| |
Marvi Maggio (International Network for Urban Research and Action)
La città del mercato capitalistico
Firenze è una città di contrasti, conflitti, contraddizioni.
La divisione sociale dello spazio è evidente. Un processo
di gentrification ha espulso progressivamente le classi popolari
dalle aree centrali, che hanno assunto un carattere marcatamente
borghese: residenze di lusso, negozi, alberghi, banche, uffici .
E' stato investito anche il quartiere di Santa Croce, che negli
anni 70 era ancora la sede di quasi tutte le organizzazioni politiche
dell'estrema sinistra e la cui piazza centrale nel 1977 era un luogo
di incontro del movimento. I valori immobiliari sono fra i più
elevati e speculativi d'Italia. I prezzi degli immobili residenziali
variano fra i 3.400 Euro al metro quadro per le zone di pregio,
2.650 per il centro e 1.700 in periferia. L'assenza di un mercato
dell'affitto a prezzi accessibili, spinge all'acquisto della casa
anche chi deve affrontare sacrifici per accedervi: nel 1991, all'ultimo
censimento, il 60% degli abitanti sono proprietari e il 34,4% affittuari.
Per chi resta escluso dal mercato della vendita la situazione è
difficile. I 12.000 alloggi di edilizia pubblica sono tutti assegnati,
5.500 famiglie sono in graduatoria per l'accesso all'edilizia popolare
e ci sono 6.920 sfratti pendenti. Città turistica ed universitaria,
Firenze assiste ad una consistente presenza di affitti in nero:
350 Euro per posto letto. Sono 30.000 gli studenti fuori sede e
l'Agenzia per il Diritto allo Studio dell'Università di Firenze
garantisce meno di 1.000 posti letto. La domanda di abitazioni sociali
si accresce con l'immigrazione. Nel Comune si calcola che nel 2000
il numero degli immigrati regolari e non regolari ammonti a 60.000
persone.
L'Amministrazione pubblica di centro sinistra che ha vinto le elezioni
nel 1999, invece di imporre un disegno pubblico e collettivo della
città, si limita, in continuità con le giunte precedenti,
a registrare le proposte delle imprese immobiliari e di costruzione
private (fra cui FIAT, Pontello, Baldassini e Tognozzi), favorendo
attivamente la valorizzazione economica che investe sempre nuove
aree, fra cui quelle industriali dismesse situate in zone semi-centrali,
sospingendo le classi popolari e "pericolose" in aree
sempre più periferiche.
Memorie
Ma Firenze non è solo città borghese o vetrina per
turisti: ha una tradizione anarchica, comunista, di resistenza al
fascismo, di lotte sindacali e sociali. Una memoria di lotta per
il cambiamento sociale che ha radici lontane. La diffusione capillare
delle Case del Popolo e delle Società di Mutuo Soccorso per
quanto consistente ancor oggi, è solo un pallido riflesso
di quel passato. Firenze è stata protagonista delle lotte
sociali ed urbane degli anni 70 e del movimento del 1977: lotte
nei posti di lavoro, per il diritto alla casa, per i servizi sociali,
per una "qualità della vita" misurata sul soddisfacimento
del diritto di tutti "al pane e alle rose", sul superamento
delle discriminazioni e dello sfruttamento.
Questa memoria spiega l'estensione, la maturità e la lucidità
di alcuni dei movimenti urbani che investono oggi la città,
e che si giovano anche della capacità propositiva ed organizzativa
dei tanti che sono cresciuti all'interno dei movimenti degli anni
70 e non hanno perso la volontà di contribuire a costruire
un mondo più giusto, egualitario, governato attraverso l'autogestione,
creativo. Anche a Firenze, come in tutta Italia, la frattura della
fine degli anni 70 è stata netta: una repressione durissima
dilania a colpi di processi, inquisizioni, carcere, tutti i movimenti
della sinistra "extraparlamentare" e "rivoluzionaria",
non per la supposta contiguità con la lotta armata ma per
la loro radicalità sociale e politica; il pensiero unico
rampante, che assume come modello il liberismo della Thatcher e
di Reagan, diventa egemone; l'eroina dilaga. Malgrado il contesto
istituzionale e politico dominante fosse decisamente ostile, gli
anni 80 sono attraversati dall'estendersi delle lotte contro il
nucleare che nel 1987 otterranno in Italia la chiusura delle centrali.
