La trascrizione di tutti
gli interventi della giornata occupa 16 pagine. Per sintesi abbiamo riportato
le proposte, le critiche e le dichiarazioni sulla discussione organizzativa
dell'associazione, omettendo tutto il resto (dibattito su Genova e la fase attuale,
compreso).
Chi voglia ricevere la versione integrale, può chiederla a comunicazione@attac.org
Sono presenti:
Fiorino Intorno, Bruno Perini, Claudio Jampaglia del Direttivo nazionale provvisorio
Dario Bello, Nazario Festeggiato, Bartolo Senatore, Giovanni Coscia, Aldo Oliveti, Giancarlo Ugon, Sebastiano Aceto, Paolo Nicchia, Fabio Bellogero, Terenzio Del Gaudio, Stefano Vecchio, Peppino Di Iorio, Mattia Montanile di ATTAC Napoli
Gabriele Gesso, Tanjo Gioino, di ATTAC Napoli-Nord
Ferdinando De Meo, Francesco Fiore, Emiliano Torre, Aniello Mainente, Giovanni Esposito, Claudio Bonanno, Phil Rushton di ATTAC Salerno
Leonardo Tondelli di ATTAC Modena
Alberto Frosio di ATTAC Calcio (Bg)
Silvio Favari di ATTAC Nettuno-Anzio (Roma)
Paolo Vernaglione, Valeria Cademartori di ATTAC Roma
Alessandro Loreti di ATTAC Latina
Alfonso Di Stefano di ATTAC Catania
Domenico Belli, Severo Lutrario, di ATTAC Frosinone.
Una decina di singole persone non aderenti ad ATTAC.
Si apre la riunione alle ore 11.30
1 - discussione sul percorso organizzativo di ATTAC Italia (Statuto, partecipazione e assemblea costitutiva);
Fulvio Perini: Siamo a una
riscrittura radicale del testo dello statuto dopo le gravi lacune segnalate
nella prima riunione dei comitati locali a Bologna.
Il primo aspetto chiave riformulato è quello della partecipazione diretta,
quindi sul pronunciamento dei singoli aderenti. Cioè l'associazione vive
principalmente sull'Assemblea. Dobbiamo riuscire a dare una struttura stabile
all'Assemblea con dei tempi fissi e una procedura che nell'arco di 8-10 settimane
decida il piano d'azione nazionale. Vi è poi la proposta di un Direttivo
operativo che lavori per coordinare le attività e eseguire il programma
di azione associativo deciso dall'Assemblea, che crediamo debba stare in carica
un anno e per non più di 3 mandati individuali consecutivi. Il Direttivo
fa la proposta, l'associazione ne discute e si esprime singolarmente e collettivamente
osservazioni, proposte, emendamenti, commenti, ecc. ecc. Da questa discussione
si arriva all'Assemblea
Due criteri per decidere:
1) il massimo consenso (cioè totale) attraverso una discussione e una
mediazione;
2) in mancanza di un consenso totale, almeno l'80% del consenso. Questa procedura
vale anche per il Direttivo. La proposta è che in caso di voto si ragioni
per collegi regionali o comunque locali, da cui emerga una proposta consensuale
locale, per arrivare ad una mediazione nazionale. Il metodo di lavoro dell'associazione
sarà articolato in Commissioni di lavoro che fanno parte del processo
di decisione dell'Assemblea. Lo strumento della scelta e della partecipazione
locale è affidato ai Comitati locali (comunali, intercomunali, ecc.)
che si dotano delle forme di organizzazione proprie, di coordinamento locale,
anche formali (istituzione associativa locale, ecc.) che meglio credono.
L'idea di coordinamento dei comitati locali è che almeno e obbligatoriamente
ogni 6 mesi vi sia un incontro tra i comitati territoriali che preveda e decida
i temi e la discussioni per l'assemblea generale annuale. Ovviamente sono previsti
strumenti di convocazione su richiesta collettiva e plurale per garantire l'apertura
del dibattito.
I soci fondatori diventano un Consiglio dei soci fondatori per ritrovarsi a
discutere almeno una volta all'anno sullo stato del progetto, garantirne la
continuità e possono nominare almeno 1/3 dei membri del Direttivo nazionale.
