IL GRANELLO DI SABBIA N° 223 / 224


In questo numero. In breve………

  1. L'effetto Tia.
    Qualche precisazione rispetto alle informazioni che vi abbiamo dato nell'ultimo numero.
  2. Cresce la resistenza alla privatizzazione dell'acqua.
  3. Verso la costruzione di un Mercato Europeo dell'Insegnamento superiore?
    Non avete certamente sentito parlare della dichiarazione di Bologna, ma se non facciamo niente, potrà dar luogo ad una privatizzazione del sistema educativo universitario. I ministri dell'educazione si riuniranno a Maggio a Praga.
  4. Contro la tassa Tobin.
    Se è la Federazione delle Banche Europee a dirlo, potete crederci, la tassa Tobin non è realistica…………
  5. Quattro miliardi di poveri hanno nelle mani il futuro del capitalismo.
  6. Perché chiedere il libero-scambio per i medicinali salvavita?

1- L'effetto Tia

L'articolo del Financial Times al quale facevamo riferimento era tutto salvo che preciso. Abbiamo quindi ricevuto qualche precisazione riguardo alla messa in opera di una tassa sulle transazioni finanziarie in Argentina. Diciamolo subito, non si tratta di una tassa del tipo Tobin.

A proposito di quest'ultima, una piccola informazione circa la campagna " sette giorni per salvare la Tobin Tax" alla quale avete partecipato numerosi. La signora Ramachandram è stata sommersa dai messaggi di posta elettronica: ci ha detto che ne sono arrivati circa 1500 al giorno per sette giorni, provenienti dal mondo intero. Questo ha avuto come conseguenza, e ce ne dispiace, di rendere inutilizzabile il suo computer e di bloccare la sua posta elettronica. Ma, del resto, ha avuto anche un'altra conseguenza, molto positiva. La signora Ramachandram, responsabile della segreteria della Commissione dell'Onu, ha potuto rendersi conto dell'importanza che attribuiamo a questa proposta. Ci hanno segnalato che anche l'indirizzo di posta elettronica di J.Delors non rispondeva più, ciò che prova che, a sua volta, ha dovuto ricevere un considerevole numero di messaggi.

La signora Pietracci che fa parte della segreteria del Programma "Finanziare lo sviluppo" ci ha informato che una riunione preparatoria al vertice del 2002 su questo argomento avrà luogo il 15 aprile prossimo, ma che il "bersaglio naturale" non è per forza l'Onu o questa o quell'altra commissione bensì gli Stati Membri.

Questo cade a proposito visto che Attac Francia ha appena pubblicato un Kit Tobin " Tobin subito!", che comprende una serie di azioni dirette alla Francia. Potete trovare la parte documentaria di questo kit sul sito internet, e quindi partecipare.

http:/attac.org/fra/asso/doc/doc54.htm

In Argentina, quindi, niente tassa Tobin. Si tratta invece di una tassa sui movimenti dei conti correnti bancari dello 0,6% ogni volta che si stacca un assegno. Tutti quanti dubitano che questa tassa possa rendere i 6 miliardi annunciati dal Financial Times nel suo articolo. Invece Domingo Cavallo, nuovo ministro delle finanze, ha chiesto al congresso di accordargli dei poteri eccezionali che gli permetteranno di fare a meno del congresso e questo glieli ha concessi dietro la minaccia, vera o fittizia, che la "mano invisibile" avrebbe, nel caso contrario, pesato negativamente sull'economia argentina.

Da lunedì, dopo una votazione seguita a 13 ore di discussione, i mercati, in effetti, rispondevano positivamente e la borsa rimontava dopo una caduta costante.

Cavallo non è uno sconosciuto. E' stato presidente della Banca Centrale dell'Argentina durante la dittatura, nel momento in cui il paese si è pesantemente indebitato ed è stato ministro della finanze durante il governo Menem, tristemente conosciuto come il regno della corruzione organizzata. Scommettiamo dunque che la mano invisibile non sia cieca e preferisca una buona democrazia senza potere parlamentare ad una cattiva democrazia con dei rappresentanti eletti.

2- Cresce la resistenza alla privatizzazione dell'acqua

Il governo brasiliano sta fortemente investendo per tentare di strappare alle municipalità l'esclusività dei servizi dell'acqua potabile e del risanamento. Questa misura può aprire la strada alla privatizzazione in questo settore. In tutto il Brasile la resistenza al progetto governativo cresce, e la giornata del 22 marzo, Giornata Mondiale dell'acqua, è stata scelta per allertare la popolazione sui rischi che questo progetto rappresenta per la società. L'acqua è la prima causa, diretta o indiretta, di mortalità e malattia nel mondo. Tre milioni di bambini con meno di cinque anni di età muoiono tutti gli anni a causa della mancanza d'acqua potabile.