Uno dei protagonisti di queste lotte è il del "Centro
di Comunicazione Antagonista" di area autonoma, nato nel 1982
e situato in via di Mezzo, nel quartiere di Santa Croce, in quella
che era stata nel 1981 la sede dell'ormai disciolta "Lotta
Continua per il Comunismo". E' al suo interno che nel 1985
nasce il primo centro sociale autogestito di Firenze, il "Chiricahua
Tribe", che offre concerti, spettacoli, bar, socializzazione.
In questo modo vengono riprese alcune delle istanze del "Movimento
dei Circoli del Proletariato Giovanile" del 1977: la lotta
che investe la fruizione e la produzione di cultura, la riappropriazione
della creatività, la diffusione di luoghi autogestiti nei
quartieri in cui incontrarsi, organizzarsi, decidere insieme e sperimentare
modi di relazionarsi che superino leaderismo, sessismo e più
in generale le distruttive regole sociali ed economiche dominanti.
I primi anni ottanta vedono l'emergere dell'autoproduzione musicale
e delle fan-zine, esterna al mercato capitalistico, e dei punk-anarchici.
Anche il Movimento Anarchico Fiorentino che occupa la propria sede
nel 1979, in via del Panico, dietro la centrale piazza della Repubblica,
diventa un luogo di incontro con la sua vineria e gli spazi per
le riunioni. "Chiricahua" e "MAF" sono i luoghi
in cui crescono e si incontrano alcuni dei partecipanti delle occupazioni
di Centri sociali autogestiti: l'Indiano situato nel parco delle
Cascine (1987-1990); il Centro popolare autogestito del quartiere
Gavinana (1989- oggi, rioccupa una nuova sede dopo lo sgombero nel
2001); il Centro sociale Ex Emerson situato prima a Novoli (1989-1993)
e poi, dopo uno sgombero, a Rifredi (1993-oggi); la Villa (1994-2000).
Dal Centro di Comunicazione antagonista (oggi Movimento Antagonista
Toscano) nasceranno il Circolo Sportivo Autogestito Spartaco (1987-91),
la rivista Comunicazione Antagonista (1991-oggi), il Movimento di
lotta per la casa (1990-oggi), il centro sociale Ex Emerson, la
Camera del Lavoro sociale (1999-oggi).
Movimenti urbani: abitazioni e spazi sociali
I movimenti urbani di Firenze rappresentano la risposta alle contraddizioni
sociali ed alle ingiustizie generate dal processo di urbanizzazione
in corso: mancanza di case a prezzi accessibili ai bassi redditi,
segregazione spaziale funzionale e sociale, commercializzazione
e privatizzazione dello spazio pubblico, carenza di servizi sociali
e pubblici, distruzione ed inquinamento dell'ambiente. Il loro grado
di efficacia dipende dalla capacità di dare luogo a lotte
particolari, che rispondono in modo concreto e diretto a specifiche
contraddizioni, avendo contemporaneamente la consapevolezza dei
processi economici, sociali ed istituzionali che sono alla base
dei problemi urbani. Se le contraddizioni e le ingiustizie socio-spaziali
sono visibili da chiunque, la loro valutazione, interpretazione
e l'individuazione del modo per rispondervi, differenzia in modo
sostanziale i diversi interessi e gruppi sociali/politici. Il tipo
di lotta e i caratteri delle risposte concrete, positive, insurgent,
dipendono in modo diretto dalle analisi e dalle prospettive che
si assumono: trasformazione societaria; no-future; ricerca di una
soluzione puramente individuale. Nelle pratiche materiali, sedimentate
nel territorio, si materializzano, si verificano e si modificano
le ipotesi sociali e politiche: la realizzazione qui ed ora di un'alternativa
all'esistente diventa un frammento di un "mondo possibile in
costruzione". Come afferma il Movimento Antagonista Toscano
"rendono comprensibile e praticabile la prospettiva di un'alternativa
societaria".
