In questo numero. In breve ..
1- Tassa Tobin - Informazioni dal mondo
SINDACALISMO INTERNAZIONALE
CISL
La Confederazione Internazionale dei Sindacati Liberi (CISL), le Segreterie Professionali Internazionali (SPI) e la Commissione Sindacale di Consultazione presso l'OCSE (CSC) si dichiarano in favore della Tassa Tobin e raccomandano la sua messa in atto. Nel documento "Combattere le crescenti disuguaglianze su scala planetaria e le nuove minacce di instabilità dei mercati finanziari", che rappresenta la dichiarazione di CISL, CSC e SPI alle Riunioni di Primavera 2001 del FMI e della Banca Mondiale (Washington, 29 e 30 aprile 2001), si legge:
Punto 22
Tenuto conto del rallentamento previsto dell'economia e della prospettiva di una accresciuta instabilità finanziaria internazionale, la CISL, la CSC e la SPI esortano il FMI e la Banca mondiale a prendere delle rapide misure per instaurare un sistema finanziario internazionale che sia di nuovo regolamentato. Tra le misure necessarie figurano:
- una migliore coordinazione delle politiche fiscali e monetarie tra i blocchi monetari del dollaro, dell'euro e dello yen al fine di liberare delle parità più stabili;
- il riconoscimento del diritto dei governi a controllare i flussi entranti e uscenti di capitali stranieri, nell'interesse della stabilità macro-economica e sociale del paese;
- un accordo sul diritto dei paesi in via di sviluppo e in transizione a sospendere in via provvisoria il rimborso del debito quando le circostanze lo esigano;
- un ruolo obbligatorio per il settore privato nei programmi di sospensione e di riscaglionamento completo del debito;
- norme internazionali stringenti per la regolamentazione dei mercati finanziari che coprono le norme in materia di riserve di capitali, di restrizioni sui rischi di conversione, così come un controllo e una certificazione degli scambi dei prodotti derivati e di altre forme di investimento a forte tasso di indebitamento;
- fare in modo che i sistemi bancari siano trasparenti e soggetti a dei criteri di divulgazione efficaci;
- elaborare un efficace sistema di allarme precoce fondato su delle migliori informazioni sui flussi monetari, i debiti privati e le riserve, e
- mettere in atto una tassa sulle transazioni monetarie mirante a ridurre i flussi monetari speculativi e a liberare risorse per la lotta contro la povertà.
2 - CES
La Confederazione Europea dei Sindacati (CES) e le due grandi centrali sindacali del Belgio domandano al governo belga di esaminare la tassa Tobin durante la sua presidenza del secondo semestre 2001.
In un documento presentato ufficialmente al governo il 20 aprile 2001, la CES, la FGTB (socialista) e la CSC (cristiana) domandano: "il lancio di uno studio serio sulla fattibilità dell'instaurazione della tassa Tobin" durante la Presidenza belga.
Le Confederazioni sindacali riprendono così la domanda delle due assemblee belghe, la Camera dei Rappresentanti e il Senato che, alla fine del 2000, avevano ciascuna adottato una risoluzione relativa alla messa in atto di un prelevamento minimo sulle transazioni speculative in moneta e domandato al Governo di scegliere l'occasione della Presidenza belga dell'Unione Europea "per prendere iniziative per permettere un miglior controllo sui movimenti finanziari internazionali".
(La lettera dei PARLAMENTARI per la tassa TOBIN Appello di Washington n°3)
B- Regno Unito
Harry Barnes, deputato del partito Laburista alla camera dei Comuni ha presentato il 25 Aprile 2001 una mozione sulla tassa Tobin firmata da 131 deputati di tutto lo scacchiere politico britannico, che raggruppa diversi ex primi ministri.
Testo della mozione:
"La camera dei Comuni sottolinea che la speculazione internazionale sulle monete e' stimata a circa 1500 miliardi di dollari per giorno e che la maggior parte di queste transazioni sul mercato delle divise avviene senza scambio effettivo di merci e di servizi. In piu' sottolinea che questi giganteschi flussi di denaro scuotono considerevolmente i poteri dei governi nazionali e delle assemblee regionali.
Allora noi crediamo che un flebile prelevamento fiscale su queste speculazioni, conosciuto come Tobin Tax, dal nome del premio Nobel a l'origine di questa idea, potrebbe sia frenare la speculazione finanziaria che permettere di spostare risorse importanti, cioe' circa 250 miliardi di dollari ciascun anno, per finanziare, per esempio, delle politiche di sviluppo o di protezione dell'ambiente.
Riconosciamo che tale prelevamento dovrebbe essere universale, o eventualmente il piu' esteso possibile, e comportare delle garanzie al fine di minimizzare e eliminare l'evasione fiscale.
Notiamo inoltre che la Tobin Tax ha il supporto del parlamento canadese, di quello belga, del governo finnico e di ONG come per esempio WAR on WANT.
Noi stimoliamo allora il governo affinche' discuta di questo argomento con i suoi partner nell'Organizzazione Mondiale del Commercio WTO, del Fondo Mondiale FMI, dell'Unione Europea, con l'obbiettivo di stabilire una imposta sulle speculazioni finanziarie che sia internazionalmente coordinata."
