IL GRANELLO DI SABBIA N° 222

In questo numero:

1-Viva la finanza!
Mercoledì 28 marzo diverse manifestazioni di Attac daranno risalto, a modo loro, alla finale dei Masters dell'economia, gioco finanziario organizzato dalla Banca CIC all'interno delle scuole e dei licei. Ma la City (la borsa di Londra) va al contrattacco ed ha appena resa pubblica la sua arma segreta: porta il nome in codice TIA. Malgrado abbia qualche difficoltà con le tabelline si è comunque appropriata del vitello d'oro della speculazione…

2- L'effetto TIA.
Non credete di poter capire l'ampiezza di questo nuovo ciclone che arriva dalla Gran Bretagna senza aver letto il primo articolo. Ma aspettatevi una grande sorpresa……

3- L'era di Frankenstein.
In che epoca viviamo? Siamo appena entrati nel 21esimo secolo e già un bricolage scientifico prende il posto di una ragione superiore. Bisogna dire che la sua targa è quella di un dio dorato, la borsa…………

4- Il principio della domanda implicita.
Una messa a punto esperta sulle relazioni tra servizio pubblico e privato. Commerciale, non-commerciale, redditizio, dispendioso? Leggete per uscire dalla gogna del pensiero unico.

5- Brevi dalla Russia
Come ogni mese qualche notizia da questo paese

6- Barcellona 2001.
Vorreste partecipare al giudizio pubblico della Banca Mondiale? Allora appuntamento a fine giugno a Barcellona

7- Petizione " Le medicine non sono una merce"
Se le multinazionali non sono capaci di provvedere ai bisogni dell'umanità, allora facciamo a meno di loro.

1-Viva la finanza

Mentre il Ministero della Pubblica Istruzione in Francia accetta che si svolga un gioco finanziario organizzato da una banca, la CIC, i "Masters dell'economia" in cui tutti gli allievi possono diventare dei "traders" e tutti i vincitori possono andare a vedere "Wall Street"; la City di Londra prova che 2+2 fa ben 4 e che questo è sufficiente per fare delle piccole operazioni in borsa.

Lezione 1: la borsa non ha alcun valore pedagogico intrinseco, si tratta di fortuna. Tutto il resto è ideologia.

Dopo un'esperienza di una settimana (dal 15 al 22 marzo), "la settimana scientifica", la signorina Tia Laverne Roberts ha battuto un analista finanziario e un "esperto" in transazioni finanziarie. Organizzata dalla Barclays Stockbrokers, questo esperimento, immaginato da uno psicologo dell'Università di Hertfordshire, Richard Wiseman (il nome non è uno scherzo!), ha permesso ai tre partecipanti di disporre di un portafoglio fittizio di 5000 sterline e di fare degli investimenti per tutta una settimana.

Proclamata vincitrice assoluta, la signorina Roberts ha dichiarato ai giornalisti: " Mom!" (mammina in inglese,n.d.t.).

Dobbiamo dire che ha solo quattro anni.

Lezione 2: consigliamo alla CIC di organizzare il loro prossimo "gioco pedagogico" all'asilo.

L'analista finanziario, del quale non conosciamo il nome, ha ricordato che grazie alla sua esperienza aveva predetto fin dall'inizio la vittoria della bambina. L'"esperto" in transazioni finanziarie, sul suo biglietto da visita c'è scritto astrologo, è stato turbato dalle cattive vibrazioni del Footsie (indice della borsa), cosa che spiega, secondo lui, il suo cattivo rendimento.

Lezione 3: un astrologo non predice la vittoria di una bambinetta ma l'investitore decisamente SI'!

L'indice Footsie 100 è crollato durante tutta la settimana. La piccoletta di 4 anni investe e perde il 4,5% sui suoi investimenti. L'astrologo consulta i tarocchi e la palla di cristallo e perde il 10%. L'analista analizza e finanziarizza il caos, pura matematica in salsa brocker, e perde il 7%.

E tutto il settore, tradito nei suoi dogmi, non ha perso tempo per saltare sull'occasione e far notare che la pertinenza degli investimenti in borsa, ai giorni nostri, non si può giudicare che sul periodo di un anno, come minimo.

Ma la signorina Roberts, dall'alto dei suoi 4 anni di esperienza gli ha gridato "niente scherzi!". E' che sono proprio dei cattivi giocatori questi banchieri. Bisogna dire che sono dei maschi, cara Tia. Purtroppo ti ci dovrai abituare.

Compito per la settimana prossima: la natura è un'ideologia o un realtà? (invitiamo tutti i professori di filosofia ad organizzare un grande gioco per tutti i quadri del CIC, "I Maestri di Sofia", come premio…un viaggio ad Atene.

Laurent Jésover. Redattore journal@attac.org

2- L'effetto TIA

Dopo essersi resi conto dell'irrazionalità dei mercati, quello che abbiamo battezzato come " l'effetto TIA", ( per quelle e quelli che non hanno letto il primo articolo, vi invitiamo a farlo subito, altrimenti non ci capirete più niente), le autorità ed altri vertici avranno avuto un "risveglio alla realtà?"

Possiamo crederlo leggendo un articolo del Financial Times di lunedì 26 marzo. A pagina 6 scopriamo in piccolo qualcosa scritto che porta il titolo di: L'Argentina in azione per far ripartire la sua economia (Argentina acts to boost economy). Lì, un occhio ben perspicace si rende conto che, nero su salmone, c'è scritto, ben scritto, nel secondo paragrafo:

"Tra le misure che saranno prese questa settimana ci sarà una tassa sulle transazioni finanziarie che è previsto abbia un gettito di 6 miliardi di dollari."