Il testo sarà pronto tra pochi giorni circolerà ampiamente in
tutti i modi possibili e immaginabili.
Dobbiamo arrivare con un percorso certo ad un'assemblea costitutiva che presumibilmente
potrebbe tenersi il 12-13 gennaio per permettere la discussione e la formulazione
del consenso e del dissenso nei comitati locali.
Speriamo di avere risposto alla necessità di partecipazione nuova e democratica
dal basso che erano al centro delle critiche alla prima bozza.
Saverio Lutrario di ATTAC Frosinone: la prima assemblea sarà gigantesca e non credo che sarà effettivamente deliberante, quindi quali sono i meccanismi attraverso cui questa proposta può essere partecipata e consensuale e perché l'assemblea sia effettivamente deliberativa? Un'altra cosa, il consiglio dei soci fondatori quali poteri statutari ha, ad es. il terzo delle persone elette nel Direttivo è eletta dal Direttivo o proposta dall'Assemblea?
Risposte Perini: comincio dall'ultima, le forze fondative vogliono nominare almeno un terzo per avere ancora un ruolo. Due mesi prima dell'assemblea ci sono le proposte del consiglio e del direttivo, tutto va in discussione nei comitati locali e nell'assemblea. Comunque il consiglio ha diritto di nominare un terzo dei membri. Sulla prima questione, c'è un problema di rappresentatività nell'assemblea e di democrazia del consenso e non maggioritaria. Noi crediamo che non ci debba essere delega per primo principio, perché non crediamo in questa forma organizzativa e partecipativa. Crediamo nella formazione del consenso. Quindi crediamo in una consultazione ampia nei comitati che venga raccolta dal Direttivo che ripropone il risultato a tutti i comitati per un secondo giro del consenso e così via fino alla formazione di una consenso largo. Poi in Assemblea i singoli potranno presentare le loro proposte, ecc.
Paolo Nicchia Napoli: dove si terrà l'assemblea? La nostra richiesta è di farla vicino al mezzogiorno. Come si è deciso di procedere all'Assemblea per le iscrizioni, le prescrizioni, ecc. In che forma valgono le indicazioni e con quali elementi formali.
Perini: vogliamo garantire tutti gli elementi formali di partecipazione già dall'assemblea costitutiva. L'idea è quella di lavorare sui documenti di Bologna, aggiornarli con Genova e gli eventi attuali. Vorremmo iniziare il percorso di iscrizioni (con tessere ufficiali) e i singoli o i comitati locali devono potere lavorare. Non sappiamo quando chiudere il momento delle iscrizioni per garantire un dibattito completo e non dell'ultimo minuto. Non ci sono decisioni in merito.
Severo Lutrario porta una mail del Comitato Fiorentino di ATTAC che alleghiamo: (attacco)
Claudio Jampaglia a nome di ATTAC Milano: il lavoro procede per Gruppi di lavoro e in un confronto sempre assembleare. I gruppi di lavoro sono: Ambiente con la richiesta di dedicarsi ad una campagna sull'Agip e la difesa dei diritti delle minoranze indigene dell'Ecuador, un gruppo sulla campagna Danone-Saiwa che si concentra sulle tematiche del lavoro in conflitto con le manovre finanziarie, un gruppo che assicuri la parte locale della campagna sulla tobin tax, un gruppo fondi pensione e uno che lavora sulle "economie sporche" (con la proposta di alcuni approfondimenti aperti al pubblico). Da un punto di vista pratico abbiamo una segreteria tecnica composta per il coordinamento delle iniziative, ma aperta a tutti/e coloro che vogliono dare una mano. Il criterio della rotazione e dell'apertura del gruppo di coordinamento crediamo sia fondamentale, anche nei gruppi di lavoro. Abbiamo finora raccolto più di un centinaio di iscrizioni che abbiamo versato al nazionale come da richiesta. Ora volevo chiedere a Bruno di dirci se avevamo capito bene il percorso delineato per la formulazione del consenso. Noi abbiamo capito che a parte la partecipazione dei singoli che avviene direttamente nell'assemblea, i comitati sono chiamati a produrre una discussione per commenti, proposte, emendamenti in vista di un primo giro di valutazione complessiva, a questo segue uno scambio col direttivo e un nuovo giro di discussione. Il tutto mira ad un consenso il più alto e partecipato possibile, senza limiti, se non quello di una data comune a tutti in cui arrivare ad una sintesi. Se è così credo che il percorso sia quello giusto. Dopodiché credo che il peso dei comitati debba essere bilanciato da quello dell'assemblea e viceversa, mentre ritengo che il problema del direttivo sia relativo se abbiamo definito il direttivo stesso come una struttura di coordinamento e servizio per tutti gli iscritti e tutti i comitati.