I sei primi firmatari sono:
Harry Barnes, Fraser Camp, Laburisti; Peter Bottomley-Conservatore; Nigel Jones, Bob Russel
-Liberal Democratico; Tony Worthington-Laburista.
In seguito alla presentazione di questa mozione, Clare Short, Ministro dello Sviluppo, nel governo laburista a espresso il suo sostegno a questa proposta, dichiarando davanti alla commissione dello sviluppo internazionale:"Per quanto concerne la Tobin Tax, l'instaurazione di una flebile tassazione sulle rendite speculative internazionali, il cui prodotto sara' usato per creare un fondo per lo sviluppo, e' un'idea molto attrattiva".
La reazione del partito conservatore non si e' fatta attendere. Gary Streeter, incaricato dello sviluppo nel gabinetto ombra conservatore, a violentemente denunciato alla stampa la posizione del ministro Clare Short, che rischierebbe di mettere in pericolo il ruolo di Londra come capitale finanziaria e minaccerebbe migliaia di lavoratori britannici. Si deve comunque notare che ci sono state posizioni contrarie alla Tobin Tax da parte di altri membri del governo laburista, in quanto, secondo queste posizioni, la Tobin Tax comporterebbe una evasione fiscale massiccia.
I deputati europei Glyn Ford e Harlem Desir, hanno inviato a "The Indipendent", a nome dell'intergruppo del parlamento, una risposta a Gary Streeter, in appoggio alla posizione di , Clare Short. Il dibattito continua.
(La lettera dei parlamentari per la Tobin Tax, Appello di Washington n°3).
C - TURCHIA
Il Signor Kemal Dervis, di recente nominato Ministro dell'Economia in Turchia ed ex vicepresidente della Banca Mondiale, responsabile del programma di lotta contro la povertà, spiega in un'intervista al quotidiano Libération (Francia) le conseguenze economiche e sociali per il suo paese della deregulation finanziaria internazionale.
In un momento in cui la Turchia sta attraversando una grave crisi finanziaria e monetaria, il Ministro fa appello alla comunità internazionale per lottare contro la speculazione.
Estratto dell'intervista pubblicata su Libération del 23 aprile 2001:
" La Turchia sopporta il prezzo della deregulation finanziaria internazionale?
Sì. La Turchia, come molti altri paesi emergenti, paga economicamente e socialmente questa deregulation sfrenata. Spero che la comunità internazionale prenda coscienza dell'urgenza di instaurare delle regole di trasparenza, delle norme di prudenza più severe, tanto per le banche che per i capitali speculativi. Tutte queste iniziative faciliterebbero il controllo di crisi di questo tipo. E' sempre la stessa storia che si ripete. Non appena percepiscono il pericolo di veder cadere i loro rendimenti, i capitali speculativi fuggono. Questo non fa che aggravare la crisi, amplifica i danni, esaspera la svalutazione. Il fardello della crisi è sopportato principalmente dalla popolazione, che, al contrario dei capitali, non è mobile.
Nessun settore è risparmiato, ma sono soprattutto gli strati più vulnerabili che subiscono gli effetti di questa crisi finanziaria. Il fardello non è mai distribuito equamente fra le popolazioni ed i detentori di capitali. C'è qualche cosa di profondamente ingiusto: si può chiedere ai lavoratori di abbassare i loro salari, ma non ai detentori di capitali di ridurre i loro tassi di remunerazione. Eppure tutti sanno che è un problema che ha soluzione solo a livello mondiale."
Così stando le cose, si può purtroppo dubitare che il Sig. Dervis sia ascoltato dalle istituzioni finanziarie internazionali, che finora hanno fatto della totale libertà di circolazione dei capitali, compresi quelli più speculativi, un elemento intangibile della loro dottrina e delle loro raccomandazioni ai paesi emergenti. Nel corso degli ultimi giorni le pressioni si esercitavano anche nel senso di una restrizione dell'aiuto annunciato dal FMI per permettere alla Turchia di uscire dalla crisi.
L'amministrazione americana ha, infatti, indirizzato un richiamo al Fondo Monetario Internazionale contro un aiuto troppo ingente e delle minacce appena velate di disimpegno, tanto che il vicepresidente della Banca Centrale tedesca, Juergen Sark, ha dichiarato che il FMI aveva oltrepassato i limiti del suo mandato, accordando un aiuto dell'ammontare di 8 miliardi di dollari.
In seno al FMI, invece che continuare a lamentarsi del costo finanziario dei danni provocati, per gli Stati azionisti, dalla speculazione nei paesi emergenti e poveri, non sarebbe ora di mettere all'ordine del giorno lo studio di questa tassa, dal tasso debole, che frenerebbe la speculazione, ridurrebbe la volatilità dei movimenti di capitale e che raccoglierebbe miliardi di dollari, che potrebbero essere destinati al sostegno allo sviluppo? Ma sembra che questa cosa non piaccia ai mercati, allora si continuerà, sempre lamentandosi, a rimpinzare la Turchia e l'Argentina per evitare un crollo a catena del sistema finanziario mondiale, considerando anche gli sforzi che bisognerebbe fare d'urgenza anche per la lotta all'AIDS, per l'accesso ai medicinali, all'acqua potabile e al minimo vitale in tanti altri paesi più poveri, talmente poveri che il loro tracollo non potrebbe neanche provocare una crisi mondiale.