Altre misure prevedono l'innalzamento delle tariffe doganali con lo scopo di limitare le importazioni e proteggere i prodotti locali. Scommettiamo che l'OMC non sarà molto contenta e che la Zona di Libero Scambio delle Americhe dovrà ingoiare la sua Buenos Aires e il suo Quebec, il mese prossimo.

La dollarizzazione del peso argentino non sarà servita a niente e soprattutto non ad evitare la recessione e il panico dei nostri cari investitori avvertiti.

Per proteggersi dall'effetto TIA c'è solo la Tobin Tax. Dobbiamo saperlo.

3 - L'era di Frankenstein

Nel suo romanzo "Il migliore dei mondi" Aldous Huxley prevedeva la fabbricazione in serie di esseri umani. Nelle provette gli embrioni si sviluppavano in funzione del loro futuro ruolo nella società, dagli Alfa destinati a comandare fino agli Epsilon destinati alla servitù.

Sessant'anni più tardi, la biogenetica ci offre in regalo per il nuovo millennio, una nuova razza umana. Cambiando il codice genetico delle generazioni a venire, la scienza produrrà degli esseri intelligenti, belli e forse anche immortali secondo, ben inteso, il prezzo che ogni famiglia potrà pagare.

James Watson, premio Nobel, all'origine della struttura del DNA e capo del progetto genoma umano ci predice l'avvento del dispotismo scientifico. Watson rifiuta qualsiasi limite alla manipolazione delle cellule riproduttrici umane: non ci deve essere "nessun limite né alla ricerca né al commercio". Ed aggiunge senza esitazioni " dobbiamo restare entro i limiti delle leggi e dei regolamenti esistenti".

Gregory Pence che è docente della cattedra di etica medica all'università dell'Alabama, rivendica il diritto per i genitori di scegliere il figlio che vogliono "allo stesso modo in cui gli allevatori fanno gli incroci per ottenere il cane più adatto alla famiglia".

L'economista Lester Turow del MIT (Massachusset Institute of Technology), teorico molto celebre del "successo", si pone la domanda di sapere chi potrebbe ben rifiutare di programmarsi un figlio con un coefficiente intellettuale elevato, "se non lo fa, i suoi vicini lo faranno e suo figlio sarà l'idiota del villaggio".

Se avremo fortuna (?), i vivai del futuro produrranno dei super-bambini somiglianti a dei geni. Il miglioramento della specie non avrà più bisogno dei forni crematori dove la Germania purificava la razza, né della chirurgia che gli Stati Uniti, la Svezia ed altri paesi utilizzano per evitare la riproduzione di esseri umani di cattiva qualità. Il mondo produrrà degli esseri umani geneticamente modificati come produce già degli alimenti geneticamente modificati.

2001 Odissea nello spazio. Siamo già nel 2001 e già mandiamo giù del cibo chimico come aveva predetto il film di Stanley Kubrick più di trent'anni fa. Adesso sono i giganti dell'industria chimica che ci danno da mangiare. In materia di sigle, dopo il DDT e il PCB, che finalmente furono proibiti dopo che si fu scoperto che erano più portatori di cancro che di felicità, è arrivato il turno degli OMG, gli organismi modificati geneticamente.

A partire dagli Stati Uniti, dall'Argentina, dal Canada stanno invadendo il mondo e siamo tutti i maialini d'India degli esperimenti gastronomici dei grandi laboratori.

Infatti non sappiamo nemmeno più quello che mangiamo. A parte qualche eccezione, le etichette sugli imballaggi non ci dicono mai quali elementi hanno subito delle manipolazioni di uno o più dei loro geni. Monsanto, il più grande fornitore in questo campo, non dà nessuna indicazione a proposito. Anche quando si tratta di latte che proviene da mucche che sono state trattate con degli ormoni transgenici della crescita.

Secondo Lancet, giornale internazionale di servizi sulla salute, e secondo altre pubblicazioni scientifiche, questi ormoni favoriscono il cancro della prostata e del seno, ma la FDA ( Food and Drug Administration) degli Stati Uniti ne autorizza la vendita senza nessuna menzione speciale sull'etichetta perché, in fin dei conti, questi ormoni accelerano la crescita, aumentano il rendimento e di conseguenza la redditività.

Spazio alle priorità! E la prima è quella della salute sull'economia! In tutti i casi, quando Monsanto è obbligata a confessare quello che vende, come per esempio nel caso degli erbicidi, questo non cambia molto le cose. Qualche anno fa Monsanto ha dovuto pagare una multa per avere fatto 75 false dichiarazioni sulle etichette dei bidoni dell'erbicida "Round-Up". 3000 dollari americani per ogni falsa etichetta.

Certi paesi si difendono, o per lo meno cercano di difendersi. In Europa, l'importazione di prodotti di ingegneria genetica è proibita in certi casi e in altri sottomessa a controllo. Dal 1998 l'unione europea esige delle etichette chiare per la soia geneticamente modificata ma è molto difficile mettere in pratica queste buone risoluzioni. La traccia si perde nelle manipolazioni successive: secondo Greenpeace, la soia OMG è presente già nel 60% di tutti gli alimenti messi in vendita nel mondo intero.