"
material practices are the measuring point precisely
because it is only in terms of the sensual interaction with the
world that we can refigure what it means to "be" in the
world"
(trad. "
le pratiche materiali sono il punto di misura
precisamente perché è solamente in termini dell'interazione
sensuale col mondo che noi riconfiguriamo quello che vuole dire
"essere" nel mondo")
"
Material practices are not the only leverage for change,
but they are the moment upon which all other effects and forces
(including those within material practices themselves) must converge
in order for change to be registered as real (experiential and material)
rather than remain as imagined and fictitious"
(trad. "
le pratiche materiali non sono l'unica leva
per il cambiamento, ma esse sono il momento sul quale tutti gli
altri effetti e forze (incluse quelle all'interno delle pratiche
materiali stesse) devono convergere affinché il cambiamento
possa essere registrato come vero (esperenziale e materiale) piuttosto
che rimanere come immaginato e fittizio")
Il Movimento di lotta per la casa nasce a Firenze nel 1990, in
concomitanza con l'acutizzarsi e l'estendersi di processi di valorizzazione
fondiaria ed immobiliare che rendono la questione abitativa sempre
più pressante. Il suo scopo è di garantire il diritto
alla casa attraverso l'azione diretta, l'autorganizzazione e l'autogestione.
Con la sua attività intende favorire la ricomposizione sociale
di tutti coloro che vivono il problema abitativo e che lo vogliono
collegare alle battaglie contro il sistema capitalistico e per la
trasformazione societaria. La pratica delle occupazioni di immobili
inutilizzati e della difesa degli sfrattati, si inscrive in una
lotta complessiva contro i responsabili del problema abitativo:
proprietari fondiari e immobiliari, imprese immobiliari ed istituzioni.
All'amministrazione comunale ed allo stato il movimento chiede di
requisire le case sfitte, sanzionare gli affitti in nero, allargare
l'offerta di edilizia popolare, bloccare il processo di privatizzazione
degli immobili pubblici che investe perfino le case popolari. Lo
sforzo è quello di inserire la costruzione di strutture autonome,
esterne alla logica del mercato e del profitto, come sono le occupazioni,
all'interno di una lotta in grado di "aggredire" i meccanismi
ed i termini complessivi delle contraddizioni sociali, in modo da
trovare soluzioni collettive e condivise invece che individuali
e selettive.
Le occupazioni sono quindi affiancate da manifestazioni, presidi,
occupazioni simboliche di luoghi come il Duomo, il Consiglio Comunale
e piazza della Signoria, da accuse e proteste nei confronti delle
immobiliari, da rappresentazioni teatrali di strada che mettono
in scena tematiche legate al diritto alla casa. E' un modo per imporre
all'attenzione dell'intera città i propri obiettivi e le
proprie pratiche, alla ricerca di solidarietà e dell'allargamento
della lotta per il diritto alla città.
Il Movimento oggi comprende circa 400 persone ed autogestisce 11
occupazioni, tre di proprietà privata e le altre di proprietà
di enti pubblici, ma in corso di privatizzazione: sono immobili
abitativi, fabbriche, scuole, uffici. Ne fanno parte singoli, coppie,
famiglie, studenti fuori sede e immigrati, uniti dal fatto che non
sono in grado di pagare gli affitti di mercato né riescono
ad accedere all'edilizia popolare. Dal 1994 il Movimento inizia
ad occupare con gli immigrati che nel corso del tempo diventano
la componente maggioritaria delle occupazioni: somali, eritrei,
maghrebini, libici, algerini, marocchini, serbi, rumeni, polacchi,
albanesi, cinesi. Non è un caso quindi che sia in prima linea
nella lotta contro i centri di detenzione e la recente legge Bossi
Fini che lega "contratto di lavoro" e "contratto
di soggiorno" e a favore della libera circolazione per tutti.