Il progetto del governo federale è stato mandato all'Assemblea il 21 febbraio scorso, alla vigilia di Carnevale, alle 17,30, in modo da essere votato a titolo di "urgenza urgentissima". Il 15 marzo, dietro la pressione dei parlamentari dell'opposizione - ed anche, per alcuni, della maggioranza -Ferdinando Cardoso ha fatto marcia indietro sulla sua volontà di far votare il progetto in regime di urgenza il 7 aprile ed ha concesso un rinvio di 90 giorni per discuterlo. Questa decisione non significa, tuttavia, che il governo abbia abbandonato questo progetto.

L'intenzione di aprire il settore dell'approvvigionamento dell'acqua all'iniziativa privata va di pari passo con gli obiettivi dell'Accordo Generale sul Commercio ed i Servizi (GATS), sotto il patrocinio dell'OMC, che stabilisce un largo insieme di norme miranti all'apertura e alla deregolamentazione del settore dei servizi. I settori della sanità, dell'educazione e del risanamento di base fanno parte dei principali obiettivi di questo accordo. Si stima che il mercato potenziale dei servizi della sanità nel mondo raggiunga attualmente 3.500 miliardi di dollari all'anno, e quello dell'educazione 2.000 miliardi. Si tratta quindi di un affare d'oro. Il problema è che questo mercato d'oro potrebbe mettere la salute di milioni di persone che vivono in una situazione estremamente precaria sotto la logica del breve termine del settore privato che mira agli introiti prima di tutto. Il problema che si pone è il seguente: l'acqua, questo elemento vitale per la vita delle persone e per l'equilibrio dell'ambiente, può essere oggetto di profitto? L'Organizzazione mondiale del Commercio e il governo brasiliano di Cardoso sono di questa opinione.

La resistenza al progetto si è articolata in maniera speculare all'iniziativa del governo per fare approvare il progetto sotto il regime di urgenza. Dei parlamentari appartenenti al Partito dei Lavoratori (PT), così come ad atri partiti dell'opposizione, hanno deciso di prendere parte al grande movimento nazionale contro l'approvazione del progetto, che riunisce già da ora parecchi movimenti rappresentativi della società, come la Conferenza Nazionale dei Vescovi Brasiliani (CNBB), l'Ordine degli Avvocati del Brasile (OAB), la Centrale Unica dei Lavoratori (CUT), dei gruppi sociali, dei sindacati, delle ONG e dei comitati di gestione delle risorse idriche. Il coordinatore di questo movimento è il Fronte Nazionale per il Risanamento dell'Ambiente, che riunisce deputati di diversi partiti, ma anche la Federazione degli Urbanitarios ( lavoratori nelle imprese dei servizi urbani), i Sidiagua di tutto il paese, dei rappresentanti dell'università, la Assemae - organismo che raccoglie i servizi autonomi dell'acqua nelle municipalità -, la Compagnia della Bonifica del Rio Grande (Corsan) e molte altre organizzazioni.

Progetto alternativo

Questi organismi hanno scelto il 22 marzo, Giornata Mondiale dell'Acqua, per promuovere delle azioni congiunte sull'insieme del territorio nazionale, nello scopo di avvertire la popolazione della gravità della situazione, in modo da evitare che questo progetto sia votato in modo veloce, come lo desidera il governo federale. Il settore legato al ramo del risanamento di base possiede un progetto alternativo, elaborato congiuntamente da dei servizi tecnici e dai sindacati. L'idea consisterebbe nel dibattere largamente in tutto il paese questo progetto, partendo dalla mobilitazione del 22 marzo. In questo senso, il dipartimento Municipale dell'acqua e delle fogne (DMAE) di Porto Alegre ha scelto questa data per realizzare un seminario internazionale sul futuro del risanamento pubblico. Sono stati invitati ad uno scambio di idee e di esperienze dei rappresentanti dell'Argentina, del Cile e del Brasile. Sono stati ugualmente invitati dei rappresentanti del governo federale.

Carlos Todeschini, direttore del DMAE, ha preso la decisione di condurre un'azione affinché tutte le assemblee municipali del paese prendano l'iniziativa di elaborare degli emendamenti alle loro leggi organiche, o dei progetti di legge che proibiscano espressamente la privatizzazione dei servizi delle acque e delle fogne. Le persone che desiderano impegnarsi in questa mobilizzazione contro la privatizzazione dell'acqua possono far giungere dei messaggi di protesta contro il progetto del governo federale ai deputati e ai senatori.

Sete gigantesca

L'ONU ha scelto il 22 marzo per celebrare la Giornata Mondiale dell'Acqua. Si tratta di una data destinata a sensibilizzare l'opinione pubblica e i poteri pubblici mondiali circa la "sete gigantesca" che la Terra potrebbe soffrire prima del 2050.

Organizzata tutti gli anni da una delle 24 agenzie specializzate dell'ONU, la Giornata Mondiale dell'Acqua, dà luogo nei cinque continenti, a numerose iniziative pubbliche e private. Quest'anno si è scelto il target "l'acqua e la salute" e l'OMS (organizzazione mondiale della sanità) si è presa carico di tutta l'organizzazione.

L'acqua potabile non rappresenta che una percentuale minima della totalità dell'acqua del pianeta il cui 98% è o salato o inaccessibile.

