In questo numero. In breve.
1- Contro i
licenziamenti
2- Stupefacenti paradisi - Andorra
3- Stupefacenti paradisi - Jersey
4- La nuova faccia del commercio " off-shore "
5- Jersey - Primo piano su un paradiso fiscale
6- Le conseguenze della totale libertà di circolazione dei
capitali.
7- Bandiere ombra: marinai annegati, perduti, marinai abbandonati
Da Attac Francia Manifestazione
nazionale del 9 giugno contro i licenziamenti
Il governo ha deciso di rimandare al 13 giugno il voto sul progetto di legge
di modernizzazione sociale, che doveva contenere dei dispositivi che mirano
ad inquadrare meglio i licenziamenti. Per il governo era fuori questione, nel
progetto di legge, di prendersela con il diritto dei padroni a sbarazzarsi dei
loro dipendenti come gli pare. Il progetto di legge prevede che il Comitato
d'impresa debba essere consultato prima di qualunque annuncio di un piano sociale.
Ma la Comunità europea non avrà nessun diritto sospensivo sui
licenziamenti.
Le imprese di più di 1000 persone dovranno proporre dei periodi di riqualificazione
(ferie di riqualificazione). Ma le aziende non hanno nessun obbligo di riqualificazione
effettiva dei dipendenti licenziati. L'indennità minima di licenziamento
sarà raddoppiata. Ma è già quello che succede nella maggior
parte dei casi. Per il momento, il governo ha rifiutato due misure essenziali:
la ridefinizione della nozione di licenziamento economico per impedire alle
imprese che fanno profitti di licenziare i dipendenti; rendere i grandi gruppi
responsabili della politica sociale dei loro fornitori. Di fronte alle reazioni
dell'opinione pubblica, le mobilitazioni sociali (scioperi, boicottaggi, manifestazioni
del 22 maggio) e l'impossibilità di trovare una maggioranza per votare
un testo di questo tipo, il governo ha dovuto posticipare il voto. Il ritardo
della data del voto del progetto di legge è innanzi tutto un successo
per quanti, donne e uomini, con gli intersindacati delle imprese toccate dalle
ristrutturazioni, si battono contro i licenziamenti e le soppressioni di occupazione.
E' un incoraggiamento a continuare il processo di mobilitazione in corso.
Il governo è ora posto di fronte ad una scelta. Questo rinvio può
essere semplicemente una manovra per prendere tempo e cercare di ricostruire
una maggioranza parlamentare. Può essere anche l'occasione di rimaneggiare
profondamente il testo per farne una vero esempio di progresso sociale. Per
ottenere un tale risultato bisognerebbe rimettere in causa la logica borsistica
attuale. Modificando il codice del lavoro per impedire alle imprese di licenziare
come e quando vogliono. Tutto dipenderà in definitiva dal rapporto di
forza che i salariati saranno in grado di creare.
La manifestazione nazionale del 9 giugno è dunque decisiva. Questa manifestazione
nasce dall'iniziativa intersindacale delle imprese vittime dei licenziamenti.
E' sostenuta dall'Unione sindacale G10 Solidali (SUD; SNUI.), la FSU, un cero
numero di strutture CFDT e CGT, ATTAC, le associazioni dei disoccupati, PC,
LCR, LO,AL,.La confederazione CGT ha deciso di essere presente a fianco dei
dipendenti con una delegazione. Il successo di questa manifestazione deve permettere
di pesare sulle decisioni del governo. Sta a noi contribuire! L'ufficio di Attac
Francia attacfr@attac.org Ritrovo in
piazza de la République alle 14.00
2 - Stupefacenti Paradisi - Andorra
Da ATTAC 09
Novità:
- Saremo ricevuti dal governo di Andorra l'8 giugno 2001. Il governo di Andorra ha risposto alla nostra richiesta. Ci invita ad un incontro venerdì 8 giugno alle 9. Vi si recherà una nostra delegazione che farà poi un resoconto orale, lo stesso giorno, alla frontiera.
Questa era la nostra lettera:
Siamo dispiaciuti che Andorra offra a persone non residenti la possibilità di evasione fiscale e protezione contro le inchieste giudiziarie. La conseguenza è che i paesi europei che hanno un corretto regime impositivo si vedono costretti ad aumentare progressivamente la pressione fiscale, soprattutto sul lavoro e sui consumi, per rimediare alla differenza. Vi saremo perciò riconoscenti se ci concederete un incontro il prossimo 9 giugno per discutere con voi dei paradisi fiscali vicini all'Unione Europea.
Ed ecco la risposta:
Gentile signora, ho il piacere dì confermarle l'incontro con Marc Forné, Capo del Governo di Andorra, venerdì 8 giugno alle 9 del mattino, presso la sede del Governo, "Edifici Administratiu".
Cordialmente, Jordi Guillamet, Capo di Gabinetto.
3 - Stupefacenti Paradisi - Jersey
L' "inferno" dello scenario lo conoscete,no? La stella gialla anche? I paradisi fiscali sono paradisi solo per certi abitanti. La nostra operazione ha già almeno un interesse: quello di conoscere ciò che accade dietro la facciata degli stabilimenti finanziari.
Siamo entrati in contatto con qualcuno che abita a Jersey e che chiameremo Robert.
Ci ha mostrato le particolarità del suo passaporto: la prima pagina porta scritto European Community, British Islands, Bailiwick of Jersey, e fin qui tutto normale. Ma dove le cose si complicano è che all'interno del suddetto passaporto è scritta la seguente menzione: "holder is not entitled to benefit from european community provisions relating to employment or establishment"
E sì, avete capito bene, pur avendo un passaporto della comunità europea, Robert non può risiedere e lavorare altrove che a Jersey. La ragione? Ebbene, all'epoca in cui la signora Thatcher negoziò con l'Europa, fu chiesto ai cittadini di Jersey, Guerney e altri residenti dell'isola di Man di provare che possedevano, tra i loro ascendenti fino a due, tre generazioni prima, dei membri non nativi di queste isole ( questo vi ricorda qualcosa, no? !!!). Quelli che non poterono provarlo furono dunque considerati come appartenenti a stirpe autoctona, costituenti un "popolo di Jersey", ciò che permise ai negoziatori britannici di escludere gli Anglo-normandi dalla comunità europea e creare così questi luoghi offshore alle nostre porte. Tra i 90.000 residenti di Jersey, 5.000 portano dunque "una stella gialla" e non sono considerati europei. Il nostro Robert attualmente si batte per far riconoscere presso la "corte europea dei diritti dell'uomo" il suo statuto di cittadino europeo. Voi capite l' implicazione che questo fatto potrebbe avere: questo riconoscimento e la giurisprudenza a cui darebbe l'avvio, farebbero di fatto cadere l'eccezione della quale beneficiano gli Anglo-Normandi in materia di legislazione fiscale e bancaria.
