IIL GRANELLO DI SABBIA N° 229

In questo numero. In breve…..

1 - Con l'avvicinarsi del Summit del Libero-Scambio, la frontiera si chiude.
Un sindacalista è stato rinchiuso per 48 h perché aveva partecipato negli anni 70 a delle manifestazioni contro la guerra in Vietnam. La frontiera tra il Canada e gli Stati Uniti è sotto alta sorveglianza. Mentre un camion con una quarantina di tonnellate di merci metterà cinque minuti ad attraversare la frontiera, le automobili private o gli autobus ci metteranno quasi un'ora dopo essere stati sottoposti ad un'accurata perquisizione.

2 - Québec.
In città migliaia di persone si riuniscono e discutono, preparano delle azioni, si incontrano e manifestano.

3 - Brevi dal Summit dei popoli.
Migliaia di delegati venuti da tutti i paesi del continente si sono riuniti per qualche giorno per scambiarsi delle idee sulle conseguenze del libero scambio nel continente.

4 - Dopo Pretoria quale politica per i Farmaci
Un articolo di Le monde sui possibili futuri scenari dopo l'arretramento delle 39 multinazionali a
Pretoiria. Una vittoria ?

5 - Brevi dall' OMC

6 - Bollopolio

 

Interessante saga di un uomo senza scrupoli che attraverso amicizie e connivenze importanti ha fatto dell'Africa e delle sue debolezze la sua fonte di ricchezza.

Potrebbe sembrare un romanzo di Le Carrè, ma è solamente la realtà.

1 - Con l'avvicinarsi del summit del Libero Scambio, la frontiera si chiude.

Più di 13 milioni di americani si sono recati in Canada l'anno scorso e, per la maggior parte, passare le frontiera era altrettanto semplice che mostrare la patente. Ma era prima del Summit delle Americhe.

A causa della venuta a Québec del presidente G. Bush e di altri 33 dirigenti di altre nazioni, le forze di sicurezza sono in allarme rosso in tutto il Canada. Una barriera di catene lunga quasi due chilometri, innalzata per separare i delegati del Summit dalle decine di migliaia di manifestanti, è quasi terminata, e le forze di sicurezza stanno ora lavorando per erigere una barriera di altro tipo: delle disposizioni severe per il passaggio della frontiera, che devono impedire a migliaia di manifestanti di giungere al luogo della conferenza.

Le voci si erano diffuse da mesi, i militanti che avevano previsto di manifestare contro gli accordi della zona Inter-Americana di Libero -Scambio ( FTTA, in inglese) sarebbero stati respinti alla frontiera canadese. All'approssimarsi della data del Summit, è proprio quello che sembrano fare i responsabili canadesi dell'immigrazione.

Un gruppo di nove militanti che rappresentavano la "Rete new-yorkese di Azione Diretta" sono stati respinti il 1 aprile sulla base di inchieste che rivelavano che parecchi tra loro erano già stati arrestati nel corso di manifestazioni anti-mondializzazione. " Dicono che respingono le persone con dei precedenti criminali" - riporta Eric Laursen, che lavora con questo gruppo. - "Ma non sono i veri motivi, Ricercano i militanti, ricercano gli indizi che dimostrano che andremo a manifestare."

I funzionari dell'immigrazione del posto di frontiera di Champlain, stato di New York, non hanno avuto bisogno di guardare troppo a fondo con questo gruppo. Due dei manifestanti erano travestiti da biglietto di 1 dollaro, un altro da enorme pomodoro geneticamente modificato.

Ma i pomodori non sono gli unici a essere respinti alle frontiere. Il militante Georges Lakey, che doveva tenere una sessione di formazione alla non-violenza al Parlamento canadese all'inizio del mese, è stato trattenuto all'aeroporto di Ottawa per delle ore ed interrogato dai funzionari dell'immigrazione. Secondo Lakey solamente la marea di telefonate dei media, scatenata dai responsabili del partito laburista, gli ha permesso di entrare in Canada.

" Viaggio nel mondo intero per fare queste formazioni" - ha detto Lakey che, in seguito, ha partecipato ad una manifestazione davanti al Ministero degli Esteri per esigere che i testi dei progetti del FTAA siano resi pubblici - "Hanno passato delle ore a cercare delle ragioni per rifiutarmi l'ingresso. Hanno fotocopiato dei documenti e delle e-mails. Hanno spulciato dei romanzi che avevo letto in aereo. E' stato come passare al "Checkpoint Charlie" negli anni sessanta".

Mentre i militanti - come anche qualche giornalista canadese - gridano allo scandalo a proposito delle severe misure per l'ingresso in Canada, la legge canadese dà ogni libertà di azione ai responsabili dell'immigrazione che decidono chi può entrare o chi deve essere espulso. " Ci si basa sulle interpretazioni (della legge, N.d.T.) alla frontiera" - ha detto Stephen McCammon, consigliere dell'"Associazione Canadese delle Libertà Civili" di Toronto. "La legge sull'immigrazione, precisa McCammon, definisce un gran numero di casi di respingimento, tra i quali quello di individui condannati fuori dal Canada".

