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La società civile contro la diga di Ilisu

A circa 65 km dai confini con la Siria e l'Irak, sul famigerato fiume Tigri, in pieno territorio kurdo, dovrebbe essere costruito il più grande impianto idroelettrico mai realizzato in Turchia: la diga di Ilisu. Il progetto fa parte di un programma più vasto, che va sotto il nome di "GAP" (Guneydogu Anadolu Projesi), che prevede la costruzione di 22 dighe e 19 centrali idroelettriche sui fiumi Tigri ed Eufrate e loro affluenti, che garantirebbe da solo la fornitura di circa un terzo dell'energia turca.
Ma vediamo più da vicino quali saranno gli effetti sociali ed ambientali della diga di Ilisu.

Le comunità kurde
Sono già 19 i villaggi sfrattati nell'area, con la minaccia delle armi, ma si calcola che le persone allontanate forzatamente dalle loro case saranno dalle 19.000 alle 36.000, su un totale di 78.000 abitanti kurdi danneggiati a vario titolo dal progetto. Si tratta di intere comunità, che andranno ad affollare le bidonville delle città circostanti, dal momento che per loro non è previsto alcun piano di reinsediamento e che difficilmente potranno aspirare ad un'adeguata compensazione. Il risarcimento, infatti, potrebbe scattare in presenza di un titolo legale alla terra, che la maggior parte delle popolazioni kurde non possiede, poiché le autorità turche non riconoscono alcun diritto di proprietà ai contadini e risulta spesso impossibile esibire titoli su terre da sempre appartenute alla comunità o alla famiglia. L'esperienza delle altre comunità già sfrattate nell'ambito del progetto GAP conferma ulteriormente tale situazione.

Impatto ambientale
Peggioramento della qualità dell'acqua nella regione con relativi problemi igienici, inquinamento della acque del Tigri, cambiamenti climatici e comparsa di alcune malattie, come malaria e leishmaniosi, sono tra le più importanti conseguenze previste e causate dalla presenza della diga. Lo studio sull'impatto ambientale del progetto, peraltro, realizzato da un'azienda svizzera, non è tuttora accessibile al pubblico.

Danneggiamento del patrimonio storico e culturale
La diga di Ilisu inonderà completamente la città di Hasankeif, antico insediamento con più di 5000 anni di storia, in cui sono visibili monumenti romani, bizantini, abbasidi, merwanidi, sasanidi, selgiukidi ed eyuubidi, che potrebbero costituire un'importante risorsa turistica per il paese. L'inondazione di Hasankeif simboleggia il più vasto tentativo del governo turco di eliminare l'identità kurda, messa duramente alla prova da lunghi anni di repressione.

Conflitti internazionali
Il complesso di sbarramenti previsto dal progetto GAP ridurrebbe notevolmente l'afflusso dei fiumi Tigri ed Eufrate verso Siria ed Irak, in una regione dove l'acqua è un bene prezioso e rischia di scatenare conflitti dall'esito imprevedibile, la cui gravità verrebbe rafforzata dalla storica contrapposizione tra paesi Nato, dei quali fa parte la Turchia, e l'insieme del mondo arabo. Il progetto, inoltre, violerebbe accordi internazionali tuttora in vigore, numerosi standard riconosciuti a livello internazionale per tali progetti ed alcune linee guida OCSE, oltre alla stessa Convenzione Europea sui Diritti dell'Uomo.

I protagonisti
Il governo turco ha affidato la realizzazione del progetto ad un consorzio guidato dalla svizzera Sulzer Hydro, che a sua volta ha subappaltato ad un altro consorzio composto dall'inglese Balfour Beatty, dall'italiana Impregilo, dalla svedese Skanska, dalle svizzere ABB Power Generation e Sulzer Hydro e da tre compagnie turche. Prima di ottenere l'appalto e i finanziamenti delle banche, tuttavia, le imprese dovranno avere delle garanzie pubbliche nei rispettivi paesi, in modo tale che se l'affare dovesse fallire interverrebbero le istituzioni pubbliche indennizzando le imprese (con i soldi dei contribuenti). Tali istituzioni sono le Agenzie di Credito all'Esportazione e quella italiana è la Sace, che dipende in ultima analisi dal governo.