D'altronde l'invasione della finanza ha fatto infiammare i prezzi dell' immobiliare sull'isola: a titolo di esempio, per comperare un monolocale occorrono circa 1.700.000 franchi e ben inteso gli affitti sono in conformità. Allora, come può fare un "nativo", che non possiede i mezzi per pagare un alloggio sull'isola, dal momento che il suo passaporto non l' autorizza a vivere altrove in Europa? (Kafka non è del tutto morto!!). Il nostro amico ha, in effetti, risposto a delle offerte di lavoro in diversi paesi europei che sono state tutte respinte invocando la clausola che appare sul suo passaporto.
Robert e altri Robert saranno a Saint-Malo. Gli lasceremo il posto, quello che non hanno sulla loro isola, perché ci parlino dell'"inferno" del paradiso.
Grazie a Thierry. Jean-Michel
per: secretariat.jersey2001@attac.org
http://attac.org/jersey2001
4-Il volto nuovo del commercio "off-shore"
Da ATTAC Irlanda
Il commercio off-shore e' stato recentemente in prima pagina perchÈ l'Unione
Europea, l'OCSE e il G7 hanno preso tutti delle misure per restringere la regolamentazione
riguardante le domiciliazioni "off-shore". Tuttavia, per molti, il
concetto di "off-shore" (di società cassetta delle lettere)
resta un'idea piuttosto nebulosa di isole assolate dei Caraibi, di banchieri
senza scrupoli e di consistenti depositi liquidi fatti da infami trafficanti
di droga.
La verità è molto diversa, dato che con i piazzamenti off-shore fanno i migliori profitti attualmente anche Dublino e in Lussemburgo, basandosi principalmente sulle 500 societ? del giornale Fortune e su persone stimabili, come uomini d'affari e artisti.
Cos'è una off-shore? Puo' essere un luogo per fare affari che fornisce accesso ai mercati stranieri, libero da ogni burocrazia. Puo' anche essere un luogo che offre vantaggi fiscali, una buona infrastruttura finanziaria e professionale e una legislazione "benevola" rispetto al commercio. In effetti, puo' essere un qualsiasi luogo in cui non siate domiciliati.
Nonostante possa apparire sorprendente, Toronto, situata in uno dei paesi con maggiori imposte al mondo, È uno dei più importanti centri di amministrazione di società di investimento (SICAV) al mondo.
Fare degli affari off-shore È attraente per un certo numero di ragioni: Diminuire o evitare le imposte - protezione o immunità della contabilità rispetto ai creditori - burocrazia ridotta al minimo - rendite sugli investimenti più elevate procurate dall'accesso ad un mercato più esteso - rispetto del diritto al dominio privato e della confidenzialità.
Diminuire o differire le imposte:
Per una società internazionale domiciliata in un paese a forte pressione fiscale, È relativamente facile creare una società di gestione (holding) in una giurisdizione off-shore, che le permetta di trarre vantaggio da una imposizione debole o nulla e della legge di confidenzialità, restando sotto una giurisdizione con una buona reputazione finanziaria come le Bahamas o le Bermuda. Una societ? puo' allora consolidare le sue entrate in un luogo senza imposizione, evitando il peso di imposte di altri paesi.
Il commercio elettronico È considerato lo strumento perfetto per le domiciliazioni off-shore poichÈ le societ? non hanno bisogno di essere domiciliate in alcun luogo. Il loro mercato si estende globalmente ovunque e, in linea generale, le loro merci possono essere spedite da o verso qualsiasi luogo. Per operare in qualsiasi giurisdizione, tutto quello che viene richiesto È un accesso alle infrastrutture di comunicazione. I luoghi off-shore sono in forte competizione per una parte del mercato.
Per una societ? che deve essere domiciliata nel suo paese ("on-shore"), ci sono dei chiari vantaggi a mettere in atto una filiale off-shore. Per ragioni fiscali, le societ? sono imponibili su una base non consolidata e le filiali sono di conseguenza escluse dal calcolo delle imposte. Pi? una societ? on-shore puo' far passare dei fondi verso una sua filiale off-shore, pi? la sua situazione fiscale È soddisfacente. Un altro metodo per differire o evitare l'imposizione È di utilizzare una compagnia di assicurazione controllata, compagnia di assicurazione prevista per assicurare i propri rischi. Per una grande societ?, che paga milioni in premi annuali di assicurazione, le economie possono essere sostanziali. Cosi' sostanziali che alla fine del 1999, solo alle Bermuda, c'erano pi? di 1500 compagnie di assicurazioni, con premi annuali dichiarati di 27 miliardi di dollari e pi? di 117 miliardi di dollari di capitale.
I punti capitali che fanno in modo che questo funzioni sono: (a) il fatto che i premi pagati da una societ? sono deducibili dalle imposte, di conseguenza una societ? deduce i fondi che ha versato alla sua stessa filiale; (b) i guadagni che sarebbero arrivati alla compagnia di assicurazione restano alla compagnia controllata; (c) i fondi e i guadagni restano off-shore in un luogo senza imposte. Inoltre, per una societ? basata in un certo numero di paesi, i premi richiesti possono essere aggiustati in modo che le filiali che si trovano nei paesi con imposizione pi? alta paghino i premi pi? alti, comportando delle maggiori detrazioni fiscali e riducendo i profitti imponibili. Il 70% delle societ? di Fortune sono controllate, il 49% delle 500 societ? di Fortune.
Protezione o immunita' dei capitali rispetto ai creditori.
