IL GRANELLO DI SABBIA N° 234

In questo numero. In breve…..

  1. Boicottiamo e ancora…
    Il boicottaggio dei prodotti della multinazionale Danone sembra efficace.
    Le mobilitazioni continuano soprattutto con delle iniziative sindacali nelle prossime settimane.
    La settimana scorsa all'Assemblea Nazionale, una riunione organizzata da Attac ha permesso di fare qualche proposta per far fronte ai licenziamenti di convenienza borsistica.
  2. Sviluppo, passiamo all'attacco.
    A Bruxelles, il Cinquantenario, simbolo coloniale del supersfruttamento del Sud da parte del Nord, sarà ricoperto da un telone di 600 m2 decorato da Pierre Kroll e dai partecipanti!
  3. Stupefacenti Paradisi: brucia sul mare.
    Nel campo marittimo, la speculazione è spesso sinonimo di marea nera, di inquinamento, di condizioni di lavoro deplorevoli. Un fenomeno in espansione. A meno di poterlo fermare il 9 giugno.
  4. Tobin Tax - Si va avanti
    In Europa è dalla parte del governo belga, prossima presidenza europea, che le cose sembrano andare avanti. In Argentina dei deputati danno inizio ad un'offensiva.
  5. La grande mutazione del capitalismo.
    Il narco traffico è ben più di un'impresa illecita e mafiosa, danneggia direttamente, con l'intermediazione dei paradisi fiscali, l'economia reale. Secondo l'autore assistiamo oggi ad una vera mutazione di quest'economia.
  6. Notizie dall'italia

 

1- Boicottiamo ed oltre.

Il boicottaggio dei prodotti Danone è sempre di attualità. Boicottiamo! Presto avranno luogo delle azioni sindacali, in particolare una il 22 maggio e l'altra il 9 giugno. Sono numerose le azioni che si svolgono in Francia in questo momento ed incontrano un chiaro successo come lo prova, per esempio, il piccolo racconto di Attac 77 Sud del 5 maggio scorso.

Attac 77Sud ha organizzato sabato 5 maggio un'azione sorpresa in un ipermercato Carrefour (Villiers en Bière) durante l'ora di affluenza pomeridiana più alta. Lo scopo era quello di indossare delle T-shirts ben visibili che ricordavano le marche Danone da boicottare e passeggiare per i reparti facendo finta di fare la spesa. E' STATO VERAMENTE UN SUCCESSO. Malgrado fossimo solo in dieci ( a causa del week-end lungo) e che per la maggior parte questa fosse la prima azione militante di una certa importanza. Non potevamo permetterci di rinviarla, c'erano 3 giornalisti: 2 del Parisien (giornalista e fotografo), 1 di Radio France Bleu Melun (radio giornalista).

Siamo entrati nell'ipermercato in piccoli gruppi di 3-4 persone e solo quando eravamo nei reparti abbiamo indossato le nostre T-shirts. Ci siamo divisi in tre gruppi muniti di carrello per essere presenti nei reparti DOLCI - BISCOTTI- ACQUE MINERALI. Non abbiamo fatto scoppiare i cartoni dello yogurth Danone (anche se la voglia era tentante), ma iniziavamo a discutere con le persone che prendevano queste marche. "Non comperate questi prodotti, hanno un cattivo gusto di licenziamento!" In generale, c'era sempre un dibattito ma le reazioni sono state globalmente positive. Ci sono stati anche degli aneddoti divertenti: un lavoratore interinale che riponeva delle scatole di biscotti LU negli scaffali ci ha chiesto una T-shirt e l'ha immediatamente indossata sotto lo sguardo ipnotizzato del giornalista di France Bleu. Quest'ultimo ha voluto intervistarlo, ma il lavoratore ribelle non ha osato spingersi fino a questo.

Un'altra cosa: dei clienti prendevano un cartone di Badoit (acqua minerale, n.d.t.), volevamo parlargli ma non capivano: normale, erano dei turisti inglesi. Con un dito sulle T-shirts gli abbiamo mostrato i prodotti da boicottare. Hanno detto "OOOHHHH Danone….Boycott….OK OK OK" e hanno rimesso il cartone dell'acqua frizzante al suo posto sullo scaffale sotto i nostri applausi e l'occhio divertito del giornalista del Parisien. Eravamo osservati ma i vigilantes non sono mai intervenuti. Ce ne siamo andati dopo 1 ora e mezza con la stessa tranquillità con cui eravamo entrati.

