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ìRiorganizzazione di un'intervista corale agli animatori
dello sportello 'Azione Gay e Lesbica', presso il circolo Arci 'Finisterrae'
Oggi, se dovessimo spiegarci perché ci avete contattato
per includerci nelle geografie di quella che chiamate 'la città
insorgente', credo che dovremmo riflettere bene su una cosa. Parlare
di comunità omosessuale non è a rigore corretto. Esiste
una moltitudine di persone che praticano alcune scelte comuni ma
che restano individui, a volte raggruppati a volte isolati, ma individui,
diversi e non necessariamente orientati nelle stesse direzioni politiche,
di consumo o di incontro. Un microcosmo, insomma. Esistono poi dei
gruppi - e non siamo i soli - che operano ad un livello più
visibile muovendosi su due binari: uno è quello della 'accoglienza'
di chi si sente gay o lesbica e cerca spazi dove esprimersi, incontrarsi
o semplicemente sopravvivere. Questo è lo spazio in cui ci
si occupa di feste, di creare mappe o elenchi di luoghi accoglienti,
di suggerire locali, se vuoi anche di veicolare della pubblicità
'corretta'.
L'altro è il livello dell'azione più politica, che
rivendica in pubblico la necessità di prendere in considerazione
anche i bisogni, le esigenze e i desideri delle persone gay e lesbiche.
Non è lobbysmo in quanto difesa di meri interessi; è
qualcosa che viene prima, è difesa e rivendicazione di esistenza,
una richiesta di uguaglianza nei diritti all'espressione, non una
volontà di prevaricazione. E al contempo è un'offerta
di servizi per colmare il fatto che ancora questa uguaglianza non
sia raggiunta. Immaginiamo che sia questa parte di lotta più
'consapevole' che vi ha chiamato l'attenzione. L'altro binario dell'attività
dei gruppi omosessuali è però importante perché
contribuisce a illuminarne e costruirne il retroterra, creando o
diffondendo la conoscenza dei luoghi - se volete delle geografie
- dove ci si incontra, dove si può discutere ed elaborare
concretamente strategie, anche semplicemente ritagliandosi i propri
spazi e vivendo la città a prescindere o a dispetto delle
chiusure che incontriamo
Per quanto riguarda noi di Azione Gay e Lesbica di questa molteplicità
di piani siamo ben coscienti. Anzi, ironicamente sul nostro sito
(http://www.agora.stm.it/gaylesbica.fi),
alla voce 'Circolo: cosa facciamo?' abbiamo scritto:
"manifestazioni, dibattiti, feste alla Flog, feste altrove,
test HIV, Settimana lesbica, banchini informativi, centro di documentazione,
pagine web, telefono amico, teatro cinema fotografia sport, dormire,
Gay & Lesbian Pride, Progetto Daphne contro la violenza su gay
e lesbiche adolescenti, bere, mangiare, ricerche tematiche su internet,
informazione, incontri nazionali, pizza, fumare, progetti di legge,
performance, workshop, politica, scazzi, cene, traduzioni, arte
povera, servizio civile, prevenzione HIV e malattie a trasmissione
sessuale, mostre, consulenza legale, consulenza astrologica, tavolo
dei diritti delle lesbiche, campagne di pressione sulle istituzioni,
sognare, gemellaggi, compassione, scopare, progetti in collaborazione
con enti pubblici, Raffa fan club, danza del ventre, virtualtransgenderism,
approcci, squadra calcetto femminile (forse), litigare, seminari,
sesso, antiproibizionismo, consultorio, cyber comunicazioni, informazioni
turistiche, antirazzismo e altro ancora..."
Oggi 'Azione Gay e Lesbica' ha sede nel circolo Arci Finisterrae
di Via Manara: abbiamo un orario quotidiano di ricevimento, un archivio
e tre stanze, di cui una meno di passaggio serve anche per eventuali
incontri con chi chiede maggiore riservatezza. In sede o fuori si
organizzano poi attività di incontro e formazione sotto forme
diverse, dal dibattito politico alla festa.
