 50% della produzione industriale, 70% del settore bancario (attraverso le sue sovvenzioni) e la maggior parte del settore agrario. Le organizzazioni internazionali esigono una riforma (una vendita) immediata di questo sistema, che si traduce dunque nella deregolazione e nella privatizzazione. Mentre queste riforme arrivano, la disoccupazione aumenta e la Turchia incontra ogni volta problemi maggiori per importare le medicine, a causa del deprezzamento della sua moneta.

Diventa importante notare e seguire questo fenomeno, secondo il quale tutti i paesi che non applicano con disciplina le politiche di aggiustamento dell'FMI o della BM diventano particolarmente vulnerabili ai vortici finanziari e speculativi generati dai mercati mondiali. La questione e': E' il bisogno della deregolazione quel che ha provocato la crisi? Oppure e' la crisi che rende propizia la deregolazione?

A. Palomo Garrido (Dottore alla Facoltà delle Scienze Politiche all'Università della UCM Madrid) ATTAC-Madrid

3 - Messico, un passo indietro.

Dal Centro dei Diritti Umani

La legge sui Diritti e la Cultura Indigena e il processo di pace.

Il rapporto della Camera dei Senatori ignora il più alto quadro giuridico in materia indigena: la Convenzione 169 dell'OIT.(organizzazione internazionale del lavoro)

Il rapporto votato nella notte del 28 aprile dalla Camera dei Senatori per riformare la Costituzione in materia dei Diritti e delle Culture Indigene disconosce quello che è fondamentale nella richiesta storica di questi popoli per essere riconosciuti come soggetti di diritto a causa della loro natura collettiva e culturalmente differente, ed ha così lasciato cadere l'opportunità di dare una risposta a questa domanda storica e giusta.

La proposta di riforma approvata dal Senato in materia di popoli indigeni sembrava rispondere alla vergognosa situazione di ritardo economico, sociale e politico che vivono i popoli indigeni e che, sicuramente, deve essere prioritaria. Tuttavia, l'aspetto fondamentale delle rivendicazioni indigene è di essere una rivendicazione storica di esistenza, di sviluppo, di partecipazione, decisione e relazione, in condizioni di equità con la popolazione e con i diversi livelli di governo, a partire dalla loro natura collettiva e culturalmente specifica.

Questo aspetto fondamentale, espresso tanto nella convenzione 169 sui Popoli Indigeni e Tribali dei Paesi Indipendenti dell'Organizzazione del Lavoro quanto negli Accordi di San Andrés Larrainzar, è stato disconosciuto dal Senato mentre si sono lasciati nel testo di riforma, degli aspetti secondari che non hanno posto in un documento come questo e, a tale scopo, basta rapportarsi al paragrafo B del secondo articolo del rapporto, dove si trova la lista degli obblighi governativi.

Una delle nostre preoccupazioni più grandi è che questo rapporto ignora completamente quello stabilito nella Convenzione 169 che, in virtù dell'articolo costituzionale 113, è una legge interna e in vigore nel nostro paese e che, quindi, avrebbe dovuto essere l'asse fondamentale per l'elaborazione di questa proposta di riforma costituzionale.

Così, dei diritti così chiaramente riconosciuti e garantiti in questa convenzione come l'esercizio e il godimento dei loro diritti collettivi e culturali come popolo, quello di essere informati e consultati in tutti gli aspetti che gli interessano e li colpiscono ( come nelle politiche e nei piani di educazione, di sviluppo economico e sociale, di uso delle risorse che si trovano nei loro territori, per menzionarne solo qualcuna ), il diritto all'uso e al godimento della terra e delle risorse naturali, il diritto al riconoscimento dei loro territori ancestrali, il diritto di eleggere le loro autorità, di procurarsi e rendersi giustizia secondo il loro sistema normativo, sono stati, nel migliore dei casi, evasi o limitati da delle leggi secondarie o eliminati completamente come diritti riconosciuti all'interno del rapporto approvato.

Coniugato a quello che precede vogliamo dare risalto ad un'altra principale carenza del progetto di riforma che riguarda il seguente concetto sui popoli indigeni. E' preoccupante constatare che i nostri legislatori non sono riusciti ad esprimere nel rapporto la dimensione collettiva e culturalmente specifica, tanto dei popoli in quanto soggetti di diritto, che della natura collettiva dei loro diritti culturali, riducendo tanto i soggetti di diritto quanto la natura dei loro diritti ad una prospettiva individualista.

