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Il conflitto visto da Occidente
Lucia
Annunziata
La seconda guerra
irachena e i dubbi dell'Occidente
[Donzelli editore, 154 pagine, 10 euro]
Lo ha scritto mesi fa, ma il destino di questa guerra e del popolo
che la subisce era già scritto. Nella testa di chi quella
guerra ha fortemente voluto e nelle motivazioni che l'hanno scatenata.
La seconda guerra irachena è già iniziata. In questo
libro, Lucia Annunziata parte da dieci anni fa per entrare dentro
quelle "ragioni" e per tentare di capire perché
la divaricazione tra chi la guerra la sostiene e chi la respinge
con forza è ormai incolmabile. La risposta che si dà
l'autrice è che l'Iraq è diventato in qualche modo
la pietra filosofale della governance globale, il luogo dove magicamente
potrebbero tornare insieme i cocci rotti dell'armonia planetaria:
il controllo del petrolio, lo sradicamento del terrorismo, la riscrittura
del conflitto israeliano-palestinese, e infine, l'inglobamento nel
circuito delle economie delle Tlc del mondo arabo, che finora se
ne è tenuto fuori. Un conflitto troppo carico di significati
per non creare l'illusione della perfezione e per non sfociare nella
vertigine dell'ideologia: condizioni entrambe destinate a portare
a un'inevitabile sconfitta. Non si potrebbe definire Lucia Annunziata
una pacifista e non è certo simpatizzante per l'Iraq del
Rais. Dunque, le sue ragioni di netta contrarietà a questa
guerra sono di pura e semplice ragionevolezza, ovvero di prospettiva:
" È perché forse ci toccherà di doverne
combattere altre ancora più impegnative", sostiene.Un
punto di vista "pratico" che ripropone il "solido"
principio machiavellico del fine che giustifica i mezzi e o un punto
di vista tradizionale, che guarda al mondo con un unico occhio [come
Polifemo]: quello dell'Occidente.
Contras
a sa gherra
a cura di Giuseppe Pusceddu, con la prefazione di Fawzi Ismail
[Aipsa edizioni, 96 pagine, 5 euro e 20]
San Francesco, Brecht, Eluard, Neruda, Hikmet, Darwish, l'articolo
11 della Costituzione, la parabola del buon samaritano nel Vangelo
di Luca, Rodari, il subcomandante Marcos... Per raccontare gli orrori
delle armi, Pusceddu [con la collaborazione dell'associazione culturale
Sardegna-Palestina] ha raccolto 22 importanti e purtroppo attualissimi
testi: sempre in versione bi-lingue o tri-lingue, ovvero in lingua
originale più l'eventuale traduzione in italiano e in sardo-campidanese.
Il libro finanzierà progetti di solidarietà con il
popolo palestinese. I non sardi lo potranno richiedere a: aipsa@tiscalinet.it
o allo 070 306954.
Arundhati
Roy
Guerra è pace
[Guanda editore, 198 pagine, 14 euro]
"Il nostro Reparto Comprensione dell'Orrore è disperatamente
antiquato" urla Arundhati Roy in uno dei suoi sette saggi pubblicati
da Guanda. Parole chiare e dure: come quando chiede cosa ci sia
ancora da smascherare nell'ipocrisia e nella violenza dell'Occidente;
o quando attacca esplicitamente il fascismo strisciante in India;
o nel raccontare la vera storia delle dighe e delle migrazioni bibliche
che causano. I lettori di Carta sanno che, pur nella disperazione
dell'oggi, la Roy non ha perso fiducia nel futuro, come ha ripetuto
all'ultimo Porto Alegre: purché tutti noi continuiamo la
lotta contro oppressioni, eserciti e mass media asserviti.
[D. B.]
Simone
Falanca
Banche Armate alla Guerra
[Frilli editore, 248 pagine, 14 euro]
Un giovane mediattivista, Simone Falanca, e anche studioso di
relazioni politiche internazionali, spiega in un articolato volume
perché l'attentato dell'11 settembre, che ha innescato l'ideologia
della guerra infinita, sia stato funzionale e necessario agli Usa,
per rilanciare l'economia di guerra e l'industria bellica nazionale.
La storia di Bin Laden e dei suoi rapporti con gli statunitensi,
il ruolo di Cheney nel governo Usa, la Cia e l'Fbi, ma anche gli
interessi economici del Carlyle Group, sono solo alcuni dei capitoli
che troverete nel testo di Falanca, oltre a un'appendice che riporta
integralmente il documento sulla strategia della sicurezza nazionale
degli Stati uniti.
Pietro
Ingrao e Alex Zanotelli
Non ci sto! Appunti per un mondo migliore
[Manni editore, 66 pagine, 8 euro]
Ingrao, che all'indomani del 15 febbraio ha chiesto di continuare
"nell'invenzione e nell'unità" per un mondo senza
guerre e Zanotelli, missionario cattolico che ha preso parte al
movimento dei movimenti, si incontrano in un lungo colloquio su
un modello di società della pace e dell'uguaglianza. Domande
e risposte intervallate da approfondimenti con schede tematiche:
Korogocho, la baraccopoli vicino Nairobi dove ha vissuto Zanotelli,
l'Afghanistan, l'Iraq, le fabbriche e i mercanti d'armi, il consumo
critico e il risparmio responsabile. Ma anche sul "patto Hitler-Stalin",
Gorbaciov e il Vietnam. La storia di oggi e di ieri in una lucida
e appassionata analisi.
