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La guerra raccontata ai bambini con il "Marcondirondello"

Carta n. 12/2003

 

Fabrizio De André, Pablo Echaurren
Girotondo
[Gallucci editore, 12,50 euro]

C'ERA UNA VOLTA...".Cominciano spesso così i libri dedicati ai bambini e preludono a storie di re, regine, maghi, bambini persi nel bosco, streghe cattive "e vissero tutti felici e contenti".Proviamo, per una volta, a rovesciare tutto: non c'era una volta ma c'è, oggi e [molto probabilmente] ci sarà domani. Non ci sono re e regine ma presidenti despoti di governi "amici" o "nemici". E, soprattutto, nessuno se la sente più di concludere che si vivrà, chissà dove e quando, "felici e contenti".È di guerra che stiamo parlando e di "sul mare e sulla terra ci salverà?". Mettiamo insieme uno che ha riflettuto, lucidamente ma a suo modo, sui problemi del presente - Fabrizio De André - e un visionario pittore che si dispone, per una volta, a fare l'illustratore di un "Girotondo", mescoliamo con cura e stiamo a guardare, a leggere, a cantare...

È già un'impresa provare a leggere le parole di una canzone perché ti viene spontaneo cantarla.Se poi alle parole si accompagnano robot azzurri, missili rosa, soldatini con il naso di Pinocchio, colombe della pace spennate, occhi che piangono, aeroplani con la faccia da squali ["L'aeroplano vola, Marcondirondero, l'aeroplano vola, Marcondirondà.Se getterà la bomba, Marcondirondero se getterà la bomba, chi si salverà?"] e famiglie di scheletrini dopo che "la bomba è già caduta, Marcondirondero" e altri soldatini con in naso lungo quando "la terra è tutta in lutto".Non c'è speranza, nella parole di De André e non c'è nel caos di colori che deflagrano come bombe in un panorama dove "di gente, bestie e fiori non ce n'è più" fino al delirio in cui il gioco della guerra vince sulla ragione ma [forse]è il gioco ad averla vinta sulla guerra. Se no, perché questa favola un po' terribile si chiuderebbe con un'ultima pagina interamente occupata da un grande cuore rosso che sorride mentre un soldatino pinocchietto marcia, piccolo piccolo, fuori dal libro quasi a esserne espulso?

È irriverente parlare in questo modo di una cosa tanto seria come la guerra?Forse lo è, ma non più di quanto lo è Majakovskij o Stanley Kubrick con il suo "Stranamore". Seconda obiezione: può la guerra, ogni guerra, questa guerra, essere raccontata ai bambini? La risposta è fin troppo ovvia: non c'è argomento che non possa [non debba] essere raccontato.Qualcuno pensa di usare la censura "preventiva" per far ingoiare la "guerra preventiva". Invece, questo libro dimostra l'esatto contrario: che la verità non solo è rivoluzionaria ma è un diritto: tutto sta nel riuscire a parlarne con il suono, le parole e i colori della pace.

 
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