Inoltre l'acqua potabile è ripartita in maniera disuguale se si tiene conto del fatto che 23 paesi possiedono i due terzi delle risorse mondiali (il Brasile, il Canada, la Colombia, gli Stati uniti, l'India, l'Indonesi, la Russia e i 14 paesi membri dell'Unione Europea).

Lo sfruttamento eccessivo dei corsi d'acqua e delle falde freatiche, l'inquinamento, lo spreco, la crescita demografica e l'urbanizzazione sfrenata possono trasformare la penuria attuale, che già colpisce 250 milioni di abitanti di 26 paesi, in una "sete gigantesca" che potrebbe riguardare circa i due terzi della popolazione mondiale nel 2050.

L'acqua è la prima causa di mortalità e di malattia nel mondo, questo sia in maniera diretta che indiretta. Tre milioni di bambini muoiono ogni anno a causa della mancanza di acqua potabile. Oltre alle considerazioni sociali e sanitarie, l'acqua presenta anche dei problemi di ordine alimentare ( tenendo conto del fatto che il 40% dell'alimentazione mondiale proviene dall'agricoltura), climatico (nella misura in cui le inondazioni rappresentano un terzo delle catastrofi naturali), geopolitiche (poiché i due terzi dei grandi corsi d'acqua e delle falde freatiche sono transfrontaliere), ed ecologiche (la metà dei grandi laghi e dei fiumi è inquinata).

Per far fronte ai bisogni degli otto miliardi di persone che ci saranno nel 2050 e per migliorare la situazione sociale e sanitaria, bisognerebbe investire 180 miliardi di dollari ogni anno, mentre la somma investita attualmente non raggiunge che i 70 o 80 miliardi. Coloro che si oppongono al progetto di privatizzazione dell'acqua si chiedono se l'iniziativa privata troverebbe un qualsiasi interesse ad investire una tale somma, non per ottenere degli introiti a breve termine, ma per risolvere, prima di tutto, i problemi sanitari e sociali provocati dalla mancanza d'acqua. Se dobbiamo giudicare dal recente processo intentato dalle industrie farmaceutiche al Sudafrica e al Brasile, a causa della fabbricazione in questi paesi di medicinali generici (dunque meno cari) per combattere l'Aids, la risposta viene da sola.

Porto Alegre, 22 marzo 2001

3- Verso la costruzione di un Mercato europeo dell'Insegnamento Superiore?

Il 19 giugno 1999 ventinove ministri europei dell'educazione hanno ratificato la dichiarazione di Bologna. Questa dichiarazione comune non fa che confermare ed affinare i principi già formulati nella dichiarazione della Sorbona. L'obiettivo principale di queste dichiarazioni è di rivalorizzare il sistema universitario europeo nella competizione internazionale. Questa preoccupazione deve essere letta nel suo contesto: stiamo assistendo, in effetti, all'emergere di un mercato mondiale dell'insegnamento superiore. L'Australia e gli Stati Uniti sono gli attori dominanti di questo mercato mondiale. L'Europa è al traino. Questo significa che le università europee attirano un numero infimo di studenti stranieri.

La dichiarazione di Bologna costituisce un insieme di misure che mirano ad accrescere la parte di mercato nei sistemi universitari europei. Prevede la creazione di uno Spazio Europeo dell'Insegnamento Superiore. Questa zona, strumento determinante, servirebbe a promuovere la mobilità dei cittadini, la loro capacità di entrare nel mercato del lavoro, e questo su scala europea e per lo sviluppo del continente europeo. Per raggiungere questo scopo, la dichiarazione mette in evidenza alcuni obiettivi:

  1. adottare un sistema di equivalenza dei diplomi;
  2. adottare un sistema composto da due cicli principali: un primo ciclo mirante ad ottenere un diploma e un secondo ciclo post-diploma. Il primo ciclo durerebbe almeno tre anni e sarebbe concluso con un diploma adattato al mercato europeo del lavoro.
  3. creare un sistema di crediti che favorisca per quanto possibile la mobilità degli studenti.
  4. eliminare gli ostacoli che impediscono la libera circolazione di studenti, insegnanti, ricercatori e altro personale amministrativo.
  5. fare in modo che i paesi europei cooperino per assicurare la qualità dell'insegnamento e questo allo scopo di sviluppare un'equivalenza di programmi e metodologie.
  6. promuovere l'insegnamento superiore su scala europea, interessarsi particolarmente allo sviluppo dei programmi, alla cooperazione tra le differenti università, alla mobilità e alla formazione professionale applicata al tirocinio e alla ricerca.

A prima vista questo progetto dell'Europa del Sapere sembra piuttosto attirante. La messa in opera delle dichiarazioni di Bologna avrà sicuramente delle conseguenze felici; ma ci sono delle trappole nascoste. La dichiarazione mira a promuovere la compatibilità degli istituti, delle qualifiche e dei programmi di insegnamento. Queste misure tendono ad accrescere la competizione tra gli istituti, per gli studenti, il personale insegnante e le risorse. In più la dichiarazione di Bologna segna una tappa ulteriore verso la commercializzazione dell'insegnamento. Fa dell'insegnamento una semplice merce da vendere sul mercato mondiale dell'educazione.