Nelle manifestazioni ecologiste, un pesce gigante tiene un cartello con scritto "Non toccata i miei geni", al suo fianco un pomodoro gigante chiede la stessa cosa. Nel mondo intero la protesta cresce. La posizione europea è il risultato della pressione dell'opinione pubblica. Quando i contadini francesi distrussero dei campi di piante transgeniche a causa della nocività di questi prodotti per l'ecosistema, José Bové diventò un eroe nazionale e dichiarò: noi altri consumatori e contadini, nessuno ci ha mai consultato riguardo a questo. Mai!

Lo Stato francese che l'aveva fatto arrestare, ritirò l' autorizzazione concessa per la coltivazione del mais inventato dtransgenico. Poco tempo dopo, l'impresa americana Kraft Foods dovette ritirare milioni di Tortillas di mais della marca Taco Bell in seguito alle denunce dei consumatori che erano stati vittime di allergie.

Durante questo tempo, Madeleine Allbright, ex ministro degli affari esteri degli USA, diceva e ripeteva in Europa che non c'era nessuna prova che gli alimenti geneticamente modificati fossero nocivi alla salute o all'ambiente.

Gli europei hanno delle ragioni molto concrete di diffidare delle piroette tecnocratiche nel loro piatto. Sono stati appena scottati dalla loro recente esperienza della "mucca pazza". Durante dei millenni, mentre mangiavano la loro erba, si comportavano in modo esemplare ed accettavano il loro destino, e questo fino al momento in cui le abbiamo obbligate a diventare cannibali. Le mucche hanno mangiato le mucche, sono diventate molto più grasse ed hanno prodotto più carne e più latte. Furono felicitate dai loro padroni ed applaudite dai mercati. Poi, in un colpo solo, sono diventate matte. Ci siamo fatti delle belle risate fino al primo morto umano, al decimo, al ventesimo, al centesimo. Nel 1996 il Ministero inglese della Sanità informava la popolazione che il sangue e le gelatine animali erano degli alimenti senza pericolo per il bestiame ed inoffensivi per gli esseri umani.

Eduardo Galeano - Correo Informativo 80 - informativo@attac.org

4 - Il principio della domanda implicita

Da vent'anni si è progressivamente imposta l'idea seconda la quale l'implicazione dello Stato e delle collettività pubbliche nell'economia avrebbe raggiunto un livello troppo elevato, al punto di aver fatto superare ai "prelievi obbligatori" una soglia insopportabile. Insopportabile per gli individui e le imprese che vi adempiono. E insopportabile per l'insieme dell'economia che sarebbe penalizzata dallo "storno" di risorse verso il settore pubblico che sarebbero state meglio impiegate dai privati se ne avessero potuto conservare l'uso. Queste due considerazioni sono state abbondantemente diffuse con l'aiuto, da una parte, di un adagio trasformato in legge economica, "troppe tasse uccidono le tasse", e, dall'altra, dall'effetto di evizione dell'investimento privato da parte dell'investimento pubblico.

In questo contesto ideologico, le decisioni di parecchi governi europei di ridurre le tasse erano attese con impazienza da tutte le lobbies anti-tasse: una riduzione di 291 miliardi di franchi in Germania dal 1998 al 2005, e di 200 miliardi in Francia dal 2000 al 2003. La loro giustificazione fondamentale è che l'attività condotta sotto la responsabilità dello Stato sarebbe piena di sperperi, sotto ottimale e causa del marasma economico.

Per contestare la fondatezza di queste decisioni, si può invocare il fatto che non ci sono dei prelievi netti poiché i servizi pubblici e la protezione sociale sono la contropartita positiva delle tasse e dei contributi obbligatori. Si può anche insistere sull'aspetto ridistributivo dei prelevamenti, che , benché modesto, non è per questo meno reale. Possiamo fare infine osservare che è impossibile determinare in anticipo se i contribuenti lavoreranno di più per compensare un eventuale aumento delle tasse o di meno per attenuarne il carico.

Ma questo non è sufficiente. Dobbiamo portare l'argomentazione contro il pensiero liberista a livello teorico, vale a dire opporgli una refutazione logica. Solo a questa condizione, la legittimità dell'intervento pubblico avrà qualche possibilità di essere rinnovata. Ecco una proposta che va in questo senso.

Parte dal concetto keynesiano di anticipo e suggerisce di estenderne il campo di applicazione a tutte le attività. Nel nostro sistema economico ci sono due categorie di agenti produttori: le imprese private e la collettività pubblica. Come lo spiegò Keynes, i primi decidono di produrre quando anticipano delle uscite - la domanda detta effettiva - per le loro merci che rispondono a dei bisogni solvibili. Realizzano allora degli investimenti e mettono in circolazione dei salari.

La vendita sul mercato convalida questo anticipo, una vendita sotto costo lo sanzionerebbe.

In quanto alle amministrazioni pubbliche, esse anticipano l'esistenza di bisogni collettivi, realizzando degli investimenti pubblici e dando anche lavoro. In questo secondo caso la convalida è effettuata ex ante da una decisione collettiva e si confonde con l'anticipo.

Nei due casi, l'iniezione di moneta sotto forma di salari e di investimenti privati e pubblici lancia la macchina economica e genera la produzione di beni privati commerciali e di beni pubblici non commerciali. Allo stesso modo che i salari versati saranno in seguito spesi per comperare dei beni commerciali, il pagamento delle tasse, dopo che i servizi collettivi sono stati prodotti, serve ad esprimere l'accordo della popolazione affinché siano assicurate l'educazione, la protezione sociale, la sicurezza, la giustizia. L'anticipo dei servizi pubblici e la loro produzione da parte delle amministrazioni pubbliche precedono dunque logicamente il loro "pagamento" di tipo collettivo da parte degli utenti.