Ma i servizi dell'immigrazione non ricercano solo le persone che hanno dei problemi giudiziari. Coloro che sono stati accusati di danni che vanno dalla distruzione della proprietà all'occupazione di case, possono anch'essi essere respinti. E se non si è stati condannati per nessuno di questi motivi nel passato, i funzionari della frontiera sono investiti dell'autorità per predire se si è suscettibili di esserlo nel futuro. Anche dei segni che dimostrino che gli individui progettino di impegnarsi in azioni supposte sovversive contro il governo possono diventare delle ragioni per impedire l'ingresso.

Tuttavia, anche se i funzionari alle frontiere dispongono dell'autorità legale per respingere migliaia di manifestanti, gli esperti mettono in dubbio la reale volontà del Canada di porre un tale precedente. Allan Borovoy è il consigliere generale della Canadian Civil Liberties Union (Unione canadese della libertà civili) ed un critico dichiarato delle misure di sicurezza che vedono la luce a Québec. "Mi mette in imbarazzo - dice Borovoy - si direbbe che lasciano fuori le persone perché progettano di manifestare. Se è veramente così, non è solo negativo sul piano politico e su quello legale, è negativo in sé:"

I militanti, prevedendo le misure repressive alla frontiera, si preparano a trarre il miglior partito da quella che si presenta come una situazione molto tesa. Delle manifestazioni sono previste in tutto il paese e dei centri di raccolta saranno presto messi in piedi per aiutare i manifestanti che si dirigono al Nord, a Buffalo (New York) e Burlington (Vermont). Studenti, sindacalisti e tutti i manifestanti sperano di essere a Québec il 20 aprile, e dicono che se l'ingresso verrà loro rifiutato, la polizia di frontiera dimostrerà esattamente il contrario di quello che era stato annunciato. "Se non saremo autorizzati ad entrare in Canada - ha detto Eric Laursen, della rete Azione Diretta - questo dimostrerà chiaramente che l'FTAA è un accordo che apre le frontiere alle grandi compagnie e al capitale, ma non alle persone che viaggiano da un paese all'altro. Per noi, l'FTAA rappresenta un sistema completamente chiuso."

Migliaia di militanti della costa Est progettano di arrivare in Canada da un terzo paese: la nazione Mohicana dell'Akwesasne, che si estende da entrambe le parti della frontiera tra gli USA e il Canada Un gruppo di militanti Mohicani ha recentemente annunciato che progettavano di "scortare" i manifestanti lungo tutto il Seaway International Bridge, un passaggio internazionale situato in territorio mohicano. Questi militanti sperano che il loro gesto di solidarietà con i manifestanti anti-mondializzazione attirerà ugualmente l'attenzione sui problemi dei popoli indigeni - nell'Akwesasene e di tutto l'emisfero - "Si tratta di affermare i nostri diritti - ha dichiarato Shawn Brant, militante mohicano alla Montreal Gazette - si tratta di dimostrare la nostra opposizione all'FTAA.

Jennifer C.Berkshire. Prima pubblicazione ATTAC Newsletter 77

newsletter@attac.org

2 - Québec

Appena arrivata in autobus dalle Trois Rivières, una delle Università in sciopero, Stéphanie si ferma con i suoi compagni lungo il grande viale che costeggia l'università di Laval a Québec per distribuire i volantini che avevano preparato, agli automobilisti. NO alla zona di libero scambio delle Americhe!

Una quindicina di università hanno votato a favore di uno sciopero di qualche giorno contro lo ZLEA ( ALCA in spagnolo) e sono venuti a manifestare a Québec. Raggiungono altri gruppi di studenti e sindacalisti, membri di diverse organizzazioni venuti dall'intero continente. Dal 17 aprile al porto, un tendone accoglie qualche migliaio di delegati in occasione del Summit dei popoli. Da un laboratorio ad una conferenza, da un dibattito ad una riunione, "l'alleanza dell'emisfero" critica e costruisce. Un altro mondo è possibile!

Lo slogan si ritrova perfino sul frontone del Comune di Québec che in segno di solidarietà ha eretto una grande banderuola su un palazzo un poco più lontano. Le autorità federali, tuttavia, non reagiscono con simpatia alle critiche. Un muro di parecchie decine di chilometri circonda la città vecchia raccolta intorno alla fortezza costruita qualche secolo fa. Là si tiene la riunione dei capi di stato, reclusi e separati dalla città intera, protetti da migliaia di poliziotti e militari mobilitati per l'occasione.

Erano previsti 6000 poliziotti, oggi si parla di una decina di migliaia. In rinforzo, anche delle unità dell'esercito stazionano a portata di mano. Il "muro della vergogna", eretto a forza di blocchi di cemento e di rete metallica dal governo federale, rinforza l'impressione della militarizzazione. Anche i negozi hanno ricevuto l'ordine di munirsi di tavole di legno per proteggere le vetrine. Tutto è pronto.