Paolo Vernaglione, ATTAC Roma: abbiamo iniziato da tempo il lavoro con un'assemblea sempre molto partecipata (70 circa) una mailing list di informazione di circa 160 persone, abbiamo iniziato un percorso di riflessione sullo statuto e attivato commissioni di lavoro. Sullo statuto abbiamo fatto 2 assemblee dedicate, perché crediamo debba essere radicalmente cambiato. Il presupposto che crediamo giusto è la partecipazione più larga e la democrazia diretta, cioè rovesciare il rapporto tra struttura nazionale e comitati locali. Il nostro orientamento è di lavorare per la costruzione di comitati locali che siano l'asse portante dell'associazione. Noi crediamo che debba essere rivisto il modo di lavoro tra nazionale e locale. Ad esempio crediamo siano i comitati locali a dovere indicare i membri di un consiglio che non chiameremmo neanche direttivo. Dovrebbe essere l'assemblea a eleggere le persone, ma lasciare la segnalazione delle persone ai comitati locali. Non ha senso separare le due cose Assemblea nazionale e direttivo da una parte e comitati locali dall'altra parte. Dobbiamo trovare la chiave affinché l'assemblea sia il luogo della partecipazione e allo stesso tempo il lavoro dei comitati trovi riscontro in una struttura di coordinamento. Abbiamo ragionato sui soci fondatori e ci siamo chiesti chi sono. Crediamo che il concetto stesso abbia un senso abbastanza limitato, e non va bene nei termini di una struttura separata che indica un percorso e propone nominativi. Ci deve essere una conferenza dei soci fondatori ma non deve essere un corpo separato con un potere separato di gestione. Il presidente deve essere un'espressione assembleare. Attenzione alla rappresentanza legale dell'associazione, dove ci serve un presidente o un responsabile legale altrimenti non si può avere un associazione legalmente riconosciuta. Sui contenuti, l'idea è quella di avere comunque un rapporto assolutamente diverso tra le strutture di coordinamento e il centro. Rispetto alle iscrizioni, l'iscrizione come singolo deve avvenire nel comitato locale e una forma di percentuale monetaria viene affidata al nazionale, ma comunque l'adesione è locale.
Un compagno di ATTAC Napoli: ATTAC deve confrontarsi con il movimento e allo stesso tempo con forma organizzate tradizionali della politica. Quindi come si delinea il suo ruolo rispetto ai referenti, principalmente penso ai social Forum. I pregi sono un livello di elaborazione e proposta alto e non solo un momento di confronto tra movimenti che esistono già. Penso quindi ad un'organizzazione intermedia fortemente caratterizzata culturalmente e quindi politicamente. Penso al modello delle giornate di Bologna, politico, culturale, di formazione. Io penso quindi a meno riunioni di coordinamento e più campagne da valorizzare di obiettivi politici. Resta comunque il problema di come si supera l'elemento organizzativo. Secondo me con l'elaborazione forte dei temi centrali. Se questo è il problema la soluzione migliore è una forma federativa delle realtà locali, come era nell'esperienza primitiva sindacale. Il coagularsi di esperienze di livello territoriale. Il coordinamento deve essere l'espressione diretta dei compagni indicati come coordinatori locali.
Gabriele ATTAC Nord Napoli: Rispetto allo statuto, vorrei capire da dove nasce l'esigenza dei soci fondatori di avere un terzo delle adesioni. Vorrei capire anche quali sono gli strumenti di intervento, noi siamo partiti con la nostra logica sul territorio a nome di ATTAC Nord Napoli e abbiamo attivato già mediazioni e soluzioni sul territorio, come una manifestazione ad Alzano e uno sportello a Mugnano per la questione immigrati. Abbiamo elaborato esigenze e iniziative politiche dirette, senza discussioni verticistiche come mi sembra affrontino i compagni di Firenze. Se vogliamo inventarci una forma nuova di partecipazione, dobbiamo inventarci delle forme come i gruppi di affinità, che sono modi di gestione per consenso. Potrebbe essere un'idea adatta ad ATTAC. Richiesta di ragionare su un testo scritto in breve tempo.