Si potrebbe obiettare che le tasse dell'anno x servono a pagare le spese pubbliche dell'anno x+1 e così di seguito. Ma questo argomento sposta la discussione dal piano logico al piano storico e la ricerca di una cronologia sbocca su un vicolo cieco del tipo l'uovo e la gallina. Conviene quindi portare una risposta logica ad un problema di ordine logico: l'economia capitalista, essendo un'economia monetaria, sarebbe forse possibile fare dei prelievi su una base che non fosse ancora prodotta e, che peggio, dovrebbe risultare da questi prelievi? Poiché è logicamente impossibile, il rovesciamento si impone: la produzione non commerciale ed il reddito monetario che vi corrispondono precedono i prelievi.

Contrariamente all'opinione dominante, i servizi pubblici non sono dunque riforniti a partire da un prelievo su qualcosa di pre-esistente. Il loro valore monetario, ma non commerciale, non è prelevato e stornato; è prodotto. Per questo dire che l'investimento pubblico soppianta l'investimento privato non ha più senso che dire che l'investimento di Renault soppianta quello di Peugeot-S.A. o di Aventis. Affondiamo il chiodo: dire che i salari dei funzionari sono pagati grazie ad un prelievo sui redditi prelevati dalla sola attività privata non ha più senso che dire che i salari del settore privato sono pagati grazie ad un prelievo sui consumatori, poiché sarebbe ignorare che l'economia capitalista è un circuito del quale i due atti fondatori sono la decisione privata di investire per produrre beni e servizi commerciali e la decisione pubblica di investire per produrre dei servizi non commerciali.

In altri termini, i prelievi obbligatori sono dei supplementi obbligatori consentiti socialmente e il loro pagamento permette che siano rinnovati di periodo in periodo. Ma la perennità della produzione dei servizi collettivi si urta ad una contraddizione che solo il dibattito democratico può aiutare a sorpassare: la domanda di servizi collettivi da parte della società non è che implicita poiché esiste uno scarto tra il consenso collettivo alla loro esistenza e le reticenze individuali al pagamento delle tasse che sono nutrite, sia dalla profonda disuguaglianza davanti a queste, sia dalla credenza, incoraggiata dall'ideologia liberista, che il pagamento delle tasse sia controproducente ed impoverente. Secondo quest'ultima solo la produzione per il mercato sarebbe legittima poiché essa sola produrrebbe valore. Ma di quale valore si tratta? Si tratta di un valore contenente un profitto del quale si possono appropriare delle persone o dei gruppi privati. Per contro, l'attività pubblica non produce né valore commerciale, né profitto, ma produce un valore d'uso, cioè della ricchezza, socialmente utile, e della quale beneficia anche l'attività privata.

Ma, negando la vecchia distinzione tra valore di scambio e valore d'uso, cioè tra valore e ricchezza, stabilita da Aristotele e risorta all'onore con Smith, Ricardo e Marx,e assimilando le due nozioni, gli economisti neo-classici lasciano intendere che la soddisfazione di tutti ricavata dai valori d'uso non può provenire che dall'estensione perpetua dei valori di scambio, cioè dalla commercializzazione del mondo e dall'arretramento dei servizi pubblici.

Rendendo esplicita la domanda implicita di servizi collettivi e di protezione sociale, lo Stato ne fa un principio di azione la cui logica era stata formulata da Keynes. Per rafforzare la teoria, basta allargare il suo concetto di anticipo alle decisioni di spesa pubblica: queste sono prese in nome del principio della domanda implicita anticipata.

Jean-Marie Harribey. Professore di scienze economiche e sociali all'Università di Bordeaux - Membro del consiglio scientifico di Attac Francia - cs@attac.org

5- Brevi dalla Russia

Grazie al suo inviato speciale in Russia, Carine Clément, il Messager Syndical pubblica, da questo numero, una serie di interviste a militanti sindacali impegnati nelle lotte concrete in diverse città e imprese. Nel numero 8 del giornale si dà la parola a Igor Kouznevtsov, militante della Confederazione del Lavoro della Siberia (SKT) e co-presidente di Zachtchita Truda.

Igor ha 37 anni e fa parte di questa nuova generazione di militanti che hanno iniziato le lotte sindacali all'inizio degli anni 90. Responsabile della Confederazione del Lavoro siberiana, Igor passa gran parte del suo tempo a viaggiare attraverso la Russia, per tessere legami con tutti quelli che resistono e organizzare una solidarietà concreta.

Estratto dall'intervista:

M.S.:Da dove viene la Confederazione del Lavoro siberiana?