E' possibile mettere in sicurezza off-shore una parte o tutti i vostri capitali attraverso una struttura di protezione di crediti o di capitali. In questo modo i vostri capitali saranno fuori dalla portata di un attacco di creditori potenziali, sia d'affari che personali.In questo caso i conti devono essere pensati come una relazione fiduciaria tra una persona che si disfa del controllo di una parte o di tutti i suoi capitali a favore di un amministratore di capitali che agisce per il beneficio di una o di piu' persone. I vantaggi di un conto off-shore sono a) i capitali posseduti off-shore possono prosperare senza imposizioni b) c'e'un gruppo importante di esperti di off-shore, c) un alto grado di confidenzialita'. Sorprendentemente la Nuova Zelanda e'considerata come uno dei migliori domicili fiscali per i conti in seguito a esenzioni di imposta e di regolamentazioni favorevoli sui conti stessi. Un altro sviluppo recente e' la "societa' in cellule isolate"., scatole cinesi in italiano. La legislazione originalmente sviluppata per le societa' di locazione",(nelle quali una societa' affitta l'uso di una sua compagnia, ad un'altra societa') autorizza la separazione di queste in differenti societa'componenti in seno alla stessa societa'.Nel momento in cui una di queste societa' diviene insolvibile, la societa' nel suo insieme puo' comunque andare avanti. I creditori non possono perseguire che i capitali posseduti da una singola societa' componente. I vantaggi per certe societa' come per esempio quelle di trasporto marittimo sono significativi. In questo caso ogni nave e' messa nella propria cellula, se tale nave affonda determinando dei danni per l'ambiente, i soli capitali disponibili per pagare l'operazione di pulizia e disinquinamento sono quelli relativi a tale cellula e non quelli della societa' tutta intera. Burocrazia ridotta al minimo. Nella maggior parte delle domiciliazioni on-shore i rapporti richiesti per una grande societa' possono essere onerosi, perche' un rapporto finanziario di 500-1000 pagine e' richiesto ogni anno. I sistemi richiesti per fornire questi rapporti possono costare cari. Al contrario, un regolamento off-shore si accontentera' di sapere se una societa' e' sempre solvibile, per cui i rapporti annuali sono allora normalmente limitati a circa 20 pagine. Migliori profitti ottenuti dal collocamento. Nel momento in cui i capitali investiti nel mercato domestico che e' seriamente regolato, non procurano piu' dei ritorni agli investitori dell' ordine del 5-8 %, le giurisdizioni off-shore lavorano con regolamentazioni meno restrittive.Infatti i dieci piu' importanti fondi monetari off-shore (generalmente quelli che offrono il minore rapporto beneficio/rischio), hanno avuto dei ritorni sugli investimenti maggiori del 17% nel 1996. Invece di investire solamente nelle obbligazioni statali, i garanti del mercato finanziario off-shore investono nel corto-termine, sulle monete e sulle azioni. Gli organismi che riguardano gli investimenti collettivi nei valori immobiliari (OPCVM) off-shore,che sono disponibili per gli individui e per le societa' d'investimento, non sono soggetti alle medesime necessita' di rapporti pesanti e di restrizioni commerciali e i fondi non sono sottomessi a imposte (fino chiaramente al loro rimpatrio). Ci sono piu' di 6000 conti off-shore disponibili, la maggioranza in Lussemburgo e a Dublino. Il rispetto dei diritti al dominio privato e alla confidenzialita'. Il mito del segreto totale e' ben fondato ma il segreto fornito non e' mai totalmente assoluto. Negli anni 60, il presidente francese de Gaulle, desiderava tassare i capitali dei cittadini francesi residenti nel principato di Monaco. Il principato rifiuto' di divulgare i dettagli, in conseguenza di cio' de Gaulle taglio' la fornitura di acqua potabile al principato.Tre giorni dopo Monaco capitolo' e esiste tutt'ora un accordo fiscale tra il Principato e la Francia. Piu' recentemente gli Stati Uniti hanno minacciato le banche di ammende o di chiusura nel momento in cui esse si rifiutano di comunicare le informazioni relative alle loro filiali off-shore. Questo e' stato ottenuto citando le leggi relative al segreto bancario nella giurisdizione off-shore. Alla fine le banche hanno ceduto. Comunque e' ancora possibile registrare una societa'off-shore con solo un minimo di problemi.Per il prezzo di 2000 dollari statunitensi si puo' far funzionare una societa' di commercio internazionale.Le condizioni per presentare i documenti della societa' sono cosi' limitate in certe giurisdizioni che i nomi del direttore della societa' e dei proprietari non appaiono nei documenti e quindi rimangono confidenziali. I negoziatori delle borse a livello mondiale e i garanti degli investimenti non investiranno che nei paesi dove il ritorno sugli investimenti e' a misura dei rischi che essi stimano.Al giorno d'oggi e' sufficiente maneggiare la potenza finanziaria per influenzare le decisioni politiche. E' stato stimato che meta' dei movimenti finanziari passano o risiedono per legislazioni off-shore.Non e' dunque sorprendente che le nazioni industriali piu' importanti desiderano dei controlli piu' serrati. Di recente, studi della Gran Bretagna, dell'OCDE, del G7 e della Unione Europea, hanno messo sulla lista nera alcune giurisdizioni off-shore. Infatti esse si fondano sull'assenza di regolamentazioni effettive, sulle loro flebili legislazioni (e hanno come conseguenza il riciclaggio di denaro sporco e leggi basate sulla eccessiva confidenzialita').E' pensabile che tale messa all'indice non avra' grande effetto sugli individui sprovvisti d' etica, mentre avra' qualche effetto sulle societa' serie, che riconsidereranno la loro domiciliazione nei paesi sulla lista nera. E' probabile che tali societa' saranno assoggettate a maggiore sorveglianza quando faranno affari sottoposti alla giurisdizione locale on-shore. Numerose giurisdizioni off-shore hanno accettato di ammendare le loro legislazione e regolamentazione al fine di ottenere una "approvazione". Le nazioni industriali nell'insieme desiderano l'accesso all'informazione perche' credono che questo permettera' loro di combattere l'evasione fiscale e il riciclaggio di denaro sporco. ATTAC-Irlanda
5 - Jersey: Primo piano su un Paradiso Fiscale
Gli antichi e maestosi edifici delle banche di Saint Hèlier, la capitale dell'isola di Jersey, emanano una nobile tranquillità che contrasta con la ressa delle strade commerciali vicine, in cui si trovano i turisti inglesi e francesi chi s'interessano agli alcolici, agli orologi, e ai tessili esenti dall'Iva.
Jersey è uno dei paradisi fiscali in cui, cosi come crediamo di sapere, almeno dopo i casi dei finanziamenti occulti della CDU (il partito dei democratici cristiani tedeschi), dei severi signori entrano con le valigie piene di contanti per metterle al sicuro dal fisco e dalla giustizia. Comunque, nella maggior parte delle banche di Saint Hélier, non si vede entrare né un turista né un signore in abito scuro con le valigie piene di contanti; queste banche non sono aperte al pubblico. I loro clienti non hanno bisogno di recarsi sull'isola un po' isolata della Manica. Le società madri delle banche che hanno le sedi a Jersey s'occupano dei loro affari a domicilio: dopo aver dato un'occhiata alla patrimonio del cliente, i loro consulenti gli propongono di fare degli investimenti nella loro filiale a Jersey. Tutto il resto si fa per telefono, corriere, e posta elettronica.
Ottanta banche internazionali si sono sistemate a Jersey, la maggior parte vengono dal Regno Unito e dagli Stati Uniti. Le banche tedesche sono poco rappresentate; si deve dire che hanno la Svizzera, il Liechtenstein, e il Lussemburgo alla loro porta. Il settore bancario impiega circa 10.000 persone, veramente pochi per amministrare una fortuna di almeno 340 miliardi di sterline; l'essenziale del lavoro resta in mano alle società originarie a Londra, a New York, ed altrove.
Qual è il motivo che spinge le banche internazionali a basare le filale sull 'isola isolata?