Alla ricerca dei diritti umani
A
cura del Cips
Diritti umani e globalizzazione
[Edizioni Cips, 143 pagine, 11,00 euro]
Il libro fa parte della collana quadrimestrale del Cisp [Comitato
internazionale per lo sviluppo dei popoli] dal titolo Forum Valutazione
e si propone, in questo numero 13, una ricognizione approfondita
sul nesso inscindibile tra diritti umani e globalizzazione.Senza
il quale, la globalizzazione diventa lo strumento del liberismo
e i diritti umani un optional per pochi privilegiati. Fin dal sommario,
infatti, si capisce che quel nesso o è permanente e saldo,
oppure non è.Insomma che non può esistere con dei
"se" e dei "ma". Ecco dunque Gianni Vaggi interrogarsi
sull'etica e Massimo Ghirelli sul "Dopo Durban", cioè
sugli esiti nefasti della terza conferenza delle Nazioni unite contro
il razzismo e le discriminazioni razziali. E mentre Sergio Passadore
e Kahn Sakawatt illustrano "il caso Somalia", Luigi Grando
e Giuseppe Ferrando propongono delle riflessioni sull'assistenza
umanitaria e i diritti umani in Colombia. Un elenco di "eccezionalità",
si potrebbe facilmente concludere.Invece non è così:
l'eccezionalità non esiste e la violazione o il non rispetto
dei diritti non possono riguardare un solo paese del mondo senza
immediatamente riguardare l'intero mondo. È questa la tesi
del volumetto messo a punto dal Cisp che si conclude con un interessante
articolo di Francesca Declich dal titolo: "Uno sguardo di genere",
che propone un punto di vista antropologico e sessuato: "Il
concetto di diritti umani delle donne - scrive Declich - non procede
di pari passo col procedere dei mutamenti sociali, perché
vi è sotteso un problema epistemologico, cioè di studio
della conoscenza, che non è scontato".
Aa.
Vv.
Un tè a Ramallah: diario di sei mesi di interposizione pacifica
in Palestina
[Editrice Berti, 192 pagine, 8 euro]
Fabio, Fabrizio, Francesca e Giovanni sono "caschi bianchi"
[del progetto Go'el di Rimini: 0541 753619]: qui raccontano cosa
avrebbero dovuto fare le istituzioni internazionali... e invece
fanno solo i volontari, come la giovane statunitense schiacciata
pochi giorni fa da un bulldozer israeliano. Con loro e dopo di loro,
altre/i si sono incamminati su questa difficile, coraggiosa, preziosa
strada; incontrandosi con i movimenti pacifisti israeliani e palestinesi
dei quali si offre documentazione in appendice. Libro importante
e controcorrente che Berti pubblica con la rivista "Terre di
mezzo" mostrando ciò che i grandi mass media non sanno
o non vogliono vedere.
[D.B.]
Caritas
Italiana
I conflitti dimenticati
[Feltrinelli editore, 148 pagine, 8 euro]
Esistono guerre di "serie A" e guerre di "serie
B"? In che misura istituzioni, mass-media, opinione pubblica,
Chiesa cattolica si "dimenticano" o rischiano di dimenticarsi
di alcuni conflitti? Per dare una risposta a questi interrogativi,
la Caritas Italiana, in collaborazione con Famiglia cristiana e
Il regno, ha realizzato un'indagine sul campo, in riferimento a
cinque "conflitti dimenticati" rispetto ad altre guerre
più note [Angola, Colombia, Sierra Leone, Sri Lanka, Guinea
Bissau, Kosovo e Palestina]. Un testo che si apre a considerazioni
anche più generali, partendo dal presupposto che il conflitto
non sia necessariamente negativo e non sia sinonimo di guerra e
violenza.
AA.VV.
Micromega
[gruppo editoriale l'Espresso, 252 pagine, 12 euro]
Si apre con un colloquio tra Maria Latella e Veronica Lario, in
Berlusconi, l'ultimo numero di MicroMega [con in copertina la bandiera
della pace] che vorrebbe essere un dialogo tra madri contro la guerra
in Iraq. Effettivamente sorprende l'appoggio espresso dalla moglie
del presidente del consiglio al movimento per la pace sceso in piazza.
A seguire gli interventi, tra gli altri, di Nicola Piovani, Renato
Sarti,Domenico Starnone e Simona Argentieri perché "anche
quando le bombe avranno fatto le loro prime tante vittime innocenti,
bisognerà continuare a scendere in piazza, per imporre che
cessi al più presto questa nuova e immonda 'inutile strage'".
AA.VV.
Limes
[gruppo editoriale l'Espresso, 300 pagine, 12 euro]
"La strana guerra" è il titolo dedicato dalla
rivista italiana di geopolitica alla attuale situazione in Iraq.
Interventi, ta gli altri, di Margherita Paolini, Ruth Hanau e Erhan
Yara sulla parte dedicata a "Iraq e dintorni", con analisi
anche sul Kurdistan iracheno e dei rapporti tra Africa e mondo arabo.
Mentre la parte centrale "L'America e noi" si occupa anche
dell'ipotesi di "una guerra nella guerra: Pentagono contro
Cia", della Russia di Putin "tra incudine e martello",
della vecchia Europa contro l'"Euroamerica". Infine la
Palestina, un approfondimento sul "dopo-Arafat" e su Sharon
e gli ayatollah e l'organizzazione sciita Hizbullah.
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