I.K.: E' stata fondata da degli anarco-sindacalisti della Siberia. Avrebbe potuto essere creata prima, ma in Russia, si guarda sempre verso Mosca. E siccome la Federazione anarchica di Mosca passava il suo tempo a criticare Sotsprof, uno dei primi gruppi di nuovi sindacati, i nostri compagni erano diffidenti verso i sindacati. Ma sono riuscito a persuaderli, e per primo Vassili Starostine, uno dei leader della Confederazione anarchica di Omsk. Abbiamo cominciato creando,nel 1995, un sindacato esclusivamente operaio, nel comprensorio chimico della città di Seversk, nella regione di Omsk. Poi, poco dopo, ho fondato un sindacato dei "lavoratori intellettuali". E poi, ho conosciuto A.Vorobiov, a Anjero-Soudjensk, e qui sono entrato nel vero sindacalismo, vivo e combattivo. Scherzo spesso con Starostine: mentre voi fate della teoria sindacale, noi qui facciamo l'azione. A Anjero-Soudjensk la situazione economica è catastrofica, le miniere e le fabbriche chiudono una dopo l'altra. Credo che sia uno dei motivi per i quali la popolazione è pronta alla rivolta. Sono delle persone formidabili, soprattutto le donne. Non hanno paura di niente, sono pronte a sdraiarsi sulle rotaie al primo appello. E' da Anjero-Soudjensk che è partita la guerra delle rotaie nel 1998, siamo stati i primi ad organizzare il blocco della rete ferroviaria e gli ultimi a toglierlo. Sono delle persone, quelle di laggiù, estremamente combattive. Certe volte bisogna anche trattenerli. Non hanno paura di nulla, la barriera psicologica della paura è crollata.

M.S.: Quali sono le principali attività della Confederazione?

I.K.: abbiamo cominciato con il fare quello che fanno tutti i sindacati liberi - Sindacato indipendente dei minatori, Confederazione panrussa del lavoro, Federazione Sotsprof: difendere le persone quando sono licenziate in modo illegale, compiere delle azioni per la giustizia,ecc. in seguito abbiamo organizzato degli scioperi, inventato/immaginato altri metodi di azione. Lavoriamo anche sugli organi dello Stato incaricati della gestione delle miniere e della riconversione, per fare in modo che i fondi promessi per la riconversione o gli indennizzi arrivino alle persone a cui sono destinati. Mandiamo delegazioni a Mosca, minacciamo picchetti, manifestazioni, il blocco dei treni. Ed è efficace! A.Touleev ( il governatore della regione di Kouzbass) ha paura di queste azioni, sono un attentato al suo prestigio, alla sua autorità. Ma è una lotta difficile da condurre: malgrado molte promesse e molte visite di diverse commissioni di controllo, i soldi arrivano difficilmente a destinazione. Un problema con il quale abbiamo dovuto fare i conti è che le persone aderiscono troppo tardi alla Confederazione, quando ormai non c'è quasi più la possibilità di salvare l'impresa. Quando un'impresa è dichiarata fallita, penso per esempio alla fabbrica "Groupovaïa Obogatitelnaïa" e che i lavoratori sono stati licenziati, noi cerchiamo comunque di mantenere un legame con le persone licenziate e di organizzarle. Nel momento in cui la loro impresa viene privatizzata, i lavoratori ricevono individualmente o collettivamente una parte (minoritaria) delle azioni. Noi organizziamo la lotta su questa base:

Si tratta di chiedere conto alla direzione, a nome dei "lavoratori-proprietari" dell'impresa, delle malversazioni che ha compiuto, se occorre anche davanti al tribunale.

Quali sono le altre iniziative? Per un certo periodo mi sono occupato di organizzare gli SDF (senza dimora fissa) per ridargli almeno una parvenza di dignità; è difficile, bisogna vedere come sono trattati dalle autorità: come dei meno di niente, come se non avessero nessun diritto, anche quando subiscono delle aggressioni! Organizziamo ugualmente i pensionati, che sono anch'essi molto attivi, soprattutto durante le manifestazioni e gli incontri. Anjero-Soudjensk è la città che preferisco al mondo. Non molto tempo fa, gli abitanti hanno deciso, di loro iniziativa, di far circolare una petizione per esigere l'annullamento degli aumenti delle tariffe comunali sulle abitazioni ( affitti, gas, elettricità). Questi aumenti erano stati decisi per tutta la Russia! Ebbene, Anjero-Soudjensk è stata l'unica città ad avere ottenuto l'annullamento immediato di questi aumenti! Il potere ha dovuto tirarsi indietro. Anche nella polizia c'è del movimento, un sindacato di polizia si sta organizzando su delle basi assolutamente corrette, con una totale indipendenza dalla gerarchia.(.)

M.S.: E che cosa ti aspetteresti dai sindacati dell'ovest?

I.K.: Ho una proposta molto concreta: sviluppare la solidarietà.

Qui, come in tutti gli altri paesi, lottiamo per le stesse cose. Apparteniamo alla stessa famiglia. Sarebbe un bene, per esempio, sostenerci in caso di attacchi contro i nostri militanti; mandando un telegramma o un fax di sostegno in caso di processo, di arresti, di pressioni politiche. E' utile! Quando si riesce a fare del rumore intorno ad una persona minacciata, loro arretrano e comunque non osano andare fino in fondo alle loro minacce. Per queste azioni di solidarietà mi impegno a fornire delle informazioni precise sui militanti in causa e sulle accuse di cui sono oggetto. Attraverso tutto il paese proprio per incontrare personalmente queste persone e rendermi conto di quello che succede.

Un tale appoggio sarebbe molto utile e ci incoraggerebbe molto.

L'altro punto sul quale la solidarietà dei sindacati occidentali è indispensabile, è la lotta contro il progetto di Codice del lavoro che il governo vuole imporci e che rimette in discussione tutti i diritti dei lavoratori. Non è certo questione di chiedere ai sindacati occidentali di difendere questo o quell'altro progetto alternativo ( i sindacati in Russia sono divisi e difendono dei progetti diversi). Ma è tuttavia necessario organizzare una campagna molto ampia contro il progetto governativo.