(Lettera del PARLAMENTARI per la tassa TOBIN Appello di Washington n°3)
D ONU
La petizione degli economisti a favore della tassa Tobin, firmata da più di 350 di loro in 45 diversi paesi, è stata consegnata la settimana scorsa dal CEPR (Center for Economic and Policy Research) al rappresentante americano della Commissione sui finanziamenti allo sviluppo.
http://attac.org/fra/asso/doc/doc18.htm
L'operazione "7 giorni per salvare la tassa Tobin" che avevamo lanciato qualche settimana fa tramite il Courriel sembra aver fatto centro. In effetti, al momento della riunione preparatoria, la questione è stata messa sul tavolo. Ben inteso, no non si è raggiunto nessun successo significativo, ma almeno il problema non è stato completamente ignorato, come era nelle loro intenzioni.
Così il rappresentante del G77 a potuto chiedere che sia realizzata una nota informativa a questo proposito, che sarà presentata alle diverse delegazioni. (http://www.g77.org )
2 - NELLA SELVA DELL'INFORMAZIONE ECONOMICA E FINANZIARIA
Tre "minuscole" informazioni che corrono il rischio, come al solito, di passare totalmente inosservate , ma che rendono chiaramente l'idea, se ci si pensa, del carattere assolutamente fantasioso delle informazioni economiche e finanziarie che ci dispensano i media, attraverso tutti i supporti, 24 ore su 24:
1 - "Il Senato si interroga sulla democrazia dell'informazione relativa al budget in Francia", Yves Mamou, Le Monde Economie, martedì 22 maggio 2001, pag. VI:
"( ) il rapporto senatoriale addita il carattere "poco trasparente" delle amministrazioni economiche nazionali, la "credibilità farraginosa" di certi servizi ministeriali, di cui le "statistiche sono commentate da responsabili politici prima di essere pubblicate, mentre altre sono presentate alla stampa dal ministro e immediatamente accompagnate da commenti politici" e, infine, la mancanza d'informazione disponibile sulle amministrazioni pubbliche e "l'arroccamento" delle perizie che bloccano ogni possibilità di evoluzione. Non tutto è interamente falsato, ma la Francia conosce, secondo il rapporto del Senato, "un'evidente mancanza di una contro-perizia, indipendente dalle amministrazioni su temi fondamentali come l'educazione, la fiscalità, l'analisi macroeconomica, le politiche sociali, la valutazione delle politiche pubbliche".
Richiesto dal Senato all'Istituto Rexecode, questo rapporto dedicato alla "democrazia budgetaria in America", e sottotitolato "Gli insegnamenti per la Francia", lascia rapidamente trasparire che la quasi-totalità dei dati diffusi dalle istanze pubbliche è per lo meno incompleti o parziali, al peggio fantasisti o addirittura menzogneri
2 - Un eccellente esempio è dato dal rapporto della missione d'informazione parlamentare sui Fondi di Riserva delle Pensioni, accessibile on-line da quindici giorni. Un rapporto al vetriolo, che attesta sia le difficoltà che i parlamentari incontrano nello svolgere le loro mansioni, sia delle "enormi" contro-verità scovate dalle autorità in carica del dossier, e della tiepida accoglienza dei media che si sono guardati bene dal darvi eco:
Fondi di Riserva delle Pensioni
Rapporto d'informazione fatto a nome della commissione degli Affari Sociali
http://www.senat.fr/rap/r100-retraites/r00-retaites mono.htlm
(88 pagine, 180 000 battute).
3 - Last but not least, la lettera molto chiarificatrice di un lettore pubblicata nel supplemento di "Economie" di Le Monde, già citato, in data 22 maggio 2001:
"( ) L'estrema confusione che regna in Francia dopo la Liberazione tra la compatibilità del controllo di gestione - questa traduzione impropria dell'inglese "control" - si traduce in un costante incontestabile: le nostre imprese mettono in media secondo la COB (Commissione degli Operatori di Borsa), 78 giorni per pubblicare i loro conti, una volta all'anno ( ) ma questi conti non permettono di conoscere il costo delle vendite - le "cost of sales" dei conti americani - dato che producono un beneficio calcolato su tutte le quantità prodotte, vendute o invendute, invece di limitarsi alle quantità vendute ( ). In fin dei conti, un'impresa può così fare dei benefici contabili senza avere guadagnato del denaro, nello stesso modo in cui può guadagnare registrando delle parti contabili. ( )"
Guy-G. Esculier, Ingegnere di supporto alla decisione
Altrettanto vale a dire che le sapienti analisi consacrate alle pensioni, ai "licenziamenti borsistici", all "vita delle imprese", all'occupazione, meritano per lo meno di essere considerate alla luce di questi diversi "tagli", di cui i media dedicati all'informazione economica e finanziaria non sembrano preoccuparsi più di tanto.