Il Movimento per praticare i suoi obiettivi ingaggia una lotta sul
campo contro il mercato immobiliare capitalistico e la rendita fondiaria
urbana, ma anche contro le amministrazioni pubbliche che sostengono
attivamente la valorizzazione economica del territorio. E' una lotta
dura fatta di sgomberi e di processi ma anche delle speranze, dei
progetti di vita e degli obiettivi degli occupanti e degli attivisti,
della gioia di avere finalmente un tetto sopra la testa da organizzare
in base ai propri bisogni, un posto dove sistemare le proprie cose
e fare autorecupero in modo creativo, dove vivere la propria vita
e dove far vivere i propri bambini. La storia più che decennale
del Movimento di Lotta per la Casa è la storia delle decine
di case occupate e sgomberate, delle manganellate di poliziotti
e vigili urbani, della sofferenza di perdere la propria casa e della
rabbia provocata dallo sgombero, dal vedere le proprie cose buttate
in un cassonetto da uomini armati, delle denunce e dei processi
per occupazione abusiva, blocco stradale, resistenza a pubblico
ufficiale durante gli sgomberi e la difesa degli inquilini dagli
sfratti.
La geografia delle case occupate si modifica costantemente, sebbene
alcune di esse durino nel tempo. All'inizio degli anni 90 le occupazioni
erano situate in aree centrali e in immobili privati vuoti per ragioni
speculative, successivamente sono stati investiti immobili pubblici
ed aree dismesse industriali private situate in aree più
periferiche. Pur avendo subito i processi di espulsione dal centro,
il Movimento è stato anche in grado di sfidare la divisione
sociale dello spazio: via Aldini si trova in una zona semicentrale
di pregio, tanto che la "Azienda Sanitaria Locale" proprietaria
intenderebbe venderla per finanziarsi; via degli Incontri, di proprietà
della "Croce Rossa" dell'Esercito, è sulle colline
di Careggi, in mezzo alle cliniche ed alle ville. Oggi la sede del
Movimento di trova in via Palmieri, in pieno centro e accanto ad
essa, in via Pandolfini (2002) è nata l'occupazione di un
ex albergo. Ed è nel centro storico che il Movimento ha difeso
in questi anni centinaia di inquilini sotto sfratto.
Il movimento dal 1993, per garantire agli occupanti la permanenza
nelle loro case, propone al Comune di legalizzare l'autorecupero,
che prevede la trasformazione degli occupanti in inquilini e la
loro partecipazione alla costruzione delle parti non strutturali,
mentre il Comune si farebbe carico delle altre. E' inteso come modello
replicabile di soluzione alla questione abitativa fondato sulla
partecipazione degli abitanti alla progettazione ed alla costruzione,
sull'autogestione, sul recupero e quindi sul "riciclaggio"
di risorse territoriali altrimenti destinate all'abbattimento e
all'inutilizzo. Tuttavia fino al 1998 non ha ottenuto alcuna attenzione
da parte delle amministrazioni di diverso colore politico che si
sono succedute nel corso del tempo e le trattative partite più
volte si sono sempre arenate. Malgrado l'elevato valore sociale
delle proposte e delle realizzazioni del Movimento di lotta per
la casa, il Comune è molto ostile nei suoi confronti e fino
ad ora non ha accettato di utilizzare la capacità innovativa
e progettuale del vasto settore sociale coinvolto.
Nelle case occupate si organizzano feste e cene aperte alla città
per favorire lo scambio sociale. Un progetto del Movimento è
quello di costruire nell'occupazione di via Pergolesi, una Casa
delle culture in cui si possa fruire e produrre cultura, confronto,
socializzazione fra immigrati e gli altri abitanti della città.