Domenico ATTAC Frosinone: il nodo centrale dello statuto sono le modalità di formulazione del consenso, quale modo e quali strumenti. Abbiamo da un lato le tradizionali soluzioni istituzionali della delega locale, ecc. per fortuna non vogliamo perseguirlo come dice il nazionale. La seconda maniera è quella dell'assemblea degli iscritti diretta, sembra democratico, ma è distorto per numeri per diritto di parola, per modalità di partecipazione. Il rischio è l'annullamento del dibattito e il cammellamento delle assemblee. Non crediamo quindi sia giusto anche questo strumento. Noi crediamo che ci sia una forte richiesta e ci associamo che le scelte vengano dal basso sui temi e sugli strumenti anche. Ad esempio abbiamo proposto un coordinamento dei comitati locali al pari del direttivo e dell'assemblea. Il coordinamento funziona per delega locale e filtra e discute sulle proposte del nazionale. Un livello quindi di partecipazione assembleare, uno locale con il suo coordinamento nazionale e un comitato di gestione.
Alberto ATTAC Calcio-Bg: la mia opinione è che non dobbiamo avere fretta, per avere uno statuto che sia veramente di tutti. Per la parte obiettivi tutti d'accordo, per la parte tecnica, credo che debba dare le possibilità di organizzarsi al meglio. Proposta di assemblea o preassemblea elettroniche. Una proposta: qualsiasi personalità politica (nazionale e o locale) non può assumere cariche associative.
Giovanni ATTAC Salerno: gli indigeni del Chapas che il metodo per consenso largo e consultazione dal basso, già lo fanno per garantire la massima democrazie e la massima partecipazione, per eliminare la delega in maniera naturale.Invito fortemente a prendere in considerazione questa modalità. Non capisco la questione del terzo per i soci fondatori.
Mattia di ATTAC Napoli: lo statuto lo abbiamo discusso già da tempo, sono 8 mesi che c'è un provvisorio ed è troppo. Due osservazioni, come decide l'assemblea nazionale, mi pare necessario il largo consenso, però farei una proposta come quella dell'80% al primo voto, poi se non ci si arriva con la mediazione, ecc. bisogna prevedere un consenso maggioritario minimo per evitare la paralisi possibile. L'altra questione è quella dei soci fondatori. Penso che rispetto al primo statuto siamo molto migliorati, capisco l'esigenza dei soggetti che hanno dato la spinta alla nascita, vogliano continuare, posso capirlo nella prima fase, ma la metterei dentro una logica da superare, transitoria, dove la partecipazione è diretta e democratica al di là dei soggetti che l'hanno determinata.
Stefano ATTAC Napoli: noi non abbiamo discusso localmente, dico la mia opinione personale, sono d'accordo con ATTAC Roma e Firenze, la discussione è politica e non formale. Il rischio è quello della burocratizzazione della testa di ATTAC. Dobbiamo favorire i comitati locali e costruire nei fatti rapporti trasversali tra i comitati locali. Evitiamo di fare direttivi anche nominalmente, se deve coordinare e rappresentare deve allora chiamarsi in altro modo. La base delle decisioni e delle questioni deve venire dal confronto dei comitati locali. Sull'assemblea credo che la democrazia diretta non vuole dire assemblearismo, non credo che quello sia il livello della partecipazione e della rappresentanza. Ci sono 3 livelli uno di coordinamento nazionale uno trasversale tra il locale e uno assembleare, che devono essere chiariti. Sui fondatori, è evidente che vogliono dare stabilità all'associazione, ma non c'entra con lo spirito dell'associazione. A me ad esempio, non piace l'identificazione tra ATTAC e troppe cose vicine ad altre realtà politiche, editoriali, ecc. Ci sono persone che rappresentano già altre cose. Farei una proposta di invitare anche alle riunioni del direttivo nazionale dei membri del centrosud per dare maggiore rappresentatività all'associazione intera.