Questo rapporto del Senato dimostra che i nostri legislatori disconoscono il fondo della richiesta dei popoli indigeni e che, per questo, fintanto che questo aspetto fondamentale non sarà assunto, non ci saranno risposte concrete alle richieste dei popoli indigeni.

Oggi, non rimane che sperare che la Camera dei Deputati, che in questo caso funzionerà come controllore delle proposte del Senato, assuma il ruolo di correggere gli errori commessi e, per questo, dia piena risposta alle richieste e alle rivendicazioni storiche dei popoli indigeni del nostro paese.

In questo senso, è indispensabile manifestare ai nostri deputati che, per emettere la loro opinione ed il loro voto, devono tenere conto, oltre al compromesso etico che hanno nella costruzione della democrazia, della giustizia e dell'equità nel nostro paese, ciò che è già riconosciuto come Diritto in materia indigena nella Convenzione 169 sui Popoli Indigeni e Tribali nei Paesi Indipendenti. Consideriamo che se loro assumono queste qui come referenti fondamentali per esprimere la loro opinione e dare il loro voto, faranno senz'altro una grande quantità di osservazioni e precisioni necessarie per dare una risposta alla richiesta dei popoli indigeni.

Facciamo un primo bilancio di questo processo: se fossimo su una strada dove ci fosse un punto di partenza da cui volessimo partire, avendo coscienza del luogo in cui vogliamo arrivare, dobbiamo dire che questa proposta ha appena superato la linea di partenza. Tuttavia, spingendoci a guardare la linea di arrivo, dobbiamo riconoscere che non possiamo ancora percepirla all'orizzonte e che, il primo passo appena fatto, inciampiano sul primo ostacolo.

E' nelle mani dei deputati di evitare delle gravi omissioni: è in gioco il processo di pace.

Il congresso Nazionale Indigeno, si è già pronunciato, tramite la voce di Adelfo Regino Montes, a questo riguardo ed afferma che questo rapporto non riconosce i diritti dei popoli indigeni. Diversi specialisti in materia hanno cominciato ad esporre pubblicamente, dal momento che il rapporto è stato conosciuto, le sue implicazioni e le divergenze abissali tra il rapporto, l'iniziativa della Legge Copoca e la stessa Convenzione 169 dell'OIT.

In questo momento cruciale per il futuro del paese, noi vi aggiungiamo le complicazioni tecniche,e politiche: tra di esse, gli atteggiamenti dei protagonisti chiave sui quali si mantengono i riflettori e che, in questi momenti, possono confondere la società e, ancora peggio, ostacolare la possibilità di una risoluzione pacifica, giusta e dignitosa del conflitto nel Chiapas.

I Senatori si considerano soddisfatti, si congratulano e parlano come di "un grande passo in avanti" per il paese, il fatto che il loro rapporto sia stato approvato dalla Camera Alta. Il presidente Fox, improvvisamente, fa delle dichiarazioni a casaccio come quelle che " non c'è più guerriglia" che "la pace è un fatto compiuto", e fa l'elogio del Senato dicendo che questo rapporto, incompleto e parziale, è un lungo passo in avanti. Tuttavia, evita di parlare di ciò che questo implica politicamente nel processo di pace, l'omissione del rapporto per quel che riguarda il riconoscimento del concetto di territorio e di comunità come soggetti di diritto pubblico e dice "tutto procede in modo eccellente". Tutto questo senza tener conto che la discussione alla Camera dei Deputati non è ancora conclusa.

Questi atteggiamenti, o fanno parte di una strategia pensata in relazione al conflitto e messa in opera dall'ascesa di Fox alla presidenza della Repubblica, le cui affermazioni hanno oscillato tra il volontarsimo e l'incompetenza politica nel trattare l'argomento: "Siamo vicini ad un accordo di pace nel Chiapas", "il governo vuole la pace", "gli indigeni sono nostri fratelli", "non c'è già più guerriglia in Messico", oppure sono la dimostrazione della profonda ignoranza che persiste nei nostri governi circa i diritti dei Popoli Indigeni.

