IL GRANELLO DI SABBIA N° 227

1 - BNP, ATTAC. Venerdì 13, il film.
Censura. E' una parola grave che è spesso sinonimo di dittatura e ne è, comunque, uno degli indizi più sicuri. All'interno del gruppo BNP-Paribas progredisce.

2 - L'economia di guerra di Internet.
Dopo essere stato portato alle stelle dagli adulatori della new-economy, gli stessi sembrano oggi cospirare gioiosamente per rimandarlo nella spazzatura della storia. Questo pietoso stratagemma dialettico chiarisce in modo singolare la permanenza del progetto che sostiene. Un rimaneggiamento brutale dell'economia reale di domani, ordinata con pugno di ferro dai "Kaiser" di un universo finanziario, le cui strategie, per quanto opache siano in apparenza, lasciano comunque trasparire l'ampiezza dei mutamenti che prevedono.

3 - 17 aprile
Giornata mondiale per l'agricoltura contadina e contro gli OGM.

4 - A chi serve la morte?
Il problema dei brevetti non riguarda, sfortunatamente solo gli OGM ma anche la salute umana nel suo insieme. Con il pretesto dei "diritti di proprietà intellettuale" ci si fa gioco del diritto più essenziale quello alla vita e alla salute. Non è più questione di "fratture" o di ineguaglianze ma di un genocidio di nuovo tipo basato non sull'ideologia o il credo religioso ma sui profitti dell'economia. Il processo di Pretoria promosso dalle Multinazionali farmaceutiche contro il Sudafrica riprende mercoledì 18 aprile.

5 - Solidarietà con la Tunisia

6 - 10 buone ragioni per dire NO allo ZLEA
Si svolgerà prossimamente in Quebec una riunione dei capi di stato del continente per costituire una zona di libero scambio. Mentre le frontiere del Canada cominciano a chiudersi e che la città di Quebec è divisa in due da un'immensa rete di parecchi chilometri severamente controllata, una riunione alternativa è prevista dal 17 aprile.

1 - BNP, ATTAC. Venerdì 13, il film.

Il film tra il gruppo bancario BNP-Paribas e ATTAC continua. Come in tutti i seguiti, il "cattivo" ha sempre la stessa faccia ma è ancora più in collera di prima.

Nel ruolo del cattivo: il server della posta elettronica del gruppo bancario.

Nei nostri numeri 186, 187, 189, 192 vi spiegavamo che gli impiegati di questo gruppo non potevano ricevere il giornale elettronico di informazione anche se vi si erano iscritti volontariamente, senz'altro per motivi diversi, al minimo come fonte di informazione alternativa.

Avevamo allora pubblicato alcune delle vostre osservazioni, provenienti in alcuni casi da persone che erano incaricate della gestione di un server di posta in un'impresa privata.

Il problema dell'accesso all'informazione sul luogo di lavoro e durante le ore di lavoro, benché i documenti recuperati grazie alla connessione dell'impresa, possano servire al di fuori del tempo di lavoro, durante le ore di pausa o dopo la giornata lavorativa, è un vero problema di libertà individuale. Avevamo creduto scomparsa con i due ultimi secoli la figura dell'impresa paternalista che giudica al posto dei suoi "bambini" impiegati quello che è buono o no per loro. Oggi Internet svela la faccia di certe imprese in maniera pubblica.

Ci hanno appena segnalato che è impossibile per le persone inviare ai loro amici, all'interno del gruppo BNP- Paribas, degli estratti del corriere elettronico di informazione. Qualche mese fa si trattava di una selezione all'origine del corriere, oggi la cosa è diventata più sofisticata: "il messaggio che avete inviato con l'oggetto "Re: ultimo bollettino di ATTAC" è stato bloccato dal moderatore Internet di BNPPARIBAS. Questo messaggio e/o i suoi allegati contenevano una o più frasi sensibili. L'insieme è stato distrutto. Una notifica è stata inviata al/ai destinatari".

Il gruppo BNP-Paribas possiede dunque un suo lessico "corretto" e un suo lessico "non corretto". Non abbiamo fortuna, certi termini che utilizziamo "non sono corretti" cioè non possono essere letti dagli impiegati di questa banca, senza dubbio perché questo rischierebbe di mettere in pericolo la loro salute mentale.

A livello delle idee, BNP-Paribas agisce come uno stato dittatoriale. Inutile quindi cercare più lontano, potete trovare all'angolo della strada i luoghi dove le legge comune non viene applicata.

2 - L'economia di guerra di Internet

Un intrigante mimetismo conduce tutti gli attori coinvolti, da lontano o da vicino, nell'avvento della " new economy" a suonarne oggi il rintocco funebre, dopo averla, ancora ieri, portata alle stelle…..

Industriali, finanzieri, analisti, giornalisti ed esperti in qualsiasi cosa non fanno che, ormai senza tregua, stigmatizzare " un universo artificialmente mantenuto in vita dalla finanza internazionale e deconnessa dai meccanismi economici reali".

I più importanti titoli della stampa internazionale se ne burlano all'infinito e prendono in giro con una malizia non dissimulata le "esperienze" le più rocambolesche, che vedono una bimbetta di quattro anni trionfare alla Borsa, senza colpo ferire, su un analista e un astrologo. Dagli alla "folle esuberanza" dei mercati! Vade retro sporco Nasdaq! Strana figura retorica in verità. Rimane che dietro la filippica infiammata affiori, qualche volta, lo schizzo di una griglia di lettura, della quale ci aspetteremmo che i nostri imprecatori ne sviluppino la possibile pertinenza.

Thierry Klein, dopo altri, scrive così nel quotidiano Libération il 5 aprile scorso: "Rilanciando l'economia mondiale, i finanzieri hanno inventato il concetto di neo-keynesianismo finanziario.

Non c'è più bisogno di chiedere agli Stati di finanziare dei grandi lavori o di creare dei deficit di bilancio artificiali, i fondi pensione si incaricano di rilanciare l'economia per voi!".