A forza di "pesci piccoli" disorientati dalle suddette analisi e di conseguenza spogliati di tutte o parte delle loro economie, potrebbero finalmente commuoversi il giorno in cui "la vedova di Carpentras" consegnerà Jean-Marc Sylvestre ed i suoi accoliti sulla base dell'articolo 1382 del Codice Civile, la qualità, la pertinenza e l'esattezza dell'informazione economica e finanziaria faranno senza dubbio passi da gigante!
Marc Laimé. Marc@rezo.net
3 - La crisi del paradigma dietro la crisi dell'energia.
(L'articolo è basato su un'allocuzione dell'autore al cantiere su
"Tecnologia e globalizzazione" sponsorizzato dal Forum Internazionale
sulla globalizzazione 24-25 febbraio 2001, a New York)
In molti P.V.S. oggi, i sistemi energetici centralizzati detenuti dallo
stato sono impacciati in problemi di cattiva gestione, corruzione e di
debito. Allora, in tutti i paesi, gli uni dopo gli altri, gli influenti
agenzie multilaterali come la Banca per lo Sviluppo Asiatico e la Banca
Mondiale, hanno fornito la panacea: privatizzazione e
deregolamentazione. E' il caso dell'India, della Tailandia e delle
Filippine.
Nondimeno, il dibattito proprietà di stato contro privatizzazione
oscura le complessità della crisi di produzione e distribuzione di
elettricità nel terzo mondo. le cause dei problemi delle agenzie
giganti come l'Autorità di Produzione dell'Elettricità della
Tailandia (EGAT) l'Agenzia Nazionale dell'Elettricità (Napcor) nelle
Filippine, non sono l'inefficacia naturale delle imprese controllate
dallo stato, ma la crisi del paradigma che le sostiene:
l'elettrificazione centralizzata.
Le tecnologie centralizzate sono inestricabilmente collegate con le
politiche di dominio dei nostri paesi da delle elites centrali - da
tecnocrati, delle elites urbane e dei grandi affari locali e
stranieri. Dietro la crisi di queste tecnologia è chiarita un'alleanza
di lunga data tra i tecnocrati, le agenzie multilaterali e le società
anonime, consacrate a portare delle tecnologie devastatrici in paesi in
via di sviluppo in nome della modernità e della ricerca di
redditività. L'industria energetica, in particolare, illustra questa
simbiosi distruttiva tra progresso e redditività.
Una delle più vecchie espressioni che dimostrano il fatto che la
produzione e la distribuzione di elettricità fu una prova centrale
della modernità è stata stabilita da Lenin nel 1921, quando definisce
il socialismo come "la potenza e l'elettricità sovietica". Ma non
furono soltanto i marxisti sovietici che hanno associato l'energia
elettrica con la società desiderabile. Jawaharlal Nehru, la figura
dominante nell'India del secondo dopoguerra, chiamava le dighe "i templi
dell'India moderna", un parere che, come l'autore indiano Arundhati Roy
precisa, ha tracciato la sua strada nei manuali della scuola elementare
in tutte le lingue indiane. Le grandi dighe sono diventate un articolo
della fede inestricabilmente legato al nazionalismo. Interrogarsi sulla
loro utilit=E0 diventa quasi fare un atto di sedizione.
L'elettrificazione centralizzata.
Il modello tecnologico di sviluppo dell'industria energetica per il
secondo dopoguerra fu quello di creare un numero limitato di centrali
elettriche - dighe giganti, centrali termiche a carbone o petrolio o
nucleari - in punti strategici, che producevano elettricità che veniva
distribuita in ogni regione del paese. Le fonti tradizionali o locali di
energia che permettevano un certo grado di autosufficienza furono
considerate arretrate. Se non sei collegato ad una rete centrale, sei
arretrato. L'elettrificazione centralizzata con le sue grandi dighe, le
sue grandi centrali, diventò furiosamente alla moda. C'era, in
effetti, un fervore quasi religioso su questo argomento tra i tecnocrati
che definirono li loro lavoro come "la missione dell'elettrificazione"
al collegamento del villaggio più lontano dalla rete centrale.
Ci fu, e questo deve essere noto, una grande missione che fu sostenuta
in India, Tailandia, Vietnam del Sud e Filippine da dalle sovvenzioni
dell'agenzia degli EU per lo sviluppo internazionale di diversi milioni
di dollari. Senza stupore, questa generosità non era completamente
distaccata dalla missione non meno salutare di pacificare delle zone
rurali permeabili ad agitazioni comuniste.
Qualsiasi cosa succeda, come Roy osserva nel suo brillante saggio, "il costo
della vita", i tecnocrati dell'India, nel nome della "missione di
elettrificazione", non soltanto costruirono delle "nuove dighe e dei
piani per l'irrigazione...( ma ugualmente) presero il controllo dei
piccoli sistemi tradizionali di produzione idraulica che erano stati
utilizzati per migliaia di anni e li lasciarono atrofizzarsi." Qui, Roy
esprime una verità essenziale: questa elettrificazione centralizzata
ha fagocitato lo sviluppo di sistemi di alimentazione alternativi che
avrebbero potuto essere più decentralizzati, più orientati verso
l'utente, più ecologici, più benigni, e meno golosi di capitali..