*A Jersey, l'interesse ed i profitti dalla speculazione dei clienti delle banche sono trasferiti senza prelievi fiscali; il cliente deve solo farne ufficialmente menzione nella sua dichiarazione delle tasse nel paese in cui è residente.
*Il segreto bancario non può essere tolto per decisione giudiziaria, tranne che in casi eccezionali-le indagini nel quadro di una ricerca per frode fiscale non ne fanno parte.
*Le legge che riguardano la fondazione di trusts e di sedi di imprese (le imprese esentate dalle tasse) sono fatte su misura per i bisogni della gente che vuole evitare le tasse, e le banche possano eseguire le pratiche per fondare ed amministrare un trust o un'impresa per i loro clienti stranieri, si tratta d'un servizio.
*L'amministrazione del settore bancario (i diritti della riserva minima, del capitale individuale, l'assicurazione sui depositi, l'obbligo di dichiarazione alla sorveglianza bancaria, ecc.) è organizzata in maniera abbastanza flessibile, ciò che abbassa i costi e rende possibili certe operazioni bancarie.
Tramite questi status legali, le banche sono in grado di permettere ai loro clienti facoltosi di nascondere gli introiti del capitale al fisco del paese in cui sono residenti. Tuttavia, fino a quando i clienti piazzano il loro patrimonio in semplici depositi bancari o in fondi di investimento, la frode fiscale non è protetta al 100%: nel caso di un controllo fiscale nel paese di origine, la sottrazione di imposta può essere scoperta tramite delle prove di giroconto o da variazioni patrimoniali non spiegabili ( cfr. "i lasciti ebraici" della CDU a Hesse).
E' soltanto tramite altri due servizi caratteristici dei paradisi fiscali, cioè la fondazione di "trusts" e di società "esenti da imposte" che le banche possono offrire ai loro clienti la perfetta evasione fiscale.
I trusts sono delle configurazioni giuridiche del diritto americano e britannico, per le quali un patrimonio più importante è trasferito ad un 'trustee' che la amministra per il proprietario originario e per la sua discendenza. Nel caso d'un paradiso fiscale, il vantaggio è il seguente: i redditi di un capitale ritornano al 'trustee' (in questo caso, la filiale della banca installata a Jersey) e non c'è bisogno che siano notificati al fisco del cliente della banca. Non c'è più neppure una tassa sulla successione. Le informazioni sul patrimonio ed i nomi dei beneficiari sono protetti dal segreto bancario. Di solito, i trust sono fondati per i patrimoni di almeno un milione di sterline.
A Jersey, le banche possono fondare per i loro clienti delle 'tax exempt companies' (le società esenti da tasse) e trasferirle tramite settlement. Una delle condizioni per l'esenzione dalle tasse è che le attività economiche della società in questione si trovino fuori dal territorio dell' isola (' aziende che n hanno solo una cassetta delle lettere'). Le attività caratteristiche sono le seguenti: gestione dei beni (immobiliare, azionariato di impresa, patenti, licenze, marchi, ecc..) commercio, assicurazioni, servizi. In quanto all'obiettivo, eccolo: le società possono trasferire virtualmente la loro sede o la sede delle loro filiali con un minimo sforzo e farvi, con un arduo giro contabile i loro profitti che sono a mala pena tassati ( esiste solo una tassa forfettaria di 600 sterline o una tassa sui profitti del 2% all'anno).
Esempio: una banca canadese ha fondato per una compagnia petrolifera importante una "Global Employment Company" a Jersey che dà lavoro, sulla carta, a tutti i quadri dirigenti delle filiali straniere della compagnia petrolifera - Obiettivo: né l'Employment Company né i suoi salariati pagano le tasse dovute.
Qual'è attualmente il giro di affari delle banche off-shore a Jersey? Secondo un rapporto della commissione dei servizi e finanze di Jersey del 2000, le banche si concentrano sui servizi seguenti: acquisizione di depositi (depositi a vista, a termine e depositi di risparmio) per l'ammontare di 117 miliardi di sterline management dei fondi di investimento. Beni amministrati: 34 miliardi di sterline amministrazione di beni per clienti speciali (gestione di portafogli). Beni amministrati: circa 100 miliardi di sterline amministrazione di 32400 'compagnie esenti da tasse'. Non esistono dati sul giro d'affari e sui proventi poiché queste imprese, che dispongono solo di un indirizzo postale, sono sottomesse solo ad un obbligo contabile e ad un controllo dei conti approssimativo.
Si può partire dal fatto che la maggior parte dei proventi del capitale che rendono disponibili i 1110 miliardi di DM piazzati a Jersey non sono sottomessi a imposte nei paesi da cui i detentori del capitale provengono. Con una remunerazione del capitale del 7% e un tasso di imposta medio del 40%, la perdita di entrate fiscali annuali ammonta a 31 miliardi di DM. A ciò si aggiungono le perdite di entrate fiscali delle imprese che non hanno che una buca delle lettere e la perdita delle imposte di successione. A titolo di confronto, il piano economico del ministro delle finanze Hans Eichel consisteva in 30 miliardi di DM, ciò significa che Jersey produce al proprio interno più perdite di ricavi fiscali di quanto non preveda il programma economico più importante mai presentato in Germania. Ci si può naturalmente domandare se i 1100 miliardi di DM sono giunti a Jersey esclusivamente per ragioni fiscali. Tra gli altri motivi di cui tenere conto: riciclaggio di soldi di origine criminale: estorsioni, frodi, corruzione, commercio di droga, lavoro al nero, concussioni... dissimulazione di capitale a fronte di creditori (in caso di rischio di bancarotta o di divulgazione) fuga di capitale da paesi del terzo mondo e dall'Europa dell'Est instabili sul piano politico o economico Non si dispone ben chiaramente di informazioni su questi argomenti. E' tuttavia interessante constatare che un terzo dei capitali piazzati a Jersey (117 miliardi di sterline su 340) lo sono sotto forma di depositi bancari, cioè con una remunerazione relativamente debole. Il 31% di questi depositi bancari provengono da paesi europei che non fanno parte dell'UE (in particolare Europa dell'Est e Svizzera), il 22% proviene dal Regno Unito, l'8% dal Medio Oriente, il 7% da altri stati dell'UE, il 5% dagli Stati Uniti. Il 10% dei depositi appartengono a 'società fiduciarie, cioè società i cui veri proprietari sono sconosciuti. La gran parte dell'Europa dell'Est fa pensare alla fuga di capitali dalla nuova classe privilegiata, ai miliardi di credito del FMI alla Russia che sono scomparsi o anche alla mafia russa. Nell'aprile 2001 è stata smascherata dietro la società-buca-da-lettere 'Trade Concepts Limited' a Jersey il cuore dell'impero del mercante di armi russo Alexander Zhukov, che ha riunito una fortuna di parecchi miliardi vendendo liberamente armi alla Serbia. Come utilizzano le banche di Jersey il capitale posto in esse? Le banche praticano poco il credito. I soldi sono depositati per una parte nelle banche madri rispettive, per un'altra sono piazzati sui mercati finanziari internazionali (azioni, prestiti, valuta straniera, prodotti derivati), dominio nel quale la debolezza del controllo bancario permette operazioni più arrischiate che altrove. Jersey potrebbe dunque contribuire per una parte non trascurabile, in rapporto alla sua grandezza, alla crescita dei miliardi che vagano sui mercati finanziari internazionali. Essa è altrettanto più toccata dai crash finanziari internazionali: non esiste banca centrale che possa venire in soccorso delle banche in caso di minaccia di bancarotta, e inoltre non esiste garanzia di deposito per gli investitori.