Di fatto, dobbiamo constatare che è proprio il peso crescente della sfera finanziaria sull'economia globale che ha permesso alla così detta "new economy" di svilupparsi prima di tramontare. Ma è qui che l'analisi pecca per difetto. Di che cosa si trattava, in sostanza? Se non di una banalissima logica di esternalizzazione dei costi di ricerca-sviluppo, premessa di un "consolidamento" che vede ormai i "dinosauri" della "Vecchia economia" raccogliere, a buon conto, i frutti dei "nuovi germogli" che hanno seminato? Secondo questo metro di giudizio, la così detta "new economy" non meritava, né questo eccesso di onore, né questa indegnità….

Resta che a questo stadio, l'assenza, fin troppo palese, di un "anello mancante" oscura ogni comprensione, e riduce il fenomeno ad un chiassoso "high-tech" da "Fiera della Vanità".

Poiché, se la diagnosi pre-citata è giusta, converrebbe esaminare un po' più seriamente l'ipotesi secondo la quale "i fondi pensione si incaricano di rilanciare l'economia per voi!" E' prestare troppo poca ambizione alla figura archetipica dei suddetti fondi pensione limitare il loro appetito al rilancio - ciclico, fin troppo banale - dell'economia….

L'età dell'accesso

Consideriamo, per ipotesi, che i così detti "fondi pensione", "i mercati", e la molto efficiente armata di professionisti altamente competenti che esercitano i loro talenti in tutte le sfere dell'industria, del commercio, della comunicazione, del tempo libero come del "governo" delle società post-moderne, abbiano bellamente concepito il progetto di farci entrare, irrevocabilmente, " nell' età dell'accesso" profetizzata da Jeremy Rifkin.

Di che cosa si tratterebbe? Di sostituire ai molto comuni ed ancestrali scambi ed acquisizioni di beni e di servizi, ancora più o meno regolati dal potere statale, una "nuova civilizzazione" nella quale il nostro tempo, la nostra attenzione, i nostri affetti, le nostre emozioni diventeranno il valore di scambio supremo, commercializzato tramite abbonamento -quasi obbligatoriamente a temine -, dai diversi conglomerati che, non solo, risponderanno a tutte le nostre aspettative, ma le anticiperanno senza colpo ferire. Lo Stato non avendo da questo momento altra funzione che quella di ovviare timidamente alle più chiassose ineguaglianze destinate a svilupparsi in dimensioni mai raggiunte.

"Customer is king!". Il consumatore è re! Consumatore, cliente, abbonato. Caro abbonato, carissimo abbonato. Lontano, molto lontano dal rivestire i fronzoli di un'"economia assistita", la new economy disegna piuttosto bene, da allora, la pura figura della guerra economica. Se il controllo, totale, del legame con l'abbonato ben costituisce una delle poste in gioco centrali del mutamento economico in corso, conviene esaminare quel che nasconde questo slogan, che è ormai al fondamento del management dell'impresa e dell'economia mondializzata.

Chi sono gli attori economici che oggi detengono i più importanti "data base dei clienti", sfruttati con tutte le risorse offerte dal marketing contemporaneo?

Tradizionalmente, i settori bancari ed assicurativi godono di una posizione molto forte in materia. Si adoperano da molti anni per confermarla. Le prospettive di smaterializzazione crescente delle transazioni finanziarie gli assicurano la conservazione di un ruolo primario, come intermediari obbligati di tutti gli atti della nostra vita quotidiana.

A questo riguardo, banche ed assicurazioni investono dunque massicciamente, nel mondo intero, per rispondere alle nuove sfide del commercio e delle transazioni "on line". Fusioni, acquisizioni, "piazze affari", rincorsa al peso e alla potenza….niente di nuovo sotto il sole.

Money war

Salvo, forse, che le prospettive radiose dell'e-commerce non hanno tardato a far nascere dei problemi nuovi, inediti e di una rara complessità. Acquistare o commercializzare dei beni o dei servizi in linea implica necessariamente che molteplici problematiche, segnatamente tecniche e giuridiche, trovino molto presto una soluzione. La smaterializzazione degli scambi finanziari non può avvenire senza che siano date al consumatore delle salde garanzie di sicurezza. D' altronde ci sono disposizioni che devono essere prese su scala internazionale….

E' tutta un'architettura innovatrice di regolazione degli scambi che vede, a poco a poco, la luce:

firma elettronica, certificazioni di transazione. Con il carico di sbagli e fallimenti che accompagnano necessariamente una mutazione di questa ampiezza. E di inquietanti prospettive come quella che vede il potere pubblico autorizzare delle imprese private a costituire dei monopoli commerciali che certificheranno, al posto dello Stato, l'identità di un individuo…..

Nello stesso tempo, l'esplosione delle comunicazioni in tutto il pianeta ha fatto nascere nuovi conglomerati altrettanto mondializzati. Operatori delle telecomunicazioni, fornitori di accesso ad Internet, gruppi multimediali, ugualmente possessori di portafogli di decine di milioni di abbonati a servizi diversi altrettanto indispensabili dei servizi offerti al consumatore dalle banche e dalle assicurazioni.

Conviene iscrivere a fianco di questi nuovi "mogul" le figure delle compagnie aeree, dei grandi gruppi specializzati nella vendita per corrispondenza, come anche degli organismi creati dai grandi gruppi industriali, che diffondono in milioni di esemplari le carte di credito al consumo.

Tanti attori dei quali ci si immagina spontaneamente che proseguiranno le loro attività tradizionali, benché debbano tuttavia ristrutturare il "cuore delle loro imprese" in ragione della posta in gioco vitale che gli pone il loro ingresso nella "società dell'informazione".

Dal mese di maggio del 2000 il "Mobey Forum" riunisce BNP-Paribas, Barclays, Deutsche Bank, Visa, Nokia, Ericsson, Motorola…..il suo obiettivo?

Incoraggiare e standardizzare l'impiego delle tecnologie mobili nel mondo della finanza e del commercio.

Nel quadro del programma MET (Mobile Electronic Transaction), il forum prepara la pubblicazioni di specifiche riguardanti due dei principali protocolli impiegati nelle transazioni mobili: la "Wireless Identification Module" e la "Wireless Transport Layer System". L'idea essendo quella di far diventare rapidamente i terminali mobili degli strumenti di pagamento e di investimento del tutto sicuri ed efficaci dovunque nel mondo.