Ieri qualche giornale titolava a grossi caratteri il successo dei poliziotti. Delle foto li mostravano mentre esibivano le loro prede. Qualche fumogeno, delle maschere anti-gas e "altri strumenti" di questi tipo erano appena stati confiscati. Sei persone erano state arrestate. Secondo le dichiarazioni ufficiali la polizia avrebbe salvato la popolazione. I manifestanti arrivati in anticipo, sono per il momento tutti molto giovani, si infilano per le strade intorno al muro per appendervi i loro fiori. La polizia li blocca qui e loro passano lì. Nel frattempo all'università e al centro di accoglienza, delle riunioni coinvolgono i nuovi arrivati in azioni di disobbedienza civile pacifica.

Prepariamo tutti la manifestazione di oggi che precederà quella di sabato, la più importante poiché è prevista la partecipazione di qualche decina di migliaia di persone. Dei piccoli gruppi di affinità si fermano per discutere delle modalità di azione e delle ragioni della loro presenza nelle strade. I loro delegati partecipano a questa o quella riunione per scambiare e mettere a punto le tattiche e i percorsi, le modalità di azione e di animazione. Le manifestazioni oggi e domani partiranno insieme. Delle azioni e dei percorsi alternativi avranno luogo in momenti precisi permettendo ad alcuni di agire in modi diversi. Il messaggio è chiaro. La diversità è un'espressione di unità.

Parteciperanno i sindacati canadesi dell'automobile ma anche gli Steelworker americani, una delle organizzazioni di punta di Seattle, sia oggi che domani. Si uniranno al corteo principale. Domani decine di autobus raggiungeranno Québec da tutto il Canada e dagli Stati Uniti dove in simultanea si svolgeranno più di 8° azioni in tutto il paese.

L'America del Sud, il Messico e altri paesi dell'America Centrale sono anch'essi rappresentati da delegazioni a volte numerose, dalle cinquanta alle cento persone, venute per qualche giorno a Québec.

Comunque sia "la strada" ha già vinto. Il summit è relegato in cima alla città, in una specie di campo trincerato. Materializza, nella città di Québec, quello che rappresenta nel continente intero, la dominazione di qualche élite che dalle loro riunioni a porte chiuse pretendono dettar legge a parecchie centinaia di milioni di persone consacrandosi ad ascoltare solo se stessi e le sirene delle multinazionali, sbavando davanti al succoso mercato.

Gli stessi giornalisti, accreditati presso "i grandi" non si autorizzano ad uscire che con molta parsimonia per paura di non poter più rientrare in seguito così facilmente come sono usciti .

Anche se in città è il futuro del continente che è in cammino e in discussione: Un altro mondo è possibile e i capi di stato possono, oggi, essere sordi e ciechi ma in tutta la città migliaia di persone del continente intero, insieme, daranno agli slogan una voce particolarmente udibile e visibile. Bisognerà bene che un giorno questi "muri della vergogna" eretti dentro la città e nelle nostre società cadano semplicemente sotto il ridicolo della loro esistenza.

Il monumento che si erige oggi a Québec sono i fiori che ognuno appende al muro e alla rete per ricoprirli semplicemente e abbandonarvi dentro i capi che rappresentano solo l'élite autistica degli stati. Il summit è già morto.

Laurent Jésover. Redattore journal@attac.org

3- Brevi da Summit dei popoli

La comunicazione., infine una preoccupazione!

Oggi, i partecipanti del forum delle comunicazioni sono stati informati che un capitolo sulla comunicazione sarà inserito nella dichiarazione finale del documento delle alternative. Ecco una buona notizia! Ora, si tratta di discutere sul contenuto di questo capitolo che dovrà riflettere l'insieme delle preoccupazioni che sono state brevemente esposte dai delegati e dai diversi partecipanti nella tavola rotonda questa mattina. I temi che sono emersi più spesso sono quelli della concentrazione dei media, del peso degli Stati Uniti in tutti i campi della comunicazione e della debolezza del potere politico per mettere in piedi un quadro giuridico capace di proteggere lo spazio pubblico dei media. Tutti e tutte hanno ripetuto che la comunicazione è una merce. Mark Raboy (Università di Montreal, Canada) ha precisato che si deve vedere la comunicazione come uno spazio di dialogo. Stima d'altronde, che con la mondializzazione i bisogni di una sfera pubblica diventeranno sempre più importanti per tutta la società e che si dovrà approfittarne per ripensare le nozioni di cittadinanza.

Cosa certa, il futuro del campo della comunicazione civile sembra proprio buio nella bocca dei partecipanti alla tavola rotonda di questa mattina. Dobbiamo solo sperare che i delegati sapranno dimostrarci, durante le prossime tavole rotonde e durante i laboratori che esistono bene delle alternative attuabili, pluraliste e non sessiste che saremo in grado di promuovere e che li ispireranno quando redigeranno la dichiarazione del Forum della Comunicazione che sarà inserito nel documento sulle Alternative.

Colette Lelièvre - Cybersolidaires - Womenaction

Un guerra uomini/donne ?