Inoltre, se la dichiarazione parla di educazione lo fa solo in relazione con il mercato del lavoro. Non è fatta nessuna menzione sulla funzione emancipatrice dell'educazione. Non vi è neppure garantito un accesso ampio e democratico all'insegnamento superiore. Non tutti gli studenti avranno la possibilità di seguire dei corsi post-licenza. Potrebbero fare la loro apparizione dei test di ammissione e delle esigenze di ordine economico. E' uno degli obiettivi dichiarati della dichiarazione di Bologna: mettere un gran numero di studenti sul mercato del lavoro all'uscita dal primo ciclo. I datori di lavoro potranno così ridurre i salari poiché la maggior parte degli lavoratori non avranno che un diploma di primo ciclo.

La dichiarazione di Bologna afferma il nuovo orientamento per i sistemi universitari europei del XXIesimo secolo.

Denunciamo questo progetto che propone una visione troppo stretta e puramente economica dell'educazione. In più, siamo scandalizzati dalla mancanza di democrazia che caratterizza questa trasformazione. Studenti ed insegnanti non hanno in alcun modo partecipato all'elaborazione di questa dichiarazione.

La dichiarazione di Bologna è stata elaborata e ratificata al di fuori del quadro dell'Unione Europea o di qualsiasi altra organizzazione internazionale (OMC). Senza far rumore, questa dichiarazione rappresenta una seria minaccia al sistema europeo dell'educazione. Tuttavia più passa il tempo e più gli studenti e gli insegnanti prendono coscienza del pericolo. Tra qualche mese, a Maggio, i ministri dell'educazione europei si riuniranno a Praga per discutere la messa in opera della dichiarazione e le misure complementari. E' necessario ed urgente che si costruisca una vasta coalizione transnazionale che possa contestare questo processo nel suo insieme.

Stijin Oosterlinck (Attac- Université de Gand-Belgique)

Attac-rug@attac.org

4- Contro la tassa Tobin

Ecco il comunicato della Federazione bancaria europea sulla tassa Tobin. Ci saremmo aspettati delle argomentazioni un po' più "piccanti" che dimostrassero, per esempio, una inefficacia della sola tassa Tobin rispetto ai prodotti finanziari sofisticati. Ne deduciamo invece che la Federazione preferisce una tassa sulla ricchezza ed i capitali, senz'altro perché le banche hanno già imparato come aggirarla e che sono i loro clienti a pagarla integralmente. Nessun piccolo utile. Per saperne di più sull'argomento, vi consigliamo la lettura di tre documenti:

LIMITARE L'INSTABILITA' DEI MERCATI FINANZIARI INTERNAZIONALI: LA TASSA TOBIN NON E' UNA BUONA RISPOSTA.

Presa di posizione della Federazione bancaria dell'UE (27 marzo 2001)

La Federazione Bancaria ha pubblicato in questo giorno una presa di posizione sulla proposta della tassa Tobin. Questo documento, pubblicato sotto forma di una "FBE Letter", è stato discusso ed adottato dai membri del suo Comitato "Affari economici e monetari" (EMAC, in inglese), che raccoglie degli economisti di alto livello della banche e delle associazioni bancarie europee. Il comitato è presieduto dal Dr. Martin Hufner, vice presidente esecutivo e Capo Economista dell'HypoVereinsbank AG.

Come l'ha indicato oggi il Dr. Hufner, in seguito ai problemi registrati sui mercati finanziari e dei cambi, l'idea di introdurre una tassa globale sulle transazioni finanziarie "speculative" a breve termine sul mercato dei cambi, chiamata Tobin tax ha rifatto la sua apparizione. Questo fenomeno si è prodotto in seguito alle crisi finanziare che hanno avuto recentemente luogo in Messico (1995), nel sud-est asiatico (1997), in Russia (1998), in Brasile (1999), e ancor più recentemente in Turchia.

La tassa ha un doppio obiettivo: primo, lottare contro l'instabilità del mercato dei capitali limitando il numero delle transazioni speculative; secondo, accrescere le risorse destinate all'aiuto allo sviluppo o alle cause annesse (progetti di sviluppo, annullamento del debito dei paesi in via di sviluppo, finanziamento degli sforzi di ricostruzione in seguito a catastrofi naturali,ecc.).

Secondo certe stime, gli introiti di una semplice tassa dell'1% sarebbero superiori agli utili annuali dell'insieme della banche europee, americane e giapponesi.

Un'analisi più dettagliata della proposta, come quella effettuata nella "FBE Letter" appena pubblicata porta tuttavia alle seguenti conclusioni. Prima di tutto la tassa Tobin è inapplicabile: dovrebbe essere introdotta simultaneamente in tutti i paesi per evitare la malversazione dell'attività finanziaria, e le speranze di ottenere un consenso mondiale a questo proposito sono deboli.