Per leggere il numero 8 integralmente:

http://attac.org/fra/inte/doc/russie8.htm

Questo mensile è stato realizzato da dei membri del gruppo internazionale di Attac che si occupano particolarmente dell'Europa centrale e dell'est.

Potete contattarli direttamente, se volete:

groupe-est@attac.org

6- Barcellona 2001

Care amiche e cari amici,

sembra che pochi tra di voi siano al corrente del fatto che la Banca mondiale sarà qui a Barcellona dal 25 al 27 giugno, in occasione della Conferenza sull'economia dello sviluppo e che noi ( praticamente tutti i movimenti cittadini e sociali catalani, qualche organizzazione politica di sinistra, delle ONG ed il supporto di Attac-Portogallo ) stiamo preparando la festa d'accoglienza per ricevere la BM, con un'unica e comune campagna chiamata "Barcellona 2001". Ho pensato che sarebbe stato utile informarvi di questi eventi ed è perciò che vi scrivo.

La campagna contro la riunione della BM "Barcellona 2001. Globalizziamo le solidarietà e le resistenze" è già cominciata, con diversi gruppi che lavorano sui differenti aspetti dell'evento, anche se, formalmente, la campagna sarà lanciata il 17 aprile ( giornata internazionale della lotta per una agricoltura autoctona e contro il dumping sociale ed economico) in tutta la Spagna. Sappiamo che la riunione della BM non è sull'agenda internazionale, poiché non si tratta di un incontro ad alto livello, ma solo di una conferenza. Tuttavia, questo incontro è un'occasione opportuna per permettere ai cittadini e alle cittadine di conoscere la BM e di sapere quello che fa.

Gli eventi principali sono i seguenti:

- il 22 e 23 giugno: conferenza " di contro-peso", con due sessioni plenarie e più o meno venti laboratori, con la presenza tra gli altri, di Bernard Cassen e Susan George, di intellettuali spagnoli famosi come Vidal-Beneyto e di altri attivisti riconosciuti.

- Il 23 giugno (sabato sera): festa con dei gruppi, fuochi d'artificio e falò simbolico della BM.

- Il 24 giugno (domenica): grande manifestazione

- Il 25,26,27 giugno: conferenza ufficiale della BM, ci saranno diverse azioni di resistenza civica, accerchiamento della conferenza,ecc.

- Il 27 giugno: chiusura degli eventi alternativi con giudizio popolare sulla BM ( i partecipanti ai laboratori avranno elaborato delle accuse e una sentenza sarà emessa per ogni accusa ).

Sappiamo che l'agenda internazionale è davvero molto carica quest'anno e che dovremmo concentrare i nostri sforzi anche su Genova ed altri avvenimenti. Tuttavia vi invitiamo a partecipare, sia venendo qui ( vi troveremo un alloggio dignitoso), sia da dove vi trovate. Per il momento, per piacere, fate circolare questo messaggio più che potete.

Grazie a tutte e tutti e ricevete i nostri affettuosi pensieri da Barcellona.

Carlos Frade (direzione di Attac-Barcellona) catalunya@attac.org

7- Petizione "Le medicine non sono una merce"

La preoccupante situazione del polo di produzione Aventis Rhone-Poulenc Biochimica, situato a Saint Aubin les Elbeuf (76) ci ha condotto a sviluppare una riflessione sull'industria farmaceutica e i bisogni sociali di medicinali in tutto il pianeta.

Il nostro polo di produzione sarà diviso in due unità distinte.

Il futuro dell'unità sanitaria è particolarmente scuro. 50% delle capacità di produzione sono oggi inutilizzate. Si tratta comunque della più grande capacità di produzione di medicinali per fermentazione in Europa. Vi è fabbricata più del 60% della produzione mondiale di vitamina B12. Vi sono elaborati i principi attivi di due antibiotici (pyostacyne e synercid). Questa unità di produzione ha prodotto in un passato ancora vicino della pennicilina e della streptomicina………. Può produrre numerose altre molecole che rientrano nella composizione di medicine essenziali per la salute di certe popolazioni.

Oggi, questi strumenti di produzione non rientrano più negli orientamenti strategici ( privilegiare la redditività finanziaria a breve termine) del gruppo Aventis (Rhone-Poulenc e Hoechst).

Centinaia di posti di lavoro sono in pericolo. E' la distruzione programmata di questo strumento di produzione che è in gioco, quando milioni di uomini, di donne e di bambini muoiono ogni anno per la mancanza di medicine essenziali.

Constatiamo la contraddizione flagrante tra i discorsi delle multinazionali farmaceutiche e la realtà.

Dobbiamo prendere delle misure urgenti. E' per questo motivo che abbiamo preso l'iniziativa di proporre la petizione che troverete più sotto. Completa altre iniziative simili, come la petizione di Medici senza Frontiere.

Vi chiediamo di diffonderla massicciamente tra le persone, le associazioni, le organizzazioni per le quali il prezzo di una vita umana non si deve negoziare a Wall Street.

Solidali!