A credere alle 7 donne testimoni del Consiglio dei Saggi, organizzato la sera del 18 aprile dal Forum delle donne e mondializzazione, l'urgenza è all'ordine del giorno. Che sia in Messico, in Guatemala, in Canada o in Colombia, le donne sono precarizzate, rovinate, espulse, violentate, uccise, vendute, gettate in pasto sui marciapiedi., spariscono in massa nella più completa indifferenza dei loro patrioti. Certo, la mondializzazione accelera la proliferazione di queste esazioni ma non fa che appoggiarsi su un'oppressione ancestrale, quella del patriarcato. In questa società a dominazione maschile, abbiamo il diritto di chiederci che cosa giustifica una tale tolleranza. Perché di fatto, a parte quella delle donne, nessuna voce si alza per denunciare l'impunità di questi crimini. Nascere donna, autorizza ad essere il bersaglio o il "pronto per il consumo" degli uomini? In un contesto di denuncia degli accordi di libero scambio, non abbiamo il diritto di pretendere la solidarietà degli uomini? Anche se il documento delle Alternative del Summit dei Popoli farà largo spazio alle rivendicazioni e alla resistenza delle donne, ed è un vero progresso per il movimento femminista, manca ancora un reale coinvolgimento di sostegno dei militanti dei movimenti sociali nella denuncia dell'oppressione specifica delle donne.

Joelle Palmieri - Les Pénélopes - Womenaction

Una questione di vita o di morte

Durante il Tribunale delle donne che si è svolto il 18 aprile a Québec, 250 donne hanno condannato all'unanimità la mondializzazione neo-liberista.

Al termine di un lungo processo, quello che dobbiamo ricordare delle loro testimonianza - secondo quanto riportava Francoise David, presidente delle Federazione delle Donne del Québec, nel corso della seduta plenaria del Summit dei Popoli - è che la questione dei diritti umani è una questione di vita o di morte. Per le donne che partoriscono senza potersi garantire dei servizi medici, per quelle che non hanno altre opzioni oltre l'aborto clandestino, per quelle e quelli che devono lavorare in condizioni insalubri, per le persone anziane alle quali non si offrono né servizi né sostegno, per i bambini che si mandano in guerra, per le donne che sono trattate come bottino di guerra e sono violentate, la mondializzazione neo-liberista è una questione di vita o di morte. SI' ai diritti umani, NO allla zona di libero scambio delle Americhe (ZLEA)!

Nicole Nepton - Cybersolidaires -WomenAction

4- ARRETRAMENTO DELLE MULTINAZIONALI FARMACEUTICHE

Dopo Pretoria, quale politica contro l'Aids?

( aprile 2001)

http://www.monde-diplomatique.fr/dossiers/pretoria/

E' una grande vittoria quella appena conseguita a Pretoria dai malati di Aids dei paesi poveri.

Abbandonando, il 19 aprile 2001, il processo intentato tre anni fa contro il governo sudafricano, le più grandi case farmaceutiche mondiali subiscono una disfatta umiliante. Di fronte ad un'opinione pubblica che, nel mondo intero, si è mobilitata a favore dell'accesso ai trattamenti - in seguito alla Campagna promossa nel luglio 2000, alla Conferenza di Durban - dagli attivisti sudafricani, queste ditte hanno visto, giorno dopo giorno, stringersi il cerchio intorno a loro.

Le loro argomentazioni giuridiche - senz'altro lo sapevano dall'inizio - non reggevano, ma volevano fare questo processo per dare un esempio. Ieri hanno riconosciuto che le leggi sudafricane incriminate, che miravano ad utilizzare delle clausole di salvaguardia degli accordi mondiali sui diritti di proprietà intellettuale, erano conformi al quadro di questi accordi.

Rischiavano anche, nel corso del processo, di vedersi obbligate a mettere sul tavolo i loro segreti meglio conservati: politiche tariffarie (i prezzi sono negoziati paese per paese, e dipendono dai rapporti di forza internazionali), fonti di finanziamento della ricerca anti-aids (ci si sarebbe così resi conto dell'imbroglio che rappresentano questi brevetti che si presume finanzino la ricerca, mentre la maggior parte delle molecole innovative sono state sviluppate all'interno degli organismi pubblici e poi trasmesse alle ditte sotto licenza di sfruttamento esclusivo!), ecc.

Ma il rischio più importante fu sottolineato dal rappresentante americano al commercio dell'amministrazione Bush, Robert Zoellick. Questa controversia- dichiarò durante la prima importante riunione con la stampa dopo la sua nomina - sarà un test della capacità (dell'amministrazione americana) di rinforzare l'adozione dei principi del libero scambio negli Stati Uniti e nel resto del mondo. (…) I guadagni illeciti che si preparano contro l'industria farmaceutica per l'affermazione aggressiva dei suoi diritti sui brevetti di fronte ad una crisi sanitaria monumentale (…), l'ostilità che questo genera potrebbero mettere in pericolo tutto il sistema dei diritti sulla proprietà intellettuale."(1)

Questo sistema si basa, dal 1994, sull'accordo intenazionale detto ADPIC ( aspetti dei diritti di proprietà intellettuale relativi al commercio), che fissa un quadro generale pur mantenendo certe eccezioni, in caso per esempio, di urgenza sanitaria. Un accordo i cui effetti sono contestati da altre parti, dal settore agricolo a quello del software, e che testimonia della volontà di privatizzare, sistematicamente, tutti i saperi, quale che sia la loro origine e la loro utilità.

