In questo numero. In breve
1 - Una mini Davos per l'Africa
2 - Euro-mediterraneo: liberismo senza libertà.
3 - Plan Colombia
4 - Brevi dall'OMC
1 - Un Mini Davos per l'Africa
Un mini Davos per l'Africa
al Monte Pellegrino, in Svizzera il 28-30 Maggio prossimi.
L'Africa e' senza dubbio il continente che paga da maggior tempo il prezzo piu'
duro per il suo inserimento a forza nell'economia capitalistica globalizzata.
A dispetto delle sue economie profondamente sinistrate, l'Africa continua ad
attirare degli investitori, ma sotto certe condizioni, per cui e' nata l'idea
di una borsa internazionale dello sviluppo a Ginevra, che potrebbe funzionare
come termometro e garante per la finanza internazionale.
E' in questo quadro che l'istituto CARFAM ha annunciato un Forum Economico Africano
per un Africa moderna e competitiva, che si terra' nei saloni dell'hotel del
parco di Monte Pellegrino dal 28 al 30 maggio prossimi.
Un WEF per l'Africa
Un Forum Economico Africano
al monte Pellegrino (la societa' con lo stesso nome fu fondata dopo la guerra
dai pionieri del neoliberismo internazionale), intitolato " Per un Africa
moderna e competitiva": Ecco gia' un programma ricco di simboli. Il biglietto
di ingresso e' comunque meno caro che a Davos (1100 Frs per tre giorni, senza
contare il prezzo degli hotels).
Tra gli invitati: sette diplomatici africani, i rappresentanti speciali dell'FMI,
dell'OMC, l'ambasciatore della Commissione dell' Unione Europea, il primo consigliere
dell' Ambasciata di Francia, il vice presidente della confederazione di commercio
Africa-Svizzera, il direttore degli affari pubblici della Nestle' (Costa D'Avorio),
e anche un certo numero di emmissari dell' OMS, dell' Unicef, e dei sistemi
universitari. E tra i membri di onore un consigliere nazionale dei verdi Anne-Catherine
Menetrey
..
Quale e' l'argomento in discussione? Della globalizzazione, dell'avvenire economico
e sociale dell'Africa, della crisi nella regione dei grandi laghi, dell'integrazione
africana, della "New Economy" in Africa. Per maggior dettagli consultare
il sito www.carfaman.org.
Chi organizza tali feste? Il centro Africano di ricerca e formazione in management
CARFMAN. E chi finanzia l'operazione? Essenzialmente uno sponsor di marca, EMA
INVEST di Ginevra (vedere dopo).
Un centro africano di management (CARFMAN)
"Entrate con CARFMAN
nel mondo differente dell'africano", annuncia pomposamente il sito del
centro, "Eviterete dei malintenzionati nei vostri contatti e progetti con
gli uomini d'affari e politici africani".
Tra gli scopi dell'associazione:" Promuovere un concetto di management
adattato alle caratteristiche socio-culturali, politiche e economiche specifiche
dell'Africa,contribuire in modo efficace allo sviluppo delle persone incaricate
di gestire le imprese africane. "La direzione di CARFMAN e' proprietaria
dell'istituto professionale e commerciale KONO Model Accademy in Sierra Leone".
Con tali promotori non bisogna allora stupirsi di trovare certe dichiarazioni
di intenti negli scopi del Forum Economico africano:"Esso servira' come
piattaforma di discussione tra le imprese africane e gli investitori potenziali".
Un "NASDAQ dello sviluppo" e' stato proposto da EMA Invest (la formula
e' stata lanciata prima dell'affondamento dello stesso NASDAQ).
La fondazione EMA e' un organizzazione "senza scopo di lucro" fondata
nel 1988 con il sostegno del segretario di stato all'economia svizzero, del
cantone di Ginevra, ma anche da parte della Banca Mondiale, del Financial Time,
d'ABB, di Geneve Place Financiere, e anche delle banche Pictet, Bordier BNP
Paribas, SCS Alliance. La fondazione e' presieduta da Guy Mettan, consigliere
municipale democratico-cristiano e vecchio redattore in capo della "Tribuna
di Ginevra".
Che cosa fanno le autorita' ginevrine in questa fondazione? Noi glielo domanderemo.
Questa fondazione organizza
un salone annuale per gli investitori, che il Segretariato Generale della CNUCED,
Ruben Ricupero, pensa "diventera' importante quanto quello dell'automobile".
La filosofia della sua azione si riassume cosi:"Il libero mercato constituisce
la migliore soluzione per risolvere il problema dello sviluppo". A questo
fine, bisogna promuovere " una classe di imprenditori nazionali benificiari
di un accesso agli investimenti, alle tecnologie e al savoir-faire dei paesi
industrializzati".
Con lo scopo di drenare capitali, al di la degli investimenti diretti, EMA ha
lanciato l'idea di creare una "Borsa internazionale dello sviluppo"
a Ginevra, al fine di favorire una dinamica "Nuova Economia" nei paesi
emergenti, di condizionarne la gestione con dei criteri "di gestione rigorosa",
e infine di garantire una sicurezza ottimale agli investitori.."Ginevra
portera' allora notorieta', una immagine consensuale e una reale vicinanza con
le organizzazioni internazionali".