Ma anche se ci si riuscisse, possiamo difficilmente immaginare quale entità sopranazionale dovrebbe essere incaricata di ripartire le entrate di una simile tassa. D'altra parte, la tassa complicherebbe ulteriormente il funzionamento dei mercati finanziari internazionali, ciò che renderebbe ogni controllo del sistema praticamente impossibile e dunque difficilmente applicabile. Ad ogni modo le stime delle entrate probabili di una tassa Tobin sono molto esagerate: essendo l'obiettivo principale della tassa quello di scoraggiare gli operatori ad effettuare delle transazioni di cambio a breve termine, la riduzione conseguente del volume di queste transazioni ridurrebbe considerevolmente i ricavi della tassa.

Secondo, la tassa avrebbe degli effetti secondari perturbatori e sovente ingiustificati. Prima di tutto, si può mettere in dubbio la giustificazione economica che sottende una tassa rivolta unicamente sulle transazioni e non sulla ricchezza o sui capitali. Comunque sia, non c'è dubbio che sarebbe incorporata nei tassi di interesse o nello scarto tra i prezzi d'acquisto e di vendita delle diverse valute. In conseguenza, la tassa Tobin, si ripercuoterebbe su tutti gli operatori economici, e non unicamente sugli "speculatori", quale che sia il modo in cui questi ultimi sono definiti. Possiamo anche dubitare del carattere equo (ed ancora, della giustificazione economica) di una imposizione di questo tipo agli esportatori che si proteggono dai rischi delle fluttuazioni delle monete, o ai risparmiatori (grossi o piccoli), preoccupati di diversificare i loro investimenti.

E terzo, la tassa Tobin non riuscirebbe ad avere successo nel suo obiettivo iniziale, cioè lottare contro l'instabilità dei mercati finanziari ed evitare le crisi finanziarie. Un esame attento delle cause che sono all'origine delle ultime crisi finanziarie che hanno soprattutto colpito i paesi in via di sviluppo ed i nuovi paesi industrializzati così come le economie in transizione, mette in evidenza delle similitudini che colpiscono: una politica dei cambi troppo rigida ed insostenibile, l'insufficienza vedi l'assenza di controllo del settore finanziario nazionale debole, un debito estero importante. Si vede difficilmente in quale modo una tassa Tobin potrebbe contribuire a compensare uno di questi fattori. Inoltre, la maggior parte delle transazioni finanziarie internazionali a breve termine (80-90%) si svolgono tra paesi industriali e non costituiscono quindi una minaccia alla stabilità dei mercati finanziari delle economie meno sviluppate; una tassa su queste transazioni darebbe ai mercati finanziari internazionali meno liquidità, ciò che si tradurrebbe con una più grande instabilità anziché il contrario. Inversamente, i paesi in via di sviluppo beneficiano nella stessa misura dei flussi di capitale a breve termine come di quelli a lungo termine, che sono sovente i meno disponibili. Non c'è dunque nessuna ragione oggettiva di penalizzare le transazioni a breve termine rispetto a quelle a lungo termine.

In conclusione, la "FBE Letter" pubblicata questo giorno attira l'attenzione su altri mezzi e strumenti disponibili e più adatti per il conseguimento degli obiettivi perseguiti: la raccolta di fondi per dei progetti internazionali e l'aiuto ai mercati finanziari dei paesi in via di sviluppo per facilitare la loro integrazione nei mercati finanziari internazionali. Ad ogni modo, la tassa Tobin non è la buona risposta.

Il testo integrale della "FBE Letter n°5"-"Una tassa sulle operazioni di cambio: soluzione sbagliata per un problema vero" può essere consultata sul sito della Federazione www.fbe.be ed è disponibile in inglese e francese.

La "FBE Letter" sulla tassa Tobin è la quinta di una serie di pubblicazioni prodotte dalla Federazione Bancaria, che presenta i punti di vista del settore bancario europeo su degli argomenti economici e finanziari attualmente in discussione alla Comunità Europea. La "FBE Letter" è destinata ad un ampio pubblico, che va dai rappresentanti dei governi agli uomini politici, passando dai banchieri ai consumatori, residenti o no a Bruxelles.

La FBE rappresenta gli interessi di 2900 banche europee nei 15 paesi membri dell'Unione Europea come dell'Islanda, della Norvegia e della Svizzera che totalizzano un bilancio totale di più di 8100 miliardi di ECU.

10, rue Montoyer - 1000 BRUXELLES Tel: + 32 2 508 37 11 Fax: + 32 2

502 79 66

5- Quattro miliardi di poveri hanno tra le mani la chiave del futuro del capitalismo

Coloro che si preoccupano per il futuro del capitalismo si rassicurino subito. Secondo la rivista Tomorrow - mensile in carta patinata di "affari globali sostenibili" - il mercato dei poverissimi, fino ad ora non sfruttato, è la nuova frontiera per la crescita degli affari nel corso del ventunesimo secolo.