Tesserino con microprocessore e carta SIM

Rimane il fatto che "l'eccezione francese" non contribuisce poco ad oscurare il dato. Con il Concord e il Minitel, il tesserino con il suo piccolo microprocessore è una delle "glorie tecnologiche" dell'Esagono ( la Francia, N.d.T.). Ci si dimentica facilmente della particolarità francese in questo campo.

Se le carte di pagamento dotate del famoso microprocessore, la cui paternità è generalmente attribuita a Moreno, si sono considerevolmente diffuse nell'Esagono, non si può dire lo stesso al di là delle nostre frontiere. Anzi, ne siamo ben lontani.

Già oggi, per qualche decina di milioni di carte bancarie dotate di microprocessore utilizzate in

Francia, e qualche altra decina di milioni all'estero, 700 milioni di cellulari dotati di una carta "SIM" sono utilizzati ogni giorno nel mondo. Nel 2003 ne sono previste dai due ai tre miliardi. Grazie a dei complessi aggiustamenti di software, questa carte "SIM" saranno ben presto trasformate in mezzo di pagamento imprescindibile per tutti i possessori di cellulare.

Le, considerevoli poste in gioco del dominio dei mezzi di pagamento tramite transazione elettronica mobilitano nel mondo intero governi, amministrazioni pubbliche, industrie. Tutti fermamente decisi a conservare le loro prerogative, in modo da non subire l'influenza monopolistica di coloro che si saranno assicurati il controllo di questa chiave di volta della futura "società dell'informazione".

Possiamo anche tentare di decifrare i soprassalti della "new economy" con questo metro di giudizio. E porre questa elementare domanda: chi dominerà domani le funzioni chiave in materia di transazioni elettroniche? Quali sono le strategie che mettono in opera gli attori coinvolti?

Le banche e le assicurazioni temono già fortemente di perdere la loro leadership in materia. Operatori di telecomunicazioni, fornitori di accesso ad Internet, conglomerati dell'industria e della multimedialità intendono ormai dominare "pezzo per pezzo" la spina dorsale della catena di relazione al "cliente": il mezzo di pagamento. In Germania, un operatore "alternativo" di telecomunicazioni ha appena richiesto una licenza bancaria…..

All'ombra dei brokers in lacrime

Si può prevedere, in questo contesto, che la tentazione sarà forte (irresistibile?), per i possessori di beni (capitali), banche ed investitori istituzionali, che hanno concesso dei finanziamenti considerevoli agli attori di Internet e delle telecomunicazioni, di usare le loro prerogative di azionari o investitori, per procedere ad una ristrutturazione violenta dell'insieme del settore, conformemente ai loro interessi.

L'estrema sofisticazione dei "prodotti derivati" utilizzati oggi sui mercati finanziari autorizza chiunque possegga dei beni….a far precipitare in rovina, senza colpo ferire, un'impresa quotata in Borsa soprattutto se si tratta di una ditta il cui valore è "delirante".Questo per esempio, "giocando a termine" sul ribasso del corso di un'azione. Impresa della quale si potranno così acquisire i beni, le infrastrutture, le tecnologie ed i clienti ad un prezzo irrisorio.

Analista vedette della banca di affari Lehman Brothers, Ravi Suria ha, per primo, nello scorso novembre, stigmatizzato la spaventosa bolla della Borsa nel settore delle telecomunicazioni, fenomeno al quale non trova dei precedenti. In una lunga intervista recentemente accordata al sito di informazione The Street, riconosce di avere presentito i pericoli che incombevano sull'insieme del settore e spiega come ha consigliato ai suoi clienti, in prima fila dei quali i possessori di "hedge funds", di disimpegnarsi massivamente per evitare il disastro. O come "giocare al ribasso" provocando nel contempo il ribasso grazie all'impatto mediatico delle sue dichiarazioni e, soprattutto, grazie all'impatto dei suoi consigli di investimento. Facendo così, la "forza d'urto" finanziaria delle istituzioni coinvolte conferisce loro né più né meno che un diritto di vita o di morte su dei conglomerati che sono reputati come dominatori del pianeta….

E di fatto, è ormai questa figura, quella della molto brutale predazione di beni con tutti i mezzi, dichiarabili o meno, che si dispiega nell'insieme della sfera economica e finanziaria. Se la metafora dei "rapidi e dei lenti" ha fatto cilecca, come non richiamare l'immagine del commando per evocare le "war-teams" che associano banchieri d'affari, analisti, giuristi, brokers, esperti in "intelligenza economica" e lobbisti che, lontano dagli sguardi profani, distruggono e ricreano degli imperi?

Lontano, ben lontano dal rivestire i fronzoli di una "economia assistita", deconnessa dai meccanismi economici reali, Internet, le telecomunicazioni, la new economy disegnano la pura figura di un'economia di guerra. Sono degli interi settori dell'economia che conoscono una ristrutturazione senza precedenti. Domani il vostro operatore di telecomunicazioni diventerà il vostro banchiere, il vostro assicuratore, il vostro agente di viaggio….

Delle istituzioni come France-Telecom o la Posta, in Francia, si trasformeranno, dopo la loro prossima privatizzazione e l'inevitabile "vendita per settori" che l'accompagnerà, in forti poli di conglomerati che avranno acquisito, dagli antichi monopoli pubblici, le loro già quasi-filiali specializzate in software,nella manutenzione di una rete o…nell'accesso al cliente.

Lungi dal significare la fine della new economy, i brutali movimenti finanziari che colpiscono da qualche mese le borse mondiali testimoniano crudamente una ristrutturazione radicale dell'insieme dell'economia dei paesi sviluppati.

Limitarsi a votare oggi alla gogna un fenomeno che ieri si adulava, lascia mal presagire la padronanza democratica di una mutazione che ci colpirà domani nei settori più banali della nostra vita quotidiana, al di là di quello che riusciamo ad immaginare….