L'avvenire del paradiso fiscale di Jersey
Tutta la stampa di Jersey vede l'avvenire dell'isola sotto un angolo estremamente positivo: da una parte l'armonizzazione fiscale nell'UE sta per attirare capitali dal Lussemburgo a Jersey (l'isola della Manica non è membro dell'UE). D'altra parte il commercio elettronico apre per l'isola prospettive insperate: I servizi bancari potranno nel futuro essere presentati facilmente in tutto il mondo su internet I clienti potranno essere in contatto con le banche a Jersey direttamente senza che ci sia traccia scritta (paper trail) che sarebbe suscettibile di cadere nelle mani della giustizia o del fisco Le aziende su internet potranno farsi registrare a Jersey come 'compagnie esenti da tasse'. Il vantaggio in termini di concorrenza è il seguente: non solo le imposte sui profitti sono minime, ma si sfugge anche al TVA (l'equivalente dell'IVA italiana), particolarmente se l'UE dovesse decidere di sottomettere il commercio elettronico alla tassazione. In questo momento, numerosi fornitori di servizi creano siti su internet e propongono come servizio supplementare di registrare i loro clienti come 'società esenti da tasse'. L'avvenire di Jersey dipende, del resto, ugualmente dall'evoluzione dell'attitudine della comunità internazionale. Quest'ultima resterà passiva e lascerà Jersey e gli altri paradisi fiscali sopprimere de facto l'obbligo fiscale per coloro che guadagnano così tanto e per le multinazionali, contribuendo così al riciclaggio e alla destabilizzazione dei mercati internazionali? Per il momento gli affari dei paradisi fiscali si sviluppano essendo largamente ignorati dall'opinione pubblica e dalla politica. In numerosi paesi europei, africani e dell'America Latina, tuttavia, si sono formate iniziative per controllare i mercati finanziari sotto la sigla di ATTAC. Sono iniziative volte a cambiare le cose. Il seguito dell'evoluzione dei paradisi fiscali e dei mercati finanziari internazionali si prospetta appassionante.
Hans Baier, ATTAC Germania - deutschland@attac.org
6 - Le conseguenze della totale libertà di circolazione dei capitali
Da parte dello SNUI ( Unione sindacale )
Durante gli anni 80' e 90' la libertà di circolazione dei capitali è stata progressivamente avviata tra gli Stati, all'interno di gruppi di Stati, poi, finalmente, tra tutti gli Stati. Questo riguarda le valute ( con la fine del controllo dei cambi, particolarmente ) e le azioni/obbligazioni ( con la creazione di nuovi prodotti finanziari ). Questo è stato adottato dai ministri delle finanze degli Stati dell'Unione Europea nel 1989/1990 per le relazioni tra gli Stati dell'UE.
E' un elemento essenziale nella fase attuale della mondializzazione liberista. Le evoluzioni tecnologiche accelerano e rinforzano l'utilizzo delle libertà date ai capitali e ai loro proprietari. Tutto questo accresce i poteri dei capitali, dei capitalisti e di quelli che gestiscono i loro interessi.
Ormai, i proprietari di capitali possono scegliere di investirli dovunque o quasi ), e senza limiti ( o quasi ).
Possono scegliere di andare "dal miglior offerente" ( e/o dal "più sicuro" ). Per alcuni, il criterio essenziale è nella possibilità di una rendita maggiore nel tempo minore.
Questo è particolarmente vero per i capitali più fluttuanti e aventi la minor base territoriale ( segnatamente quelli che provengono dalla criminalità economica e finanziaria e che transitano nei paradisi fiscali-giudiziari-bancari ).
I possessori di capitali, potendo liberamente scegliere di impiantarsi, investire là dove possono sperare di ottenere il migliore rendimento dai loro capitali saranno più esigenti nei confronti di coloro che richiedono dei capitali: - gli Stati, per colmare i loro deficit pubblici con dei prestiti sui mercati finanziari ( problemi dei tassi di interesse, del "peso del debito pubblico" e dei deficit pubblici. Criteri di Maastricht,ecc..) - le imprese, per i loro investimenti.
Cercando il rendimento migliore per i loro capitali piazzati nelle imprese, e potendo minacciare di andarsene facilmente altrove, i proprietari di capitali ( individui, "mercati finanziari", istituzionali, fondi di pensione ) chiederanno che la ripartizione della ricchezza prodotta dalle imprese vada nella maggior parte a remunerare il capitale. Questo segna l' accentuazione della dipendenza del capitalismo industriale nei confronti del capitalismo finanziario. Questo porta, in seguito, i dirigenti delle imprese industriali a fare pressioni sui fornitori ( costo delle materie prime, ecc.. ) e sugli apportatori di lavoro. La tendenza pesante è di conseguenza una riduzione della massa salariale - pressione sui salariati e pressione sul salario - ( disoccupazione, precarietà, condizioni di lavoro, rigore salariale, ecc..) In Francia, in 25 anni, la ripartizione della ricchezza prodotta è passata dal 30% al 40% per il capitale, e dal 70% al 60% per il lavoro. L'idea dominante è che il lavoro è "un costo" e nient'altro.
La pressione è fatta sul salario stesso, e su quello che lo circonda contributi sociali, "oneri" sociali, dumping sociale ). Questo ha delle conseguenze sui salari dei lavoratori e sulle entrate della previdenza sociale ( con, in seguito, i problemi creati per la cassa mutua, la disoccupazione, le pensioni ).
Al livello della ripartizione primaria delle ricchezze prodotte dalle imprese, i capitali cercano dunque di ottenere la parte più importante.
In seguito, faranno in modo che l'eventuale ri-distribuzione pubblica e sociale di questa ricchezza da parte degli Stati li colpisca il meno possibile.
Faranno dunque pressione sugli Stati per ottenere per loro dei prelievi fiscali più deboli possibile.
Questo spiega in parte i discorsi sulle "imposte troppo alte", ecc.. con le conseguenze sui servizi pubblici e gli eventuali altri strumenti di solidarietà dei quali gli Stati hanno potuto dotarsi.