Finalmente la comunità degli affari si è accorta di quello che l'Organizzazione Mondiale del Commercio e la Banca Mondiale sanno da molto tempo: se cercate un modo per salvare la pelle, non dovete cercare più lontano di questi miliardi di poveri che aspettano semplicemente di essere strappati alla povertà dalle corporazioni transnazionali, dalla liberalizzazione del commercio e dalle strategie di riduzione della povertà.

La rivista Tomorrow è talmente fuori dalla realtà che potrebbe essere una parodia. La copertina del numero 1, volume XI ( ebbene si', esiste da dieci anni-senza dubbio un prodotto dell'euforia del dopo Rio) presenta, in un elegante disegno stampato in bianco e nero, una magra mano scura sostenuta da una mano un po' più pallida e robusta; il sottotitolo è: "Tendere la mano: è tempo di gettare uno sguardo oltre i modelli di commercio tradizionali verso i mercati del futuro - rispondendo ai bisogni disattesi di quattro miliardi di poveri nel mondo"

L'articolo di apertura "Il basso della piramide" scritto dal "visionario degli affari Stuart Hart" spiega come le multinazionali possono aiutare le persone ad uscire dalla povertà.

Hart spiega che la povertà è uno dei "più grandi ostacoli sulla strada di una transizione accelerata verso la sostenibilità". Quando lottate freneticamente per la sopravvivenza, egli dice, le preoccupazioni rispetto all'ambiente sembrano sterili e fuori luogo. Ma per un visionario la soluzione è semplice: "la sostenibilità implica delle riduzioni massicce della povertà e questo significa far entrare dei miliardi di persone nell'economia di mercato". Hart nota un argomento irritante: i poveri non hanno molto denaro liquido. Ma ci informa gioiosamente che delle corporazioni anch'esse visionarie - come Unilever e Johnson & Johnson - hanno trovato delle strategie da applicare ai poveri.

Forse si riferisce alle file di piccoli sacchetti di shampoo e di sapone in polvere che tappezzano i mercati locali da un capo all'altro dell'Africa e dell'Asia. La "strategia del marketing è semplice: un piccolo sacchetto di shampoo costa 2 o 3 baht ( il prodotto viene così a costare più del doppio di quello che costa in un grande contenitore) ma ogni ragazza del villaggio può permettersi questa piccola spesa. In più la pubblicità della televisione Thai è una parata senza fine di donne bellissime dai lunghi capelli brillanti che turbinano al vento senza pensieri - evidentemente gli shampoo commerciali e chimici non solo sono migliori dei prodotti locali e tradizionali, ma vi rendono anche più belle, più ricche e più moderne. Chi può biasimare le ragazze del villaggio per aver comperato i prodotti chimici schiumosi nei loro involucri brillanti quando sono sottomesse a questo incessante turbinio di capelli!

Ma il commercio deve anche cambiare il suo atteggiamento verso i poveri, dice il signor Hart. "Là dove esiste una povertà abietta, il commercio deve visualizzare un mercato attivo; è proprio come visualizzare un parco divertimenti là dove esiste una palude". Apparentemente quelli che hanno la fortuna di vivere in una povertà abietta potranno compiere la transizione dall'invisibilità al consumismo senza dover passare attraverso il doloroso stadio di essere un "essere umano" grazie ai poteri di "visualizzazione" di questi imprenditori che vedono lontano. Evidentemente c'è di più e permettetemi di dirvi, malgrado il rischio di rovinare la bella storia, come si conclude questa fantasia del parco tematico.

" Chissà - medita il visionario - in vent'anni la corrente potrebbe cambiare e noi saremo riconosciuti come gli eroi e non come i cattivi della globalizzazione".

Non c'è più dubbio: vorrete subito una copia di Tomorrow.

Ebbene, se appartenete ad uno dei seguenti grandi gruppi ne riceverete sicuramente una per posta: ABB, Dow Chemicals, Du Pont, Novartis. Oppure siete legati a 3M, BP, British Telecom , Deloitte Touche Tohmatsu, Duke Energy, Ford, Nokia, Rio Tinto, Shell o Unilever. Se è così, potete richiedergliene una copia. Ma forse avete un amico all'Istituto per il clima Wuppertal, a Envirronnement et Energie, al Centre pour la Science et l'Envirronnement o a Legambiente che sono citati come gruppi che portano un "sostegno esperto"? Forse che certi nostri amici di queste organizzazioni famose dovrebbero chiedersi se Tomorrow merita il loro sostegno?

I poveri hanno retto bene alla crociata per la liberalizzazione dei mercati. E non sono solo le corporazioni che dovrebbero essere riconoscenti del fatto che " i poveri saranno sempre con noi" perché senza di loro l'OMC avrebbe molte difficoltà a ripetere un nuovo round di negoziati commerciali - chiamati con un eufemismo - "round dello sviluppo".

Il direttore generale dell'OMC, Mike Moore, ancora una volta ha fatto uscire i poveri al trotto - portandoli come una bandiera davanti alla carica - per giustificare la crociata per la liberalizzazione del commercio ad una recente tavola rotonda sul commercio e la povertà nei paesi meno sviluppati.