L'elettrificazione centralizzata, come tutte le ideologie, ha servito
determinati interessi, che non erano certamente quelli delle masse. I
principali gruppi interessati erano:
- Le principali agenzie multilaterali e bilaterali di sviluppo. In Asia,
la Banca Mondiale e la Banca per lo Sviluppo Asiatico (ADB) divennero i
più grandi finanziatori di tecnologie per l'energia centralizzata per
l'esportazione verso i paesi del terzo mondo tanto che, come dichiarato
al più presto, l'USAID sovvenzionò l'elettrificazione rurale. Lo
sviluppo dell'energia centralizzata fu un fondamento essenziale per
l'esistenza e l'espansione di queste istituzioni nelle burocrazie
giganti.
- I grandi imprenditori multinazionali come Bechtel o Enron, che fecero
enormi utili costruendo dighe o fornendo dei servizi di consiglio
sull'energia.
- Gli esportatori di centrali, tra cui quelle nucleari, come la General
Electric e Westinghouse, di cui i costi sono stati sovvenzionati con le
imposte dei cittadini dei paesi sviluppati da agenzie d'esportazione
governative, come l'US Eximbank.
- Le potenti coalizioni locali di tecnocrati dell'energia, le grandi
imprese, e le elites urbano-industriali. A dispetto della retorica
"dell'elettrificazione rurale", l'elettrificazione centralizzata è
stata indirizzata essenzialmente verso la città e l'industria. E'
significativo il caso delle dighe che implicano la consumazione del
capitale naturale delle campagne e delle foreste per sostenere la
crescita dell'industria urbana. L'industria era il futuro. L'industria
era ciò che aggiungeva realmente il valore. L'industria era sinonimo
di potenza nazionale. L'agricoltura era il passato.
A parte essere un elemento nei di risposta all'urgenza,
l'elettrificazione rurale era semplicemente una piccola concessione alla
campagna con il fine di pacificare l'opposizione all'elettrificazione
centralizzata indirizzata verso la citt=E0. Le grandi dighe
"multifunzionale" che furono falsamente forniti a dei paesi
contemporaneamente i vantaggi della produzione energetica e
dell'irrigazione sono stati considerati in primo luogo e principalmente
per produrre elettricità per il settore urbano.
Costi...
Nel frattempo a questi gruppi toccarono dei benefici ed altri pagarono i
costi. Specificatamente, sono state le zone rurali e l'ambiente naturale
che hanno assorbito i costi dell'elettrificazione centralizzata. Dei
crimini terribili sono stati commessi in nome della produzione
dell'elettricità e dell'irrigazione, indica Roy, ma questi sono
nascosti perchè i governi non hanno mai registrato questi costi.
In Tailandia, per esempio, il governo non ha nessuna traccia del numero delle comunità e dei contadini che sono stati spostati dall'importante numero di dighe idro-elettriche e di irrigazione costruite a partire dagli anni 50'. Pochissimi hanno ricevuto un indennizzo. Le comunità furono spostate, scomparvero o furono semplicemente assorbite nei tuguri urbani.
Roy calcola che, in India, le grandi dighe hanno trasferito circa 33 milioni di persone negli ultimi 50 anni, circa il 60% erano intoccabili o facevano parte del popolo indigeno. Come la Tailandia, l'India non ha, nei fatti, una politica nazionale di rialloggiamento per coloro che sono stati trasferiti dalle dighe. E neppure le Filippine ce l'hanno.
I costi ambientali sono stati enormi: in Tailandia sono stati sommersi centinaia di migliaia di ettari di foresta vergine, sono stati modificati dei corsi di fiumi, le comunità costiere non hanno più abbastanza pesce per sopravvivere e molte specie di pesci sono semplicemente scomparse. In India, precisa Roy, "l'evidenza contro le grandi dighe, cresce in modo allarmante - disastri di irrigazione, inondazioni causate dalle dighe, il fatto che oggi ci sono più zone soggette alle inondazioni o alla siccità di quante ce ne fossero nel 1947. Il fatto che non un solo fiume delle pianure abbia la sua acqua potabile."
Un magro raccolto
Allora quali sono i vantaggi che quasi 50 anni di elettrificazione centralizzata hanno veramente portato?
Dopo avere imposto tali costi umani ed ecologici, la quantità di elettricità sviluppata dalla controversa diga di Pak Mun nel nord-est della Tailandia può a malapena assicurare i bisogni quotidiani in elettricità di un pugno di centri commerciali di Bangkok.
In India, il 22% dell'elettricità prodotta è persa per l'inefficacia della trasmissione e del sistema. La proporzione per le Filippine e di almeno il 25%, ciò che è probabilmente la norma per i paesi in via di sviluppo. Nelle Filippine, dopo 50 anni di elettrificazione massiccia, più del 30% delle famiglie rurali non hanno alcun accesso all'alettricità. In India, circa il 70% non ha alcun accesso all'elettricità.
Beneficiari
Tuttavia, questo non è strano, dal momento che l'elettrificazione centralizzata non ha mai avuto come scopo principale di fornire elettricità conveniente ai consumatori. Il suo scopo era molto diverso:
Prima di tutto, l'elettrificazione centralizzata è stata adottata allo scopo di fornire un'immagine di modernità e così soddisfare le ambizioni dei tecnocrati e delle elites autoritarie come Marcos nelle Filippine, che identificava la sua potenza con quella che doveva essere fornita dalla centrale nucleare di Bataan.