La doppia conseguenza della totale libertà di circolazione dei capitali è dunque: - la ricerca di un rendimento massimo per i capitali nella ricchezza prodotta dalle imprese; - la ricerca di una tassazione minima dei proventi così ottenuti.
Questo ha anche altre conseguenze: la pressione diretta sui salari e sui salariati ( rigore salariale, oneri e condizioni di lavoro, disoccupazione, ecc..) e la riduzione degli strumenti pubblici di solidarietà fragilizzano e precarizzano un po' più il lavoro e i lavoratori. Per un effetto cumulativo, questo migliora ancora il rapporto di forza dei detentori di capitali rispetto ai salariati in una spirale regressiva.
Sul piano fiscale le evoluzioni della fiscalità dei principali paesi sviluppati ( quelli dell'UE ed anche gli altri) durante gli ultimi 15 anni fanno apparire delle forti convergenze:
- riduzione degli oneri/contributi sociali padronali
- riduzione delle tasse sulle società: nel corso del 2000 questo si accelera all'interno dell'UE dopo gli annunci fatti dal governo tedesco e poi da quello francese; ogni volta questi governi, a beneficio delle rispettive opinioni pubbliche, mettono in avanti le loro preoccupazioni per "il lavoro" continuando ad utilizzare il discorso " i profitti di oggi sono gli investimenti di domani e il lavoro di dopo domani". Si sa e si vede tutti i giorni che questo è molto incerto, vedi totalmente falso e menzognero: con i profitti supplementari concessi oggi agli azionisti, questi fanno quello che vogliono: possono decidere semplicemente di aumentare i dividendi ( in questo caso i profitti di oggi sono solo i profitti di oggi - quello che è preso è preso ). D'altronde si sa che la scelta di "investimenti" non è per forza creatrice di lavoro ( piani sociali in seguito a modernizzazione o dislocazione, ecc..). Il ribasso delle tasse sulle imprese ha per conseguenza molto concreta di lasciare un utile più importante da distribuire agli azionisti.
- Riduzione della tassazione dei dividendi, dei profitti speculativi, degli stock-options, per i proprietari di imprese ( in Francia: credito di imposta, prelievo liberatorio che permette di sfuggire alla progressione della tassazione sul reddito,ecc..).
Dopo avere avviato delle riduzioni d'imposta a favore del capitale, i governi parlano di un rischio dell'aumento del deficit pubblico: E' "l' argomento" più spesso utilizzato per ridurre le spese statali ( impieghi statali, salari statali, incarichi statali,ecc..). Nello stesso tempo tassano di più quelli che rimangono più raggiungibili: i salari rimuneranti le attività fatte sul territorio dello Stato e i consumi fatti anch'essi nel territorio dello Stato. Si può così dire che la mobilità estrema data ai capitali "prende in ostaggio" quello che è meno mobile ( la maggior parte dei salariati e dei consumi ). Quei "salariati" che, grazie alla loro "rarità" dipendono già dal mercato mondiale del lavoro ( professionisti con alte qualifiche tecniche, gli sportivi, ecc..) fanno a loro volta dei ricatti sulla loro " delocalizzazione fiscale" ( dibattito sulla fascia massima di tassazione degli utili, ecc..)
La grande mobilità dei capitali ha dunque delle conseguenze fiscali molto dirette:
- più forte tassazione del lavoro e del reddito da lavoro - forte tassazione dei consumi (IVA)
L'insufficiente tassazione delle rendite da capitale si fa in tutti i paesi mentre è la parte crescente della ripartizione delle ricchezze. I bilanci pubblici sono progressivamente portati a colpire più pesantemente i redditi da lavoro, la cui parte è piuttosto in diminuzione: tassano sempre di meno "il piatto" del capitale che aumenta, e sempre di più "il piatto" del lavoro che diminuisce. Questo ha delle rapide conseguenze sul deficit statale. In mancanza di entrate statali necessarie, gli Stati mantengono il deficit statale. Per finanziarlo, prendono dei prestiti dai detentori di capitali..che sono proprio coloro che sono sfuggiti alle tasse. Gli Stati sotto-tassano i redditi da capitale e in seguito gli chiedono di colmare i deficit che ne risultano, mediante il versamento di interessi pagati da altri contribuenti ( nel 2001 lo Stato francese pagherà 240 miliardi di franchi d'interessi sul suo debito ).
SNUI - Unione Sindacale Gruppo dei 10 - Solidali
7 - Bandiere ombra: marinai annegati, perduti, marinai abbandonati
Lontano dall'Africa e altrove
Quanti sono, in tutti gli oceani, i marinai dell'Africa? Tutti insieme, non costituiscono che una piccola parte dell' effettivo delle flotte mercantili internazionali, che supera il milione. Il Ghana è in testa agli africani, con quasi 10.000 marinai. Filippini, turchi, indiani, croati, pakistani e molti altri sgobbano con loro per alimentare i nostri ricchi paesi di combustibile e prodotti esotici, di legname di foreste massacrate, di ricchi minerali saccheggiati, a basso prezzo. Per portare, in cambio, le nostre eccedenze agricole, i nostri manufatti, molto costosi. Ed anche, sempre di più, per assicurare gli scambi tra paesi industrializzati. Gli uni e gli altri, originari dei paesi poveri del Sud ed ora anche dei paesi rovinati dell'Est, quanti sono? Una larga maggioranza, ora, nella flotta mondiale. Se di colpo si fermassero, le società moderne non potrebbero più funzionare.
Nel lungo corso, i marinai navigano sempre di meno sotto la bandiera del loro paese. La pratica delle bandiere ombra ha invaso e inquinato la gran parte delle flotte mercantili. Simultaneamente le condizioni sociali e di lavoro dei marinai del mondo non hanno smesso di degradarsi. Paga minima, orari illimitati, precarietà totale e diritti nulli, essi diventano "i dannati del mare". Non tutti, ma sempre di più, poiché la frangia di sfruttamento la più selvaggia non fa che svilupparsi.
Compiacenze e complicità
In questa attività, molto presto mondializzata, si fanno degli strani giochi dopo la decolonizzazione. I protagonisti, imprese transnazionali industriali e marittime, finanza internazionale, si sono fatti sempre più discreti dietro i molteplici schermi della compiacenza e dei paradisi finanziari. In gran parte, hanno abbandonato il settore a dei subappaltatori, attirando una fauna losca che si lega facilmente alla grande criminalità internazionale. In una complicità generale, le norme nazionali sono superate senza che delle norme internazionali, le cui basi convenzionali comunque esistono, ne prendano il posto. Gli spazi virtuali dei paradisi di compiacenza sono per definizione fuori legge, nell'indifferenza o nella complicità degli Stati e degli organismi internazionali.