La situazione attuale
L'impresa svedese Skanska, che deteneva il 24% del progetto, si è recentemente ritirata proprio a causa delle conseguenze che questo avrebbe sul piano sociale ed ambientale, mentre il governo inglese, inizialmente a favore, soprattutto grazie al sostegno di Blair, sta ora manifestando diverse posizioni contrarie al suo interno, anche in seguito alla pressione esercitata da numerose organizzazioni della società civile.
Tra i nove governi, le cui agenzie di credito sono state contattate sul progetto Ilisu, solo quello svizzero ha concesso una garanzia, a condizione però che vengano rispettate le norme internazionali sul reinsediamento degli abitanti e garantiti livelli adeguati di protezione dell'ambiente, della salute della popolazione locale e del patrimonio storico-artistico.
Per quanto riguarda l'Italia, la Sace ha accordato una garanzia di 152 milioni di dollari, che tuttavia non ha ancora ottenuto l'avallo politico da parte del governo, attraverso il Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica), che fino ad oggi non si è pronunciato sulla questione.

La campagna
Per impedire che il governo italiano accordi l'autorizzazione alla Sace nella concessione della garanzia ed accantoni definitivamente il progetto, la Campagna per la riforma delle Banca Mondiale, il Coordinamento Lombardo Nord Sud del mondo e le Acli-MI, hanno inviato una lettera ai ministri interessati (e per conoscenza all'Impregilo) alla quale hanno aderito più di settanta associazioni e gruppi di tutta Italia. La pressione congiunta della società civile inglese ed italiana potrebbe far desistere i rispettivi governi dall'appoggiare il progetto, costituendo un precedente importante nella lotta per i diritti civili.


Roberto Cuda
(Coordinamento Lombardo Nord Sud del mondo)

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Alla c.a.:

on. Giuliano Amato
Presidente Consiglio dei Ministri

On. Lamberto Dini
Ministro degli Affari Esteri

On. Willer Bordon
Ministro dell'Ambiente

On. Enrico Letta
Ministro dell'Industria, Commercio ed Artigianato

On. Vincenzo Visco
Ministro del Tesoro, Bilancio e Programmazione Economica

E p.c.:
Presidente Dott. Franco Carraro
Impregilo S.p.a.
Viale Italia, 1
29099 Sesto S.Giovanni (MI)


Oggetto: Progetto GAP in Turchia

Milano, 18 settembre 2000


Il GAP è un megaprogetto di sfruttamento delle acque del Tigri e dell'Eufrate che prevede la costruzione, nel Kurdistan turco, di 22 grandi dighe e 19 centrali idroelettriche. Questo progetto sta provocando conseguenze disastrose, tanto che persino la Banca Mondiale, inizialmente coinvolta, dall'84 ha sospeso i finanziamenti.

- 200mila curdi sono stati costretti ad abbandonare le loro terre e sono finiti in gran parte a ingrossare le file dei disperati che vivono nelle bidonvilles delle grandi città turche.

- Il progetto sta dando alla Turchia il controllo totale delle acque del Tigri e dell'Eufrate, provocando forti conflitti con Siria e Iraq, paesi già colpiti da gravi carenze idriche.

- Il progetto sta determinando la perdita per sommersione di aree di grandissimo interesse storico-culturale, come la pianura di Harran, ai confini con la Siria, dove si trovava il leggendario Tempio del Peccato, e la città romana di Zeugma..

La costruzione della diga più grande del progetto Gap, la diga di Ilisu, dovrebbe partire entro il 2000. E' affidata a un consorzio guidato dalla svizzera Sulzer Hydro e composto dall'inglese Balfour Beatty, dall'italiana Impregilo, dalla svedese Shanska e dalle compagnie turche Nurol, Kiska e Tekfen. Abb Power Generation e la stessa Sulzer Hydro forniranno le attrezzature per la generazione di elettricità.