Siamo un circolo Arci, ospitato in una sede Arci: ma non confondeteci
per dei terminali dell'Arcigay. Perché è vero che
siamo nati come Arcigay-Arcilesbica ma anche che siamo rinati in
contrapposizione alla linea nazionale del 'centro' Il quale, ad
un certo punto, ha teso a dividere l'Associazione per tematiche
di genere o culturali (salute, tempo libero): il dubbio è
che lo facesse anche per far fuori un'opposizione interna, che era
forte specialmente in ambito lesbico, un ambito che proprio a Firenze
si è dimostrato nel tempo particolarmente combattivo. Noi
di Firenze non siamo stati gli unici a uscire dall'Arcigay seguendo
un orientamento diverso; al congresso di Rimini del novembre '96
ci sono state varie prese di distanza che non si sono però
coordinate in un 'contro-fronte': i circoli di Torino, Sassari,
Verona, Padova, Catania. Guarda caso molti dei circoli più
attivi su vari fronti...
Oggi esiste un Coordinamento Arcigay della Regione Toscana, ma più
o meno significa circoli Arcigay di Pisa e Arcigay di Siena. Qualche
volta organizzano eventi anche a Firenze: anche nell'ottobre 2000,
con i radicali, hanno fatto un banchino per la raccolta di firme
Ma sono iniziative non coordinate con le nostre e non particolarmente
legate a Firenze o inserite nelle sue dinamiche. A noi, invece,
questa storia differente ha permesso di costruirci un'identità
più politica e locale, senza ridurci a semplice braccio esecutore
di direttive nazionali elaborate in un altrove... (cosa che del
resto non succedeva neanche prima, quando eravamo un circolo Arcigay)
Non ogni scissione è di per sé negativa; a volte
può assumere risvolti che liberano nuove energie prima compresse.
Penso che quella scissione alla fine sia stato un fattore scatenante
positivo; alcuni circoli oggi sono rientrati nell'Arcigay ma la
protesta ha dato elementi utili di discussione. Comunque, se vi
interessa, il movimento gay a noi sembra messo male oggi in Italia:
la stessa vicenda del 'Gay Pride', il fallimento del Coordinamento
Nazionale lo ha evidenziato. Noi eravamo nel Comitato Roma 2000
dal '97 e spingevamo per dargli connotati anticlericali più
forti nell'anno del Giubileo, cioè in un anno in cui rivendichiamo
il diritto di assumere una voce polemica in quanto l'evento giubilare
è servito da amplificatore per chi ci attacca in nome dell'intangibilità
del concetto tradizionale di famiglia e di altri pretesti. Così
abbiamo preferito starne fuori, senza però restare spettatori
visto che abbiamo collaborato attivamente all'organizzazione fiorentina
del Treno Speciale che è servito a portare al Pride i fiorentini
e le fiorentine che volevano andare a Roma. E l'occasione ci è
servita per cercare di veicolare quei contenuti che credevamo alla
fine non sarebbero passati in un Pride addomesticato.
A dire il vero, le polemiche governativo-vaticane precedenti l'evento
hanno un po' riavvicinato le nostre posizioni a quelle del braccio
organizzatore, il Circolo Mario Mieli, perché il clima arroventato
creatosi al di fuori ha in qualche modo ritirato fuori alcune accezioni
dell'orgoglio che andavamo a celebrare, come la polemica con alcune
posizioni clericali...In un certo senso il procedere delle cose
e lo scandalo all'estero sulla sostanza dei problemi (e non sulla
polemica italiana centrata a strappare bocconi di percorso) ha riavvicinato
i differenti gruppi e circoli.
Comunque, questa situazione ci ha rafforzato nell'idea che è
necessario guardare oltre. Del resto è da tempo che ci concentriamo
sulla costruzione di relazioni inter-locali, ad esempio con associazioni
di città tedesche o spagnole. Nello stesso tempo crediamo
però che sia importante anche una riflessione costante sull'esperienza
gay e lesbica; per questo abbiamo un archivio aperto al pubblico,
chiamato 'La civetta Leopolda', che tra le altre cose serve a ripercorrere
la storia del movimento a Firenze e a documentarne i passaggi nel
panorama nazionale della lotta per i diritti civili, e non solo
di quelli degli omosessuali. Dal 1993 fino all'estate del 1997 abbiamo
anche pubblicato un giornale che si chiamava 'Quir' (come dire,
'queer' italianizzato!) dedicato a chi era interessato a notizie
e attività della comunità omosessuale fiorentina ma
anche delle realtà bisessuali e transessuali generalmente
misconosciute. La sua fine ha coinciso con una divisione interna
frutto di una discussione protratta tra posizioni difficilmente
conciliabili e sfociata in una Assemblea Straordinaria.
