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Dove il tempo non ha importanza

Daniele Barbieri - Carta n. 07/2005

 

Igiaba Scego
Rhoda
[Sinnos, 224 pagine ,12 euro]

Chi ci legge in modo assiduo ha incontrato, nelle pagine di "Un altro modo", alcune brevi storie di Igiaba Scego. Per chi invece si appassiona alla cosiddetta letteratura migrante, il suo nome è irrimediabilmente accoppiato a "Salsicce", premiato nel 2003 al concorso Eks&tra [www.eksetra.net]: in poche pagine quel cibo impuro e i tormenti della protagonista, indecisa se mangiarlo o no e dunque se rinnegare la sua "cultura d'origine", catturano in modo imprevisto, trascinando in risate ma anche facendo spuntare qualche lacrimuccia, "luccicone" direbbe l'autrice.

Bravissima nei racconti, Scego lo sarà altrettanto in un romanzo? La domanda inevitabile non aveva risposta giacché il suo primo libro - La nomade che amava Alfred Hitchcock - pubblicato un anno fa da Sinnos, era un testo bi-lingue per uso scolastico. Adesso esce, ancora da Sinnos [www.sinnoseditrice.com] "Rhoda" e si può rispondere con un convinto sì: la trentenne Igiaba Scego, "somala d'origine e italiana per vocazione" come ama definirsi, ha maturità e ritmo, un suo stile e soprattutto conferma di avere un accesso privilegiato a quel magazzino dove infinite storie aspettano di incontrare chi abbia voglia e capacità di farle conoscere.

Il primo capitolo è spiazzante: Aisha è così poco vanitosa da esigere un taglio netto per i suoi capelli? A quale dolore sono "antidoto" le forbici? Poi incontriamo Pino: controlla "se ci sono abbastanza preservativi" ma l'autrice ci sta tendendo una trappola. Ugualmente spiazzante il terzo capitolo: sia Berni che l'amica Faduma si trovano di fronte un dolore che esplode d'improvviso, incomprensibile. Per loro, come per Aisha e Pino, il mistero e la tristezza hanno il nome di Rhoda. Siamo fra Roma e Napoli, su tre piani temporali diversi, sempre ossessionati dal ricordo di Rhoda: ma davvero è importante sapere se lei era "una puttana drogata" o "una divinità", ora che è morta?

Ed ecco la protagonista: l'incontriamo in un luogo dove "il tempo non ha importanza", nel cimitero di Mogadiscio. Per tutti gli altri Rhoda è morta da 10 giorni ma per lei, che ancora riesce a sentire gli odori, questo è il momento di capire se è esistita una "ora x" della sua esistenza, se fu giusto tornare a morire in Somalia. Forse tutto iniziò quell'estate del '90 a Mogadiscio con i mondiali in tv, con quel timido ragazzino che le toccò i seni, e poi con il viaggio verso l'Italia?

Su diversi piani temporali i personaggi continuano a mescolarsi: tutti, lei compresa, cercano la vera Rhoda e vogliono capire le ragioni del suo auto-distruggersi. Di certo era duro vivere con l'angoscia della Somalia perduta, in mezzo ai gaal [i bianchi] spesso ostili e sapere che "una donna nera in Italia aveva, nell'immaginario comune" spazio solo come cantante, atleta, modella o "femmina disposta a vendersi per pochi spiccioli". Ma se Rhoda decide di "mettersi ko da sola per paura che prima o poi lo facesse qualcun altro" la spiegazione va cercata in quel groviglio di stranezze che incontriamo là dove passione, seduzione, desiderio diventano sesso e amore. Amori molesti, impossibili, che spaventano al punto da non poter essere accettati o chiamati con il loro nome.

Non sarebbe giusto svelare il segreto di Rhoda o i destini di Aisha, Pino, del duo Berni-Faduma. Intrecci, colpi di scena, risate e dolori, "i molteplici odori, le molteplici anime", la colonna sonora, la passione per Napoli e Massimo Troisi, come lo stile agrodolce, perfino le molte ricette e i ringraziamenti finali non possono essere sintetizzati: appartengono per intero a chi leggendo rivivrà e scriverà la storia, come accade per i libri migliori. Noi di Carta abbiamo il piccolo orgoglio di sentirci ringraziati perché un reportage di Anna Pizzo sulle prostitute a Napoli ha aiutato Igiaba Scego a "costruire l'universo di disperazione in cui nuotano Pino e Rhoda". Dopo tanto dolore, il romanzo si chiude con una speranza, così l'autrice alla fine regala ricette: ad Anna Pizzo toccano nuvolette di gambero, a "tutti quelli di cui mi sono dimenticata" un rotolo di meringa al kiwi.

 

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