Moore ha dichiarato che "durante gli ultimi cinquant'anni il sistema di commercio multilaterale ha probabilmente fatto più di qualsiasi altro intervento governativo per innalzare gli standard di vita e far uscire le persone dalla povertà". Sarebbe interessante chiedere una votazione su questo argomento. Forse che la Cina, per esempio, che è riuscita, in termini assoluti, a ridurre in modo fenomenale la povertà, darebbe credito al sistema di commercio multilaterale? O ci potrebbe essere un confronto con l'analisi della CNUCED (conferenza delle nazioni unite per il commercio e lo sviluppo) nel suo Rapporto sul Commercio e lo Sviluppo (1999) dove afferma che la più grande apertura dei paesi in via di sviluppo negli anni 90 è legata ad una più grande volatilità, a deficit di pagamento sempre più grandi e ad una minor buona performance a livello della crescita?

Utilizzando come fossero sinonimi le parole "commercio" e "liberalizzazione del commercio", Moore perpetua deliberatamente l'idea che colui che si oppone ad un nuovo round di negoziati commerciali, nel quale tutti i colpi sono permessi, non soltanto è contro i poveri ma contro il commercio. In più, in modo molto comodo, ignora il fatto che durante 45 degli ultimi 50 anni, la liberalizzazione del commercio era gestita attraverso la forma molto più aperta e flessibile del GATT.

L'OMC, con le sue regole coercitive e non democratiche è un'altra cosa.

Questa è una vecchia strategia. Anche prima del fallimento dei negoziati commerciali a Seattle, l'OMC aveva capito che la miglior tattica di pubbliche relazioni consisteva a persuadere il pubblico che "il libero scambio è un bene per i poveri". Ed anche se " i poveri" traggono apparentemente profitto da una più grande liberalizzazione del commercio, sarebbe molto inopportuno ascoltare realmente quello che hanno da dire a questo riguardo.

Via Campesina, un movimento internazionale di più di 2000 organizzazioni contadine vuole uscire dall'agricoltura dell'OMC. I milioni di africani che muoiono di Aids ( la maggior parte sono molto poveri) chiedono che le compagnie farmaceutiche smettano di manipolare i diritti sulla proprietà intellettuale con lo scopo di proteggere i loro profitti. Gli insegnanti e i lavoratori del settore sanitario nei paesi in via di sviluppo chiedono una moratoria sui negoziati per la liberalizzazione dei servizi (l'accordo generale sul commercio dei servizi) per paura che nuove liberalizzazioni distruggano quel poco che rimane del settore pubblico dopo gli aggiustamenti strutturali.

I "poveri" hanno dei nomi: sono gli agricoltori, le persone che muoiono di Aids, gli insegnanti elementari sotto pagati, i contadini senza terra che vivono nelle bidonville ai limiti delle metropoli tentacolari, le donne che vendono la frutta ai bordi delle strade, gli emigranti illegali che lavorano per un nulla pur di non tornare nei loro paesi distrutti dalle guerre o dalle economie disastrate. L'aumento della liberalizzazione del commercio offerto dall'OMC non gli sarà di nessun soccorso. Gli servirebbero più interventi statali e non una loro diminuzione. Dei servizi pubblici migliori, a livello del loro potere d'acquisto e non delle privatizzazioni; l'affitto delle terre, non la proprietà dei mercati; più lavoro e la sicurezza del lavoro, dei prezzi stabili per i prodotti agricoli, della tecnologia per costruire una capacità di produzione locale ed una protezione contro le vicissitudini dei mercati finanziari e di esportazione. Nessuno di questi argomenti fa parte dell'ordine del giorno del prossime round.

Nicola Bullard è direttore aggiunto di "Focus on the Global South"

6- Perché chiedere il libero-scambio per i medicinali salvavita?

L'affare del decennio, o meglio del secolo, occupa ormai la prime pagine dei giornali: milioni di persone muoiono di Aids mentre potrebbero essere salvate. La ragione di queste morti ingiuste, premature e spesso terribili è oggi chiara: la cupidigia pura e semplice.

Si tratta di uno scandalo dalle proporzioni bibliche. L'industria farmaceutica - forte dei suoi 350 milioni di dollari, una delle più redditizie e potenti al mondo - ha fatto squadra con i suoi alleati del governo U.S.A. per rifiutare a milioni di persone l'accesso ai medicinali salvavita ad un prezzo ragionevole.

Negli Stati Uniti, le persone infettate dal virus dell'HIV possono oggi prolungare indefinitamente la loro vita grazie ad una combinazione di medicinali conosciuti con il nome di cocktail anti-Aids. Il costo di questi medicinali è tra i 10.000 ed i 15.000 dollari all'anno, ciò che li rende dunque totalmente inaccessibili per i 33 milioni di persone che ne hanno bisogno nei paesi a basso reddito e dei quali fanno parte, come si sa, i 25 milioni di persone che vivono nell'Africa sub-sahariana.