Ha cercato di fornire degli utili, pagati dai contribuenti, agli imprenditori delle dighe multinazionali e locali e ai costruttori delle centrali come l'onnipresente Bechtel.
L'elettrificazione centralizzata cercava di fornire un fondamento per il mantenimento e l'espansione delle gigantesche burocrazie multilaterali come la Banca di Sviluppo Asiatica e la Banca Mondiale.
L'elettrificazione centralizzata non aveva per scopo di fornire un programma di sviluppo logico ed equilibrato ma di scatenare un processo di iper-sviluppo, destabilizzante, sproporzionato e mirato verso la città, mentre la maggior parte delle campagne veniva lasciata indietro, in modo da concentrare le risorse nazionali nella costruzione di un settore manifatturiero e industriale sul modello occidentale.
La nuova Panacea
Oggi, questi sistemi di elettrificazione centralizzata, gestiti dai governi, sono diventati terribilmente cari da mantenere. L'FMI, la Banca Mondiale e la Banca di Sviluppo Asiatica vogliono che ora i governi privatizzino e deregolamentino questi sistemi. Mentre i governi dovevano mantenere i prezzi dell'eletrticità controllati in modo da giustificare l'esistenza di impianti di generazione, trasmissione e distribuzione , ci si può aspettare a che il settore privato aumenti i prezzi e riduca i servizi, altrimenti detto, questo eliminerà semplicemente l'insieme dei consumatori che non potranno pagare. Dopo essere stati imbrogliati dall'ideologia dell'elettrificazione centralizzata, le persone saranno imbrogliate da un'altra ideologia - altrettanto pericolosa, quella della privatizzazione - attraverso la propaganda sulla più grande efficacia del consegnare ai privati i servizi essenziali.
Pagamento della Fattura
Senza stupore, sono i consumatori - rurali ed urbani - che pagheranno i costi della transizione, perché le società del settore privato - un buon numero delle quli sono delle società transnazionali come Enron o KEPCO - non saranno spinte ad assorbire i costi totali di questi costosi sistemi acquistati con prestiti massicci dai governi. Nelle Filippine, i consumatori sovvenzioneranno la vendita della "National Power Corporation" al settore privato pagando un'omposta concepita per raccogliere 10 miliardi di dollari di costi in perdita.
Nei paesi, gli uni dopo gli altri, le attività fisiche dei sistemi centralizzati sono oggi divisi tra società private. Ma non è tra piccole e medie imprese, cosa che sarebbe almeno conforme alla filosofia della libera impresa. No, il modello, per noi del terzo Mondo è il sistema di deregolamentazione che la California ha lanciato all'inizio degli anni 90'. Poiché i tecnocrati e le grandi imprese ci spiegano ormai che le "economie di scala" implicano che gli impianti energetici devono essere attribuiti ad alcuni, pretesi dispensatori efficaci di energia. Cos', il sogno della grande energia centralizzata che tanti dei nostri tecnocrati hanno associato alla potenza nazionale si è rivelato un brutto sogno. Si è rivelato essere semplicemente una fase nella consegna dell'energia elettrica nelle mani dei monopoli privati, buon numero dei quali sono delle transnazionali straniere. E con la deregolamentazione adottata dalla California come modello, c'è appena bisogno di dichiarare che ci dirigiamo verosimilmente verso un disastro economico ben maggiore di quello della crisi dei sistemi elettrici centralizzati gestiti dallo Stato. Le persone sono state. Tuttavia, sottostimate. Poiché dovunque nel Terzo Mondo, in questo momento, in posti come Narmada in India, come Pak Mun in Tailandia, delle persone si stanno attivamente impegnando nelle lotte contro la nessa in opera di tecnologie centralizzate fatte per fornire l'illusione ma non la realtà del progresso nazionale. Queste lotte nelle campagne lontane cominciano a svegliare i supposti beneficiari cittadini dell'elettrificazione centralizzata alla realtà che questo paradigama desueto e difettoso di progresso nazionale è sul punto di rimettere degli attivi nazionali terribilmente cari nelle amni dei monopoli privati, come il distributore Meralco nelle Filippine, un'impresa che rappresenta l'unione incestuosa di elettricità , monopolio e super profitto.
Il popolo, in breve, si rende sempre più conto che la lotta per la comunità, per l'indipendenza, per il futuro è oggi inestricabilmente legata alla lotta contro le cattive tecnologie centralizzate che favoriscono semplicemente il dominio, la dipendenza e la dissoluzione.