Così è ritornato il tempo dei mercanti di uomini. Oggi ci si procurano degli equipaggi completi dalle società di "manning" che hanno negozi ben avviati nei porti del mondo, alcune più serie di altre, ma intorno alle quali gravita una folla di intermediari loschi che prelevano sugli stessi marinai delle commissioni inique. Dalle "meno peggiori" società ai puri banditi, questi mercanti hanno molte cose in comune. La maggior parte praticano, senza vergogna, l'apartheid sulle navi, e la discriminazione sul mercato del lavoro, per mettere in concorrenza da miseria le differenti origini attualmente, per esempio, i filippini, che hanno saputo ottenere delle condizioni un po' superiori, sono meno richiesti, mentre i Cinesi sono molto richiesti sul mercato ).
La discriminazione razziale più comune è quella fra ufficiali e subalterni. Il rapporto medio è di un ufficiale per due uomini d'equipaggio, ma per i ghanesi è di uno a cinque. Gli ufficiali, in parte, vengono ancora dai paesi ricchi, ma sempre di più dagli altri paesi del sud e dell'Est. Non è la sola scissione che coltivano gli armatori, Non è raro trovare quattro o cinque nazionalità su una stessa nave, in modo da minare di colpo la solidarietà dell'equipaggio. Gli armatori praticano impunemente la negazione delle libertà fondamentali, cominciando, evidentemente, dai diritti sindacali. I mercanti di uomini cooperano volentieri con loro, e tra di loro, quando si tratta di scambiarsi delle liste nere ( o rosse ) di marinai indesiderabili.
Ci si crederebbe ritornati ai tempi più bui della rivoluzione industriale. In peggio, senza dubbio, poiché ci si intrecciano le risorgenze della relazione coloniale, dei tempi del disprezzo. Delle pratiche antiche che dall'epoca del capitalismo selvaggio, i nostri paesi industriali avevano, a poco a poco, eliminato dalle loro terre, qui ritornano in forza, navigano sull'onda della liberalizzazione e della deregolamentazione forsennata che chiamiamo in modo abusivo "mondializzazione". E una mostruosa regressione, segno precorritore di quello che ci può attendere se un'altra mondializzazione, quella dei diritti umani, economici e sociali, non arriverà a prendere il sopravvento.
Non tutto è allo stesso livello di degrado. In questa giungla che è diventata la navigazione marittima internazionale, c'è di tutto, ed anche degli armatori onesti, dei sindacati, dei marinai trattati bene. Prendendo esempio da questa differenza, i responsabili economici e politici coltivano l'idea tenace e stupida che ci siano una cattiva e una buona compiacenza e che sarebbe sufficiente lottare contro gli eccessi della prima.
In realtà è proprio il principio di compiacenza stesso che bisogna condannare ed è la sua pratica che deve essere sradicata. Davanti a questa evidente necessità, l'abdicazione degli Stati, il nostro compreso, e degli organismi sopranazionali, cominciando da quelli europei, è sbalorditiva. E' carica di pericoli per l'umanità molto al di là di quelli dei marittimi.
Marinai annegati, perduti, marinai abbandonati.
Nelle frange degradate della navigazione marittima internazionale, che sono sempre più larghe, ci sono solo armatori pirati, navi marce, affondate, fermate nei porti. Marinai incidentati, annegati, talvolta assassinati o semplicemente gettai, abbandonati. Il sistema di compiacenza produce e riproduce senza tregua questa zona maledetta che continua a dare profitto agli sfruttatori dell'estremo e che tende, in cambio, a contaminare l' insieme. Poiché sui mercati, sbarazzati dalle norme più fondamentali, e quello che costa di meno, che viene richiesto e che diventa la norma.
Con un imbarco di fortuna, che hanno spesso pagato molto caro a un mercante di uomini, i marinai del mondo rischiano in permanenza di trovarsi imbarcati in un'avventura insensata, delittuosa o francamente criminale, della quale saranno le prime vittime. Quanti muoiono in incidenti personali e in naufragi, di cui non parla nessuno fin tanto che non sono minacciate le nostre care coste? Una nave che si rompe in pieno oceano, senza speranza per l'equipaggio, questo fa solo un buco nell'acqua e neppure qualche onda. Tra il naufragio dell'Erika e del Ievoli Sun, tutti e due, fortunatamente, senza vittime dirette, si stimano più di 100 navi mercantili affondate nel mondo.
Più spesso ancora, ed è talvolta il peggio, le navi sono abbandonate con il loro equipaggio in qualsiasi porto straniero, l'armatore svanito nel nulla, i salari non pagati, senza riscaldamento né acqua, senza riso né pane, a volte senza documenti. Se non ci fosse la solidarietà della gente del mare e del porto, potrebbero morirvi in silenzio, nessuno d'altronde ne parlerebbe. Totalmente abbandonati, gli si lascia, eventualmente, come miglior prospettiva quella di un rimpatrio umanitario con qualche dollaro in tasca, il ritorno degli eroi nella vergogna dei vinti. Ma talvolta, come quelli del Kifangondo o dell'Olga J., di cui parleremo, alcuni si aggrappano a morte alla loro nave per esigere quello che è loro dovuto, tutto quello che è loro dovuto, per un ritorno nella dignità.
L'armatore o presunto tale, non vi preoccupate per lui. Dopo avere lasciato fatture, manutenzione, riparazioni e salari alla deriva fino al blocco finale, continuando tuttavia ad intascare il nolo, può darsi che non sia molto lontano. La nave fermata-sequestrata-venduta, è spesso lui che la ricupererà a basso costo durante un'asta, usando un prestanome. E' pazzesco i nomi che si prestano in questo folle bazar, e si presta solo ai ricchi. Ed ecco la nave perduta ripartire per altri viaggi. Questo può durare fin tanto che il suo prezzo d'occasione sarà più alto della sua ferraglia, ed anche oltre poiché esistono delle combinazioni più strane o più fruttuose ancora. Quando l'equipaggio è diventato un problema, si fa di tutto per liberarsene senza spese. Quando se ne renderà necessario uno nuovo, i mercanti di uomini saranno lì per questo.
Qualche caso tra mille
Non c'è nessuna esagerazione, nessuna drammatizzazione in quello che precede. Ecco qualche storia vicina e recente, tra le molte altre.
Number One, nave comperata ed armata in condizioni losche ( si sospetta all' origine un miserabile affare di riciclaggio di fondi provenienti, forse, dall'Africa ), naufragata allo stremo senza neppure aver potuto lanciare un SOS, nel golfo del Bengala, l'11 giugno 1999. Undici scomparsi, sei marinai ucraini, quattro senegalesi, e il capitano francese. Sette altri sono stati miracolosamente salvati da un cargo di passaggio ed è così che conosciamo la storia. L'armatore francese in prigione, querelato dalla famiglia del capitano, processo in autunno.