"OMME, studenti e precari per il diritto alla casa"
(2001-oggi) adotta anch'esso la pratica dell'autogestione e dell'occupazione
e collabora con il "Movimento di Lotta per la Casa", ma
si rivolge ad un settore distinto per l'età. Ne fanno parte
quattro occupazioni principalmente abitative fra cui il "Cecco
Rivolta" di via Dazzi (2000 ad oggi) che si trova sulle colline
sottostanti Monte Morello ed è anche un luogo di incontro
e riunione dotato di pergolato, vista su Firenze e orti urbani e
la casa occupata "Soqquadro" (2002-oggi) situata nella
casa del custode di una villa vuota sulle colline a sud dell'Arno,
che si definisce "comunità artistico/abitativa"
ed intende "affrontare il problema casa e la mancanza di spazi
dove sperimentare arte e cultura contemporanea". "OMME"
nasce all'interno del "Network Odissea per gli spazi"
(2000-2001), che comprendeva anche studenti medi, ma se ne distacca
alla fine del 2001. Il Network ha elaborato progetti relativi a
didattica e comunicazione, musica, teatro, video e informatica.
La resistenza alle trasformazioni urbane ha preso la forma delle
manifestazioni e nel marzo 2001 nell'occupazione di un'area industriale
dismessa in via Maragliano nel quartiere di Novoli: il Bandone,
in cui il Network intendeva praticare una socialità fondata
sulla partecipazione diretta alla risposta ai propri bisogni, contro
la "mercificazione del corpo e della mente". Lo sgombero
avviene dopo appena tre mesi. Nel Novembre 2001 il Network occupa
l'ex "Conservatorio Cherubini" nella centralissima via
Bufalini, dietro il Duomo, per creare un Info-shop, ma viene sgomberato
il 10 gennaio 2002 con consistente dispiego di forze dell'ordine.
A questo punto divergenze fra i partecipanti al Network sul tipo
di rapporti da intrattenere con l'amministrazione e sulle priorità
politiche, ne provocano lo scioglimento. "OMME" continua
le sue attività mentre altri si orientano verso le occupazioni
dimostrative e temporanee: è del dicembre 2001 l'occupazione
per due giorni dell'ex Teatro Nazionale, situato in pieno centro
e quella del parco delle Cascine nella primavera 2002 con tre giorni
di concerti e spettacoli.
A Firenze oggi esistono due Centri Sociali occupati: il "Centro
Popolare Autogestito Firenze Sud" e il "Centro Sociale
Autogestito Ex Emerson", che offrono luoghi di incontro liberati
dalla logica del profitto e della merce. Sono nati entrambi nel
1989, nel periodo di diffusione in Italia dei centri sociali, ed
entrambi hanno occupato aree industriali dismesse, inserendosi attivamente
nell'acceso dibattito sul loro riuso, che allora era in corso, affermando
la necessità e il diritto di utilizzarle come risorsa per
diffondere usi sociali e valori d'uso a scala urbana invece che
per realizzare funzioni finalizzate alla valorizzazione fondiaria
ed immobiliare. I capannoni industriali si sono dimostrati abbastanza
vasti da permettere molti usi e da accogliere nuove attività
quando ne emerge il bisogno. Gli occupanti hanno attivato un processo
di reinterpretazione e risignificazione che ha trasformato lo spazio
dello sfruttamento in luogo di socializzazione, espressione culturale
ed artistica, di iniziativa sociale e politica. Si tratta di un
prodotto collettivo: l'autorecupero avviene attraverso trasformazioni
successive stratificate nel corso del tempo, finalizzate a creare
nuovi luoghi in cui si tengono riunioni ed attività sociali.