Questo dà voglia di ricominciare più numerosi e di incoraggiare i comitati Locali che vogliono farlo. Saluti militanti. Per più informazioni: 77sud@attac.org

Oltre il boicottaggio. C'è stato un incontro organizzato da ATTAC all'Assemblea Nazionale il 3 maggio per discutere sulle proposte che potevamo fare contro i licenziamneti di convenienza borsistica. In effetti il capitalismo prende una nuova forma nel contesto della globalizzazione finanziaria: è il "capitalismo azionario" il cui corso è l'accumulazione di ricchezze finanziarie grazie alle imprese e ai loro azionisti. Ha per caratteristiche principali: il ruolo primordiale dei mercati finanziari, e più in particolare del del mercato delle azioni; la preponderanza del potere dell'azionariato induce delle nuove forme di "governo dell'impresa"; l'applicazione di nuove strategie rivolte verso "la creazione di valore azionariale" di cui i licenziamenti per convenienza borsistica sono una diretta conseguenza.

Potrete trovare le analisi e le proposte all'indirizzo seguente:

http://attac.org/fra/asso/doc/doc58.htm

 

2 - Sviluppo, passiamo all'attacco.

Dopo due decenni di liberalizzazione accelerata e selvaggia delle economie dei Paesi meno avanzati, il bilancio si è saldato con una marginalizzazione ed un impoverimento accresciuti delle popolazioni di questi paesi. Oggi 600 milioni di persone vivono in questi 49 paesi e più della metà do loro vive con meno di 1 dollaro al giorno.

La III° conferenza delle Nazioni Unite sui PMA (paesi meno avanzati) dal 14 al 20 maggio e il Forum delle ONG dal 10 al 20 maggio, che si terranno a Bruxelles, offriranno un'occasione unica alla comunità internazionale nel suo insieme per ripensare le grandi linee del modello di sviluppo. Non abbiamo tutti i giorni l'occasione di influenzare un evento così ampio e la cui posta in gioco è cruciale per milioni di persone.

"Un altro mondo è possible" Il 12 maggio 2001 alle ore 12.00, offriamo degli abiti nuovi al Cinquantenario!

Monumento dell'era coloniale, "monumento delle mani tagliate" il cinquantenario testimonia il fatto che la situazione dei PMA è il risultato di una storia che si perpetua e lega questi paesi alle nostre società con un profondo legame di dipendenza. Le popolazioni dei PMA vogliono essere protagoniste del loro sviluppo, ma diversi meccanismi intralciano le loro lotte e le loro alternative.

"Un altro Mondo è Possibile"

- Nel quadro di una strategia di sviluppo del Terzo Mondo e dei PMA, centrata sui bisogni umani e gli interessi collettivi. Queste strategie devono essere definite dalle popolazioni, senza ingerenze della Banca Mondiale, dell'FMI e dell'OMC.

- Con l'annullamento del debito estero del Terzo Mondo ed in particolare dei PMA

- Con dei mezzi supplementari per finanziare lo sviluppo

- Con il libero accesso ai mercati del Nord e con dei prezzi preferenziali per i prodotti dei PMA ma anche con la possibilità per questi paesi di proteggere le loro economie.

Decine di associazioni che lavorano per delle relazioni Nord/Sud eque, si mobilitano per rimettere le priorità umane e l'interesse collettivo al centro delle strategie di sviluppo del Terzo Mondo e dei PMA.

Delle personalità del Sud ci proporranno le loro alternative per uno sviluppo giusto e sostenibile. Nel "Tribunale delle Donne e dei Popoli del Sud", degli attori faranno il processo al debito del Terzo Mondo in un lavoro teatrale che ci viene da Dakar. Vestiremo il Cinquantenario di rivendicazioni e proposte concrete perché davvero i PMA perdano la loro "M". In un concerto eccezionale, il Sud "Tribute to Fela Band" e il Nord "Les Extincteurs" tesseranno un dialogo fatto di improvvisazioni musicali. E, finalmente, ai ritmi del nostro pianeta a dimensione umana, con musiche e danze, andremo a pavoneggiarci davanti al Parlamento Europeo, luogo in cui le delegazioni nazionali condurranno i loro dibattiti.

Sarà l'occasione per ricordare ai governi che di fronte a 1.3 miliardi di individui privati dell'acqua potabile, a 2 miliardi di persone sofferenti di malnutrizione, a 1 miliardo di analfabeti, la cui maggioranza sono donne, solamente delle politiche pubbliche risolute sono in grado di garantire il rispetto dei dirittti umani.