Un altro giornale che parlava anche di gay e lesbiche è
stato 'Vivapiazza', che aprì il primo numero con un servizio
sui luoghi di incontro e i nuclei di aggregazione gay a Firenze;
ci dedicò anche una pagina di notizie nei numeri dopo. Quell'iniziativa
è stata poi sospesa.
Dopo l'Assemblea, dal nostro circolo nell'ottobre '97 è nato
un altro gruppo che il 7 novembre si è presentato come 'Coordinamento
Queer' che ha impostato un servizio a fascia quotidiana di consulenza
telefonica e sostegno, specie sui temi della salute. Era un lavoro
già svolto da 'Azione gay e lesbica' , visto che all'epoca
nella sede avevamo pure una stanza riservata per i test-HIV. Quindi
inizialmente c'è stata una duplicazione dei servizi medici
e di consulenza legale per chi chiedeva esperti in materie di discriminazione
al cui lavoro l'associazione faceva da 'filtro'. Il punto era che
si creava uno scarto di visione fra il Coordinamento Queer e noi
[
] Il nostro lavoro è più centrato sulla politica
e sulla formazione, come abbiamo poi fatto con gli insegnanti medi
attraverso il progetto europeo 'Daphne'.
Indubbiamente la litigiosità fra gruppi di aggregazione non
giova all'immagine esterna, e in più con la separazione brusca
fra il Coordinamento Queer e noi non è più stato pubblicato
il giornale che avevamo creato insieme
Guardando oggi quel
periodo è difficile scindere i contrasti personali dalle
differenze di impostazione politica, ma cercando di essere il più
possibile onesti (se non proprio obiettivi) crediamo di poter dire
che la rottura era inevitabile. Col senno di poi e a distanza dalla
separazione ammettiamo che c'è stato un assestamento dopo
l'iniziale duplicazione di ruoli.
Per aggiungere altre informazioni possiamo ricordare come prima
della uscita del Coordinamento Queer da Azione Gay e Lesbica si
era formato presso la nostra sede un gruppo ospite a cui offrivamo
uno spazio per riunirsi ma che restava un gruppo esterno al Circolo.
Era un gruppo di gay cristiani, una decina di persone cattoliche
più una valdese che poi lasciò il gruppo. Per quanto
ne sappiamo, era l'unico gruppo gay cristiano a Firenze; in altre
città ce ne sono vari come Davide e Gionata di Torino.
A Firenze esiste anche una sede dell'AGEDO, Associazione di Genitori
di Omosessuali.
L'Associazione e gli stranieri
Se vogliamo parlare dei rapporti fra stranieri e ambienti gay
e lesbici possiamo dire che a volte facciamo da tramite, altre volte
siamo più osservatori di processi che avvengono fuori da
noi, al livello dei singoli e dei contatti fra di loro.
