Agroecologia, coltivare nel rispetto delle regole.
di Gennaro Tedesco
All'interno del convegno
scientifico "Agroecologia" un'altra agricoltura per l'Euoropa, tenutosi
il 14 e 15 Dicembre a Bologna, uno dei momenti più significativi è
stata l'intervista pubblicadi Milena Gabanelli, autrice e conduttrice del fortunato
programma televisivo Report a Jacques Berthelot consigliere di Attac Francia,
collaboratore di LeMonde Diplomatique e membro della commissione agricoltura
dei Verdi Francesi.
Il convegno è stato organizzato dal gruppo Verdi al parlamento europeo
in collaborazione con i Verdi al comune di Bologna.
Il quadro che viene fuori è una politica agricola che va nella direzione
delle grandi aziende e penalizza i piccoli produttori, afferma la giornalista
di Rai Tre, che occupano la maggior parte degli operatori del mondo. Questo
significa che cambierà radicalmente un intero settore. E noi dobbiamo
chiederci che cosa mangiamo.Ma perché il libero scambio di prodotti alimentari
non piace ad Attac?
Il professore francese attacca la politica dell'Unione europea: " tutti
gli agricoltori del mondo non hanno le stesse regole; non si possono mettere
in concorrenza gli agricoltori africani con quelli Francesi o Italiani. In Africa
il contadino lavora ancora manualmente e produce una tonnellata di generi sul
suo apprezzamento. L'agricoltore francese con un simile appezzamento può
arrivare a produrre cento trenta tonnellate, quindi i due non sono concorrenziali".
L'Unione europea - continua Berthelot- non favorisce lo sviluppo dei paesi del
terzo mondo. I produttori europei, come tutti gli altri, ricevono delle sovvenzioni.
Si cerca di imporre ai contadini del mondo le stesse regole e non si tiene conto
che ci sono paesi ricchi e poveri. La conclusione è paradossale: "la
protezione all'importazione e il modo di sostegno all'agricoltura meno protezionista".
Ecco la ricetta di Attac per aiutare i paesi meno sviluppati, " non basta
sovvenzionarli"dice ,insomma, Berthelot,"occorre farli crescere nel
loro paese".
Gabanelli, in perfetto stile Report, pone il dibattito sul piano della sicurezza
alimentare e sul rispetto delle regole: " chi ci assicura che i prodotti
che arrivano dall'Estero rispettino le regole?" Berthelot risponde che
il paese che esporta deve dimostrare che il suo prodotto non è nocivo.
Purtroppo, come succede spesso, le regole sono eluse, secondo l'accordo del
febbraio del 2000 di Montreal: chi acquista il prodotto può fare dei
controlli a spese del Paese che esporta. Queste regole sono state istituite
per occuparsi in modo particolare di cibi geneticamente modificati. Il cibo
"transgenico" è al centro del mirino di tutto l'intero convegno
bolognese. I Verdi europei mettono in guardia sul modello di agricoltura che
lo favorisce: "è seriamente nocivo per la salute", "sono
state inserite delle cellule che combattono l'azione dei pesticidi, ma anche
l'azione degli antibiotici". Il modello è quello americano che produce
tutto con dei grossi macchinari e dei contadini neanche l'ombra ed è
tutto in mano alla chimica. L'alternativa seria è l'Agroecologia. Occorre
puntare su un'agricoltura sostenibile, in altre parole un sistema che come primo
obiettivo ha il rispetto della natura. Altro grosso problema, ricorda la giornalista
di Rai Tre, riguarda l'affidabilità degli addetti ai controlli che spesso
sono ricercatori coinvolti in prima persona nelle sperimentazioni e stipendiati
dalle grosse multinazionali. E ricorda il caso delle carni, a metà degli
anni ottanta, nelle quali venivano iniettati degli ormoni. L'Europa testò
la nocività. L'America, primo esportatore, tramite il Wto e la Fao creò
una commissione d'esperti per testare il prodotto. Il gruppo di studiosi diede
ragione all'America. Dopo qualche tempo si seppe che tre dei cinque esperti
erano gli stessi che sperimentarono gli ormoni sulle carni.