Perché un "Altro Mondo è Possibile": Grande mobilitazione il 12 maggio alle ore 12.00 al Cinquantenario. Il Cinquantenario,simbolo coloniale del supersfruttamento del Sud da parte del Nord, sarà ricoperto da un telone di 600 m2 decorato da Pierre Kroll e dai partecipanti!

Per il Forum ONG (dal 10 al 20 maggio) Anna Eriksson, Forum ONG, 02 743

87 65 - aeriksson@clong.be

Per la giornata del 12 maggio, Olivier Bailly, CNCD-Opération 11.11.11, 02

250 12 45 - olivier.bailly@cncd.be

 

3 - Stupefacenti Paradisi: brucia sul mare.

Sembra che nel trasporto marittimo mondiale ci sia euforia. La ripresa della crescita, la previsione di una crescita ancora maggiore degli scambi, fanno infiammare i noleggi, quest'anno, nella maggior parte dei settori del traffico. I noleggi petroliferi, anche se penalizzati da un aumento del prezzo del carburante e dall'effetto "Erika" sono moltiplicati per due, tre, vedi ancor di più, rispetto allo scorso anno . Si ritrovano dei livelli che non si erano visti da un quarto di secolo. La costruzione delle navi riprenderà come nei giorni migliori. Delle navi nuove rimpiazzeranno presto quelle più vecchie, dei prezzi di trasporto miglioro permetteraano infine di metterle in opera in buone condizioni? L'oscuro divenire della flotta mondiale si sta forse illuminando?

Non sognamo troppo. Una parte di questa flotta era in un tale stato di vetustà e di cattiva manutenzione, dopo un lungo periodo di noli miserabili e di espansione generale della compiacenza, che i prezzi non potevano che infiammarsi alla prima ripresa seria degli scambi. Quello che succede adesso non fa che illustrare il carattere altamente speculativo dell'attività marittima. Si specula su tutto, le navi nuove, d'occasione, in costruzione, i noleggi per durate diverse. Degli operatori di ogni genere si avventano sui diversi segmenti di questo mercato, come in altri periodi si vedevano le navi cambiare di proprietario parecchie volte nel corso della costruzione ed il loro prezzo moltiplicarsi. Si è visto, negli anni 70, un fenomeno tale prolungare la sua dinamica insensata ben al di là del capovolgimento della congiuntura, e le petroliere nuove andarsene, in seguito, ad imputridire all'ancora in qualche fiordo norvegese o baia greca. E' di questo periodo la generazione delle navi come l'Erika.

Dobbiamo supporre che questo genere di storie si ripeterà in modo identico? No, purtroppo possiamo aspettarci di peggio, e dovremmo soprattutto cercare di fare altre cose. Possiamo temere il peggio, perché queste flotte che 25 anni fa erano gestite in maggioranza ancora da degli armatori autentici, situate in paesi reali, anche se le pratiche degli uni e degli altri non erano esenti da critiche. Da allora, lo scivolamento verso la compiacenza ha instaurato la legge dei mondi senza legge. E gli operatori sono sempre più spesso dei chiunque che maneggiano dei fondi che vengono da dovunque. Certe vicende recenti lo mostrano bene e non sono che una frazione della parte emersa di questo fantastico iceberg.

Dai petrolieri.

Qualche dato di base per cominciare. Nel trasporto petrolifero, schematicamente, c'è il prodotto grezzo e quello raffinato. La raffinazione dà una gamma di prodotti che va dal "bianco" al "nero" (senza rapporto doretto con il colore delle maree). Il grezzo è l'affare dei grandi tankers, come il Torrey-Canyon o l'Amoco Cadiz. I "prodotti" utilizzano delle navi più piccole, non specializzate all'origine, ma più o meno dedicati a questo o quel traffico nel cosro della loro vita. Le più nuove, le più sicure, sono destinate, generalmente, ai prodotti bianche, più leggeri dunque più esplosivi, poiché i petrolieri sono molto attenti ai rischi nei loro terminals. Le stesse finiscono generalmente la loro carriera con il trasporto di prodotti neri, i meno cari ed i più inquinanti a causa della loro viscosità e della composizione chimica. Sono più cariche di composti tossici, anche più corrosivi. La necessità di scaldaarli in permanenza si aggiunge come fattore di corrosione. Le più conosciute sulle nostre coste si chiamavano Tanio, Erika.