Intanto, si deve distinguere fra stranieri e stranieri; da un lato
ci sono quelli che provengono da paesi occidentali o occidentalizzati
ed hanno un rapporto complessivamente buono con i gay e/o le lesbiche
di Firenze. Mi riferisco ai nordamericani, ma anche a molti sudamericani,
agli europei, agli australiani, e anche ad alcuni giapponesi. Questi
partecipano alle feste che organizziamo, persino a qualche dibattito;
ci telefonano in orari di sportello o ci vengono a trovare: studenti
Erasmus che cercano un appoggio quando sono fuori, ma anche tanti
statunitensi che studiano nelle mille università con sede
a Firenze. Del resto già negli anni '70 tra i gruppi di stranieri
che hanno costituito le prime comunità fiorentine di non
italiani (specie greci o persiani, molti studenti di architettura)
c'erano piccoli gruppi di gay che avevano trovato in Firenze un
luogo sereno per radicarsi
Poi ci sono coloro che provengono dal Nordafrica, dai paesi di cultura
islamica, e alcune persone dell'est europeo. A dire la verità
abbiamo pochi casi a cui fare riferimento, ed è proprio in
questa assenza l'aspetto significativo della questione. Qui ne ricordiamo
principalmente due, per certi versi emblematici. Un parrucchiere
che tentò di appoggiarsi a noi per una pratica di richiesta
dell'asilo politico, che tentava di usare il vissuto personale per
una richiesta che in Italia non è riconosciuta, e che alla
fine desistette. L'altro caso - il primo - avvenne intorno al '94
ed è quello di un segretario di scuola minacciato di morte
dai fratelli per lavare l'onta familiare. Era scappato, ma anche
nel gruppo di stranieri a cui faceva riferimento qua in Italia l'avevano
picchiato, scoprendo le sue frequentazioni. Aveva una sorella in
Europa ma non voleva piegarsi ad un matrimonio di interesse per
ottenere la cittadinanza ingannando la moglie-schermo. In questo
caso lavorammo con Amnesty per la richiesta di Asilo ma ricevendo
risposta negativa dal Ministero dell'Interno; allegammo anche copia
del codice penale del suo paese di origine che prevedeva pene per
5 anni o oltre per pratiche omosessuali, ma fu inutile. In nessuno
dei casi che ci si sono presentati siamo andati fino in fondo perché
chi ci chiedeva aiuto si ritirava.
Abbiamo avuto anche delle ragazze slave nel periodo delle prime
guerre balcaniche; una volta è comparso anche un cinese,
ma è stato un contatto assolutamente episodico. Possiamo
dire che per lo più queste persone che ci contattano appartengono
alla piccola-media borghesia; gente che ha un gruzzolo da parte
per affrontare il 'salto nel vuoto', persone che hanno cultura e
possibilità per occuparsi di questioni che superano la sopravvivenza
materiale, ma con una percezione di sé negativa in quanto
omosessuali, che magari vengono accompagnati da noi da amici italiani
ma poi non riescono ad andare in fondo, desistono, a volte tornano
in patria o accettano una vita nascosta. Tutti indistintamente sono
però casi di contatto personale; i rapporti con le comunità
straniere organizzate sono pressoché inesistenti, noi siamo
un punto di appoggio al massimo per i singoli proprio nel tentativo
di dar loro contatti per creare senso di comunità
Abbiamo pensato più volte di affrontare il tema dell'omosessualità
nel confronto interculturale; specie perché ci spaventa questo
relativismo culturale in cui tutto sembra essere accettato e andar
bene se è culturalmente autentico, comprese tante chiusure
culturali e sociali di varie comunità straniere, come quelle
alle donne, non solo ai gay. Avevamo anche chiesto un finanziamento
alla Regione per un piccolo opuscolo informativo da tradurre in
lingue non occidentali, ma il progetto non è stato approvato.
Ma non intendiamo rinunciare al tema.
Comunque, uno dei motivi per cui ci è anche difficile il
contatto con le comunità straniere - al di là degli
atteggiamenti prevenuti che immaginiamo in alcune di loro, pur senza
esserci mai direttamente confrontati - è che in alcuni casi
i contatti di intermediazione fra autoctoni e stranieri (specie
quelli dei paesi in via di sviluppo) sono gestiti dai sacerdoti
cattolici. E questo rende più arduo iniziare un confronto,
specie perché la nostra associazione è connotata da
un approccio molto critico alle gerarchie clericali. Quando l'ARCI
faceva un lavoro più forte con gli immigrati qui a Firenze,
ci sarebbe stato un canale più propizio di comunicazione:
Ovviamente è molto più facile essere nodi di una rete
con realtà gay e lesbiche lontane che con molte comunità
straniere in loco. Ad esempio, come Associazione abbiamo contatti
con organizzazioni non occidentali, come con quella di Ankara 'Kaos',
caso quasi unico in Paesi musulmani. Con loro scambiamo giornalini
che magari sono in lingue sconosciute (specie il loro per noi, il
nostro lo mandiamo nella versione inglese), ma che servono a stabilire
un contatto. Abbiamo avuto dei contatti con l'Uganda e con lo Zimbawe,
un paese dove esiste un movimento gay e lesbico osteggiato dal Presidente
Mugabe.