Unico merito di questa guerra in cui si sono impegnate le multinazionali: aver scatenato, nei produttori e negli utilizzatori di "proprietà intellettuale", la presa di coscienza che una posta in gioco globale li riunisce tutti: l'esistenza di quello che alcuni qualificano come "pubblico dominio dell'informazione" o "ecologia della conoscenza". Abbiamo visto i difensori del software conversare con gli attivisti della lotta contro l'aids, interessarsi delle sementi agricole e della biodiversità. Il MIT (Massachusset Institute of Technology), ha deciso il 4 aprile di mettere tutti i suoi corsi sul suo sito Internet, a disposizione di tutti: "Speriamo che i nostri corsi saranno tradotti, ha commentato il professor Lerman. I paesi in via di sviluppo hanno bisogno di informazioni, e devono sviluppare delle infrastrutture e delle istituzioni." (2) Negli ambienti della ricerca circola una petizione per esigere dalle riviste scientifiche che aprano i loro archivi gratuitamente all'insieme degli studenti.(3) E la nozione di "bene pubblico globale" comincia ad essere discussa al di fuori delle istituzioni internazionali…

Ieri a Pretorie è saltato un catenaccio. Ma combattere l'aids richiederà molto di più. I paesi del sud dovranno definire la loro politica delle cure, dei medicinali ( produzione o importazione? Generici o molecole sotto brevetto? Negoziazione dei prezzi o gioco della concorrenza?, ecc.) , gli industriali al Nord come al Sud, dovranno mettere a punto delle capacità di produzione adeguate, e la comunità internazionale trovare i mezzi per sostenere l'accesso ai trattamenti.

La proposta che domina il dibattito è quella che fa, da Harvard, l'economista Jeffrey Sachs.(4) Consisterebbe nel creare un fondo internazionale, sotto la tutela dell'Organizzazione Mondiale della Sanità e dell'Onusida, che sarebbe alimentata dagli Stati Uniti, dall'Europa, dal Giappone e da donatori privati come Bill Gates. Con 1,1 miliardi di dollari per il 2001, sarebbe possibile curare, in un primo tempo, un milione di persone, comperando all'ingrosso delle molecole sotto brevetto o sotto licenza. Per numerose organizzazioni internazionali questa proposta è seducente. Prima di tutto perché è costruttiva. E' anche meno disturbante: un nuovo appello alla generosità dei paesi ricchi, la "ri-leggittimazione" delle case farmaceutiche nella "proprietà" sui farmaci, e la gestione della crisi sanitaria fatta dal Nord. Altrettanti aspetti che meriterebbero l'emergere di altre proposte. E che inizi il dibattito sul dopo-Pretoria.

PHILIPPE RIVIERE Philippe.Riviere@Monde-diplomatique.fr

(1) Paul Blustein, „U.S. Trade Envoy Signals a New Approach to Tough Issues", International Herald Tribune, Paris,14 marzo 2001.

(2) Vedi il sito del MIT - http://web.mit.edu/newsoffice/nr/2001/ocw.html

(3) Libération 14-15 aprile 2001.http://www.liberation.fr/multi/actu/20010409/20010414samr.html

(4) Vedi il sito del Center for Internationale Development dell'Università di Harvard- Boston http://www.cid.harvard.edu/

5- Brevi d'OMC

1- L'OMC accetta tenere una riunione speciale sulle medicine essenziali.

Questa riunione del Consiglio TRIPS (Accordo sulla proprietà intellettuale e i brevetti), a seguito di una richiesta dello Zimbabwe, si terra a Giugno.Questa sessione speciale dovrà, secondo il comunicato del gruppo africano " fare chiarezza sull'interpretazione e l'applicazione legale delle disposizioni del TRIPS permettendo l'adozione di certe misure e assicurare la protezione della salute". Questa decisione fa seguito alle recenti accuse secondo la quale l'OMC impedisce ai PVS (paesi in via di sviluppo) di accedere alle medicine buon mercato per proteggere i brevetti farmaceutici.

2- Il testo degli accordi della ZLEA sarà reso pubblico dopo la riunione del Québec.

In una dichiarazione senza precedenti, i Ministri del Commercio riuniti a Buenos Aires, hanno annunciato la loro intenzione di rendere pubblico lo stato delle negoziazioni dell'Accordo di libero scambio delle Americhe. E sarà fatto lo stesso per tutte le conferenze sulle Americhe. Già disponibile in inglese e in spagnolo, il testo dovrà ancora essere tradotto in francese e in portoghese prima di essere comunicato al pubblico.Per molti, questa dichiarazione sarebbe un tentativo di rispondere ai numerosi gruppi della società civile di fronte al ZLEA.( Trattato di Libero Commercio delle Americhe) .

3- Gli USA minacciano 11 dei loro partners commerciali sull'applicazione delle regole dei Telecoms.