Marc Laimé marc@rezo.net

Articolo pubblicato in collaborazione con minirezo.net

http://www.minirezo.net/article729.html

3 - 17 aprile

Il 17 aprile è la giornata mondiale per l'agricoltura contadina e contro gli OGM organizzata da Via Campesina, In Francia saranno intraprese delle azioni in una quarantina di dipartimenti. Sono molto diverse e vanno dal "supermercato al comune" passando per l'INRA o a Parigi per il Génoscope.

Aspetto giuridico - Il hold-up sul vivente

Da millenni il contadino riproduce e moltiplica le sementi nel suo campo; da decenni, il complesso genetico-industriale cerca di appropriarsi di questa legge della natura e trarne profitti giganteschi. Un pugno di multinazionali dispongono oggi di un potere colossale che cercano di aumentare. L'estensione dei brevetti al genoma umano potrebbe consentirglielo.

Benché "ogni pretesa ad una proprietà industriale sulla conoscenza stessa sia contraria all'etica scientifica" (gruppo "Scienza-Società" dell'Istituto di Francia, maggio 2000), la brevettabilità degli elementi del genoma rimane l'obiettivo essenziale delle multinazionali.

Sono molte le specie vegetali ad essere già state interessate da un brevetto sul loro uso. Il regno animale e quello umano sono anch'essi minacciati.

In Europa, la direttiva 98/44-CE potrebbe permettere la brevettabilità del vivente. Se non esistesse la brevettabilità, non ci sarebbero neppure gli OGM. NO ai brevetti!

Quello che vogliamo:

A LIVELLO FRANCESE

Chiediamo ai deputati e ai senatori francesi:

-di non votare la trasposizione nel diritto francese della direttiva 98/44/CE detta di "protezione giuridica delle invenzioni biotecnologiche", che viola numerose convenzioni e numerosi trattati internazionali.

-di esigere dal ministro incaricato della ricerca che fermi Génoplante, il cui obiettivo è di socializzare il costo della privatizzazione del vivente, e di reimpiegare invece i mezzi della ricerca a favore di un'agricoltura durevole, autonoma e contadina.

-di mettere in opera degli strumenti di controllo democratico per mettere il potente strumento della ricerca biotecnologica al servizio della vita invece che del profitto e della morte.

-di sollecitare da parte del governo francese, dell'Unione Europea e delle Nazioni Unite la proclamazione di un nuovo diritto dell'uomo: il diritto sul vivente e sulle risorse genetiche in quanto bene comune dell'umanità, del quale non ci si può appropriare né naturalmente né con qualsiasi altro mezzo.

A LIVELLO EUROPEO

Chiediamo che il Parlamento Europeo e i Parlamenti Nazionali, tramite i loro governi:

-esigano dalla Commissione e dal Consiglio dei Ministri dell'Unione Europea il mantenimento della moratoria sugli organismi geneticamente modificati (OGM)

-chiedano la messa fuori legge delle necrotecnologie del tipo Terminator.

-sostengano la richiesta di annullamento della direttiva europea 98/44/CE effettuata presso la Corte di giustizia della Comunità Europea dai governi dei Paesi Bassi, dell'Italia e della Norvegia.

A LIVELLO INTERNAZIONALE

Chiediamo l'annullamento dell'articolo 27-3 b degli ADPIC (accordi internazionali sulla proprietà intellettuale), che mirano a pianificare mondialmente i brevetti sul vivente. Questa organizzazione sopranazionale spinge la politica internazionale a sottomettersi ad una logica mercantile. Nel quadro dell'Organizzazione Mondiale del Commercio, le rare misure che mirano a proteggere i più deboli, di fatto non sono applicate.

La vita è più importante dei brevetti!

Mondializziamo la lotta, mondializziamo la speranza!

4 - A chi serve la morte?

OMS e OMC mettono la vita dei sieropositivi nelle mani dei laboratori.

Domenica 8 aprile a Oslo, OMC e OMS hanno in progetto di orchestrare la ricerca di una soluzione globale al problema dell'accesso ai trattamenti nei paesi in via di sviluppo invitando i grandi laboratori farmaceutici a dibattere la differenziazione dei prezzi in assenza dei malati.

La discussione verterà sulla seguente proposta: la concessione da parte degli industriali del Nord di licenze volontarie a qualche produttore ben scelto in cambio di royalties. Immaginiamo l'affare: concessione al concorrente del diritto eccezionale di copiare una molecola, di distribuirla ad un prezzo fisso in modo totalmente opaco, in condizioni draconiane di controllo sul suo utilizzo in cambio di royalties, estensione dei brevetti, detassazioni, o altre riduzioni d'imposta.

OMS e OMC partono da un'ipotesi falsa e assurda: la soluzione dipenderebbe dalla filantropia dei laboratori occidentali.

Abbiamo ottenuto solo una cosa da queste multinazionali: che adeguino i loro prezzi a quelli dei produttori di farmaci generici in India e Brasile. Questi laboratori oggi fanno quello che ritenevano impossibile due anni fa.

-prezzi più bassi al Sud

-perché sono costretti dalla concorrenza. Non confondiamo bontà d'animo con le leggi del mercato.

In cambio non abbiamo ancora ottenuto:

- dei trattamenti a prezzo di costo. Nessuno è d'altronde in grado di valutare il prezzo reale di un medicinale, le industrie rifiutano di fornire le informazioni che permetterebbero di calcolarlo.

- -una vera concorrenza, aperta e durevole che permetta di ottenere i prezzi più bassi, oggi come domani.

A tutt'ora, né i paesi del Nord né le istituzioni internazionali hanno il coraggio di sostenere politicamente questo principio che certi paesi del Sud tentano di mettere in pratica. Si mettono dalla parte dei grandi laboratori che preferiscono concedere delle licenze volontarie saltuariamente e per dei periodi limitati piuttosto che vedere i paesi del Sud organizzare da soli la loro produzione e il loro accesso ai medicinali.