Walden Bello è il direttore esecutivo del "ocus on the Global South" e può essere contattato al seguente indirizzo: waldenbello@hotmail.com
A - Un rapporto dell'UE ha sollevato le critiche dell'Ufficio Internazionale dei Tessili
Questo rapporto intitolato "Impatti non commerciali della politica commerciale - Questioni sollevate, ricerca di uno Sviluppo durevole" ha provocato una risposta dell'ITCB ( International Textiles and Clothing Bureau, che riunisce gli esportatori di tessili di 24 importanti paesi in via di sviluppo) indirizzata a Pascal Lamy. In conclusione del suo rapporto, la Commissione aveva sottolineato le conseguenze negative, sociali ed ambientali, che causerebbe la liberalizzazione del settore tessile, particolarmente la piena del livello delle acque e l'inquinamento dell'aria. Secondo l'ITCB, questa posizione è in totale contraddizione con le precedenti dichiarazioni dell'UE che insistevano sugli effetti positivi della concorrenza commerciale, nel senso di minor inquinamento e produzione più efficace.
B - Dichiarazione introduttiva della Dichiarazione di Doha:
S.Harbinson, Pdt del Consiglio Generale dell'OMC, ha incontrato numerose delegazioni per sviluppare l'agenda della Conferenza di Doha.
Non è stato raggiunto nessun accordo sul testo specifico della Dichiarazione; si è semplicemente verificato un sostegno importante alla necessità di proteggere la salute pubblica dall'uso unilaterale delle disposizioni dell'ADPIC ( Accordi sui diritti di proprietà intellettuale), dopo la controversia che ha riguardato il recente conflitto tra ADPIC e trattamenti delle persone colpite dall'aids.
D'altronde, il delegato brasiliano ha chiesto il riconoscimento, nella Dichiarazione di Doha, del "deficit di sviluppo", risultante dall'incompleta applicazione dell'Uruguay Round.
C - L'ASEAN intercede per Myanmar (Birmania)
I ministri dell'ASEAN (associazione delle nazioni dell'Asia del sud-est) hanno chiesto al BIT di non prendere delle misure contro Myanmar in relazione alla schiavitù del lavoro,poiché il paese fa tutto quello che può per liberarsi da questa pratica attraverso la legge e le normative. "Noi speriamo che il BIT non sottoporrà quella popolazione ad una punizione attiva" Il BIT aveva, nello scorso novembre,chiamato i suoi membri a rivedere le loro relazioni con questo Stato, in modo da non aiutarlo ad estendere questa pratica. I Ministri ne hanno ugualmente approfittato per decidere di rigettare il legame tra norme sociali e commercio.
D - I 13 paesi candidati per l'ingresso nell'UE sostengono Lamy per l'avvio di un nuovo round.
Sono anche d'accordo per estendere le discussioni agli investimenti ed alla concorrenza.
E - Accordo di cooperazione tra India e Pakistan per la Conferenza di Doha.
Questi due paesi hanno deciso di cooperare sugli investimenti, le normative del lavoro, dell'ambiente e dei mercati pubblici.
F - I giornalisti dei PVS sono i primi a beneficiare dei contributi non governativi.
Una fondazione tedesca finanzierà per 29.000 dollari 3 seminari con 10 giornalisti dei paesi i meno sviluppati per presentargli gli Accordi dell'OMC. Comprenderanno dei contatti con le delegazioni nel quadro dell'assistenza tecnica dell'OMC !!!
Gruppo di lavoro "Trattati internazionali" omc.marseille@attac.org
5 - Lasciar fare, lasciar passare
Non resisto al piacere di mandarvi il testo di un poema che Eugène Pottier ( l'autore dell'Internazionale) ha indirizzato ai suoi vecchi amici della Comune mentre era rifugiato in America.
Si intitola "Lasciar fare, lasciar passare" con il sottotitolo "l'economia politica". Coscienza politica di 120 anni fa ! .
Emmanuel B.
( la traduzione è ovviamente libera, vista la difficoltà di rispettare le rime ma il senso è stato rispettato, me ne scuso con l'autore e con i lettori - N.d.T.)
Lasciar fare, lasciar passare
(l'economia politica)
Eugène Pottier 29 luglio 1880
Di tutti i diritti che l'uomo esercita
Il più legittimo in totale
E' la libertà di commercio
La libertà del Capitale
La legge è "la domanda e l'offerta"
Sola morale da professare
Purché si compri e si venda
Lasciar fare, lasciar passare !
E che niente vi spaventi
Mettendoci il veleno
Se il mercante triplica la vendita
Prova che aveva senza dubbio ragione
Che sia morfina o senape
O intruglio chimico
Sono problemi del cliente
Lasciar fare, lasciar passare !
I lavoratori hanno delle collere
Che non sfiorano i sapienti
Bisogna ben tagliare i salari
Per fare del buon mercato
Per un ribasso di due soldi all'ora
Si incasseranno dei miliardi
Lasciar fare, lasciar passare !
Per il bene del corpo e delle anime
Raddoppiamo le ore di lavoro
Venite bambini ragazze e donne
La fabbrica è un grande ovile
Trascurate marmocchi e casa
C'è fretta di abbandonarvi
Avrete dei mesi di disoccupazione
Lasciar fare, lasciar passare !
Lo straniero ha l'articolo alla moda
Che trova un rapido spaccio
Non ascoltiamo il demagogo
Che predica l'ingorgo
Dobbiamo sfidare questa balordaggine
Fabbricando al massimo
Per sotterrarlo con le nostre mercanzie
Lasciar fare, lasciar passare !