Poiché rispettiamo e conosciamo quello che la lotta indigena per il riconoscimento dei loro diritti comporta, questo atteggiamento trionfalista ci indigna e lo confutiamo profondamento, poiché una volta di più si situa pericolosamente al livello della sola immagine pubblica dello stato Messicano, che potrebbe essere utilizzata per cercare di leggittimare qualsiasi azione contro l'EZLN, le sue basi di appoggio, lo CNI e i popoli indiani che lottano per l'autonomia e la libera determinazione, facendoli apparire, in questa logica, come gli attori intransigenti che non vogliono la pace per il loro paese. L'argomento di fondo potrebbe continuare nello stesso senso: "gli diamo la legge, che cosa vogliono di più?"

La Camera dei Senatori, approva un rapporto sui diritti e la cultura indigena che, a meno che la Camera dei deputati lo eviti, metterebbe a rischio di nuovo, e in modo grave, il processo di pace in una regione così provata come il Chiapas e, sicuramente, abbandonerebbe la garanzia del compimento dei diritti all'autonomia e alla libera determinazione dei Popoli Indigeni parzialmente "inscritti" nella Costituzione.

La responsabilità è ora nelle mani della Camera dei Deputati, nella sua facoltà di organo revisore del rapporto dell'iniziativa. Ci richiamiamo alla sua responsabilità legislativa e rappresentativa della società messicana.

IL CENTRO PRODH CONSEGNA AI LEGISLATORI LE OSSERVAZIONI SUL RAPPORTO ELABORATO AL SENATO

Nel quadro della discussione sul rapporto della legge alla Camera bassa, il Centro Prodh ha consegnato oggi ai Deputati e ai Senatori le osservazioni su questo rapporto, che adesso vi facciamo conoscere:

Osservazioni:

Nel nostro comunicato del 29 marzo, esprimiamo l'idea che questa opportunità legislativa aveva la possibilità di risolvere, una volta per tutte, la richiesta storica dei popoli indigeni di questo paese, gettando le basi per la piena validità dei loro diritti collettivi con la proposta della legge Cocopa. Abbiamo anche detto che, questa approvazione avrebbe reso possibile il cammino della pace, contribuito al rafforzamento dello Stato di diritto, adempiendo gli obblighi assunti dal Messico di ratificare la Convenzione 169 dell'OIT; e che si aprirebbe un passaggio verso un nuovo modo di legiferare, basato sulle richieste e le aspirazioni nate nella società.

Tuttavia, dall'analisi che abbiamo fatto del rapporto approvato ieri dal Senato della Repubblica, risulta che essi non abbiano, in nulla di sostanziale, ascoltato o raccolto i diversi apporti degli esperti, delle organizzazioni sociali, delle organizzazioni indigene, dell'EZLN, ecc.. che argomentavano ampiamente la necessità di approvare le proposte del Cocopa. Con questo rapporto, le aspettative di avanzamento nella democratizzazione dell'azione legislativa nel paese sembrano allontanarsi, e questo ci preoccupa, poiché non risponde all'offerta che è stata fatta ed ancora meno per l'aspettativa espressa dalla società.

Per proseguire segnaliamo i principali problemi che, dal nostro punto di vista, il rapporto approvato, contiene:

1. E' ignorato che il quadro giuridico in vigore di referenza è la Convenzione 169. Ci preoccupa che tanto nell'esposizione dei motivi quanto nell'articolo che contiene il rapporto, si ignori completamente l'esistenza della Convenzione 169 dell'OIT, non solo come quadro di riferimento ma anche come legge suprema applicabile nel paese, nei termini contenuti nell'articolo 133 costituzionale e negli articoli 26 e 27.1 della Convenzione di Vienna sui Diritti e i Trattati.