4- Hanno risaltato la situazione della Colombia, del Messico, dell'Africa del Sud e di Taiwan, e hanno minacciato di portare l'azione davanti all'ORD.

Il rifiuto della Colombia di accordare delle nuove licenze ai fornitori di servizi internazionali di Telecoms "appare come contraria alle obbligazione verso l'OMC". Ditte americane come Bellsouth che ha interessi importanti nelle compagnia colombiana di cellulari, Celumovil, non ha una licenza colombiana per sfruttare le chiamate di lunga distanza da una rete fissa.

In Messico, il governo non ha potuto applicare le nuove norme che dovrebbero permettere alle aziende straniere di entrare a fare concorrenza con il principale fornitore nazionale, Telmex, che aveva prima il monopolio. Gli USA giudicano eccessive le tasse messicane sulle chiamate internazionali. Dopo avere fatto causa contro Telmex a l'ORD (organismo di regolazione dei conflitti dell'OMC) lo scorso agosto per violazione delle disposizioni dell'AGCS, gli USA avevano cercato di trovare un accordo con i Messicani. Questi hanno difeso la loro tassa sulle comunicazioni internazionali, dichiarando che sono in conformità con il AT&T (US) prelevate tre anni dopo l'apertura del mercato US dei telecoms.

L'Africa del Sud a rifiutato la causa USA. Secondo il negoziatore sud-africano all'AGCS, il suo paese ha rispettato gli accordi conclusi nel 95/96.


Gruppo di lavoro "Trattati internazionali". omc.marseille@attac.org

6- Bolloré: una "multicoloniale" francese

Il gruppo Bolloré ha conosciuto negli anni 90 una espansione notevole ma fulminante, sotto l'impulso del suo padrone Vincent Bolloré. Alcuni aspetti della sua espansione tentacolare in Africa hanno preoccupato l'associazione Survie per giustificare una campagna nell'ottobre 2000, diretta al governo francese e a l'UE.

Biodiversità minacciata.

Una minaccia mortale pesa sulle riserve del Campo Ma'an, nei confini del Camerun, del Centroafrica, del Congo-Brazzaville e del Gabon, una delle aree più importanti di foresta tropicale (con le Amazzoni): deforestazione senza scrupolo e caccia clandestina sono sempre più all'ordine del giorno. Questa devastazione mette in pericolo le culture tradizionali delle popolazione pigmee.

Altra conseguenza: una caccia intensiva che sparirebbe senza questo sfruttamento sfrenato. La deforestazione del Camerun, avanza di 120 000 ettari all'anno, con 1% circa di foresta persa all'anno. Le società francesi destinano a loro stesse 80% del fatturato realizzato nel settore del legno. Il gruppo Bolloré , uno delle ditte più vigorose del Camerun, sembra ottenere tutti i lascia- passare che gli permettono di non rispettare la regolamentazione vigente di difesa della biodiversità e dello sviluppo socio-economico delle comunità locali.

Il disastro umano che provoca lo sfruttamento incontrollato delle foreste tropicali è ancora sconosciuto. Suscita esodi di animali: fuori dai boschi, i grandi mammiferi spaventano e minacciano le popolazioni, che reagiscono. Uno sfruttamento ragionevole, l'applicazione di un perimetro di protezione delle riserve, avrebbe potuto impedire la litania degli elefanti e dei gorilla che sono stati uccisi. Ma gli illustri abitanti delle foreste hanno altro da temere………..

Le strade tracciate nelle foreste specialmente per il loro sfruttamento hanno giocato un ruolo cruciale nell'eliminazione delle forme più curiose della biodiversità. Prime vittime: gli elefanti, i chimpanzé e i gorilla che i boscaioli usano per alimentare i loro impiegati e le loro famiglie. Nei menu dei ristoranti a Yokadouma: arrosto di gorilla, stufato di elefante……Nei mercati a Yaoundé, a Douala: si vendono denti di ippopotamo, pelli di pantera, carne di antilope, pangolino, porcospino, rettili morti o vivi. A Kribi, pitoni, boa e altri coccodrilli sono proposti per la lavorazione della pelle o per ristoranti. E a questo mercato si somma quello dell'esportazione.

I camion che trasportano il legno- che trasportano anche la carne verso Yaoundé e Douala 24 ore su 24- facilitano la vita ai cacciatori professionisti che arrivano in massa nelle foreste. E nessuna volontà sembra volere arrestare questi eccessi.

Quando la concessione della Forestière de Campo (del Gruppo Bolloré, sfruttata dal 1966 e tra cui 137 000 ettari sono in una riserva di fauna) stava terminando nel 1993, Bolloré ha ottenuto una deroga che gli permetteva di vendere pezzi di legno.

Possiamo dunque constatare, la ripetizione dello schema seguente: divieto legale di sfruttamento, scadenza di qualche anno per regolarizzare la situazione; ma nel frattempo, aspettando la fine della scadenza , Bolloré ottiene una deroga, per una foresta protetta, poi per dei lavori di………Il diritto del Camerun….questo paese conosciuto come uno dei piu corrotti al mondo nelle classifiche 1998 e 1999 della ONG Transparency International.