Il rinnovamento delle flotte petroliere parte oggi senza nessuna innovazione tecnologica. Le imprese petrolifere, che erano, ancora 25 anni fa, un potente fattore di innovazione nel mondo marittimo, hanno disertato questa missione. Tutta la loro capacità di innovazione sembra rivolgersi, attualmente, sulla ricerca e lo sfruttamento dei siti marini off-shore.

Non è difficile indovinare quello che rischia di succedere. Le navi nuove saranno destinate, come d'abitudine, ai prodotti più puliti. Per i prodotti neri, si consumeranno in fasi successive, le semplici navi a scafo semplice e zavorre separate (tipo Erika), poi i "doppio scafo" che invecchiano e diventeranno la nuova norma di fatto. Non si capisce bene come questi ultimie evolveranno, poiché gli spazi tra i due scafi, a volte vuote a volte piene di acqua di mare, sono particolarmente soggetti a corrosione e troppo stretti per essere controllati e riparati.

Controllo e manutenzione dipendono in primo luogo dalle condizioni di gestione delle navi. Si tratta il bianco, si subappalta il nero. Dal subappalto si passa al disimpegno totale che permette la compiacenza soprattutto quando i rischi crescono. Così questi si moltiplicano. Prima il nero, poi il bianco e infine il grezzo. I petrolieri, davanti all'aumento dei rischi, avranno interesse ad esternalizzare sempre di più le loro funzioni marittime, noleggi inclusi. Per liberarsi da quest'ultima responsabilità, il passaggio reale o fittizzio tramite dei negoziatori indipendenti ( i "traders"), altra forma di compiacenza, è già una pratica corrente. Potrebbe generalizzarsi. Che ne sarà allora della "responsabilità dei noleggiatori", o più generalmente dei "datori di ordini" le cui "anti-maree nere" sono state a giusto titolo uno dei loro cavalli di battaglia, quando le società petrolifere non saranno più né l'uno né l'altro?

E per tutti

Il petrolio non è, tuttavia, il settore più malsano. Le merci solide sono sempre di più abbandonate all'estrema compiacenza. E' in questo settore che non si contano più le navi abbandonate, rotte, perse in corpo e beni. Ne vediamo solo quello che si arenano nei nostri porti, navi marcite, equipaggi abbandonati, conosciuti grazie all'azione ostinata degli ispettori sindacali dell'ITF (federazione internazionale del trasporto) ed agli slanci di solidarietà locale e sindacale che fortunatamente riescono a suscitare. Ricordiamo la lunga avventura dei marinai del Kifangondo all'Havre, di quella del Victor, quest'estate a Brest, e possiamo ancora meditare sul triste profilo del Simba a Sète, la cui identità (caso raro) era stata truccata per ringiovanirlo. Talvolta veniamo a conoscenza di episodi micidiali, quando qualche miracolato scampa ad un naufragio lontano, come nel naufragio del Number One, l'anno scorso. I grandi traffici di containers, i trasporti molto specializzati, sono generalmente gestiti in modo un po' più responsabile, ma per quanto tempo?

I trasporti si infiammano, quelli del petrolio e altri. Ma non è su queste basi mobili che si può sperare di ricostruire una navigazione marittima risanata e rispondente ai bisogni del mondo attuale. Nell'immediato l'aumento dei noli rilancerà un rinnovamento delle flotte. Nello stesso tempo, l'esempio dell'Erika dovrebbe essere utilizzato al massimo per imporre l'eliminazione delle navi più pericolose. Ma in seguito? Gli operatori ambigui, le configurazioni compiacenti, gli armatori e finanziatori irresponsabili, che si occupa di costoro? E' lì la radice del male, è lì che bisogna agire. Ci auguriamo che la mobilitazione civile intorno alla mare nera partecipi alla presa di coscienza di che cosa sia la compiacenza generalizzata, marittima e di altro tipo. E' un insieme di pratiche la cui sorgente non è in questi multipli "paradisi fiscali" con le loro navi ombra, ma nei nostri paesi dominanti. Sono le "nostre" imprese multinazionali e finanziarie, con la complicità dei governi, che producono e riproducono questi sistemi fuori legge e ne approfittano, nell'indifferenza delle istituzioni internazionali. E' il volto oscuro della mondializzazione liberista, di cui l'affare Erika ci aiuta a penetrarne i meccanismi concreti, e ad immaginare delle soluzioni.

Ma questa è un'altra storia.

François Lille, membro del Consiglio scientifico d'ATTAC cs@attac.org

Articolo pubblicato in collaborazione con la rivista Alternatives Economique

 

4 - Tobin Tax - Parecchi successi.