Con l'occasione del secondo salone EMA, nel settembre scorso, i rappresentanti
mal informati di una ONG generalmente critica rispetto a tali progetti, invitati
tra un aeropagno di banchieri, parevano aver ceduto alle sirene del progetto:
"Puo' essere che un tale mercato sia utilizzabile dal terzo mondo, perche'
esso e' basato su delle imprese e non su degli stati".
Per ulteriori informazioni guardare nel sito:
www.emainvest.org
Jean Batou, Comitato Svizzero dell'Appello di Bangkok (CSAB) e ATTAC Ginevra.
2 - Euro-méditerranée : liberismo senza libertà
Le rivolte xenofobe contro gli immigrati clandestini marocchini in Andalusia : la politica dell'Unione europea in questione.
Come lo sfruttamento degli
immigrati clandestini in Europa, cosa che costituisce una negazione dei diritti
dell'uomo e del diritto del lavoro, distorce il contenuto del " partenariato
euro-mediterraneo ".
In seguito all'assassinio di una giovane donna di 26 anni per mano di un malato
di mente, le rivolte xenofobe anti-marocchine del 5, 6 e 7 febbraio 2000 a El
Ejido in Andalusia e le conseguenze che ne sono risultate fino ad oggi, hanno
messo in luce la gravità delle tensioni sociali e dei fattori destabilizzanti
generati dal ricorso smisurato ed incontrollato all'immigrazione clandestina
di mano d'opera in Spagna, come in altri Paesi europei : sfruttamento forsennato
di questa mano d'opera in situazione di debolezza, non applicazione del diritto
del lavoro ed anche dei diritti umani più elementari, segregazione dei
luoghi di accoglienza, sono le conseguenze inevitabili di queste pratiche illegali
ma tollerate, per non dire incoraggiate dai datori di lavoro e dai poteri pubblici,
che conducono al limite di questo ingranaggio all'aumento del razzismo e dei
movimenti politici di estrema destra.
Una commissione d'inchiesta internazionale, costituita dal Forum Civico Europeo,
si è recata sul posto in aprile 2000 ed ha pubblicato un rapporto completo
che ha fatto il punto sugli avvenimenti di El Ejido.
Un anno dopo gli avvenimenti, quando alcune personalità spagnole pubblicano un manifesto per denunciare questa situazione ed esigere che i poteri pubblici assumano le loro responsabilità e facciano rispettare i diritti e la dignità degli immigrati clandestini, noi abbiamo ritenuto opportuno organizzare a Parigi un dibattito pubblico fra coloro che si sentono coinvolti da questi fatti, per prendere tutte le misure e per mettere in luce le loro relazioni con le rispettive situazioni locali, europee ed internazionali.
In effetti, il sistema economico
e sociale sul quale si basa la produzione ortofrutticola intensiva in Andalusia
no è un sistema locale isolato : da un lato fa parte della PAC (Politica
Agricola Comune) ed alimenta con i suoi prodotti l'insieme dell'Europa, d'altra
parte richiede l'impiego della forza-lavoro di decine di migliaia di lavoratori,
provenienti per la maggior parte dal Marocco, ma anche dall'Africa nera e perfino
dal Sud America.
Così questa zona frontaliera dello spazio Schengen dell'Unione europea
è al centro di una rete commerciale e finanziaria che irriga le più
potenti strutture del commercio alimentare europeo, che utilizza a suo profitto
la situazione sociale disastrosa che patiscono le popolazioni africane e specialmente
quelle del Marocco.
Questa situazione è
intollerabile poiché annulla le libertà pubbliche e fragilizza
l'insieme dei rapporti di lavoro in Europa. Nello stesso modo minaccia di diventare
il modello concreto degli sviluppi futuri nel contesto del partenariato euro-mediterraneo.
Se tali sistemi di produzione sono tollerati e protetti dai poteri pubblici
sul territorio stesso dell'Unione europea, che cosa ne sarà nelle regioni
del Sud del Mediterraneo dove i Paesi europei propongono di creare una zona
di libero scambio secondo i principi dell'OMC ?
Fra Nord e Sud circolerebbero senza ostacolo merci e capitali, mentre una rigida
politica dei permessi di soggiorno controllerebbe severamente le migrazioni
di mano d'opera e rinforzerebbe così le pressioni sociali generatrici
di migrazioni clandestine. In questo modo avremo contemporaneamente una pauperizzazione
al Sud ed un'estensione di zone di non-diritto al Nord. Queste prospettive sollevano
quindi alcune questioni essenziali :
- Con quali mezzi fare rispettare
i diritti umani ed il diritto del lavoro per gli immigrati clandestini ?
- Come ridurre le " correnti migratorie di sopravvivenza " nel bacino
mediterraneo ed ottenere la libera circolazione delle persone, conformemente
ai principi di diritto internazionale
?
- Quale politica internazionale di cooperazione e sviluppo potrebbe sostituire
efficacemente i progetti di zone di libero-scambio articolate nello spazio Schengen
e favorire lo sviluppo durevole di questi paesi ?
-
E' per sviluppare ed approfondire queste analisi che è stato organizzato
un incontro a Parigi, articolato in tre sessioni di conferenze e dibattiti e
la proiezione di un film sugli avvenimenti di El Ejido.