Una geografia dissociata su binari paralleli
A Firenze, esistono due realtà parallele, che spesso non
corrispondono a 'momenti' diversi della vita dei singoli, ma sono
proprio due realtà autonome. Da un lato ci sono i luoghi
visibili- i locali e le feste gay -, dall'altro l'universo del sommerso,
segnato nella geografia della città dai luoghi dell'incontro
casuale o presunto-tale, visto che poi più o meno su ogni
guida o sito Internet gay sono indicati come spazi conosciuti, e
in tal senso istituzionalizzati da decenni. Tra parentesi, questa
cosa che ci fate notare, di essere l'unico gruppo antagonista con
una geografia 'esplicitata' in mappe o liste di vie e locali, è
la prima volta che ci fermiamo a osservarla. Potremmo anche pensare
sia preoccupante, con l'aria di restaurazione che tira...
Il discorso delle Guide Gay - cartacee o su Internet - non è
recentissimo. 'Spartacus' è alla 29ma edizione, quindi è
nata nel 1971; più recenti sono quelle di ambito locale come
'Il giglio fucsia' ... A pensarci bene la guida-manuale di sopravvivenza
è il logico frutto dell'invisibilità della condizione
gay. I somali un bar pieno di somali lo vedono da fuori e si possono
fermare. Se prescindi dalle forme di visibilità esibita in
forme stereotipate o dall'esperienza che un gay navigato (e ormai
anche molti etero) acquisisce per riconoscere i suoi simili, per
trovarsi c'era bisogno di identificare dei luoghi. Anche perché
rispetto a gruppi ad esempio 'etnici', i gay sono meno territorializzati,
più legati a 'rete', a reti virtuali.
In Italia - guide a parte - manca una cultura dell'autopromozione
di luoghi gay. A Firenze è difficile riconoscere un locale
gay se non sei informato prima. All'estero invece i simboli gay
sono molto diffusi. Pensa all'arcobaleno, che è molto utilizzato
per produrre insegne e gadget e riporta all'idea di libertà,
molteplicità e anche pacifismo che caratterizzano il movimento
gay nella sua maggioranza. Oppure ai simboli più politici,
come il triangolo rosa rovesciato usato dai nazisti per marchiare
gli omosessuali nei campi di concentramento. O anche ai due simboli
affiancati del maschile e del femminile, alla doppia ascia simbolo
minoico delle lesbiche o alla lettera greca 'lambda'. È importante
riconoscere il proprio gruppo; spesso all'estero i percorsi e i
locali sono indicati con più coraggio. Da noi al massimo
si resta sulla fase 'allusiva' segnata dalle Icone gay; tu fai una
festa dedicata a loro e chi di dovere intuisce che tipo di serata
è. Le cosiddette 'icone gay' connotano il luogo, in modo
più deciso di certi 'stili' come il trash o certe forme di
'trendy' che attirano pubblico omosessuale. Ci sono le icone internazionali
come Marlene Dietrich, Gilda o Carmen Miranda, poi ogni Paese ha
le sue. Da noi ci sono Mina, la Carrà (che ormai è
transfrontaliera!), la Goggi, la Rettore, Patty Pravo, Nada. A proposito
di Nada; fece anni fa un concerto a Firenze e solo a metà
si accorse dialogando col pubblico che era tutto formato di gay.
Non sapeva di essere un'icona; quando lo capì fu molto stupita.
Poi ci sono dei rappresentanti, degli idoli magari, ma non delle
icone, perchè sono già a livelli più espliciti.
Pensa a Tom Robinson, l'autore dell'inno 'Glad to be gay', o a Jimmy
Sommerville dei 'Communards'. A noi a Firenze non è mai capitato
di essere chiamati a promuovere un loro concerto. Promozioni no,
ma proteste sì. A parte i fischi in consiglio comunale durante
la discussione sulle mai approvate unioni civili, facemmo un volantinaggio
al Palasport per boicottare Celentano, che aveva fatto una canzone
contro le lesbiche; ci sembrava triste, specie avendo una figlia
all'aspetto molto lesbica, intervistata sempre dall'Espresso e Panorama
quando fanno gli articoli sul lesbo-chic, il lesbo-soft o altro...
