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Igiaba
Scego
Rhoda
[Sinnos, 224 pagine ,12 euro]
Chi ci legge in modo assiduo ha incontrato, nelle pagine di "Un
altro modo", alcune brevi storie di Igiaba Scego. Per chi invece
si appassiona alla cosiddetta letteratura migrante, il suo nome
è irrimediabilmente accoppiato a "Salsicce", premiato
nel 2003 al concorso Eks&tra [www.eksetra.net]:
in poche pagine quel cibo impuro e i tormenti della protagonista,
indecisa se mangiarlo o no e dunque se rinnegare la sua "cultura
d'origine", catturano in modo imprevisto, trascinando in risate
ma anche facendo spuntare qualche lacrimuccia, "luccicone"
direbbe l'autrice.
Bravissima nei racconti, Scego lo sarà altrettanto in un
romanzo? La domanda inevitabile non aveva risposta giacché
il suo primo libro - La nomade che amava Alfred Hitchcock - pubblicato
un anno fa da Sinnos, era un testo bi-lingue per uso scolastico.
Adesso esce, ancora da Sinnos [www.sinnoseditrice.com]
"Rhoda" e si può rispondere con un convinto sì:
la trentenne Igiaba Scego, "somala d'origine e italiana per
vocazione" come ama definirsi, ha maturità e ritmo,
un suo stile e soprattutto conferma di avere un accesso privilegiato
a quel magazzino dove infinite storie aspettano di incontrare chi
abbia voglia e capacità di farle conoscere.
Il primo capitolo è spiazzante: Aisha è così
poco vanitosa da esigere un taglio netto per i suoi capelli? A quale
dolore sono "antidoto" le forbici? Poi incontriamo Pino:
controlla "se ci sono abbastanza preservativi" ma l'autrice
ci sta tendendo una trappola. Ugualmente spiazzante il terzo capitolo:
sia Berni che l'amica Faduma si trovano di fronte un dolore che
esplode d'improvviso, incomprensibile. Per loro, come per Aisha
e Pino, il mistero e la tristezza hanno il nome di Rhoda. Siamo
fra Roma e Napoli, su tre piani temporali diversi, sempre ossessionati
dal ricordo di Rhoda: ma davvero è importante sapere se lei
era "una puttana drogata" o "una divinità",
ora che è morta?
Ed ecco la protagonista: l'incontriamo in un luogo dove "il
tempo non ha importanza", nel cimitero di Mogadiscio. Per tutti
gli altri Rhoda è morta da 10 giorni ma per lei, che ancora
riesce a sentire gli odori, questo è il momento di capire
se è esistita una "ora x" della sua esistenza,
se fu giusto tornare a morire in Somalia. Forse tutto iniziò
quell'estate del '90 a Mogadiscio con i mondiali in tv, con quel
timido ragazzino che le toccò i seni, e poi con il viaggio
verso l'Italia?
Su diversi piani temporali i personaggi continuano a mescolarsi:
tutti, lei compresa, cercano la vera Rhoda e vogliono capire le
ragioni del suo auto-distruggersi. Di certo era duro vivere con
l'angoscia della Somalia perduta, in mezzo ai gaal [i bianchi] spesso
ostili e sapere che "una donna nera in Italia aveva, nell'immaginario
comune" spazio solo come cantante, atleta, modella o "femmina
disposta a vendersi per pochi spiccioli". Ma se Rhoda decide
di "mettersi ko da sola per paura che prima o poi lo facesse
qualcun altro" la spiegazione va cercata in quel groviglio
di stranezze che incontriamo là dove passione, seduzione,
desiderio diventano sesso e amore. Amori molesti, impossibili, che
spaventano al punto da non poter essere accettati o chiamati con
il loro nome.
Non sarebbe giusto svelare il segreto di Rhoda o i destini di
Aisha, Pino, del duo Berni-Faduma. Intrecci, colpi di scena, risate
e dolori, "i molteplici odori, le molteplici anime", la
colonna sonora, la passione per Napoli e Massimo Troisi, come lo
stile agrodolce, perfino le molte ricette e i ringraziamenti finali
non possono essere sintetizzati: appartengono per intero a chi leggendo
rivivrà e scriverà la storia, come accade per i libri
migliori. Noi di Carta abbiamo il piccolo orgoglio di sentirci ringraziati
perché un reportage di Anna Pizzo sulle prostitute a Napoli
ha aiutato Igiaba Scego a "costruire l'universo di disperazione
in cui nuotano Pino e Rhoda". Dopo tanto dolore, il romanzo
si chiude con una speranza, così l'autrice alla fine regala
ricette: ad Anna Pizzo toccano nuvolette di gambero, a "tutti
quelli di cui mi sono dimenticata" un rotolo di meringa al
kiwi.
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