Gli obiettivi del colloquio saranno i seguenti :
Approfondire la comprensione degli avvenimenti di El Ejido, in particolare leggendoli nel loro impatto locale, spagnolo, europeo e marocchino ed esplorandone tutti gli aspetti giuridici, socio-storici ed economici, dalla loro nascita al loro svolgimento.
Associare gli attori sociali, economici e politici ai diversi livelli per valutare i problemi sollevati dalla crescente importanza dell'immigrazione clandestina in Europa, e per proporre delle politiche alternative capaci di contribuire ad una risoluzione.
Contribuire a creare una presa di coscienza delle opinioni pubbliche a riguardo delle politiche intraprese nei confronti dei clandestini e dei " sans-papiers ", mobilitando le strutture della società civile per esigere un cambiamento radicale delle politiche attuate in questo settore.
I temi delle tre sessioni previste saranno trattati conformemente al programma segnalato di seguito :
Comitato organizzativo :
L'ISMEA (Institut de Sciences Matehématiques et Economies Appliquées),
unità di ricerca pluridisciplinare nel campo delle relazioni internazionali
;
Il Forum Civico Europeo, ONG di supporto alla Commissione internazionale che
ha investigato sugli avvenimenti di El Ejido e che ha pubblicato un primo rapporto
sul tema ;
I Comitati Marocco, che organizzano dal 1972 la solidarietà in Europa
con le forze democratiche marocchine.
Comitato di supporto :
Associazione Marocchina dei Diritti Umani (Marocco), Lega dei Diritti dell'Uomo
(Francia), Federazione Internazionale delle Leghe dei Diritti dell'Uomo, MRAP,
Associazione dei Lavoratori Maghrebini in Francia, Federazione Sindacale Unitaria
(lista sottoposta a possibili evoluzioni fino alla riunione dell'incontro)
15-16 giugno 2001 :
Le sessioni del colloquio si terranno in una sala riunione del SNUIPP-FSU, 12
rue Cabanis, Paris (di fronte all'entrata dell'Ospedale Ste. Anne) Métro:
Glacière (linea Etoile-Nation)
Pour toute information:
Marc Ollivier, ISMEA, mollivier@ismea.org
Ascen Uriarte, Forum Civique Européen pigeonnier3@wanadoo.fr
Jean Pierre Bolognini, Forum Civique Européen treynas@wanadoo.fr
1-Via Campesina in Colombia (luglio 2000)
Estratti dall'articolo di Gilles GESSON, comparso in "Gardarem Lo Lazac", "L'itinerant", "Charlie Hebdo", "L'Hummanité" e "Témoignage Chrétien".
"Ciò che abbiamo trovato qui, è la caricatura di quello che potrebbero diventare molti luoghi nel pianeta se le istituzioni internazionali incaricate di liberalizzare il mondo (OMC, BM, FMI) raggiungessero i loro obiettivi". Questo è, in riassunto, il tono del discorso che José BOVE ha ripetuto a tutti i suoi interlocutori colombiani, di ritorno a Bogotà da una visita nella regione dell'Arauca, nel Nord-Est della Colombia, al confine col Venezuela.
La, il popolo U'wa, degli indiani insediati sui contrafforti delle Ande da sempre, resistono ad un progetto di sfruttamento petrolifero della compagnia Oxy, della quale il principale azionario non è altro che AL GORE, ex vicepresidente degli Stati Uniti. E' l'illustrazione perfetta di ciò che avviene in Colombia. Nascondendosi dietro la guerra civile e la lotta al narcotraffico, il governo ha deciso lo sradicamento puro e semplice degli indigeni e dei piccoli contadini con la violenza: -120000 morti dopo il 1964 - La deportazione: la bidonville di Ciudad Bolivar, a sud di Bogotà, conta 2 milioni di abitanti, di cui la metà cacciata dalle loro terre -"Pulizia" del terreno per i profitti dei progetti industriali (petrolio, miniere, strade) di grandi imprese private, per la maggior parte americane.
Fedele a se stesso, José Bové non ha usato "locuzioni diplomatiche" per esprimersi sulla situazione colombiana ("la Colombia rischia di diventare un nuovo Vietnam"), malgrado un contesto relativo alla sicurezza teso: scorta di guardie del corpo armato, spostamenti in auto blindata, arresto di due giornalisti francesi che l'accompagnavano ( Georges Bartoli e Gilles Gesson). Un nuovo sasso nello stagno dal parte dei portavoce della Confederation Paysanne, nel momento stesso in cui il Piano Colombia (un vero piano di guerra elaborato dal governo colombiano) era presentato a Madrid per suscitare un finanziamento dalla parte degli Stati Uniti (si capisce perché) e dell'Unione Europea (si capisce meno ) e nello stesso momento in cui un diplomatico francese a Bogotà dichiarava a proposito di questa situazione: "Voi capite, noi saremmo a casa in Africa (sic) Ma qui, noi siamo nel cortile degli Stati Uniti."
2-Intervista a Noam CHOMSKY (settembre 2000)
Spezzoni di un'intervista a Noam Chomsky (linguista americano) sulle mire coloniali del governo americano in Colombia. Testo apparso nel quotidiano messicano "La Jornada", il 03/09/00 e tradotto da Frederique LEVEQUE (www.france.indymedia.org).