Non vogliamo questo tipo di accordi. Il Sud non ha bisogno di grandi laboratori. Nel Nord questi industriali rendono largamente redditizi i loro investimenti e ne traggono dei profitti colossali. Nei paesi in via di sviluppo, l'importante è poter produrre o importare liberamente delle copie delle molecole necessarie alla sopravvivenza dei malati. Quello di cui il Sud ha bisogno sono i mezzi finanziari e tecnici per moltiplicare la capacità di produzione; e l'accesso a tutte le informazioni che permettono la fabbricazione di nuovi trattamenti nel più breve tempo possibile. Quello di cui hanno bisogno i malati del Sud è di accedere integralmente all'intera gamma terapeutica antiretrovirale a prezzo di costo.

Niente deve essere concesso alle multinazionali. Istituzionalizzare la licenza volontaria sarebbe:

- rinunciare alle licenze obbligatorie, dunque all'unico strumento di pressione che permette di far abbassare i prezzi,

- restringere ulteriormente le possibilità lasciate ai paesi in via di sviluppo nell'ambito degli accordi dell'OMC sulla proprietà intellettuale,

- mettersi nelle mani della "buona volontà" dei laboratori.

Il dritto alla salute non può essere un'eccezione, limitata a qualche patologia, limitata nel tempo, limitata a qualche molecola, in qualche paese e per qualche paziente. I diritti che fanno parte degli accordi TRIPS (licenze obbligatorie) non devono essere limitati. Al contrario devono diventare la regola. Il dirtto di copiare per vivere non può essere concesso ogni tanto. Deve imporsi dovunque sia necessario alla sopravvivenza, senza condizioni.

La proprietà intellettuale deve essere abolita, dovunque uccida.

5- Solidarietà con la Tunisia

7 aprile 2001 : 4 città francesi denunciano la repressione in Tunisia

Lione, piazza Bellecour, ore 15.

Una sessantina di militanti Hanno partecipato all'azione in Tunisia rispondendo l'appello di Attac, Amnesty, LDH, … La metà di loro sono vestiti tutti di bianco, con cappello e si allacciano, e formano molto rapidamente una spettacolare catena umana occupando metà piazza Bellecour. Ognuno di loro ha una lettera, rossa su fondo bianco, davanti e dietro, che formavano la frase : "Tunisia : silenzio, si tortura".

All'improvviso un tuono inizia a cadere pioggia e vento però nessuno se ne va; il sole ritorna presto. Primo giorno di vacanza per la zona Lione; meno gente però molta curiosità e interesse. Durante un'ora buona sono distribuiti 2.000 volantini, vengono date informazioni, si parla con i passanti, si scattano delle foto,… Però niente TV ( l'anno prossimo ci bruciamo vivi questo forse gli farà arrivare!). Niente situazione delicata da gestire, in tutti i casi eravamo preparati a tutto.

Ore 16.30 : Inizia la manifestazione: il corteo si dirige verso il consolato. Eravamo un centinaio di persone (la manifestazione dei senza documenti ci ha raggiunto), silenziosi.

Abbiamo lasciato sulle grandi piazze, i nostri striscioni che prendevano tutto lo spazio.

Durante tutto il tragitto sono stati distribuiti 1.000 volantini e verso le 17 e 30 siamo arrivati davanti al consolato. Protetto da alcune barriere e dai poliziotti dei reparti speciali, il consolato non rilascia dichiarazioni, possiamo vedere delle ombre che si muovono dalle finestre. Gridiamo per una quindicina di minuti "democrazia in Tunisia", coprendo senza difficoltà un inserviente che si affannava gridando "viva Ben Ali" e offendendoci.

Ore 18. - Ci leviamo le nostre tute, e ci promettiamo di ricominciare. In questo quartiere borghese di Lione, quartiere dei consolati e di rispettabili stabilimenti finanziari, fine settimana di Pasqua, era veramente difficile ! ma il Attac Lione non si dispera…

Roland Attac 69

Ore 14 e 30 Rouen. La pioggia ci ha sorpresi verso le 17, abbiamo avuto tutto il tempo di farci notare nella strada pedonale più popolata della città. C'era LDH, AMNESTY, ATTAC --- una riga tunisina inevitabile e non grata : ogni lettera era con una toga nera portando una maschera neutra e legata con le altre da una catena bianca e rossa. Manifesti vivendi e muti, su fondo di ritmo incessante di legno battuto. Gli altri partecipanti distribuivano dei volantini e parlavano con la gente; il successo è là per noi : contatti facili e durevoli, come per Porto Alegre. La maggior parte erano sorpresi poi interessati a parlarci. Niente RCD… Pochi volantini per terra. Alcuni giornalisti presente. Formula da rifare!

Claire e Marie Attac Rouen

Marsiglia, ore 14

Al appello di Attac, LDH e CRLDHT, una trentina di militanti scendono in azione. Presenza effettiva; 2 di LDH, 0 del CRLDHT, 2 di MRAP, 25 di Attac. Nessun militante marocchino anche se gli abbiamo aiutati a mobilitare gente per loro per le due riunioni con Marzouki…

Dopo l'appuntamento vicino al consolato (hanno avuto molta paura…), metrò fino all'agenzia TUNISAIR ( chiusa, ma lo sapevano, era solo per il simbolo e l'immagine). Scatti di foto ( AFP,LA Provence e La Marseillaise), collage di volantini sulla vetrina.

Ritorno in centro città a piedi, gran parte in corteo, gridando la scritta in grande" Tunisia, terra di dittatura" e distribuendo dei volantini sui marciapiedi.

Arrivati alla città vecchia dove centinaia di persone aspettavano il passaggio …del carnevale! Siamo arrivati a 200 metri dal consolato e poi ci siamo separati.

Nessuna traccia dei RCD forse ci aspettavano dietro il consolato nel centro culturale…

Manifestanti molto contenti di quest'azione, buona accoglienza del pubblico. Lo sbirro di servizio è stato sconcertato.

La sera ci siamo addormentati un po' stanchi, ma contenti di avere trascorso una eccellente giornata!.

Jean-Paul Attac Marsiglia

Parigi, piazza de la Fontane aux Innocents ore 14 e 30

Fin dal nostro arrivo sulla piazza, erano li… Presenza massiccia dei RCD ( con bambini, donne, volantini…) sui gradini di fronte che ci guardavano gridando alto e forte " Viva la Tunisia con Ben Ali2!