La costruzione della diga di Ilisu - in un'area sotto controllo militare e sottoposta a leggi di emergenza fin dal 1985 - provocherebbe, secondo il recente rapporto dell'esperto della Banca Mondiale Ayse Kudat, l'espulsione forzata di un numero di curdi variabile tra i 19mila e i 34mila, per i quali non è prevista alcuna forma di compensazione né piano di reinsediamento, e danneggerebbe in vari modi circa 78mila persone. In totale 67 villaggi scomparirebbero sotto le acque e altri 58 sarebbero parzialmente coperti. La stessa Banca Mondiale ha identificato ben nove condizioni politiche ed economiche da soddisfare per portare a termine con successo il reinsediamento dei curdi. Nel frattempo gli abitanti di 19 villaggi sono già stati sfrattati con la minaccia delle armi.

Non ultimo, la diga di Ilisu distruggerebbe l'antica città di Hasankeif, ricca di testimonianze storiche che risalgono all'epoca di sumeri e assiri. .

Quanto all'impatto ambientale, sia la Sulzer che il governo britannico si sono rifiutati di rendere pubblici i risultati degli studi commissionati.
L'esperienza in materia di grandi dighe ci insegna tuttavia che si tratta di imprese ecologicamente distruttive, soprattutto nei confronti della biodiversità, e che sono portatrici di malattie da "acque ferme", come malaria, schistosomiasi, leishmaniosi.

Non ultimo, la costruzione di questa diga acuirebbe il conflitto con Siria e Iraq, con concreti rischi di guerra. Ricordiamo tra l'altro che la Turchia non ha mai firmato la Convenzione ONU del 21/5/97 sugli usi diversi della navigazione dei corsi d'acqua, e non ha mai informato l'Iraq del progetto Ilisu, mentre il governo iracheno ha richiesto l'aprile scorso un nuovo negoziato con la Turchia sulla ripartizione delle acque del Tigri e dell'Eufrate, denunciando la pesante carenza d'acqua causata in Iraq nel '99 dalla gestione turca del corso del fiume Tigri. La richiesta è rimasta senza risposta.

Le aziende coinvolte hanno chiesto alle rispettive Agenzie di Credito all'Esportazione una copertura finanziaria globale di 850 milioni di dollari. Fino a oggi tuttavia solo l'agenzia svizzera ERG ha già concesso ufficialmente una garanzia sugli investimenti per il progetto della Unione Banche Svizzere, per 470 milioni di franchi svizzeri.

L'agenzia di credito all'esportazione italiana, la SACE, ha già accordato all'Impregilo una garanzia di 152 milioni di dollari e sta aspettando l'avvallo politico del Cipe. La Commissione sviluppo del Parlamento inglese ha chiesto al Governo di non concedere finanziamenti pubblici per la costruzione della diga (Blair si era pronunciato a favore del finanziamento alla Balfour Beatty di 200 milioni di sterline lo scorso dicembre), mentre fino a oggi il parlamento italiano non ha mai affrontato la questione.

I SOTTOSCRITTI CHIEDONO AL GOVERNO ITALIANO:

1) che non autorizzi la SACE a fornire la copertura richiesta all'Impregilo e faccia pressioni
affinché l'intero progetto sia bloccato;

2) la pubblicazione e la discussione pubblica delle proposte elaborate nello studio di fattibilità sulla valutazione di impatto ambientale per SACE e SIMEST commissionato a suo tempo dal Ministro Fassino;
3) che adotti entro il 2000 linee guida sociali e ambientali vincolanti per regolamentare l'attività delle due agenzie di credito all'esportazione italiane, la SACE e la SIMEST, ispirandosi agli standard internazionali più elevati;

4) che si adoperi per l'adozione di linee guida comuni vincolanti, sociali e ambientali, sul modello di quelle adottate dalle banche multilaterali di sviluppo, per le ACE del G8 entro il vertice di Genova del luglio 2001, come affermato nel comunicato finale dei vertici del G8 di Colonia e di Okinawa; e che quindi sostenga, nell'ambito del negoziato OCSE per l'armonizzazione delle linee guida ambientali e sociali delle ACE di tutti i paesi OCSE, l'adozione degli stessi standard di alto livello entro la fine del 2001

5) che solleciti tramite i suoi rappresentanti all'OCSE una discussione sul progetto di Ilisu nel gruppo di lavoro sulle agenzie di credito all'esportazione dell'OCSE al prossimo incontro di novembre a Parigi;

6) che sostenga l'approvazione di una mozione su questo tema al Parlamento Europeo.