La Jornada: Perché questa presenza americana in Colombia?
Noam Chomsky: La Colombia ha una terribile storia di violenza che dura da più di un secolo In Colombia la missione delle forze speciali americane era specificatamente di insegnare alle forze colombiane a formare dei gruppi paramilitari, per condurre al meglio ciò che chiamano il "terrore paramilitare" contro i "known communist proponents". "Known communist proponents" è un termine molto generale che può includere abitanti originari, leader sindacali, attivisti dei diritti dell'uomo, intellettuali indipendenti, candidati politici, etc Negli anni 90, la Colombia ha avuto, in costante aumento, il peggiore record di violazioni di diritti umani nell'emisfero occidentale Di quasi 10 assassini politici che si commettono ogni giorno, il Dipartimento di Stato (USA) ne attribuisce la grande maggioranza, tra 7 e 9, ai paramilitari, molto vicini all'esercito. Il resto alla guerriglia.
La Jornada: Qual è il problema della droga?
Noam Chosky: Nelle regioni del Sud della Colombia, tenute dalla guerriglia, gli abitanti sono stati obbligati a produrre coca; non perché qualcuno gli ha messo una pistola sulla testa, ma semplicemente perché non ci sono altri modi di sopravvivere. Il problema risale agli anni 50. La Colombia aveva una produzione di grano che fu schiacciata dall'agroesportazione sovvenzionata dagli Stati Uniti, dietro alla facciata di "alimenti per la pace (food for peace)" (ndr: ora sono inondati di "prodotti OGM" che gli europei non vogliono!) Per l'agrobusiness, le oscillazioni selvagge dei prezzi (per esempio il caffè della Colombia) non hanno molta importanza, perché se il prezzo di una merce si abbassa un anno, utilizzano le altre. Ma se tu sei un povero contadino, non puoi dire ai tuoi bambini: "Quest'anno non mangiate, forse mangeremo l'anno prossimo". La Colombia è un paese molto ricco, ma una gran parte della popolazione vive in una povertà miserabile. E' un sistema estremamente brutale e repressivo.
La Jornada: Cos'è il piano Colombia?
Noam Chomsky: La Colombia ha ricevuto armi e addestramento militare più di qualsiasi altro paese dell'emisfero, e, correlativamente, con queste forniture, le atrocità aumentano. Il piano attuale consiste nell'estendere questo molto significativamente Il pretesto è la guerra contro la coca, ma è difficile trovare un analista che prenda questo pretesto molto seriamente. I paramilitari, come i militari, sono immersi fino al collo nel narcotraffico e la guerra non è diretta contro di loro. La guerra si dirige contro comunità contadine che sono diventate parte delle regioni dominate dal FARC (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia). (ndr: dietro la violenza, si trovano: United Brands, British Petroleum, Exxon, Corona, Gold Mines ).
3 - Risoluzione di Via Campesina (ottobre 2000)
Le organizzazioni contadine d'Asia, Europa, Africa, America Latina e America del Nord, riunite a Bangalore, India, nella IIIa Conferenza internazionale di Via Campesina, dal 3 al 6 ottobre 2000, considerando che:
1. Il conflitto interno che attraversa la Colombia si radica nelle profonde ingiustizie sociali, aggravate dalle politiche neoliberiste di aggiustamento strutturale, e nell'esclusione e nell'intolleranza di tutte le forma di opposizione sociale e politica;
2. L'applicazione delle misure ordinate dalla Banca Mondiale si realizza con la violenza - i contadini, le contadine, i popoli indigeni e le comunità nere sono vittime permanenti di espulsioni dalle loro terre, di massacri, di sparizioni e di esodi forzati. Questi fatti riguardano a tutt'oggi più di due milioni di persone.;
3. L'attuale modello neoliberista ha trasformato la terra in merce, alla quale ha accesso solo colui che può pagare, ed esige in più lo smantellamento di ogni aiuto dello Stato nel settore agricolo, permettendo il libero accesso, alla terra ed ai territori dei popoli indigeni e delle comunità nere, delle multinazionali;
4. Il Plan Colombia è un piano di guerra che, cercando l'intensificazione del conflitto armato in Colombia e nella regione Andina, accrescerà il problema dei trasferimenti interni e le violazioni dei diritti umani della popolazione rurale, provocherà dei danni ambientali gravi ed irreparabili in Amazzonia e rinforzerà la già eccessiva concentrazione di terre; decidono di:
1. sostenere in maniera decisa ed incondizionata le organizzazioni contadine, indigene e nere della Colombia nella loro lotta per una vera Riforma Agraria e per il recupero dei loro territori ancestrali come condizione indispensabile alla costruzione della pace nel benessere e nella dignità;
2. rifiutare energicamente il Plan Colombia e chiamare alla mobilitazione i popoli della regione per impedire l'intervento degli Stati Uniti e la generalizzazione della guerra. Noi sollecitiamo i governi dell'Europa e del Canada ad astenersi dal finanziare il Plan Colombia ed implicarsi nel conflitto interno colombiano;
3. sostenere la lotta del popolo U'wa per la difesa del suo territorio legittimo ed esigere il ritiro della multinazionale petrolifera nord-americana Occidental S.A. dal territorio U'wa;
4. appoggiare gli sforzi per trovare una soluzione politica al conflitto armato, che passa dalla soluzione dei problemi di fondo che sono all'origine della ribellione armata. Noi appoggiamo il diritto legittimo delle organizzazioni contadine, indigene e nere a partecipare secondo le loro proprie iniziative a questo processo di ricerca della pace;
5. sostenere la Campagna Internazionale "Colombia Clama Justicia" ( la Colombia chiede giustizia ) contro l'impunità ed per il diritto dei popoli di esigere la giustizia e conoscere la verità sui responsabili dei crimini contro l'umanità che hanno fatto migliaia di vittime tra la popolazione rurale;
Testo firmato dalle organizzazioni contadine membre di Via Campesina dei seguenti paesi: Spagna, Stati Uniti, Repubblica Domenicana, Salvador, Honduras, Messico, Canada, Brasile, Cile, Paraguay, Bolivia, Perù, Ecuador, India, Filippine, Indonesia, Malesia, Tailandia, Austria, Belgio, Germania, Portogallo, Niger, Paesi Baschi, Svizzera, Norvegia, Cuba, Bangladesh, Panama, Francia.