Per Sud-Chimie

Francois Teyssier e Jean-Claude Garret

SUD CHIMIE. Syndicats des Travailleurs Solidaires, Unitaires et

Démocratiques de la Chimie. Union Syndicale G10 - SOLIDAIRES. 67 rue

Saint Julien - 76100 Rouen France FAX : 02 35 87 39 25 E mail :

sud.rpb@wanadoo.fr

PETIZIONE

LE MEDICINE NON SONO UNA MERCE

LE MULTINAZIONALI FARMACEUTICHE, I CUI OBIETTIVI SONO DI MASSIMIZZARE I PROFITTI:

- ATTACCANO I PROGRAMMI CHE PERMETTONO DI CURARE A MINOR COSTO LE POPOLAZIONI PIU' POVERE

- PROGRAMMANO LA DISTRUZIONE DI INTERE UNITA' DI PRODUZIONE DI MEDICINALI E LA LIQUIDAZIONE DI MIGLIAIA DI POSTI DI LAVORO.

SI RIVELANO INCAPACI DI SODDISFARE I BISOGNI DELL'UMANITA'.

SI IMPONGONO DELLE MISURE URGENTI.

Le multinazionali della farmacia rivelano il loro vero volto perseguendo davanti ai tribunali di Pretoria il governo sudafricano. Quest'ultimo si è dotato dei mezzi legislativi per procurare dei medicinali generici a dei prezzi ragionevoli ai 4 milioni di sudafricani colpiti dall'HIV. I medicinali commercializzati dalle grandi multinazionali costano 20.000 dollari all'anno e a paziente. Un trattamento generico permette di abbassare questo costo portandolo tra i 350 ed i 600 dollari.

Allo stesso modo anche in Brasile, le multinazionali americane si rivolgono all'OMC per impedire al governo brasiliano di sostenere la produzione di trattamenti ad un prezzo nettamente inferiore a quello commercializzato dalle multinazionali. Il programma sostenuto dal governo brasiliano ha permesso di curare gratuitamente 90.000 persone e di ridurre la mortalità per HIV del 50%.

Più generalmente, l'industria farmaceutica risponde solo parzialmente al bisogno di medicinali della popolazione mondiale.

Un rapporto dell'OMS (organizzazione mondiale della sanità) stabilisce che 16 milioni di uomini, donne e bambini muoiono ogni anno nel mondo perché sono privi di medicine. I trattamenti esistono ma le multinazionali non li producono perché li considerano non abbastanza redditizi.

Le multinazionali dell'industria farmaceutica concentrano i loro capitali sui medicinali che si vendono negli Stati Uniti, in Europa, in Giappone (80% delle vendite mondiali di medicine).

Abbandonano la ricerca e la produzione di medicine che servono a lottare contro le malattie infettive, parassitarie o rare.

L'obiettivo dichiarato per queste multinazionali è di creare del valore per l'azionariato. Si rivelano dunque incapaci di soddisfare i veri bisogni dell'umanità riguardo alle medicine.

Questo obiettivo principale si traduce con la soppressione delle attività, dei posti di lavoro, delle chiusure programmate degli stabilimenti di produzione.

Lo stabilimento di produzione Aventis Rhone-Poulenc Biochimica, situato a Elbeuf nella Seine Maritime, subisce in pieno questa politica. Rhone-Poulenc Biochimica, primo produttore mondiale di vitamina B12, ha fabbricato diversi tipi di antibiotici durante la sua storia. Oggi, gli orientamenti dell'Aventis, si traducono con la sotto-utilizzazione delle capacità di produzione: la metà degli apparecchi resta disperatamente vuota. Questi orientamenti rischiano di condurre domani alla sparizione pura e semplice di questi strumenti di produzione, accompagnati dalla sparizione di determinati posti di lavoro. E questo nello stesso momento in cui il bisogno di medicine è drammaticamente posto in evidenza. Se le multinazionali farmaceutiche si rivelano incapaci di soddisfare i bisogni umani, dobbiamo prendere delle misure urgenti.

E' per questo che facciamo appello a tutti i cittadini, alle associazioni, alle organizzazioni, ai rappresentanti politici affinché intervengano per imporre delle soluzioni umane, razionali e per il futuro, di fronte all'incapacità delle multinazionali farmaceutiche di soddisfare i bisogni vitali dell'umanità in fatto di medicine, poiché esse sono guidate solo dalla preoccupazione del massimo profitto immediato.

I firmatari della petizione si rivolgono al governo francese e al parlamento europeo affinché pongano in atto, con tutti i mezzi utili, delle misure che permettano di soddisfare i veri bisogni dell'umanità per quel che riguarda la medicine.

Ed in particolare:

- l'attribuzione di sovvenzioni ed aiuti ai soli progetti di ricerca e di sviluppo che presentino una reale utilità sociale.

- L'obbligo per le multinazionali farmaceutiche di utilizzare almeno una parte dei loro formidabili profitti in programmi di sviluppo e fabbricazione di medicine utili ed indispensabili. Le liste di produzioni utili potrebbero essere elaborate in accordo con le organizzazioni non-governative.

- La requisizione di unità di produzione che non sono utilizzate per fabbricare medicine delle quali oggi esiste la carenza.

Firme:

Nome, Cognome/ Indirizzo/ Associazione, organizzazione, impresa/

Firma

Inviare a

SUD CHIMIE - 67 rue Saint Julien 76100 Rouen France ou

FAX : 02 35 87 39 25 ou E mail : sud.rpb@wanadoo.fr

Traduzione a cura di Patrizia Rosa Rosa

ATTAC ITALIA: APPUNTAMENTI E CAMPAGNE

ATTAC SIENA: 2 aprile riunione del Comitato Attac Siena in via duprè 58 alle ore 19.00

ATTAC BOLOGNA: 2 aprile riunione del Comitato Attac Bologna presso la Sala dell'Angelo via S. Mamolo 24 ore 20.30

ATTAC NETTUNO ci segnala un sito interessante sulla questione palestinese ed in particolar modo per l'adozione a distanza dei bambini feriti durante i conflitti.http://web.tiscalinet.it/balsam

CAMPAGNE

Il prossimo 17 aprile ci sarà la giornata mondiale della terra promossa da Via Campesina.