In Europa

Martedì 2 maggio, il primo ministro Verhofstadt ha presentato le priorità della prossima presidenza belga all'Unione Europea, al Comitato Consultivo Federale per l'agenda europea. Nel pomeriggio è stato il turno della stampa internazionale. Non c'è stato spazio per le domande o i commenti dei parlamentari. Il dibattito è stato rinviato a martedì 8 maggio.

Questa "nota di priorità" non è che una selezione fatta a partire dal dovumento approvato dal Consiglio dei Ministri del 15 dicembre 2000. In questo documento - "Approccio tematico globale" - il governo belga promette, durante la presidenza UE, di prendere in considerazione la questione di sapere come si potrebbe pronunciare uno studio sull'opportunità, la fattibilità e i vantaggi eventuali di introdurre una tassa sui movimenti dei capitali speculativi (punto 17).

Questa promessa fa seguito alla richiesta del Parlamento di usare l'opportunità della presidenza dell'UE per prendere un'iniziativa in modo da meglio controllare i movimenti finanziari internazionali (risoluzione adottata rispettivamente dalla Camera il 09.11.2000, e dal Senato il 07.12.2000). questa preoccupazione è stata dichiarata anche dall'FMI durante la sua riunione primaverile annuale, la settimana scorsa, che ha perorato l'introduzione di misure atte a prevenire le crisi finanziarie (L'Argentina e la Turchia ne sono gli esempi più recenti). La proposta di introdurre un tasso variabile su tutte le trnsazioni finanziarie sulle valute (Tobin Tax) ha precisamente lo scopo di stabilizzare in modo migliore il mercato finanziario.

Per il Primo ministro Verhofstadt, questa non è una priorità. Nella sua nota del 2 maggio, il modulo fiscalità non fa più menzione di una iniziativa a livello europeo per studiare e dibattere la Tobin Tax. Nel corso di un incontro tra la rete olandese e francofona "Action contre la spéculation financière" e il capo gabinetto Coene, il 24 aprile scorso, questi ha confermato che il Governo eseguirà quello che è stato deciso durante il consiglio dei ministri del 15 dicembre dell'anno scorso, "poiché tale è la volontà della maggioranza in seno al governo". Ha del resto aggiunto che, personalmente, considerava "questa discussione nel quadro europeo sulla Tobin Tax come una perdita di tempo, poiché la Tobin Tax non è la risposta adeguata per evitare le crisi finanziarie, poichè il meccanismo del mercato presenta le migliori garanzie per ristabilire gli squilibri dei mercati finanziari".

Nel frattempo, i difensori di una tassa del tipo Tobin hanno costruito delle forti argomentazioni (appoggiandosi ai lavori dei Professori Paul-Berndt Spahn, Rodney Schmidt e Lieven Denys), che dimostrano che una tassa variabile sulla speculazione delle valute è tecnicamente fattibile e che non è in contraddizione con i trattati europei.

In complemento del documento "Approccio tematico globale", approvato dal Consiglio dei ministri il 15 dicembre scorso e della "nota delle priorità" del 2 maggio, deve ancora arrivare una "Nota di programmazione" con i programmi di ogni ministro, in quanto presidenti del Consiglio europeo (agricoltura, Ecofin, ambiente, cooperazione allo sviluppo, affari esteri….). Queste note programmatiche saranno discusse il 2 giugno con il presidente della commissione europea Romano Prodi. Il Primo ministro Verhfstadt insiste sul fatto che i tre documenti devono essere letti nella loro interezza, se si vuole mettere in esecuzione il programma della presidenza belga nel corso dei prossimi sei mesi. La versione definitiva di questo programma sarà presentata ufficialmente al Parlamento europeo il prossimo 4 luglio.

Il dibattito dell'8 maggio al Parlamento belga e la discussione al Parlamento europeo il 4 luglio sono due occasioni per chiedere al Governo belga di sripettare la sua promessa e di fare la proposta di dibattere la Tobin Tax a livello europeo. Contiamo sul fatto che la decisione del Consiglio dei ministri del 15 dicembre 2000 sia rispettata.

La Rete Azione contro la speculazione finanziaria.

In America Latina

Un'iniziativa dei deputati argentini (M Cafiero; G Cardesa; J Obeid; CF. De kirshner; A Bravo; M Ortega; A Castro; H Polino; G Galland; RTorres Molina; C Raimundi; J Vitar; J Zacarias) mira a far pressione sul Presidente della Repubblica circa un progetto di risoluzione tendente a combattere l'instabilità finanziaria cronica del paese con l'instaurazione della Tobin Tax i cui principi di ridistribuzione, gestiti internazionalmente, mirerebbero in primo luogo ad una riduzione del debito esterno dei paesi debitori.