4 - Commissione Europea (aprile 2001)
Il 30 aprile, a Bruxelles, la Commissione Europea ha "dibattuto" il Plan Colombia. Era richiesta all'Unione Europea, da parte del governo colombiano (e degli Stati Uniti) una partecipazione per finanziare il "volano sociale" di questo piano: aiuti alle persone trasferite, campi di rifugiati (cioè occuparsi dei sopravvisuti ai "massacri militari" !) Una delegazione, comprendente principalmente dei colombiani (e qualche raro europeo) si era incaricata di una "gioiosa e festiva manifestazione" davanti alla sede di Bruxelles della commissione per sottolineare la loro opposizione.
Il Commissario Cristopher PATTEN ( britannico; Relazioni Esterne) gli ha definiti "TERRORISTI INTELLETTUALI" (questo commissario non deve molto amare la musica colombiana). Alla fine del pomeriggio, lo stesso commissario concedeva un aiuto di 330 milioni di euro per la realizzazione del piano di guerra dei governi colombiano ed americano contro il popolo colombiano. L'Unione Europea ha così deciso di finanziare una parte della guerra coloniale che gli Stati Uniti fanno in Colombia. (per conoscere la politica americana, chiediamo vivamente ai nostri "commissari" di leggere le opere classiche di Noam Chomsky: "What Uncle Sam really wants" e "Year 501: the conquest continues")
A - L'ERT respinge la visione della Commissione Europea sul nuovo Round dell'OMC
La Tavola Rotonda Europea (ERT), lobby di 45 imprese europee dell'energia, dei telecoms, della finanza e della produzione industriale, si oppone all'inclusione degli investimenti, della concorrenza e dei mercati pubblici nei negoziati, come proposto dalla CE, stimando che manca il tempo per arrivare ad un consenso su un così grande numero di argomenti, da qui al prossimo novembre, e che volerli mantenere sarebbe "una ricetta per un fallimento" al Qatar.
Preferisce che ci si focalizzi sulle riduzioni tariffarie, sui negoziati agricoli e sui servizi in corso, sul ritiro degli ostacoli non-tariffari ambientali e di sicurezza alimentare e che si suggeriscano i mezzi per risolvere le controversie tra paesi tramite negoziati piuttosto che tramite le procedure dell'OMC.
Il nuovo round dovrebbe, secondo l'ERT, dare dei risultati nel giro di tre anni. Il lancio di un nuovo round, se dovesse fallire, sarebbe "un'occasione persa". Ma non si dovrebbe interpretarla come una vittoria delle forze anti-mondialiste.
B - Gli USA sono favorevoli ad una riunione del Quad per facilitare il lancio di un nuovo Round, a condizione che :
Il Presidente della Commissione
delle Finanze del Senato USA ha stimato come urgente un rafforzamento della
cooperazione fra gli USA e la UE prima della riunione ministeriale del Qatar
e che si doveva utilizzare il Quad per arrivare ad un consenso sugli scopi dei
negoziati. Per questo, si è appoggiato sul recente regolamento del litigio
della banana tra gli USA e l'UE ( concluso soprattutto a favore degli USA).
Ha tuttavia avvertito che queste relazioni rischiavano di ridiventare tese prima
del Qatar se gli USA perdevano nel caso del FSC ( Imprese Commerciali USA basate
all'estero) costringendoli a rivedere le loro normative fiscali.
"Dobbiamo fare di tutto perché questo non succeda" (discorso
davanti all'European American Business Council, Aprile 2001).
D - Dichiarazione della CISL prima della riunione del Qatar
" In sostanza, ci sono stati pochi cambiamenti che possano indicare che le ragioni del fallimento della 3° Conferenza (Seattle) siano stati modificate. I Governi ed i negoziatori del Commercio devono trarre una lezione da Seattle se vogliono riguadagnare la fiducia del pubblico nel sistema commerciale multilaterale.
E' necessario fare un bilancio completo dell'impatto economico, sociale, ambientale, sullo sviluppo e sugli aspetti uomini/donne di ogni negoziato ulteriore. I membri dell'OMC devono rompere con l'attuale status quo" (Bill Jordan, SG)
Partendo dall'esperienza di Seattle o di altre riunioni, la dichiarazione propone un riorientamento del sistema commerciale multilaterale per favorire la crescita ed uno sviluppo economico mondiale sostenibile.