Via Campesina - tra le prime organizzazioni a darsi una strutturazione internazionale e tra le prime a battersi contro le politiche neoliberiste su scala mondiale, invita a una battaglia contro la cultura del transgenico, contro le multinazionali che impongono i loro brevetti, contro le importazioni a basso prezzo che distruggono l'economia dei piccoli coltivatori, ecc.
I promotori in Italia di questa iniziativa sono la rivista Carta, il comitato di appoggio ai Sem Terra e l'associazione di agricoltori e cittadini Michele Mancino, che hanno diffuso un appello (allegato qui sotto) e che invitano a realizzare iniziative di sensibilizzazione e di visibilizzazione della moderna questione contadina nei giorni che vanno dal 17 al 22 aprile. Il 20 aprile, inoltre, è prevista un'assemblea nazionale a Roma - presso la sede del Parlamento europeo - come momento generale di riflessione e di confronto tra le varie strutture associative e sindacali che stanno aderendo all'appello (vedi sempre più sotto).
L'adesione di Attac a questa iniziativa scaturisce dalla considerazione che la nostra lotta contro lo strapotere dei mercati finanziari e contro le multinazionali che ne costituiscono l'anima e il cervello, sia comune a quella dei contadini che si battono per la propria sopravvivenza, ma anche contro le catastrofi ecologiche che le politiche agricole del neoliberismo stanno provocando su tutto il pianeta.
I gruppi locali di Attac che sono interessati a questa iniziativa possono aderire all'appello. Coloro che volessero organizzare delle iniziative locali possono mettersi in contatto con il Gruppo Cominicazie e campagne di email: salvatore.cannavo@liberazione.it - telefono 0644183209).

La terra senza recinti
Una via contadina all'agricoltura, una vita degna per tutti. Un appello.

Il 17 aprile è il quinto anniversario del massacro di Eldorado dos Carajás, dove 19 contadini del Movimento Senza Terra furono assassinati dalla polizia brasiliana durante i lavori della seconda conferenza internazionale di Via Campesina.
Anche per ricordare quella strage, nell'agenda dei movimenti sociali riuniti al Forum di Porto Alegre, Via Campesina ha proposto l'inserimento di una Giornata di lotta contadina che chiami alla partecipazione anche gli altri movimenti sociali impegnati in un progetto alternativo alle politiche neoliberiste semplice e chiaro: una vita degna per tutti.
Con questo appello, ci impegnamo a costruire la mobilitazione anche in Italia partecipando al rafforzamento di uno schieramento mondiale per un'agricoltura al di fuori del modello neoliberista, un modello che prevede sempre e comunque il massimo sfruttamento delle risorse, concentra la ricchezza nelle mani di pochi e scarica sugli agricoltori, i lavoratori, i consumatori e i cittadini gli alti costi economici, sociali e ambientali del cosiddetto sviluppo.
Chiediamo perciò a tutte le organizzazioni contadine, sindacali e sociali, a quelle dei consumatori, a quelle ambientaliste e a tutti i cittadini, di promuovere e partecipare alla Giornata caratterizzandola con i punti proposti da Via Campesina e con la richiesta di una nuova Politica agricola comunitaria europea capace di dare risposte agli interessi generali dei cittadini, degli agricoltori e dei lavoratori, e non a quelli delle imprese multinazionali.

Il diritto universale all'acqua e a una sana alimentazione non è negoziabile. Il cibo non è una merce, le politiche sull'agricoltura devono essere sottratte dal controllo dell'Organizzazione mondiale del commercio, un'istituzione antidemocratica che risponde soltanto agli interessi delle megaaziende.

La sovranità alimentare è l'affermazione del diritto dei popoli e dei territori a realizzare principalmente l'autosufficienza. Abbiamo bisogno di un'agricoltura contadina e diversificata, di alimenti sicuri e di un ciclo "corto" della produzione (qui produco e qui consumo) contro la politica di dumping e la sfrenata incentivazione delle esportazioni.

Diciamo "no" ai prodotti transgenici e alla privatizzazione dei semi, una fonte della vita e un patrimonio dell'umanità intera di cui vogliono appropriarsi pochi avidi adoratori del mercato e nemici della biodiversità.

Chiediamo una profonda revisione della Politica agricola europea di segno opposto a quella che non considera l'agricoltura un'attività di utilità sociale ma un "reparto all'aperto della produzione industriale". La produzione del cibo va invece legata al territorio, alle necessità delle persone che lo abitano e al suo uso corretto.

Lavoriamo alla costruzione di una grande alleanza fra agricoltori, lavoratori, consumatori e cittadini che ridisegni la funzione sociale e il senso di un'agricoltura sottratta alle necessità della Grande competizione liberista globale.

Dal 17 al 22 aprile costruiamo insieme sui territori le iniziative su questi punti, sviluppandone, arricchendone e rafforzandone i contenuti. Promuoviamo inoltre un'assemblea nazionale per il 20 aprile a Roma.

L'appello viene proposto da:
Carta dei cantieri sociali,
Associazione Michele Mancino
Comitato italiano d'appoggio ai Sem Terra