 

5 - La grande mutazione del capitalismo

Le narco-mafie, centro e periferia.

Lo sviluppo mafioso degli anni 90 ha costituito un dato decisivo del processo di mondializzazione neo liberista. Uno degli indicatori ne è il traffico delle droghe i cui introiti, valutati intorno ai 500 milioni di dollari nella metà del decennio, hanno conosciuto una crescita accelerata.

Verso la fine degli anni 80, l'America Latina produceva qualcosa come 400 tonnellate/anno di cocaina, dieci anni dopo la produzione si avvicinava alle 1000 tonnellate; nello stesso periodo, la Birmania passava da 800 a 2400 tonnellate/anno di eroina, senza parlare degli altri grossi produttori in Africa e in Asia Centrale. Giorgio Giacomelli, direttore del PNUCD (programma delle mazioni unite per il controllo delle droghe) affermava recentemente che " il consumo di droghe negli USA, principale destinazione degli stupefacenti nel mondo, è talmente aumentato che oggi si contano 30 milioni di tossicomani, ossia quasi 1/8 della popolazione"

Nel 1977, il PNUCD stimava che i consumatori di stupefacenti rappresentavano più o meno 4,8% della popolazione mondiale, ossia quasi 235 milioni di persone, ma bisogna tuttavia riconoscere che sono i tossicomani con il potere di acquisto più forte, nei paesi ricchi e nelle élites superiori dei paesi periferici che fanno marciare il sistema. In verità, la produzione e la distribuzione delle droghe hanno sempre seguito il modello storico delle relazioni centro-periferia: ai contadini poveri delle zone sottosviluppate lo stretto necessario degli introiti totali, ai narco trafficanti e ai loro soci nel mondo della finanza, nei poli ricchi di distribuzione e consumo, la parte più grossa di questi introiti, al di là del 90% secondo la maggior parte degli esperti.

Così, questo succoso traffico, che è per l'essenziale un affare dei paesi ricchi, costituisce una vera stigmata per numerose nazioni sottosviluppate che ne subiscono le devastanti conseguenze sociali e istituzionali. Quanto al riciclaggio del denaro sporco, è sempre presentato in modo poco chiaro, non per la clandestinità e la complessità delle operazioni ma piuttosto per l'effetto dei grandi interessi economici e politici occidentali che per ragioni diverse e varie (complicità diretta, preservazione dell'immagine "civilizzata" di queste società, ecc..) confondono le piste. Il risultato è che la narco-economia appare certo nei media, ma presentata come una storia di personaggi esotici, di capi sanguinari che vivono o provengono dalla periferia del pianeta: un impietoso 2capo" latino-americano o arabo, un "signore della guerra" asiatico o, ancor più alla moda, un mafioso russo (di preferenza ex agente KGB). Ma questi personaggi del sottosviluppo sono delle pedine subordinate in modo strategico a delle strutture ben impiantate in paesi altamente sviluppati. Jean Ziegler ha dimostrato il ruolo delle banche svizzere nel riciclaggio del denaro sporco e, negli anni 90, l'Istituto Francese delle Relazioni Internazionali faceva allusione, in termini assai diplomatici, al fatto che " le operazioni ( di riciclaggio) essenziali per i trafficanti, non si possono fare senza una certa complicità, vedi compiacenza, del sistema bancario. Le banche dei paeesi sviluppati sono state lungamente poco vigilanti sulle origini dei fondi depositati", ed indicava, in seguito,che "un rapporto dell'IHESI (istituto di alti studi per la sicurezza interna) mostra che certe banche francesi hanno utilizzato delle succursali impiantate nei paradisi fiscali per effettuare delle operazioni che cancellano l'origine illecita di questi capitali e dirigerli in seguito verso le loro filiali europee. Possiamo pensare che numerosi organismi bancari dei paesi sviluppati fanno la stessa cosa".