Han, questa nave con equipaggio pakistano, un caso tipico senza essere dei peggiori. Dopo solo tre mesi di viaggio, la nave è attualmente bloccata a Brest, definitivamente non operativa ( a meno che, ancora una volta, non la si lasci riprendere la carriera). Per una volta, l'armatore, senza dubbio per ricuperare la sua nave, si è lasciato convincere a pagare i salari in ritardo, ossi circa 14.000 franchi per marinaio. <ma questi dicono di avere pagato 15.000 franchi al mercante di uomini che gli ha procurato l'ingaggio. Chi glieli renderà?
Kifangondo, la storia più vecchia che ancora si ricorda a Le Havre. Nave bloccata per anni in questo porto, occupata da alcuni marinai angolani irriducibili che esigevano quello che era loro dovuto. Ci si chiede ancora per quale miracolo, nel corso di questi lunghi anni, dei misteriosi creditori siano venuti di quando in quando a farsi pagare, da non si sa chi, delle misteriose fatture che hanno rappresentato, in totale, più volte il valore della nave. Riciclaggio, anche qui? I marinai hanno finalmente ottenuto parziale vittoria, prezzo della loro testardaggine, grazie alle solidarietà locali e all'ITF.
Olga J. ( ex "Queen Africa"), nave di quasi mezzo secolo, partita da Dakar per un'incredibile odissea, bloccata da due anni nel porto bulgaro di Burgas: Qui si parla di un tentativo di frode all'assicurazione, di un progetto di naufragio volontario nel Mar Nero. Chi mai lo saprà? Otto marinai, sette del Ghana e un senegalese, aggrappati da due anni alla loro nave abbandonata, lottano per la loro vita, il loro salario, la loro dignità.
Senza tregua sono segnalati dei nuovi casi.
E la Françafrique?
La compiacenza marittima è un fenomeno mondiale. Ma ognuno deve pulire davanti alla sua porta. Per noi questa evoluzione è ancora un prodotto derivato dalle relazioni coloniali. I promotori e profittatori finanziari, marittimi, industriali di questo sistema, sono le imprese che si dividevano il mondo di allora e non smettono di ri-dividerselo. Le bandiere ombra e i paradisi fiscali hanno ben dei segreti per noi, ma non per loro. Che lascino ai loschi o totalmente criminali operatori, le larghe frange più degradate del loro sistema non li libera per niente dalle loro responsabilità, poiché è questo sistema che produce e sviluppa incessantemente queste zone di ombra.
L'abbiamo detto, poteri pubblici e responsabili economici sembrano velarsi la faccia, in una complicità generale, da noi come altrove. Evitiamo comunque di arrivare a questo " tutto è marcio" che spiana la strada all' estrema destra. Non si tratta di un gioco di marionette di cui qualche Big-Brother-Total, Elf o Bolloré tirerebbero tutti i fili. Certo, questi potenti hanno le loro persone al potere e nei suoi viali, dove praticano un lobbying speciale molto efficace. Ma al di là c'è molto di più di un intreccio fluido di compromessi reali e di vigliaccheria generale, comportamento che il termine "compiacenza" riassume abbastanza bene.
Delle rivolte diverse
Niente è mai senza speranza. Dentro e intorno a questa giungla che è diventata la navigazione marittima internazionale, non ci sono solo operatori criminali e marinai isolati. Ci sono i sindacati della gente di mare e dei porti, ci sono associazioni di aiuto e di accoglienza ai marinai del mondo. C'è anche un settore marittimo dell'ITF e la sua azione perseverante per imporre ad un numero crescente di armatori nel mondo delle norme sociali minime. Ci sono le vittime delle maree nere, le associazioni che denunciano il neo-colonialismo, i misfatti della mondializzazione liberista, quelle che difendono i diritti umani o la salvaguardia degli oceani. Come fare appello a questi movimenti e rivolte, delle quali un dramma come quello dell'Erika, ha dimostrato, malgrado la vivacità delle reazioni, la grande incoerenza di fronte alle derive della compiacenza? Come fargli capire che il deterioramento delle condizioni sociali dei marinai del mondo ingenera e banalizza delle gravi offese ai diritti umani, e che accettarlo sarebbe un passo in più dentro ad un ingranaggio mondiale di regressioni etiche, sociali, economiche ed ecologiche? E che questa storia ha un legame stretto con le loro lotte specifiche e può aiutare a ricercare delle soluzioni globali per i diritti fondamentali?
Il trasporto marittimo internazionale è un bene pubblico mondiale. Senza questo scompare l'essenziale dei legami materiali tra i popoli. Quali che siano gli aspetti del suo utilizzo attuale, dei traffici di depredazione e saccheggio, di pratiche criminali, non si tornerà indietro. Il mondo è uno, ed il traffico marittimo fa da lungo tempo parte delle sue circolazioni fondamentali. Armatori e marinai sono in effetti gli agenti di un reale servizio pubblico ( ciò che non contraddice in nulla il carattere privato e mercantile delle loro attività). I doveri degli armatori, i diritti dei marinai dovrebbero scaturirne naturalmente, e questo nel più grande rispetto dei diritti fondamentali dei lavoratori e della persona umana.
Invece di lasciare la regressione economica, sociale e morale che abbiamo qui descritto servire da modello alle peggiori forme di mondializzazione liberista che si stanno delineando, possiamo progettare di realizzare sui mari un esempio responsabile e contagioso di realizzazione dei diritti sociali ed umani a livello mondiale. Utopia, direte voi? Non più della dichiarazione del 1789 e il suo seguito concreto. Né del primo articolo della Dichiarazione Universale del 1948: "Tutti gli uomini nascono liberi ed eguali in diritto e in dignità. Sono dotati di ragione e coscienza e devono agire gli uni verso gli altri con spirito di fratellanza" E' semplicemente una responsabilità di noi tutti.
Speriamo che sapremo rendere omaggio ai marinai d'Africa e d'altrove, che come quelli del Kifangondo e dell'Olga J. Hanno saputo innalzare l'esigenza di dignità a questo livello, a loro solo ed immenso rischio e pericolo. Nell 'immediato, per tutto quello che abbiamo detto e per il dovere di fratellanza, facciamo conoscere la loro vita grama e stiamo al loro fianco, ogni volta che lo possiamo.
"solidarietà con quelli dell'Olga J." Un collettivo "marinai abbandonati" si sforza di tirarli fuori dalla loro rischiosa situazione, e soprattutto di aiutarli a far valere i loro diritti.
Per saperne di più: http://www.chez.com/marinsabandonnes Potete anche scrivere a : o.aubert@free.fr
Hanno anche bisogno di un urgente aiuto finanziario: N° 116017° centre CCP Lille ( conto gestito dal collettivo) Per gli assegni: all'ordine di "Mission de la mer" menzione "Solidarieté Olga J." - 13 Quai de la Citadelle - 59140 Dunkerque
Articolo pubblicato nella rivista "Silence" - Maggio 2001