Per quel che riguarda i servizi pubblici, i governi devono conservare il diritto di mantenere i principali servizi, che siano l'educazione, la sanità, l'acqua o i servizi postali, nel settore pubblico; inoltre l'AGCS dovrebbe garantire in modo esplicito la libertà di azione dei governi attuali o futuri. Devono esplicitamente impegnarsi a proteggere i servizi sociali, forniti o controllati dal governo, dalla liberalizzazione e dall'apertura dell'accesso al mercato.
Richiede di offrire un'assistenza ai PVS perché possano resistere alle pressioni commerciali per l'introduzione di leggi sui brevetti che escludano delle azioni socialmente responsabili.
La CISL ha ugualmente affrontato le norme essenziali del lavoro che è uno degli argomenti in discussione da molto tempo all'OMC.
"L'importanza di far rispettare le norme sociali all'OMC si giustifica dal numero delle zone franche, che è raddoppiato in appena cinque anni, proprio quando la Cina sta per diventare uno dei suoi membri. E' dunque urgente proteggere i diritti fondamentali dei lavoratori, nei PVS come altrove, contro i governi e i datori di lavoro senza scrupoli che cercano di guadagnare dei vantaggi ingiusti nel commercio internazionale violando le norma essenziali del lavoro"
D - Gli sforzi della BM per far accettare le regole dell'OMC ai paesi in via di sviluppo:
Un documento informale della Banca, destinato alla discussione da parte dei ministri del piano e dello sviluppo dei PVS, preconizzando che la Banca aiuti i PVS a raggiungere il sistema commerciale globale, sembra voler guadagnare il sostegno all'OMC di questi ministri e di isolare i paesi che rimangono scettici di fronte all'agenda e alle istituzioni multilaterali attuali.
Da parte sua l'OMC aveva effettuato una manovra similare sponsorizzando un incontro dei ministri del commercio in Gabon per raccogliere il loro accordo al lancio di un nuovo Round. Manovra che si è rivelata infruttuosa.
Mentre l'Egitto ed il Sudafrica cercano di mobilitare il sostegno in favore del Round, i ministri dei PVS si lamentano di essere lasciati all'oscuro di quello che succede .
La BM concede che "l'approccio tradizionale delle regole comuni allo sviluppo possono non essere appropriate in parecchi settori", che potrebbero includere le normative sanitarie e fitosanitarie (blocco delle esportazioni di gamberi dai PVS verso l'Europa)
Per la BM, l'approccio dell'OMC resta valido per quel che concerne i principi della non-discriminazione e del trattamento nazionale, indicando così che i governi non devono accordare nessuna preferenza ai loro investitori nazionali.
Per la Banca, là dove il commercio cresce più in fretta, non è tra paesi ma tra le filiali delle transnazionali. "Se le restrizioni alla proprietà straniera non sono tolte parallelamente alle riforme commerciali, una delle potenziali fonti di investimento nelle esportazioni si potrebbe inaridire".
Promuovere gli investimenti implicherà l'adesione alle sue prescrizioni, che, nel suo gergo, significa privatizzazioni e nuove normative dei servizi e del patrimonio pubblico, compresi i fondi pensione e il risparmio nazionale.
Vuole ugualmente assicurarsi che i blocchi commerciali regionali aprano la via ad una integrazione multilaterale più ampia. ( approvazione del prestito di 110 milioni di dollari destinato ad un progetto regionale del Comesa (Common market for Easter and Southern Africa)
Non vuole così ricadere nei problemi che aveva conosciuto quando si era opposta al Mercosur, con il pretesto che creava delle distorsioni nel commercio internazionale e nei flussi di investimento, alzando delle barriere contro i non-membri.
Il Mercosur si era difeso dicendo che "rendeva più forti" i suoi impieghi e le sue industrie locali e attaccava la Banca cercando di minare il blocco, dietro impulso del governo USA.
Visto da Washington, dove la sede della Banca è a meno di un minuto dagli uffici del rappresentante USA del commercio, il Mercosur rimane, per l'OMC come per lo ZLEA, "un impedimento a funzionare bene". Secondo uno specialista della BM, il miglio modo per "impedire un nuovo Mercosur è di pilotare dall'inizio i processi di integrazione regionale".
E - Un fondo delle Nazioni Unite per lottare contro l'Aids alimentato da donazioni private:
Le Nazioni Unite dovrebbero tenere una sessione speciale sull'argomento. Kofi Annan ha chiesto dei contributi dai 7 ai 10 miliardi di dollari per anno. Gli USA dovrebbero impegnarsi prossimamente per 200 milioni di dollari.
Rimane oscuro chi dirigerà questi fondi. Una prima risposta è che un fondo iniziato dagli Stati Uniti avrebbe la sua sede presso la Banca Mondiale. La World Bank AIDS Trust Fund è nata l'anno scorso in seguito all'azione del Congresso e gli USA le hanno concesso 20 milioni di dollari. Aveva come scopo quello di galvanizzare le donazioni internazionali ma non ha potuto materializzarsi,tanto che alcuni pensavano che non sarebbe mai riuscita a decollare. La proposta di K. Annan è molto vicina a quella del World Bank AIDS Trust Fund,ciò che porta a pensare che il progetto della BM diventerebbe il fondo generale.