Scrupoli, Vinvent Bolloré? Risponde ad una associazione: " la nostra filiale HFC/ Forestière de Campo (….) rappresenta per la regione del Campo un centro economico importante, e di fatto l'unico datore di lavoro, con 400 impieghi e 120 boscaioli."

Che importanza a questioni cruciali come la violazione di alcuni dei seguenti diritti:

- violazione delle convenzioni di sfruttamento delle foreste e degli accordi passati con i villaggi vicini;

- la non applicazione dei programmi di gestione sostenibile delle foreste e di sviluppo della caccia;

- I lascia-passare sulle autorizzazioni allo sfruttamento. Sarebbe possibile applicare un sistema efficace di certificazione dei luoghi sfruttati, dimostrando che i legni vengono da foreste gestite in modo sostenibile (con la considerazione dei parametri ecologici e sociali).


Bollopoly

Ma questa non è la cosa più preoccupante

Gli investimenti in Africa di Bolloré hanno come obiettivo, il monopolio, che ha già su tutta l'Africa dell'ovest e del Madagascar, nel trasporto di materie prime e nell'industria della sigaretta (85 a 90% del mercato in questi paesi). Sarebbe una pena perdere le forze in un continente dove tutto è cosi redditizio!Meglio costruirsi il suo proprio Monopolio

Il trasporto per Bolloré costituisce une catena completa dal luogo di estrazione al cliente europeo, asiatico o di altrove. Camion, via ferroviaria, navi (compreso i porti), il gruppo assicura tutta la logistica e affitta i servizi di buona parte dei veicoli: lo chiama il "trasporto multimodale integrato"

Visto che tutta l'economia africana riposa sull'estrazione delle materie prime, possiamo immaginare che mercato costituisce il trasporto.Visto che Bolloré, controlla tutta l'organizzazione del trasporto, e anche la scelta delle ditte a chi darà tale o tale compito, questo gruppo potrà senza grandi problemi, prosperare, investendo nei treni, nei camion, nelle navi ecc…..Le navi sono sempre piu spesso con targate nelle Bahamas, o a Kerguelen, forme particolari di paradisi fiscali, questo per non spendere i suoi redditi esorbitanti in inutile spese salariali o di sicurezza (testimone: l'Erika- affrettato da TotalFinaElf).

Nei nostri ricchi paesi, la sigaretta è un mercato regolamentato dalla legge. In Africa invece non c'è quasi niente: nessuna associazione di difesa dei consumatori, nessun divieto nelle pubblicità, e soprattutto si intravedono prospettive di espansione considerevole- si fuma dieci volte meno che in Europa. A quando le campagne vantando le virtù della sigaretta per liberare i bronchi africani?

Il gruppo Bolloré copre piu di 36 paesi africani, cosa che gli permette di ottenere norme a suo favore come tasse all'importazione dissuasive per la concorrenza, lascia-passare,ecc…. Questo trattamento privilegiato non è il risultato di negoziazioni puramente economiche o commerciali, ma piuttosto il frutto di un approccio caratteristico delle relazioni franco-africane, negli affari come in politica.

Cosi Bolloré si riempie di emissari con agende piene di nomi di capi di Stato o Ministri africani- anche i meno affidabili. Il "management francoafricano" passa molto spesso dalle vie occulte di questi lavoratori, che hanno un'attività che funziona abitualmente in "rete"; come i circoli d'influenza della loggia massonica, specialmente la Grande Loge Nationale de France (GLNF), erede dei lobbies coloniali.Tra le perle rare del Gruppo Bolloré , ritroviamo Michel Roussin, un esperto nella materia. Ha lavorato come direttore dei servizi segreti francesi la /DGSE) , come rappresentante di lusso degli industriali francesi orientato verso gli investimenti in Africa

( CNPF/Medef Afrique, Cian, Cepia….) ed è stato soprattutto Ministro della Cooperazione ("Ministro delle relazioni franco-africane"). Sarebbe molto vicino alla loggia.

Era un personaggio centrale nei sistemi finanziari opachi organizzato alla Mairie de Paris- il Comune- per il RPR ( Rassemblement pour la République). Appare oggi come uno dei piu corrotti di Francia. Assunto da Bolloré, dirige sempre il settore Africa del Medef- Mouvement des Entreprises françaises (simile alla Confindustria).

Le presentazioni continuano con Pierre Aim: uomo di affari conosciuto per le sue spese fastuose, per la sua bulimia monopolista nel trasporto ferroviario di materie prime, tra cui la società Saga- gli hanno dato il titolo di "difesa" per il trasporto di materiale militare- è stata ripresa da Bolloré via accordi segreti che mettono da parte la legalità. Ha in seguito, raggiunto il Gruppo Bolloré.

Altre frequentazioni raccomandabili di Michel Roussin, Jean-Yves Ollivier, ex-OAS, ex-pro-apartheid, uomo di affari e uomo di ombra, caratterizzato dalla sua tendenza ha rimanere in stretto contatto con i poteri africani piu criminali e piu isolati….. Non assunto ufficialmente dal Gruppo, ma sembra troppo vicino a Roussin per essere lontano da Bolloré.