2. Il rapporto non solo non comprende il contenuto della Convenzione 169, ma sembrando partire da zero, riduce, diluisce e relega i diritti e i concetti già esistenti.
a. il contenuto del rapporto sembra riflettere l'idea che cominci da zero in materia di riconoscimento dei diritti collettivi dei popoli indigeni e ignori quello che già esiste in materia di Diritto Messicano, a partire dal contenuto della menzionata Convenzione dell'OIT. E non solo questo, ma di più, i diritti e i concetti chiaramente stabiliti in questa Convenzione non sono neppure incorporati nella loro integrità, rendendo difficile non solo la loro comprensione, ma anche, e questo è più importante, ciò che sarà la loro applicazione. Un esempio di questo riguarda il concetto di "popolo", "habitat", "terra", o il soggetto dei diritti o degli obblighi contenuti, come nell'articolo 2.A.V., quando si riconosce e si garantisce l'autonomia per " conservare e migliorare l'habitat e preservare le loro terre nei termini stabiliti da questa costituzione".
b. E' importante che il concetto di popolo contenuto nella Convenzione 169 sia trasferito alla "comunità", tuttavia, se si tratta di trasferire nella Costituzione per facilitarne l'esercizio e la garanzia dei diritti contenuti nella Convenzione, non si deve lasciarne fuori il concetto di "popolo". Altrimenti, invece di facilitarne la sua applicazione, la si renderà ancora più difficile. Ne risulta che in modo curioso questo concetto sia rimasto al di fuori. Teniamo conto, in più, che si trattava di una proposta contenuta in quasi tutte le iniziative presentate che, in generale, riproducevano il concetto contenuto nella Convenzione 169.
c. Restringe ancor di più i diritti del popolo rispetto alle loro risorse naturali. L'uso e il godimento delle risorse naturali " dei luoghi che abitano ed occupano", vengono pianificati con l'eccezione delle aree strategiche, ma anche delle forme e modalità di proprietà e detenzione contenute nella Costituzione; i diritti colletivi acquisiti da terzi o da degli integranti le comunità. Sotto questo aspetto non soltanto non contiene il contenuto della Convenzione 169, ma lo infrange apertamente.
d. La validazione che si pone riguardo alle forme di risoluzione di conflitto da parte dei giudici e dei tribunali è contraria al concetto di autonomia. Per quanto riguarda la soluzione dei conflitti, in accordo con gli usi e i costumi sottoposti a "validazione" da parte dei giudici e dei tribunali corrispondenti, è contraria al riconoscimento delle loro forme di vita comune e di organizzazione, alle quali si riferisce l'articolo 2.A.I. e, per quel che riguarda l'aggiunta dell'articolo 18, è la benvenuta poiché è il diritto di tutte le persone indigene e non indigene, ma non ricopre il contenuto della Convenzione 169 per quel che riguarda l'applicazione di pene alternative.

3. Il rapporto sembra essere concepito da una logica occidentale e non per la protezione ed il rispetto dei diritti collettivi del popolo indigeno.
Sembra essere stato legiferato per persone individuali che non hanno alcuna relazione con i popoli indigeni, non facendo che una reiterata referenza ai diritti già posti per delle persone e dei cittadini messicani e non per dei soggetti collettivi la cui esistenza è già stata riconosciuta ufficialmente nella Convenzione 169, ma senza la possibilità di poter esercitare i loro diritti. Qualche esempio: il terzo paragrafo aggiunto all'articolo 1° relativo alla discriminazione; il contenuto del capoverso B che si riferisce a " promuovere l'eguaglianza delle opportunità degli indigeni ed eliminare ogni pratica discriminatoria".
Questo è un riflesso della continuazione di una politica indigenista che si preoccupa della povertà e dell'esclusione dei membri del popolo che ne soffrono, ciò che è lodevole, ma non risponde alla richiesta chiaramente formulata dai popoli, nel senso di riconoscerli come soggetti di diritti e della capacità di decidere il modo in cui vogliono vivere ed organizzarsi.

4. Rinvio agli organi federali per legiferare e risolvere dei problemi che devono rimanere garantiti dal Congresso dell'Unione. I diritti di libera determinazione e di autonomia restano senza garanzie. Come lo manifestiamo nei documenti che annettiamo alla nostra comunicazione precedente, siamo d'accordo perché sia garantito l'esercizio dei diritti collettivi a partire dal rispetto della diversità. Tuttavia, la forma attraverso la quale si tenta di affrontare questa sfida è evasiva e rimette agli organi federali il riconoscimento dei popoli e delle comunità, così come le caratteristiche di libera determinazione ed autonomia. Ci chiediamo se questo potrebbe provocare un fenomeno di "balcanizzazione" che noi vogliamo evitare. A questo riguardo, noi insistiamo perché sia la federazione che garantisca ed assicuri uno standard minimo di diritti e che gli organi federali ne aumentino e adattino il necessario, nel rispetto giustamente delle specificità dei popoli che ne fanno parte.