Il Dipartimento del Tesoro degli USA ha l'incarico di stabilire la carta della World Bank. Prevede un Consiglio di Direzione costituito dai donatori con una partecipazione dei paesi nuovi soci. I "donatori" non sarebbero solo i governi ma anche delle entità private, ciò vuol dire che potrebbero parteciparvi non solo le fondazioni ma anche le imprese, quindi sarebbero inclusi anche i laboratori farmaceutici privati. Secondo la proposta del Tesoro, questi ultimi potrebbero, in cambio di un contributo di 5 milioni di dollari, comperarsi un posto nel Consiglio di Direzione.
F - Gli USA si augurano che un nuovo PET sia iniziato dall'Europa:
Per Michey Kantor, primo negoziatore commerciale dell'Amministrazione Clinton, gli USA e l'UE hanno bisogno di trovare una soluzione coerente alle loro controversie. Ha suggerito che gli USA negozino un accordo di libero-scambio con l'UE come elemento di una strategia più vasta destinata a lanciare un nuovo round di discussioni all'OMC.
(Questa proposta può ricordare il PET - Partenariato economico transatlantico - nato morto e iniziato dall'ex Commissario al Commercio L.Brittan) Potrebbe essere accompagnata dall'offerta di riduzione del debito e dall'impegno delle nazioni ricche di aprire i loro mercati alle importazioni "sensibili" dei PVS.
Charlene Barchefsky, ultima rappresentante al Commercio dell'Amministrazione Clinton ha appoggiato questa proposta.
Invece Clara Hills, la rappresentante al Commercio di Bush padre, è stata molto più circospetta su questo punto. Pensa che un patto tra nazioni ricche potrebbe creare un "risentimento politico" tra le altre nazioni meno prospere.
Bill Brock, rappresentante del Commercio durante la prima metà dell'amministrazione Reagan, pensa che sia l'Europa a dovere iniziare una discussione su un patto di libero-scambio poiché "questo non prenderà mai corpo se proviene da noi". La caduta dell'Unione Sovietica, che aveva unificato le economie industriali nel passato, così come l'accelerazione dei cambiamenti rendono i negoziati commerciali, secondo lui, più difficili.
G - All'OMC laboriosa costruzione dell'agenda di Doha:
A dispetto delle obiezioni del Pakistan, il Consiglio Generale si è tenuto in base agli argomenti di Singapore: si tratta di quelli che sono nati dalla Conferenza Ministeriale di Singapore nel 96' e che comprendono commercio, investimenti, concorrenza, trasparenza nei mercati pubblici e facilitazioni commerciali. Vi figurano ugualmente commercio e ambiente, misure anti-dumping. Commercio e debito, commercio e finanza.
Per quel che riguarda gli investimenti, l'India non è sembrata convinta di negoziarne le regole all'OMC, posizione opposta a quella dell'UE che ha spinto in questo senso. Il Costa Rica ha dichiarato che, benché rimanesse importante preservare la capacità dei governi a stabilire delle norme interne in questo settore, non era meno vitale per i PVS attirare gli investimenti stranieri.
In materia ambientale, delle delegazioni, in particolare quelle dell'UE, hanno indicato che gli sembrava importante di continuare a lavorarvi, mentre altre pensano che le norme e lo statuto dell'OMC siano sufficienti. Per l'Australia, per esempio, si è già troppo discusso del principio di precauzione. Sarebbe meglio, secondo lei, eliminare le sovvenzioni che portano degli effetti perversi nell'agricoltura od in altri settori.
Le misure anti-dumping sono guardate con particolare interesse dai negoziatori. Ma la reazione degli USA alla discussione su questo argomento è stata piuttosto fredda ed essi non sembrano voler rinunciare a niente.
L'India e il Pakistan hanno reiterato il loro sostegno alla formazione di gruppi di lavoro su commercio e debito, e commercio e finanza.
Una Dichiarazione Ministeriale
dovrebbe riguardare tre punti:
Il campo delle decisioni ministeriali a Doha; le decisioni sull'ulteriore lavoro
alla Conferenza e le Decisioni sul piano del lavoro dei negoziati (agricoltura
e servizi, per esempio). Questa Dichiarazione non dovrebbe essere lunga come
quella che aveva preparato Seattle e sulla quale c'era stato disaccordo. Per
contro, dovrebbe essere precisa.
H - Applicazione degli Accordi:
Per la Norvegia e qualche altro paese sviluppato, se non si regolasse questo problema in modo ragionevole, non ne uscirebbe niente di buono a Doha per l'OMC. Comunque, sembra chiaro che gli USA non sono pronti a rispondere alle preoccupazioni dei PVS in questo campo. Tutt'al più, hanno fatto intendere che sarebbero d'accordo per estendere il termine ultimo per l'applicazione dei TRIMS (misure sugli investimenti), come desiderato da un certo numero di PVS. Ma, non ci si potrà sicuramente arrivare prima della Conferenza. Per quel che riguarda le domande dei PVS sui tessili e le misure anti-dumping in questo settore, si rimane scettici circa qualche progresso in questo settore, vista la posizione degli USA.
