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Fabrizio
De André, Pablo Echaurren
Girotondo
[Gallucci editore, 12,50 euro]
C'ERA UNA VOLTA...".Cominciano spesso così i libri
dedicati ai bambini e preludono a storie di re, regine, maghi, bambini
persi nel bosco, streghe cattive "e vissero tutti felici e
contenti".Proviamo, per una volta, a rovesciare tutto: non
c'era una volta ma c'è, oggi e [molto probabilmente] ci sarà
domani. Non ci sono re e regine ma presidenti despoti di governi
"amici" o "nemici". E, soprattutto, nessuno
se la sente più di concludere che si vivrà, chissà
dove e quando, "felici e contenti".È di guerra
che stiamo parlando e di "sul mare e sulla terra ci salverà?".
Mettiamo insieme uno che ha riflettuto, lucidamente ma a suo modo,
sui problemi del presente - Fabrizio De André - e un visionario
pittore che si dispone, per una volta, a fare l'illustratore di
un "Girotondo", mescoliamo con cura e stiamo a guardare,
a leggere, a cantare...
È già un'impresa provare a leggere le parole di
una canzone perché ti viene spontaneo cantarla.Se poi alle
parole si accompagnano robot azzurri, missili rosa, soldatini con
il naso di Pinocchio, colombe della pace spennate, occhi che piangono,
aeroplani con la faccia da squali ["L'aeroplano vola, Marcondirondero,
l'aeroplano vola, Marcondirondà.Se getterà la bomba,
Marcondirondero se getterà la bomba, chi si salverà?"]
e famiglie di scheletrini dopo che "la bomba è già
caduta, Marcondirondero" e altri soldatini con in naso lungo
quando "la terra è tutta in lutto".Non c'è
speranza, nella parole di De André e non c'è nel caos
di colori che deflagrano come bombe in un panorama dove "di
gente, bestie e fiori non ce n'è più" fino al
delirio in cui il gioco della guerra vince sulla ragione ma [forse]è
il gioco ad averla vinta sulla guerra. Se no, perché questa
favola un po' terribile si chiuderebbe con un'ultima pagina interamente
occupata da un grande cuore rosso che sorride mentre un soldatino
pinocchietto marcia, piccolo piccolo, fuori dal libro quasi a esserne
espulso?
È irriverente parlare in questo modo di una cosa tanto
seria come la guerra?Forse lo è, ma non più di quanto
lo è Majakovskij o Stanley Kubrick con il suo "Stranamore".
Seconda obiezione: può la guerra, ogni guerra, questa guerra,
essere raccontata ai bambini? La risposta è fin troppo ovvia:
non c'è argomento che non possa [non debba] essere raccontato.Qualcuno
pensa di usare la censura "preventiva" per far ingoiare
la "guerra preventiva". Invece, questo libro dimostra
l'esatto contrario: che la verità non solo è rivoluzionaria
ma è un diritto: tutto sta nel riuscire a parlarne con il
suono, le parole e i colori della pace.
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