Perini: secondo il direttivo
la responsabilità legale deve essere condivisa, cioè dare la responsabilità
ai soci e non usare la responsabilità individuale. Abbiamo deciso che
si chiamasse direttivo, sono d'accordo che si chiami Consiglio di Gestione o
altro e non direttivo. Finché sono l'estensore io dello statuto, NON
troverete che il comitato locale sarà il centro della decisione. Io non
la condivido questa idea. Penso dobbiamo avere un'associazione dove sono i singoli
a decidere sul programma. Non ho problemi ad essere messo in minoranza.
Il punto politico secondo me è proprio contrario a quello che dicono
i compagni di Roma. Per me ci deve essere almeno un luogo di democrazia diretta,
almeno uno. Non credo sia impossibile fare partecipare tutti gli iscritti almeno
per una volta all'anno. E' una discussione culturale e politica aperta. L'assemblea
dei comitati locali, secondo la proposta, ogni 6 mesi fa il punto del programma
e da indicazioni precise per l'assemblea e lo svolgimento del programma. Quindi
c'è una divisione dei compiti e dei livelli.
Le altre osservazioni mi paiono giuste e condivisibili sull'assemblea, sul consenso,
sulla sintesi e sulla necessità di una maggioranza qualificata. Sui soci
fondatori credo che dovremmo decidere sulla distribuzione dei poteri. Comunque
non gli attribuiamo col terzo grande peso politico, è una funzione di
equilibrio e di sostegno: basta non dargli poteri esorbitanti. Tutte le indicazioni
altre sono accoglibili e cercherò di integrarle nella bozza da domani.
L'unico punto su cui rimarrò fermo è il ruolo del comitato locale,
che per me gestisce e si organizza localmente come vuole, fa il punto e le proposte
ogni sei mesi con gli altri comitati. In settimana cerchiamo di farlo circolare
in tutti i comitati.
Fiorino Intorno:
La comunicazione è stata faticosa a causa della strozzatura sulle persone,
in particolare Fiorino e il furto del suo Pc. Dobbiamo ricostruire totalmente
l'archivio. Cerchiamo di dare un assetto un po' più stabile con la comunicazione
con strumenti e modalità locali. Nella modalità di partecipazione
politica ATTAC ha deciso di salvaguardare la partecipazione anche individuale
e singola senza partecipare al Comitato locale necessariamente. In Francia infatti
il comitato è una finzione giuridica. Noi in Italia, abbiamo deciso di
non seguire questa strada, infatti, invitiamo alla formazione e legalizzazione
dei comitati nelle forme in cui vogliono. Allo stesso tempo non dobbiamo impedire
la logica della partecipazione del singolo. Dobbiamo cercare di trovare un metodo
per la partecipazione dei singoli e dei locali. Noi pensavamo ad una consultazione
di tipo zapatista, come diceva ATTAC Salerno e Calcio. Pensiamo ad un processo
di convocazione e discussione locale e dare comunque la possibilità di
partecipare all'assemblea nazionale. Se parliamo di rifondare la partecipazione
democratica, dobbiamo provare a inventarla. Tutti invocano la partecipazione
diretta, ma quando scendiamo sulle forme tutti hanno in testa strutture molto
organizzate e verticistiche. Su quello che hanno detto i compagni di Firenze,
io non condivido tutto. La nascita di comitati locali è stata spontanea
su base volontaria, la loro forza non è quella di un centro che da la
linea, ma nella loro auto-organizzazione e promozione di temi, campagne, discussioni,
ecc. Se pensiamo ad altri esempi, come è stato il Gsf,è stata
la sommatoria di realtà laiche che si sono confrontate su temi e proposte
i nostri fondatori, d'altra parte, sono quasi tutti lì. Così
i comitati locali sono nati da percorsi differenti e la ricchezza è lì.
Alessandro ATTAC Latina: proposta, perché non si attribuisce ai singoli fondatori e non le organizzazioni di essere soci onorari come garanti dell'attività, con nessuna ingerenza di voto.