È per questo che i PVS hanno ricordato la loro posizione, nel senso che, senza decisioni che riguardino le loro preoccupazioni in materia di applicazione degli accordi nella Conferenza, i risultati di Doha sarebbero compromessi.
Un' altra sessione dell'CG ha trattato dell'Agenda sull'agricoltura e i servizi così come degli altri accordi come l'ADPIC o i TRIMS.
In agricoltura, il gruppo di Cairns stima che, nel quadro di un'ampia discussione sugli argomenti di Singapore, avrebbero spinto a dei negoziati agricoli destinati a prendere degli impegni che vanno al di là degli accordi che rientrano nel quadro dell'articolo XX dell'attuale accordo sull'agricoltura. Questa posizione non ha ricevuto un fermo sostegno dagli USA, tenuto conto del suo programma di sovvenzioni agricole interne e di un probabile accordo informale Zoellick-Lamy.
Paragonati all'agricoltura, i servizi non rappresentano un aspro argomento di discussione. Molti paesi si lamentano che i servizi "siano presi in ostaggio" dall'agenda sull'agricoltura, se i due argomenti restano troppo legati.
I PVS hanno manifestato il desiderio di rivedere gli accordi ADPIC e TRIMS.
I - Inizio delle discussioni sui servizi per settore:
Il Consiglio per i servizi si è riunito a metà maggio per discutere dei settori potenziali da sottomettere ai negoziati.
Queste discussioni hanno incluso degli argomenti "orizzontali" ( che toccano tutti i settori ), come la fornitura di servizi grazie alla mobilità delle persone fisiche ( modalità 4). Ugualmente gli argomenti relativi alle classificazioni e quelli relativi ai PME.
I settori discussi erano quelli dell'energia, delle comunicazioni, dei servizi ambientali e finanziari.
Per quel che riguarda le comunicazioni, le discussioni hanno riguardato i servizi audiovisivi e telecoms. Ci si discosterebbe dal principio del "tutto o niente" delle precedenti discussioni. La Svizzera, in particolare, ha suggerito di trattare un certo numero di argomenti, come la salvaguardia della diversità culturale, le sovvenzioni e i servizi pubblici.
Per quanto riguarda i servizi ambientali, i negoziatori si sono interessati di più alle azioni di prevenzione.
Per quanto riguarda gli argomenti orizzontali, la discussione ha riguardato la modalità 4, che tradizionalmente ha il favore dei PVS. Ma i paesi sviluppati vi si interessano sempre di più nel quadro dei loro espatriati in altre filiali straniere. ( legato con la modalità 3: presenza commerciale)
J - Valutazione nel settore dei servizi:
Le discussioni su questo argomento si sono rivelate difficili, alcuni si lamentavano della mancanza di informazioni disponibili. I PVS chiedono una completa valutazione prima di impegnarsi verso una liberalizzazione più ampia. Per loro, la valutazione deve servire ad avere una migliore conoscenza degli effetti delle liberalizzazione in certi settori. Nondimeno, la guida ai negoziati adottata in Marzo, aveva deciso che la valutazione si sarebbe fatta in modo parallelo ai negoziati per una liberalizzazione più ampia.
Per il momento si tratta solo di pre-negoziati settoriali che proseguiranno in luglio e ottobre: Quelli sull'accesso al mercato sono previsti per l'inizio del 2002.
I negoziati sono ugualmente proseguiti per tentare di far andare avanti il "lavoro incompiuto" dell'Uruguay Round che riguarda il processo di elaborazione delle normative dell'AGCS intrapresi da diversi sotto-comitati.
Tra loro, il gruppo di Lavoro
sulla normativa Interna, ha discusso, tra l'altro, delle discipline per i servizi
professionali e delle discipline orizzontali. Si comincia appena a discutere
del modo di trattare le numerose norme nazionali in relazione con le proposte
di negoziato, ci si è ugualmente interrogati per sapere se le discipline
applicabili al settore contabile potevano applicarsi più generalmente
all'insieme dei settori professionali.
I pareri restano differenti, tenuto conto dei numerosi aggiustamenti che sarebbero
necessari.
Le delegazioni si sono concentrate sui concetti di "necessità" e di trasparenza nel quadro delle discipline orizzontali sulle procedure e le esigenze di qualificazione, cos' come sulle norme tecniche e gli obblighi di licenza.
L'UE, l'Australia e il Giappone, hanno presentato i loro rapporti sulla definizione del concetto di "necessità". Le discussioni sono continuate su che cosa dovrebbe essere questa definizione. Questo argomento interessa ugualmente i PVS.
La pressione si sta facendo più forte da parte di alcuni PVS perché si giunga ad un accordo sulle discipline in materia delle misure di salvaguardia. Dal loro punto di vista, un meccanismo di sblocco delle salvaguardie d'urgenza potrebbe incoraggiarli a libaralizzare dei servizi sui quali non sia stata ancora fatta nessuna valutazione del suo impatto. Tuttavia per gli USA o la UE, queste discipline non sembrano necessarie e neppure desiderabili. L'OMC pensa che queste discussioni diventino troppo tecniche per la capacità dei PVS.
Traduzioni a cura di Stefano Lupi, Dario Martelli, Silvia Pozzi, Patrizia Rosa Rosa