5. Lascia senza risolverle le richieste espressamente fatte dai popoli indigeni.

Riguardo all'accesso e all'amministrazione delle risorse comunali.
Com'è posta attualmente la riforma, non risolve la richiesta dei popoli rispetto all'accesso e all'amministrazione delle risorse comunali che gli spettano. Se la riforma dell'articolo 115 avanza la possibilità di coordinamento e di associazione delle comunità indigene all'interno della cerchia comunale, non dice che la sua finalità sia l'amministrazione delle risorse, ma c'è un rinvio ad una legge che non esiste ancora.

6. Il contenuto del capoverso "B" dell'articolo 2° proposto fa piuttosto una lista dei punti in agenda che il governo deve condurre in porto sia delle garanzie costituzionali.

Tutto il contenuto del capoverso "B" dell'articolo 2° proposto costituisce dei punti dell'agenda del governo, degli obblighi non adempiuti contenuti nella Costituzione in vigore a carico dei diversi organi e livelli del governo, non costituisce dei diritti o delle nuove garanzie che devono essere consegnate alla parte dogmatica della norma costituzionale.

7. L'aggiunta dell'articolo 1° che proibisce la discriminazione, faciliterà il compimento degli obblighi internazionali che lo Stato Messicano ha contratto a questo riguardo, ma non costituisce un avanzamento sostantivo alla sua messa in opera.
Questa aggiunta è benvenuta benchè non costituisca una risposta sostanziale alle richieste dei popoli indigeni, consistente nel rispetto, nella piena garanzia e protezione dei loro diritti collettivi.

LA MODIFICAZIONE DEL RAPPORTO E'CHIESTA PRENDENDO COME BASE GLI ARGOMENTI ESPRESSI IN PRECEDENZA. Per le ragioni poste prima, noi consideriamo che il decreto approvato ieri dal Senato della Repubblica, deve essere modificato dalla Camera dei Deputati nel senso di un recupero del contenuto e del senso della proposta della Cocopa. Se così non fosse, il Messico perderà questa opportunità di risolvere la situazione dei popoli indigeni, di rendere effettivi i diritti contenuti nella Convenzione 169, così come di rendere la pace possibile, per il non-rispetto della Costituzione così come degli obblighi internazionali dello Stato.

Vi ringraziamo per la vostra attenzione e soprattutto per il vostro intervento opportuno per assicurare e garantire questa azione legislativa, i diritti collettivi dei popoli indigeni di questo paese.

Per il Centro dei Diritti Umani
Miguel Agustín, Pro Juárez, Edgar Cortez Directeur.

Grazie di mandare in segno di solidarietà a :
petition@zapata.com

Nome, cognome, paese

Tanto il successo avuto dalla "marcia della dignità" che ha traversato numerosi stati del Messico dal 24 febbraio all'11 marzo, quanto gli interventi del 28 marzo davanti al Congresso avevano suscitato numerose speranze sulla possibilità di trovare una soluzione negoziata al conflitto. Oggi, la possibilità di un dialogo non esiste più. Le tre condizioni poste dall'EZLN per una ripresa del dialogo non sono state soddisfatte. La possibilità di giungere alla pace era più vicina che mai: oggi osserviamo con estrema inquietudine una situazione che ci sembra molto preoccupante. La presenza militare massiccia, i quasi 20.000 trasferiti del Chiapas, le azioni dei gruppi militari, i prigionieri e, in generale, le cause che sono all'origine del conflitto, perdurano. Vi si aggiungono la frustrazione e il sentimento di essere stati imbrogliati. Malgrado tutto, gli Indigeni non rinunciano a seguire delle vie politiche e pacifiche per far vincere le loro rivendicazioni e noi gli riconfermiamo la nostra solidarietà.

4 - Una mini Davos per l'Africa (risposta)

Da Dominique Flaux
In risposta all'articolo del Sig. BATOU pubblicato nel Courriel del 29 maggio 2001

Delle soluzioni concrete e non una mini Davos.

In un recente articolo pubblicato nel Courriel, Jean Batou attacca la Fondazione EMA che avrebbe, secondo lui, finanziato una "mini Davos
africana" in un hotel sul lago Lemano.

Ora la Fondazione non ha assolutamente niente a che vedere con quel Forum.
Nessuno dei suoi membri vi ha partecipato, neanche indirettamente. Il Sig.Batou non ha verificato le sue informazioni.

Creata a Ginevra nel settembre del 1998 da diversi professionisti della stampa e della comunicazione, L'EMA propone agli imprenditori del Sud delle soluzioni concrete per un migliore accesso ai capitali e alle tecnologie dei paesi sviluppati.