Fissiamo tranquillamente i due grandi striscioni ( SOTTO LA SPIAGGIA IL CARCERE e TUNISIA DITTATURA , EUROPA COMPLICE) appesi aglii alberi, striscioni ( TUNISIA = REPRESSIONE) e intorno alla piazza i militanti con dei volantini in mano. Arriva la musica (grazie Attac Cultura). Gridiamo più forte e più alto i nostri slogan. Quelli di fronte rispondono anche loro più forte pero alla fine sono sicuramente rimasti senza voce.

C'è musica, interventi diversi ( Pierre Tartakowsky e Monsignore Gaillot), letture di testimonianze

(Fathi, Sadri)… Intanto si distribuiscono volantini informativi e si discute con la gente.

Il pubblico era abbastanza interessato ( facevano domande, leggevano gli striscioni, ascoltavano). Un esempio piuttosto soddisfacente a mio avviso : la reazione molto positiva di alcuni giovani della periferia che volevano sapere di più, chi eravamo, cosa facevamo, perché manifestavamo, chi erano quelli di fronte,…

Per quello che riguarda le associazioni, sono state molte come ATTAC, CSLCPT, CRLDHT, UTIT, UGET, CNLT, Houriya Libertés, e un'associazione di donne del maghreb del quale non mi ricordo il nome.

Per quello che riguarda i media, siamo un po' delusi ( abbiamo pero aspettato a lungo France); una piccola intervista a un giornalista belga.

La gente di RCD è andata via verso le 16 ( domanda perversa: saranno stati pagati solo per 2 ore?). Siamo rimasti fino a che la pioggia ci ha cacciati via, verso le 17 e 30 tutto ciò ascoltando musica e ballando.

In definitiva siamo stati contenti che tutto è finito bene.

Solène, Attac Parigi Nord Ovest.

Gruppo Internazionale Mediterraneo di ATTAC Francia

6 - 10 buone ragioni per dire No allo ZLEA

1. Lo ZLEA vorrà dire l'estensione a tutto un continente di un trattato che ha già prodotto delle conseguenze sociali disastrose.

Si tratta infatti dell'estensione a tutto il continente americano dell'ALEAN (NAFTA; accordo di libero scambio tra gli USA, il Canada e il Messico firmato nel 1994). Dalla sua entrata in vigore, l'ALEAN ha già dato prova del genere di conseguenze che ha per i lavoratori, la società e l'ambiente. Citiamone solo alcuni: - un milione in più di messicani guadagnano meno del salario minimo e 8 milioni di famiglie sono al di sotto della soglia di povertà. - nella zona delle Maquiladoras (laboratori di assemblaggio/montaggio) lungo le frontiere con gli USA, l'aumento dell'inquinamento dovuto ai rifiuti chimici risultante dalla supremazia della legge del massimo profitto, si è tradotto con un drammatico aumento dei casi di epatite e malformazioni congenite.

L'accordo in questione è stato elaborato in segreto senza tenere nessun conto dei ripetuti appelli ad un dibattito democratico.

Malgrado le richieste ad organizzare un vero dibattito democratico e aperto, non solo i cittadini della regione o le diverse organizzazioni sindacali e sociali, e neppure il parlamento, sono stati associati alle discussioni o tenuti al corrente dell'avanzamento degli accordi ma, al contrario, e questo è il colmo del cinismo, i negoziatori hanno affermato di aver preso nota delle raccomandazioni del "Forum delle imprese d'America" e che esse hanno costituito un apporto molto valido alla messa in atto degli accordi ZLEA: Così i Governi si apprestano tra qualche settimana a firmare alle spalle dei loro popoli un trattato che aggraverà le già terribili conseguenze delle attuali politiche neo-liberiste.

Questo accordo porterà ad un degrado maggiore i diritti dei lavoratori e delle stesse condizioni di lavoro.

L'esperienza dell'ALEAN ha mostrato come i diritti e gli interessi più elementari degli operai sono stati ridotti da questi accordi di Libero-scambio. Il fatto di assicurare la libertà assoluta di circolazione del capitale su scala continentale si tradurrà, come la recente esperienza lo dimostra, con un ribasso dei salari e un degrado delle condizioni di lavoro. Le spaventose condizioni di cui soffrono i lavoratori delle Maquiladoras del Messico ( salario al di sotto del minimo salariale, giornate di lavoro di 12 ore, nessun sostegno legale, insalubrità dei laboratori e lavoro minorile) costituiscono un assaggio di quello che ci porterà lo ZLEA. Per altri versi, la libera importazione di merci porterà alla sparizione della nostra industria nazionale aumentando il tasso di disoccupazione di cui già soffriamo.

Questo accordo si tradurrà con la maggiore distruzione del nostro ambiente.

Dopo la firma degli accordi ZLEA, qualsiasi regolamentazione statale che miri a preservare l'ambiente o la salute non sarà più valida in quanto costituirà un ostacolo al commercio o agli investimenti; le imprese aventi il diritto di denunciare lo Stato davanti ai tribunali se così non fosse. Per i nostri paesi questo significherà il saccheggio delle nostre risorse naturali a discapito dell'ambiente e delle popolazioni locali, come è gia il caso nei paesi dell'ALEAN o, per esempio nello stato messicano del Guerrero, dove il 40% delle foreste sono state distrutte a causa dello sfruttamento sconsiderato di questi ultimi anni, che ha in più accresciuto l'erosione del suolo e la distruzione dell'habitat naturale.

Questo accordo costituirà un rischio per la vita e la salute dei popoli.

L'accordo sullo ZLEA estenderà le regole dell'ALEAN in materia di monopoli dei brevetti (particolarmente importanti nel settore farmaceutico) e renderà legale la modificazione genetica degli organismi con le conseguenze che questo avrà sul prezzo dei medicinali da una parte e la salute della popolazione dall'altra. Inoltre, con il pretesto di salvaguardare la sicurezza degli investimenti, lo ZLEA come l'ALEAN, impedirà ogni regolamento statale avente come obiettivo la difesa del bene generale, della salute pubblica o dell'ambiente. Il Canada, per esempio, è già stato condannato per aver proibito un additivo dei derivati del petrolio considerato cancerogeno ed anche il Messico si è visto attaccato per gli stessi motivi.