Le rivelazioni recenti sugli affari Alfred Sirven (grande manager di Elf, oggi arrestato) ci informano che per fuggire, di fronte al mandato di cattura internazionale, ha usato un falso passaporto confezionato con l'aiuto di un ex-mercenario nelle Comores (Jean-Marie Lapierre, della banda di Bob Denard), che oggi dirige una filiale….di Bolloré ! E chi ha aiutati wanted-Sirven a scappare? Jean-Ollivier! Lui sarebbe stato l'agente segreto della DGSE (Direzione Generale dei Servizi Segreti francesi) che trattava con l'onorevole Sirven, quando quest'ultimo corrompeva presidenti, ministri ed altri personaggi africani….. Sirven si vanta anche di avere comprato tutta la classe politica francese. Il francoafrica è un piccolo mondo…….



Cacciato via dalle urne nel 1992 dopo la Conferenza Nazionale Sovrana (processo di democratizzazione), il generale Denis Sassou Nguesso suscita una prima guerra civile nel Congo-Brazzaville nel novembre 1993. Rimane fuori dal potere. Dopo aver ripreso forze a Parigi, scatena un putsch il 5 giugno 1997. Circondato da milizie private, come "i Cobras", le troppe del Tchad e dell'Angola,ecc,…..rovescia il regime del presidente civile Pascal Lissouba, il 23 ottobre 1997.

L'instaurazione dell'autocrazia, gli odi accumulati e le resistenze delle milizie hanno riprodotto l'orrore del dicembre 1998. I massacri si sono moltiplicati, provocando decine di migliaia di morti, violazioni di guerre da combattenti spesso con sida, e la fuga di migliaia di persone dalle foreste, morte di fame o di malattie…… Dagli accordi di pace firmati fine 1999, il gioco del generale-presidente Sassou e della Francia consiste a consacrare il vincitore, e a proclamarlo "l'uomo della Pace"

Nel dicembre 1997, Sassou diceva che solo due fedeli lo avevano accompagnato durante il suo esodo nel deserto: Pierre Aim et Jean-Yves Ollivier.

Il Gruppo Bolloré a traverso Aim, non ha esitato ad accompagnare durante la guerra civile questo regime responsabile di crimini contro l'umanità. Aveva deciso di investire nel Congo-Brazzaville , senza perdere tempo, e dunque di puntare sul regime vigente.Questo si è tradotto nello sviluppo di aziende dove lavorano i membri della famiglia di Sassou- Rail, SCTM, Saresco. Sassou aveva molte spese da fare, dalle armi ai mercenari.

In un Congo, distrutto, l'ambizione piu grande de Bolloré è chiara: il controllo del porto di Pointe Noire, l'unico porto di acqua profonda della regione; deve essere, giustamente, fra poco, privatizzato. Come il treno Congo-Océan (510 km). Questa via è l'asse economico del Congo-Brazzaville. Era anche quello della guerra.

Bolloré è entusiasta: " Il Congo è certamente uno dei paesi dove si svilupperanno maggiormente le nostre attività negli anni futuri.(…) Se sono qui, oggi, è perché credo nella ricostruzione del paese con l'aiuto del presidente Sassou Nguesso" . Progetta anche di investire in una ditta di sigarette a Mpila- Brazzaville.

Intrallazzi politico-industriali servono a questi progetti. Michel Rocard (PS) , amico di Vincent Bolloré, è uno dei sostenitori di Sassou. A destra, le alleanze sono stimolate da tempo da Jacques Chirac e Michel Roussin (RPR)- essendo il cognato Dominique André , consigliere per la propaganda di Sassou. Jean-Yves Ollivier (ex-OAS, ex- apartheid), presenta Alain Madelin

( Ultraliberale, viene da l'estrema destra) al compagno Sassou, "il generale rosso" formato dalla Stasi. AH! Quando l'amicizia unisce gli uomini al di la delle differenze politiche!!!!!!

Bolloré non è stato l'unico sostegno e creditore di Sassou quando portava avanti la sua guerra etnica. Lui ne ha approfittato del isolamento di un regime criminale per crescere delle posizioni predatrici, durante l'economia congolese. Tra pubblico e privato, politica ed economia, ufficiale ed occulto, i suoi emissari Pierre Aim, Michel Roussin e (indirettamente) Jean-Yves Ollivier, agiscono su diversi registri.



Le Multicoloniali

Il caso Bolloré non è un caso isolato purtroppo. Un focolaio di grandi società continuano nel vedere l'Africa come una torta da spartire. Come Elf, Bouygues, Vivendi, alcune banche (Paribas, Crédit Agricole….) Ma il gruppo Bolloré appare come il piu aggressivo….Dopo lo scandalo Elf, sarebbe diventato il gruppo Bolloré il nuovo ponte per compiere gli obiettivi non dichiarati della politica africana del Eliseo. Stiamo assistendo alla costituzione di una specie di agenzia di investigazioni geopolitica privata?

Pierre Caminade, Survie.

survie@globenet.org

 

traduzioni sonia salum, cinnia salum, patrizia rosa rosa