Paolo, Roma: è d'accordo con Fiorino, vuole un assemblea diretta più larga possibile, il problema non è l'assemblea o la partecipazione dei singoli. Il problema è il rapporto tra una struttura di coordinamento direttivo e il legame con i fondatori che opera in maniera del tutto separata rispetto a tutto il resto. Il punto non è che i comitati locali abbiano più potere dei singoli, dobbiamo garantire il peso di tutti. Il problema è il percorso che porta dalla partecipazione al coordinamento, qui sta la questione. Come dal basso la partecipazione arriva a determinare e controllare il coordinamento. I soci fondatori, hanno esaurito il loro ruolo e non devono avere un peso diverso dagli altri, non devono decidere nulla. E meglio che fossero dei singoli. Il problema è di percorso decisionale solo questo.
Giovanni, Salerno: bisognerebbe prendere atto, anche se siamo contrari al terzo spettante ai fondatori, che non essendo costituiti almeno consultarli e avere un parere privilegiato da loro, sarebbe necessario.
Severo, Frosinone: credo che la maggioranza presente in questa sala sia chiaramente contro il concetto del terzo spettante ai fondatori, basta concretamente ragionare su una proposta transitoria.
COMUNICATO DI ATTAC-FIRENZE
Il comitato fiorentino di ATTAC non può essere presente perché impegnato nella manifestazione del Forum Sociale cittadino contro la guerra, ma chiede che siano lette queste poche righe per partecipare comunque ad un incontro che ritiene necessario. Non entriamo nell'analisi politica dei fatti di Genova (che senz'altro hanno costituito una svolta) e tanto meno nell'attualità drammatica di questi giorni; pensiamo sia importante dedicare questa assemblea ad ATTAC ed al suo percorso di costituzione. Per quanto riguarda le mobilitazioni, passate, presenti e future: già nel pre-Genova si è reso evidente un problema di comunicazione fra i livelli dell'associazione, per cui i comitati locali non erano informati e tantomeno coinvolti (tranne l'episodio dell'assemblea a Bologna) nell'organizzazione della partecipazione a Genova. Il problema si sta ripresentando per Napoli. ATTAC a Genova è stata visibile e tutto sommato ne è uscita bene, raccogliendo nuove adesioni, ma i comitati locali non sono stati valorizzati. Per Napoli è stata fatta pubblicamente una proposta (settimana di mobilitazioni e meeting) che noi condividiamo, ma che non era stata discussa e tantomeno approvata. Oggi, a una settimana dal controvertice, se qualcuno chiede al comitato locale come partecipa ATTAC, in termini di trasporti e di presenza in piazza (o altrove) noi non abbiamo informazioni adeguate. E non basta il sito a colmare questo vuoto. Com'è possibile che il resoconto del direttivo provvisorio nazionale arrivi sempre con tutto questo ritardo? Torna con urgenza la necessità di darci una struttura funzionante, quindi il problema dello statuto. Quello proposto a Bologna ovviamente non va bene ed è ,positivo che sia stato rivisto alla luce del dibattito che bene o male è nato nell'associazione. Ma possiamo arrivare a Gennaio senza statuto? con le scadenze imprescindibili che ci aspettano, fra cui Porto Alegre? con i tempi strettissimi di questa fase? Non si rischia di delegare al direttivo tutta la rappresentanza nazionale e abbandonare i comitati a se stessi? Ci auguriamo che l'assemblea odierna affronti e porti almeno un po' avanti la discussione su questo punto che riteniamo essenziale. Fra l'altro risulta difficile chiedere soldi senza avere uno statuto ed è impossibile fare attività sul territorio senza uno straccio di cassa. Venendo alle campagne: condividiamo la scelta di puntare sulla Tobin Tax e ci impegneremo nella raccolta di firme etc. Però riteniamo importante caratterizzare questo autunno con una campagna altrettanto specifica di ATTAC ma più legata all'attualità degli attacchi governativi e padronali: quella contro i fondi pensione. Come ATTAC-Firenze abbiamo già iniziato un lavoro in questo senso e lo porteremo avanti. L'altra campagna su cui siamo attualmente impegnati è quella contro le 'banche armate', cioè le banche che investono in armi, campagna che portiamo avanti insieme al Forum Sociale Fiorentino. E' un tema che, in vista del vertice NATO e sotto la minaccia di nuovi conflitti, si fa terribilmente scottante. Ci scusiamo ancora per non poter essere presenti ed auguriamo a tutta ATTAC-Italia un buon lavoro.
Attac-Firenze