Questo Accordo autorizzerà e svilupperà la privatizzazione dei servizi sociali.

Il progetto ZLEA estende la privatizzazione a tutti i servizi e fa obbligo a tutti gli Stati Membri di garantire il diritto delle imprese di offrirli, con l'eccezione unicamente di quelli che sono forniti dallo Stato a titolo assolutamente gratuito. La privatizzazione diventa possibile per tutti i sevizi, compresi quelli nei quali normalmente non dovrebbe avere interessi, come per esempio l'insegnamento e la salute pubblica. Inoltre, diventa assolutamente impossibile tornare indietro e annullare le privatizzazioni già realizzate. Questo darebbe d'altronde alle imprese prestatrici di questi servizi la possibilità di esigere le stesse esenzioni e gli stressi privilegi degli organismi pubblici che li assicuravano in precedenza.

Questo accordo accelererà la sparizione dei P.M.E. e la de-industrializzazione del paese.

L'eliminazione delle barriere doganali, la proibizione di qualsiasi politica governativa destinata a favorire l'utilizzo di beni locali ( comperate locale) o a promuovere in qualsiasi modo lo sviluppo locale o settoriale, l'obbligo di aprire i mercati dello Stato a tutti i livelli (nazionale, provinciale ed anche municipale) al di sopra di un certo ammontare, a tutte le imprese del continente, rischia di far sparire i P.M.E. che hanno già molto sofferto e di aumentare la de-industrializzazione dell'economia cominciata nel nostro paese dal 1976. D'altra parte, il nostro paese non potrà trarre beneficio neppure dai suoi vantaggi nel settore dell'agricoltura, in quanto le sovvenzioni per questo settore - che costituiscono una delle rare eccezioni in questo trattato, sono giustamente utilizzate dagli USA per sostenere i suoi agricoltori. E' interessante segnalare a proposito, che uno studio recente dell'impatto dello ZLEA sull'industria alimentare dell'Argentina prevede una leggera caduta delle esportazioni (circa il 4%) ed un aumento significativo delle importazioni (dal 30 al 35%).

L'accordo limita ulteriormente i diritti democratici della società.

Ogni tentativo di regolamentazione statale anche basata su dei criteri destinati a favorire lo sviluppo economico locale o nazionale, il progresso sociale, il benessere della popolazione o la protezione dell'ambiente può essere rimessa in discussione dal Capitale come dimostra l'esperienza dell'ALEAN. Per i nostri paesi, questo renderà irreversibili le politiche neo-liberiste messe in opera durante l'ultimo decennio. In questo senso, le clausole imposte dallo ZLEA costituiranno d'ora in poi una vera ingessatura della volontà della società e del funzionamento delle istituzioni democratiche. Un prova del suo carattere antidemocratico è fornita dal fatto che è stato negoziato alle spalle del popolo senza consultare le organizzazioni sociali e senza dibattito parlamentare. E' per questa ragione che, congiuntamente al Coordinamento delle Centrali Sindacali del Cono Sud, esigiamo che questo accordo non possa essere sottoscritto senza un referendum preliminare.

Questo accordo aumenterà la povertà e la disuguaglianza sociale.

La politica economica neo-liberista messa in opera nel nostro paese durante l'ultimo decennio si è tradotta con un aumento costante della povertà, dell'ineguaglianza sociale, della precarizzazione del lavoro e della disoccupazione. Lo ZLEA confermerà ed amplificherà questo fenomeno. Lo ZLEA creerà una zona economica dall'Alaska alla Terra di Fuoco, a beneficio delle compagnie transnazionali Nord americane e di qualche azionista locale. In questo modo, l'Accordo costituirà dal punto di vista economico un nuovo strumento che, aggiunto al "Plan Colombia" e al "Plan America" completerà la subordinazione dei paesi e dei popoli della regione all'egemonia degli USA.

Perché è possibile un altro piano di integrazione:

Le organizzazioni sindacali e regionali, i gruppi ecologisti e di difesa dei diritti civili, i movimenti dei contadini, di difesa degli indigeni e delle donne del continente si sono espressi contro lo ZLEA.

Già da molti anni, queste organizzazioni danno vita a delle proteste e a dei Forum contro quest'accordo. Durante la prima settimana di aprile, ci siamo mobilitati contro la Riunione dei Ministri dell'Economia, nello spirito di Seattle e del Forum Sociale di Porto Alegre. Altre proteste ed azioni dello stesso tipo si terranno in tutti i paesi della Regione. Tutti uniti, appoggeremo le proteste che avranno luogo nella città di Quebec alla fine del mese. Poiché, se siamo tutti uniti, è possibile un altro tipo di integrazione.

Per saperne di più:

http://attac.org/quebec - quebec@attac.org

Traduzioni per Attac Italia di

Patrizia Rosa Rosa, Cinnia Salum e Sonia Salum.

NOTIZIE DA ATTAC ITALIA:

Attac-Palermo ci invia degli articoli riguardanti l'Alca, di cui il Granello sta ormai

Trattando da diversi numeri.