Il riciclaggio si fa dunque attraverso le banche e altre organizzazioni finanziarie americane con base nel territorio degli Stati Uniti o per mezzo di operazioni in Europa o, in misura minore, in periferia. Benchè numerosi casi di riciclaggio bancario siano chiaramente identificabili, le imputazioni riguardano sempre degli impiegati subalterni. Nel 1994, per esempio, il tribunale di Huston (Texas) inflisse un'ammenda di 32 milioni di dollari alla Banca America Express per essere stata immischiata ad un affare di riciclaggio di denaro sporco. Due direttori di agenzia sono stati scoperti colpevoli di riciclaggio a partire dai conti American Express alimentati da depositi anonimi provenienti da agenzie impiantate nelle Isole Caiman; ma gli agenti federali non essendo sicuri che la Banca fosse implicata, decisero di non incolparla. Per quel che riguarda l'utilizzo di banche dei paesi periferici nelle operazioni di riciclaggip, Michel Chossudovsky sottolinea l'esempio delle "banche private (peruviane) sospettate di essere implicate in attività di riciclaggio e passate sotto il controllo di capitali stranieri, quali Interbanc, una banca statale comperata nel 1994 da Darby Overseas, un consorzio domiciliato alle Isole Caiman. Secondo il Financial Times "Darby ha deciso di investire nel settore delle banche peruviane a forte coefficiente di rischio…I fondatori di Darby sono l'ex segretari del Tesoro Brady durante il governo del Presidente Bush, il suo capi gabinetto Hollis McLaughlin e daniel Marx, ex sottosegretario del Ministero delle Finanze argentino. Il principale responsabile di Interbanc è Carlos Pastor, ex ministro dell'economia e delle finanze del Perù all'inizio degli anni 80."

Una trama larga e complessa

Il traffico di stupefacenti è un elemento essenziale, ma non il solo, di un vasto sistema composto da una moltitudine di "affari" strettamente intrecciati e controllati da reti mafiose più o meno stabili: il traffico di armi, la prostituzione, la "protezione", il rapimento, i giochi clandestini, il contrabbando su vasta scala e quello di materie nucleari, il mercato nero delle valute,ecc…Ma a questi affari illegali conviene aggiungere quelli legali, controllati grazie ai fondi ottenuti illegalmente, nell'industria, il commercio, il turismo, il settore immobiliare, i trasporti, la speculazione finanziaria, ecc..

Questo universo illegale-legale non costituisce una zona chiusa e la ricerca delle sue frontiere può avverarsi un inutile esercizio. Non lontano dal traffico di droga o di armi, troviamo, per esempio, il saccheggio del patrimonio pubblico dei paesi periferici (privatizzazioni, malversazioni di diversi tipi, ecc.) e in numerosi casi è stato possibile osservare la connivenza di personaggi molto conosciuti della teppaglia internazionale con Capi di Stato e alti funzionari internazionali. Questo "miscuglio di affari" potrebbe essere utilizzato per confermare la teoria "dell'invasione" del capitalismo da parte di gruppi mafiosi clandestini, provenienti dalla periferia: i gangsters del Terzo mondo utilizzerebbero degli artifici per appropriarsi dell'economia mondiale. Ma un analisi più seri dimostrerebbe facilmente che gli stati-maggiori hanno la loro origine nel centro del mondo, nelle zone ricche, segnatamente i paesi del G7.

Inferni e paradisi

Un altro caso simile a quello dei delinquenti del traffico di droga, generati dalla periferia, è quello dei "paradisi fiscali". La loro scoperta mette sotto i proiettori i luoghi chiave della trama mafia-finanze; è lì che si annodano numerosi affari illegali, che circola il denaro sporco, che si creano delle imprese fantasma, ecc. la loro esistenza dipende da forze internazionali superiori che gli danno vita, che orientano il loro profilo, che fissano le loro date di nascita e di morte. Per la maggior parte, queste forze non sono né illegali né sconosciute. Al contrario, si tratta di grandi istituzioni, di importanti multinazionali, di rispettabili uomini pubblici delle "democrazie sviluppate". Questi paradisi si riproducono perché rendono servizio ai cerchi del potere.

Ne è un buon esempio l'affare FIMACO, una società finanziaria fantasma, creata all'inizio degli anni 90 sull'isola di Jersey, e attraverso la quale il gruppo Yeltsine stornò quasi 50 miliardi di dollari dal Tesoro russo. L'operazione che è durata quasi un decennio, era conosciuta dalle più alte istanze finanziarie internazionali, a cominciare dall'FMI, e ben inteso dal governo americano e dall'Unione Europea. Questo enorme imbroglio ha dato profitti, oltre che alla "famiglia Yeltsine", alle Borse di valore e ad altri organismi finanziari dei paesi industrializzati che hanno ricevuto degli investimenti, ma anche alle potenze occidentali che hammo così rafforzato il loro dominio su Mosca tramite i loro servitori locali. In tutto questo affare l'isola di Jersey ha svolto un ruolo importante ma totalmente secondario.