In attesa di risposta e fiduciosi che le nostre richieste vengano esaudite, porgiamo Cordiali Saluti

Acli - MI
Campagna per la Riforma della Banca Mondiale
Coordinamento Lombardo Nord Sud del mondo*
*(ACEA, ACLI-MI, AD GENTES, BANCA ETICA, coop. CHICO MENDES, COMMERCIO EQUO SOLIDALE zona19-MI, DICIANNOVERDE-MI, DIMENSIONI DIVERSE-MI, IL GUSTO DELLA SOLIDARIETA'-Cinisello Balsamo, IL SANDALO-Saronno, IL VILLAGGIO GLOBALE-Monza, LA MONDOLFIERA-Villasanta, LEGA AMBIENTE zona 19, ass.LUCA ROSSI-MI, MAG 2 FINANCE, MANI TESE gruppo Milano 94 e gruppo via Pavoni, MCEDITRICE, MOVIMENTO CONSUMATORI-Lecco, coop NAZCA, OLTRE IL CONFINE-Trezzano sul Naviglio e molti singoli cittadini)
Mario Agostinelli - Cgil Lombardia
Tonio dell'Olio - Pax Christi
Alberto Castagnola - presidente IRED Nord
Gianfranco Bologna - Segretario generale WWF Italia
Maurizio Meloni - Campagna Stop Millennium Round, Rete di Lilliput
WWF Italia
Mani Tese
Servizio Civile Internazionale - Lazio
Altreconomia
Altro Polo - Sinistra verde Genova
Azad
Comunità Kurda - MI
Centro Culturale Kurdistan
Comitato Verso il Kurdistan
Centro Missionario Ordine Francescano Secolare - Gruppo Cooperazione
Associazione Culturale Punto Rosso
Forum Mondiale delle Alternative - Italia
Terre Nuove (MI)
Ass. Ya Basta (MI)
Ipsia Acli - Cuneo
Gruppo Persona-ambiente (CR)
Ass. Equomondo (SS)
Mani Tese - Novara
Mani Tese - San Giuliano (MI)
Mani Tese - Massa Carrara
Mani Tese - Massa Finalese
Gruppo Oltre (CN)
Coop. Roba dell'Altro Mondo (GE)
Ass. Verso Sud (LI)
Emisfero Sud - Empoli
Pace e dintorni (MI)
Rete Radie Resh - Roma
Il chicco di senape (PI)
Ass. Gaia - NA
Gruppo Jagerstatter Nonviolenza (PI)
Gruppo Aifo - Casagiove (CE)
Rete Lilliput VR
Ass. Il ponte (CO)
Gruppo Economia Ernesto Balducci (FI)
Altra Marea (Parma)
Ass. Insieme (FI)
Ass. Italia-Nicaragua
Ass. Amici di Nuovo Villaggio (PD)
Gruppo Amici del Mondo (AN)
Verdi Ambiente e Società (Parma)
Ass. Settima Generazione (CO)
Ass. Il Colibrì onlus (Prato)
Coop. Il ponte (TO)
Mag 4 - Piemonte
Ass. Kwa Dunia (Parma)
Coop. L'Anfora (FI)
Amici del Parco della Mondialità (RC)
Gruppo di iniziative per la pace e contro la guerra (CO)
Ass. Italia-Nicaragua (LI)
Centro Ghandi - Onlus (Pisa)
Comitato per la Pace - Viareggio
Coordinamento Pavese Rete di Lilliput
Associazione Progetto Gaia (MI)
Casa per la Pace di Trento
Bottega del Mondo di Crema


per informazioni:
Coordinamento lombardo Nord/Sud del mondo
c/o ACLI settore pace/sviluppo/immigrazione- Via della Signora, 3 - 20123 Milano
tel.02/38002691- 02/26145820 fax 02/ 38002691
e mail: clnsm@bigfoot.com