Ecco i brani in questione:

Nella città canadese di Quebec si terrà, dal 18 al 22 di Aprile 2001, il terzo incontro tra i Presidenti e/o i Ministri dell'Economia o del Commercio dei 34 paesi delle Americhe destinato alla formulazione degli accordi ALCA. Questo sarà il terzo incontro dopo il primo di Miami (USA) nel 1994 e il secondo di Santiago del Cile del 1998. Gli accordi ALCA dovrebbero entrare in vigore nel 2005, ma in questo incontro si tenterà di accelerare i tempi per far partire gli accordi dal 2003. Gli accordi ALCA sono di fatto, per quel poco che è dato conoscere, una estensione a tutti i paesi del continente americano, con la esclusione della sola Cuba a causa del boicottaggio commerciale, degli accordi già in vigore contenuti nel NAFTA tra Canada, Stati Uniti e Messico. La trattativa si è sviluppata attraverso diversi gruppi di lavoro che hanno affrontato i diversi aspetti degli accordi ALCA: agricoltura, servizi, atti accusatori, arbitraggio dei conflitti, diritti di proprietà intellettuale, sussidi e anti-dumping, politiche sulla gestione e l'accesso ai mercati. Fin dal principio le diverse ONG hanno chiesto di presenziare per difendere i diritti umani e dei lavoratori, la sicurezza dei consumatori e i temi ambientali, ma sono sempre state rifiutate ed in suo luogo è stato costituito un Comitato dei Rappresentanti Governativi e della Società Civile senza di fatto alcun potere di interferire sulle trattative che hanno continuato a svolgersi in un clima di segretezza. Gli accordi NAFTA, di cui ALCA è una estensione, entrati in vigore nel gennaio 1994 hanno in questi anni determinato una serie di conseguenze negative:
- circa un milione di posti di lavoro si sono persi negli Stati Uniti per la rilocalizzazione di compagnie americane in Messico per approfittare della più debole difesa del lavoro in questo paese. Dei lavoratori licenziati solo il 77% ha ritrovato lavoro ma a peggiori condizioni di salario e con minore sicurezza sociale.
- il deficit commerciale del Messico con gli Stati Uniti è cresciuto a 18 mila e 600 miliardi di dollari.
- lo sviluppo economico in Messico ha interessato soltanto la regione di frontiera, che ha visto incrementare la sua attività industriale, ma con una riduzione della qualità del lavoro, per cui otto milioni di messicani sono passati dalla classe media alla povera e più di un milione lavorano per un salario giornaliero inferiore a 3,40 $ al giorno - l'aumento dell'attività industriale nella regione di frontiera con gli USA ha peggiorato nella regione le condizioni sanitarie e ambientali. E' facile immaginare quello che può comportare una estensione di questi accordi, con il conseguente impulso alla privatizzazione e deregolamentazione, a tutto il continente americano. L'entrata in vigore degli accordi ALCA aumenterebbero il potere delle corporazioni multinazionali e legherebbero le mani ai governi in materia di salute pubblica, sicurezza, politica sociale e ambientale. I governi nazionali perderebbero le poche possibilità che in atto hanno per incrementare le politiche volte al bene comune e al contempo si andrebbe a consolidare il controllo delle multinazionali sui cittadini di tutte la americhe. ALCA estenderebbe le conseguenze negative del NAFTA a tutte le nazioni americane, con un ulteriore livellamento verso il basso, in quanto, ad esempio, i lavoratori messicani potrebbero a loro volta essere rimpiazzati da lavoratori a più basso costo in Haiti, Guatemala o Brasile. Dai documenti filtrati (non esistono in atto documenti pubblici) si evincono alcune conseguenze degli accordi ALCA:
- Servizi sociali in pericolo: ALCA conterrà una serie di accordi sulla deregolamentazione dei servizi, secondo i dettati della OMC (Organizzazione Mondiale dl Commercio); riguarderanno l'educazione, la sanità, l'ambiente, le risorse (l'acqua), l'energia, le comunicazioni. Ciò porterà da un lato ad una campagna di privatizzazione che di fatto consegnerà i servizi redditizi alle corporazioni multinazionali, e dall'altro a conseguenti tagli della spesa pubblica nei settori in deficit.
- Possibilità da parte delle multinazionali di citare in giudizio gli stati che dovessero attuare delle leggi in materia di salute pubblica o sicurezza che però aumenterebbero i costi di produzione, come già accade con il NAFTA dove ad esempio il Canada citato in giudizio dalla compagnia statunitense Ethyl Corporation ha dovuto pagare 13 milioni di dollari per una sua legge che proibiva l'additivo MMT, legge che ha dovuto abolire.
- Cibo, agricoltura e OGM: le grandi compagnie possono forzare i diversi paesi ad accettare la biotecnologia e gli alimenti geneticamente modificati. Ciò comprometterà l'agricoltura tradizionale e la renderà dipendente dalle corporazioni transnazionali
- Diritti di proprietà intellettuale: si aumenterà il controllo delle aziende farmaceutiche, in quanto solo il portatore di un brevetto potrà fabbricare i farmaci con la creazione di monopoli che porteranno ad un artificiale aumento dei prezzi. Cosa che in parte già avviene come ad esempio per i farmaci contro l'AIDS. Inoltre la compagnie potranno aggiudicarsi i brevetti per rimedi tradizionali togliendo alle popolazioni indigene la possibilità di continuare ad usarli.
Per tutti questi motivi è nato nelle americhe un movimento che mette insieme cittadini dei diversi stati che si è dato appuntamento a Quebec city il 21 di Aprile 2001 in occasione del terzo incontro ufficiale per ALCA che si terrà nella cittadina canadese da 18 al 22 di Aprile 2001. Tra i promotori dell'iniziativa figurano "Attac Quebec" e Attac Argentina". Ulteriori informazioni possono essere reperite nei siti:

www.attac.org cliccando su Quebec o Argentina, o sul sito

www.ciepac.org

Comitato Locale
Attac Palermo
www.madonie.com/attac attacpalermo@libero.it

"Si tratta, semplicemente, di riappropiarci insieme dell'avvenire del nostro
mondo"

COMUNICAZIONI VARIE:

Attac Siena: Attac Siena ricorda che sta lavorando con Carta alla preparazione di una due giorni su Globalizzazione e Sapere che si terranno il Venerdi 25 e Sabato 26 Maggio.

Nei prossimi giorni vi invieremo una bozza provvisoria del programma e un elenco di pensioni e

Alberghi dove prenotare per la notte.

Comitati Locali ed organizzazione.

Come avrete letto il 19 Maggio è stata fissata una riunione di tutti coloro che sono interessati

A creare un comitato locale: è necessario comunicare se ci sono problemi sulla data e sulla città

Per potere eventualmente trovare una soluzione alternativa.

Per qualunque iniziativa o segnalazione utile da poter inserire sul Granello scrivere a

iantornofi@libero.it