I murales coprono parte delle pareti esterne e gran parte di quelle
interne. Queste occupazioni mentre affermano il diritto all'uso
dello spazio fuori dalle logiche del mercato capitalistico, sottraggono
spazio alla speculazione, almeno temporaneamente. La possibilità
di non essere sgomberati dipende contemporaneamente dalla forza
delle pressioni esercitate dal proprietario per rientrare in possesso
della sua proprietà e realizzare la trasformazione immobiliare,
dalle scelte politiche dell'amministrazione e da quelle di Questura/Ministero
dell'Interno, dalla forza sociale che gli occupanti esprimono.
Il "Centro Popolare Autogestito" nasce come luogo di aggregazione
nel quartiere, dove costruire pratiche e percorsi collettivi e condividere
lo spazio sociale. I due poli di interesse sono da un lato la produzione
culturale ed artistica: musica, cinema, video, teatro; dall'altra
l'impegno politico che assume principalmente la forma della solidarietà
internazionalista. La sua storia è stata segnata dall'inizio
dalla difesa dallo sgombero richiesto dal proprietario, la Coop,
per insediare un centro commerciale. Il CPA è riuscito a
resistere fino al 28 novembre 2001, ma ora la sua sede è
stata rasa al suolo per ospitare il centro commerciale. Ad alcune
settimane dallo sgombero ha occupato una scuola in via Villamagna
in cui sta ricostruendo almeno alcune delle sue attività.
Ospita cene, concerti, riunioni e assemblee, ha una biblioteca e
un centro di documentazione. Recentemente ha contribuito a creare
un Comitato di solidarietà con i Palestinesi.
L' "Ex Emerson", occupato da appartenenti al Centro di
Comunicazione Antagonista, è nato per essere un luogo nel
territorio "dove si rompe la catena del dominio e si riparte
per superare barriere sociali, architettoniche, razziali, economiche".
E' stato sgomberato nel 1993 dalla sua prima sede, non lontana dall'area
FIAT di Novoli, ed ha subito rioccupato in quella attuale, anch'essa
un'area dismessa. Oggi al suo interno, oltre all'assemblea settimanale
del centro sociale, si riunisce il "Movimento Antagonista Toscano"
e l'"Osservatorio sulla città e il territorio",
ci sono le sedi dei "Cobas" (sindacato di base) e della
"Camera del Lavoro Sociale", la biblioteca, la sala mostre,
la palestra e la sala prove per gruppi musicali. Organizza concerti,
spettacoli teatrali, readings, feste e cene di autofinanziamento,
proiezioni di film su tematiche sociali e storiche, presentazioni
di libri, e insieme al "Movimento Antagonista Toscano"
riunioni ed assemblee su temi come la "guerra infinita",
il processo di urbanizzazione, il Social Forum di Porto Alegre,
i Movimenti sociali, il conflitto capitale/lavoro. "Movimento
Antagonista Toscano" ed "Ex Emerson" hanno promosso
e partecipato ai comitati contro gli inceneritori, l'elettrosmog,
gli organismi geneticamente modificati e contro le infrastrutture
per l'Alta velocità ferroviaria che distruggono l'ambiente.
In nome dell'internazionalismo e dell'anti-imperialismo sostengono
in modo concreto "i popoli che lottano per la loro liberazione":
Palestina, Kurdistan, Brasile, Argentina, Perù, Chiapas,
Nicaragua, Guatemala, Uruguay, Sud Africa. Insieme al "Movimento
di Lotta per la Casa" partecipano alle manifestazioni e agli
incontri "no-Global" a partire da Seattle.
Sono i frammenti di nuovi mondi in costruzione
Bibliografia
D. Harvey, Justice, Nature and the Geography of difference, Oxford
UK, Malden USA, Blackwell Publishers Inc, 1996.
Comune Network, Progettare Firenze. Materiali per il piano strategico
dell'area metropolitana fiorentina, Firenze, Edizioni Comune Network,
ottobre 2001.
G.Paba (a cura di), G.Allegretti, M.Conti, M.Maggio, A.L.Pecoriello,
C.Perrone, D.Poli, F.Rispoli, L.Tripodi, Insurgent City.Racconti
e geografie di un'altra Firenze, Livorno, MediaPrint, 2002.
|