Il costo di fabbricazione di questi medicinali non rappresenta tuttavia che una parte infima del loro prezzo. Un fabbricante di medicinali generici indiano, Cipla, ha recentemente offerto di fornire questi medicinali al governo per 600 dollari, e alle organizzazioni non governative per 350 dollari.

Milioni di persone potrebbero così procurarseli; nei paesi più poveri, dove il reddito annuo è compreso in questa forbice, diventerebbero abbordabili, con un aiuto relativamente piccolo da parte dei paesi ricchi.

Ma le multinazionali farmaceutiche non ci sentono da questo orecchio: "Rubano la mia proprietà intellettuale, e questo, non possiamo accettarlo", ha dichiarato un rappresentante di Merck.

La maggior parte di noi non potrebbe credere a questo argomento. Perché milioni di persone dovrebbero vedersi condannate a morte a causa della protezione dei brevetti delle case farmaceutiche?

Grazia alle pressioni politiche crescenti e all'oltraggio morale provocato, le multinazionali farmaceutiche hanno cominciato ora ad offrire i loro medicinali a prezzi sempre meno cari. Ma anche con l'ultima offerta di Merck, apparentemente a basso prezzo per due dei medicinali utilizzati comunemente e che fanno parte del "triplo cocktail anti-Aids", i prezzi sarebbero ancora da 3 a 4 volte più alti di quelli che risulterebbero da una competizione generica.

Ci sarebbero anche degli altri problemi se si autorizzassero i monopoli privati a fissare il prezzo e le quantità disponibili di questi medicinali indispensabili. Il costo in vite umane potrebbe rivelarsi molto caro se essi continuano a fare i sordi, a chiedere altre concessioni, a cambiare i prezzi, detto altrimenti ad abusare del loro potere "supremo" decidendo la sorte di milioni di persone.

Le compagnie farmaceutiche propongono allora un argomento economico: questi medicinali non esisterebbero se non fosse grazie ai profitti monopolistici che finanziano la ricerca e lo sviluppo.

Tuttavia esistono altri "metodi di finanziamento" ed in effetti, molti di questi costosissimi medicinali sono stati scoperti grazie a dei fondi pubblici.

Da un punto di vista strettamente economico, il monopolio di un brevetto rappresenta un metodo di finanziamento molto secondario per quel che riguarda la ricerca. Un principio standard di base in microeconomia vuole che il prezzo di un bene deve essere uguale al costo di produzione di una unità supplementare. La fissazione monopolistica del prezzo, soprattutto quando rappresenta 15 o 20 volte il costo di produzione, è inefficace ed esagerata.

E, nel caso dei medicinali essenziali è in vite umane che si misura il risultato di questi metodi.

Rispetto alla legge, i brevetti americani non si applicano necessariamente al di là delle frontiere. Ma le multinazionali farmaceutiche ed i loro alleati a Washington possiedono un formidabile arsenale di armi per dettare legge ai paesi poveri.

Tra queste, contiamo le pressioni economiche, le prosecuzioni giudiziarie, senza dimenticare l'Organizzazione mondiale del Commercio, Quando il Sudafrica - dove 4,2 ,milioni di persone sono colpite da virus - votò la Legge sui Medicinali nel 1997, per poter rendere il loro prezzo accessibile, Washington replicò con delle minacce economiche quali, particolarmente, le sanzioni commerciali e la sospensione degli aiuti.

Le pressioni pubbliche di gruppi di attivisti costrinsero l'amministrazione clinton a rivedere la sua politica contro il Sudafrica.

Ma la battaglia era lontano dall'essere vinta. Per esempio, gli stati Uniti perseguono oggi il Brasile davanti all'OMC riguardo ad una legge brasiliana che mira ad aumentare la produzione locale di medicinali anti-Aids. Per quanto riguarda le multinazionali farmaceutiche esse proseguono il loro procedimento giudiziario contro la legge sudafricana davanti ai tribunali di questo paese.

Ecco una semplice riforma che tiene conto sia dei principi umanitari di base che delle leggi economiche: nessuna applicazione delle leggi sui brevetti per quel che riguarda i medicinali essenziali nei paesi a basso reddito. Questo permetterebbe a milioni di persone di beneficiare dei trattamenti senza i quali sarebbero votati alla morte.

Detto questo, le multinazionali farmaceutiche non sembrano pronte ad abbandonare la richiesta di monopoli mondiali sull'industria dei medicinali che fabbricano. Ma l'opinione pubblica si rende conto, oggi, del ruolo che esse rivestono e che non è più difendibile. Altre pressioni, forse più dure, saranno forse necessarie, come delle campagne di boicottaggio da parte dei consumatori e degli investitori. Ma presto o tardi esse dovranno rassegnarsi.

Mark Weisbot è co-direttore del Centro di ricerca Economica e Politica (CEPR) a Washington, DC

Traduzione italiana per ATTAC ITALIA a cura di Sonia Salum, Cinnia Salum, Patrizia Rosa Rosa.

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