Delinquenza e dinamica del capitale finanziario

Secondo Jean Ziegler, le pratiche delittuose costituiscono"la tappa superiore", "parossistica" del capitalismo caratterizzata dalla realizzazione di grossi utili a una velocità vertiginosa. Questo è vero in gran parte, ma questa mutazione non sarebbe interamente capita se non ci riferissimo agli eccessi del "tutto finanziario" delle imprese, segnato dall'ottenimento di guadagni speculativi che compensano largamente la caduta degli utili osservata nelle loro attività produttive rispetto a dei mercati sempre più duri. Lo slancio del "capital-gangsterismo" deve ugualmente essere associato alla deregolamentazione generalizzata, alla decadenza dello Stato e alla sua impotenza (o complicità) davanti a delle tendenze economiche che hanno rotto le barriere temporali degli antichi processi di accumulazione della ricchezza e la cui velocità li spinge verso la predazione sociale nel suo senso più largo (economia, politica, cultura, ecc..).

Messa in una prospettiva storica, la crisi iniziata nel 1997 sembra essere l'amplificazione di un processo iniziato negli anni 70 q unado il tasso di crescita del PIB dell'insieme dei paesi del G7 disegnava una tendenza pesante. L'economia mondiale diventa sempre più polarizzata (centro-periferia), facendo piombare nella miseria la maggior parte degli abitanti delle regioni sotto-sviluppate e impoveriscono degli strati ineri degli abitanti della popolazione dei paesi ricchi; in conseguenza, il ritmo dell'espansione della domanda mondiale si è ridotto ma il potenziale produttivo ha conservato la sua linea ascendente, spinta dalla corsa tecnologica ( una componente decisiva nella lotta per la conquista dei mercati).

Gli squilibri indotti hanno scatenato una predazione di forze produttive che i neo-liberisti presentano sotto l'immagine della "distruzione creatrice", ma i cui effetti nefasti - smantellamento di imprese, soppressione di posti di lavoro e di mercato - sono stati ben più importanti della pretesa creazione di nuove zone di produzione e di consumo.

Si tratta in qualche modo di una "sequenza logica" che parte dallo storno dei fondi generati dalla sfera produttiva (a rendimento decrescente) verso delle operazioni finanziarie "classiche" ( acquisto di azioni e obbligazioni, ecc..) poi, a mano a mano che queste ultime sono saturate, verso forme di speculazione sempre più performative e confuse (prodotti "derivati", ecc.) per arrivare infine agli affari illeciti, messa al sacco dei tesori nazionali, ecc. ( dallo smantellamento delle imprese pubbliche dei paesi periferici fino al traffico di stupefacenti). La decadenza delle società e degli apparati statali, la disoccupazione elevata e duratura, la supremazia del "tutto finanziario", il saccheggio mafioso hanno seminato il caos nel sistema mondiale, dando luogo, negli anni 70-80 a dei fenomeni (entropici) irreversibili fino alle metastasi degli ultimi anni 90.

Il crack del 1997 è dunque stato una conseguenza inevitabile del processo di globalizzazione, il settore finanziario non poteva crescere indefinitamente e, dovendo presto o tardi, subire una vera crisi, la sua dinamica arruffata di appropriazione dei patrimoni e dei trasferimenti di introiti amplifica ogni giorno di più la breccia tra apparati produttivi dominati dal parassitismo e la massa crescente degli esclusi.

Quasi tre anni dopo il crollo delle vecchie "tigri asiatiche", i pronostici sulla progressione indefinaita del capitalismo liberista sono passati in secondo piano. La successione di recessioni e crolli in periferia, la stagnazione prolungata in Giappone, la debole crescita dell'Europa occidentale (accompagnata da un aumento degli squilibri sociali ed economici) e la fine imminente della prosperità nord-americana potrebbero annunciare delle crisi molto più gravi di quelle che abbiamo conosciuto sin qui.

Jorge Beinstein

 

6- Notizie dall'Italia

Una breve agenda degli appuntamenti di ATTAC Italia nei prossimi mesi.

19 maggio 2001 : Incontro con i Comitati Locali
SALA BENJAMIN, Via del pratello 53
(dalla stazione autobus 21, scendere fermata piazza Malpighi/piazza S.
Francesco)

per info scrivere a iantornofi@libero.it

25 e 26 Maggio Siena

Globlaizzazione e Sapere: Cantiere promosso da Carta ed ATTAC

per qualunque tipo di info scrivere o telefonare a Carlo, carlosky@freemail.it

telefono 03404678325