Inoltre la Fondazione ha gia' organizzato un salone in cui si incontrano ogni anno a Ginevra circa 3000 promotori di progetti e investitori di piu' di 60 paesi.

Se la sua azione ha potuto raccogliere qualche sostegno presso importantiistituzioni (Conferedazione Svizzera, Banca Mondiale, Financial Times etc.) la Fondazione EMA non e' per questo meno indipendente e libera da ogni tipo di servitu'.

Tra le altre azioni proposte, figura un progetto di Borsa Internazionale di Sviluppo che permetta alle imprese dei paesi emergenti di aprire i loro capitali al mercato internazionale, secondo criteri universali, trasparenti e indipendenti dai poteri politici dei propri paesi. Questa borsa incoraggera' allo stesso tempo le societa' dal "capitale a rischio" a finanziare dei progetti nei paesi emergenti con la prospettiva, a medio termine, di un'entrata in borsa. Bisogna notare che questo progetto di borsa, descritto dal Sig. Batou, e' stato giudicato molto interessante da numerosi altri membri di ATTAC, tra cui il presidente di ATTAC-Ginevra, M. Alberto Velasco. La discussione e ampiamente aperta e tutte le idee sono le benvenute.
dflaux@emainvest.com
Dominique Flaux. Fondation EMA

5 - La guida del "routard" anti-globalizzazione (capitalista)

di Michel Husson

Denis Horman, MONDIALISATION EXCLUANTE, NOUVELLES SOLITARITES (GLOBALIZZAZIONE EMARGINANTE, NUOVE SOLIDARIETA'), GRESEA, CETIM, l'Harmattan 2001, 646 franchi belgi.
Disponibile presso il GRESEA, 11 rue Royale, B-1000 Bruxelles
Tel. +3222197076, Fax +3222196486, gresea@village.uunet.be


Denis Horman, membro di Attac-Liegi, ha appena dato alle stampe un libro notevole, che potrebbe diventare il manuale del piccolo anti-globalizzazione- capitalista. Si tratta infatti di una raccolta copiosamente documentata su tutti gli aspetti di questo processo. La prima parte affronta la "globalizzazione emarginante", che viene analizzata in tutti i suoi aspetti in capitoli ben strutturati e ricchi di dati, di citazioni rivelatrici e di scoperte impietose dei meccanismi. E' un bilancio disastroso, costruito minuziosamente, del "libero scambio". La logica infernale che guida l'azione dei gruppi industriali e finanziari conduce inesorabilmente ad un'integrazione selettiva ed escludente nel mercato "globalizzato", che fa precipitare così più di due terzi dell'umanità nella precarietà, nella povertà, nella disoccupazione e nell'esclusione sociale. La requisitoria di Denis Horman è particolarmente severa verso le istituzioni internazionali (G7, FMI, Banca Mondiale, OMC, Commissione Europea) che in fondo non fanno altro che accompagnare questo movimento. Questa "miseria del capitale" è tanto più rivoltante in quanto saccheggia le potenzialità attuali della scienza e della tecnica, appropriandosene.

Ma il libro è più di un catalogo critico - cosa che già da sola non sarebbe poco. Tutta la seconda parte è riservata alle "strade verso un altro mondo". Denis Horman avanza delle proposte di redistribuzione globale della ricchezza sociale e di controllo sulle multinazionali. Si pronuncia per un'agricoltura dedicata allo sviluppo durevole e non verso i profitti di un pugno di multinazionali alimentari. Queste proposte non sono frutto di una riflessione teorica; al contrario, sono sempre articolate per la lotta e la mobilitazione. La lettura di questi capitoli permette di misurare la strada percorsa, l'esperienza e anche le vittorie accumulate. E' chiaramente un nuovo internazionalismo che è in fase di costruzione. E la questione centrale diventa quella di una nuova "governance". L'FMI, la Banca Mondiale, l'OMC vanno riformati, sottomessi o eliminati? Denis Horman rischiara in maniera originale questa discussione, che condiziona in maniera decisiva le strategie di resistenza e di lotta.

Michel Husson
I libri di ATTAC Francia e dei suoi amici sono rintracciabili sl sito
htpp://attac.org/fra/asso/doc/bibliotheque.htm

Le traduzioni sono a cura di: Andrea, Umberto, Luisa e Patrizia