Il cinese brulica in sciami
Ha ben dei mezzi
Per risparmiarsi una famiglia
E lavorare a metà prezzo
Avviso ai lavoratori di Francia
Nel loro interesse,bisogna esercitarsi
Per affondare la concorrenza
Lasciar fare, lasciar passare !
Durante l'Assedio nella carestia
Ho difeso la libertà
Volendo fedele alla dottrina
Razionare l'alto costo
Ogni giorno e senza proiettili
Di ventimila lo stock delle bocche inutili
Lasciar fare, lasciar passare !
Che si accaparrino le merci
Che si brucino granai e magazzini
Che per regolare i diritti di ingresso
Ci si bombardi tra vicini
Che il debole sia la vittima
Buono da imbrogliare saccheggiare succhiare
L'economia ha per massima
Lasciar fare, lasciar passare !
6 Appuntamenti con ATTAC Italia
ATTAC Firenze il giorno 26 maggio ha organizzato una assemblea sui Fondi Pensioni. Vi trasmettiamo le righe scritte da ATTAC Firenze come commento della iniziativa.
" L'iniziativa ha avuto molto successo Al dibattito, cui partecipava Salvatore Ricciardi per ATTAC-Italia, hanno preso parte una quarantina di persone, di cui una decina nuove; nonostante molti altri impegni concomitanti, i cittadini e le organizzazioni promotori di ATTAC-Firenze hanno in buon numero partecipato. Il dibattito è stato di buon livello e per niente banale. Abbiamo fatto passare un foglio su cui scrivere nome e recapito per avere altre informazioni su ATTAC e praticamente tutti si sono segnati. E' seguito un presidio con volantinaggio davanti alle banche"
ATTAC Firenze ha anche prodotto un interessante volantino informativo su cosa
sono i Fondi pensione che faremo circolare in rete separatamente per non appesantire il Granello.
In vista del 2 Giugno.
Molte saranno le iniziative che i Comitati Locali di ATTAC Italia, da soli o in
Coordinamenti cittadini, stanno organizzando in vista del 2 Giugno.
Cerchiamo di fare una breve rassegna invitando tutti a segnalarci iniziative per questa data.
Attac - Novi Ligure ha organizzato un volantinaggio nei prossimi giorni davanti alle scuole per sensibilizzare gli studenti. Attac Siena invece organizzerà un banchetto ed un presidio vicino Piazza Salimbeni. La stessa formula del presidio sarà utilizzata da Attac Alessandria che aderiranno alla iniziativa dei Giovani Comunisti. Attac Frosinone invece per pubblicizzare Genova hai organizzato due tavolini di propaganda a Frosinone il 2 giugno nel pomeriggio in via Aldo Moro (Oviesse) il 3 giugno presso la mostra dell'antiquariato a largo Turriziani. A Milano, ATTAC aderisce al Comitato Cittadino conto il G8 e per Genova Città Aperta ed è stato organizzato un presidio in Piazza San Babila alle ore 15.00 con un corteo finale.
A Bologna Attac aderisce al Bologna social forum che ha organizzato per il 5 di Giugno una Assemblea pubblica alle ore 21 presso il salone dei Contropiani in via Ranzani dove parteciperà Antonio Bruno del Gsf.
A quanto pare ATTAC ITALIA darà un importante contributo per il 2 Giugno. Tutti coloro che hanno in cantiere iniziative per il 2 Giugno o comunque in vista di Genova possono comunicarle a Fiorino Pietro Iantorno ( iantornofi@libero.it ). Obbiettivo è nel prossimo granello fare un resoconto ed un lancio sulla stampa nazionale.
Informazioni Logistiche in vista dell'Assemblea di lancio di ATTAC Italia
Qui di seguito troverete un elenco di alberghi e campeggi convenzionati per l'assemblea del 23 e 24 giugno di Bologna. Se l'afflusso è alto, i prezzi sono soggetti ad ulteriori riduzioni. Purtroppo Bologna è molto cara. In ogni caso, nei prossimi giorni vi comunicheremo altre eventuali convenzioni.
Per i chiarimenti logistici contattare Gianni Paoletti
Hotel Accademia
Tel: 051232318 - 051263590
via belle arti, 6,
singola con bagno £.130.000
doppia £. 190.000
Hotel S.Vitale
Tel. 051-225966
Fax. 051-239336
via s.vitale, 94
singola £. 90.000
doppia £. 130.000
tripla £. 165.000
quadrupla £.180.000
pensione saccone
Tel: 051230563
via delle moline, 18,
£. 75.000 singola con bagno
£. 95.000 doppia con bagno
£.160.000 tripla con bagno
£. 180.000 quadrupla con bagno
Camping Citta di Bologna
Tel. 051-325016
Fax. 051-325318
via Romita 12
www.hotelcamping.com
campingholtelbologna@iol.it
(fuori Bologna, necessaria l'automobile)
tariffe £. 21.000 la piazzolla + 9.000 a persona
Centro sociale T.P.O.
viale Lenin 3 referente: Giulia Santoro, Tel: 0516241854 - 03471645595; e-mail:giuliasantoro@hotmail.com
offre disponibilità per circa 100 persone munite di saccapelo. Possibile
anche cenare
£ 5.000 per dormire; £ 10.000 cena