Ora ne vorremmo fare una su Zeffirelli, in occasione di una mostra
che si inaugura fra poco, per le posizioni espresse sul Pride. Ne
abbiamo preparata una contro Storace, in occasione di un dibattito
alla Festa dell'Unità, ma poi non è venuto e abbiamo
ripiegato gli striscioni
Chissa', a volte anche le proteste
annunciate e rientrate hanno un valore!
Poche finiscono sui giornali: come la protesta dopo l'annullamento
improvviso di una festa gay allo Spaziouno. Del resto, non è
infrequente che sulla stampa ci finiscono le vicende che non vorremmo;
come risse o altro
E' stato trattato più seriamente il sit-in di giugno in Piazza
San Giovanni a cui la stampa locale ha dato spazio. Abbiamo creato
un Comitato chiamato 'Orgoglio Laico' per sottolineare come la manifestazione
di Roma dovesse rivendicare soprattutto il diritto di uno Stato
teoricamente laico come l'Italia a prendere decisioni antidiscriminatorie
indipendentemente dalla posizione del Vaticano. A Ottobre 2000 una
protesta analoga l'hanno promossa l'Arcigay e i Radicali.
I gruppi gay e lesbici hanno caratteri di imprevedibilità
ed agiscono coesi. Per anni si frequenta un locale, e d'un tratto
si sparisce
Non ci sono a Firenze quartieri connotati come 'gay', anche se quello
tra S.Giovanni e S. Croce è il rione con più locali
che si caratterizzano per una frequentazione gay e/o lesbica esplicita,
come il Bar il Bordello, lo YAG, il Crisco
Esistono poi moltissimi locali dove diciamo che 'c'è giro',
ma cambiano abbastanza velocemente. Dipende dall'atteggiamento dei
gestori o del personale, se sono locali che gay e/o lesbiche sentono
accoglienti o meno
Ci sono stati molti locali meteora, locali
che hanno perso la clientela acquisita perché era cambiata
la gestione e c'era una atmosfera più o meno esplicita di
disapprovazione
.
Questo ti fa capire che siamo davanti ad una 'geografia fragile',
e se ci pensi questa mutevolezza rapida è un po' un riflesso
di quella fragilità propria della condizione omosessuale
tipica di una realtà come quella italiana. Forse in altre
città - come Bologna, Torino o Roma - si può parlare
di una geografia un po' più ancorata, 'pesante', anche se
complessivamente non è che la cosa vari moltissimo rispetto
a qua.
Esistono poi anche i luoghi deputati all'incontro sessuale, alcuni
famosissimi come le Cascine, altri meno noti, dove si è formata
una serie di modalità spontanee
Firenze, inoltre, è una città connotata da eventi
di 'tendenza', come quelli che ruotano intorno alla moda e allo
spettacolo e che ci tengono a muoversi e a toccare un po' l'intera
città. Così le serate 'trendy' oggi sono luoghi informali
di incontro gay. Anzi, si potrebbe dire che il termine 'serata trendy'
si connota sempre più come 'serata gay'. Oggi molte discoteche
hanno serate 'a tema' o con nomi allusivi tipo 'Nobody's perfect'
(la battuta finale del film "A qualcuno piace caldo")
ecc.
Questo è iniziato 4 o 5 anni fa, quando le discoteche gay
continuavano a tirare bene in un periodo di magra per gli altri.
Così molte discoteche cercarono di imbastire serate gay che
però a volte non decollarono mai, per errori clamorosi dovuti
all'ingenua illusione di poter improvvisare.
Una nota discoteca fiorentina decise di costruire un 'privè'
gay il Venerdì, con un disk jockey di Riccione, ma applicò
la modalità etero di far entrare gratis le donne, e dopo
poco il priveé divenne un ritrovo per lesbiche che andavano
a ballare gratis, ed economicamente non rese nulla. Anche un'altra
non entrò nella logica giusta, creando un involontario 'ghetto':
un 'privé' dentro la pista, riservato a gay selezionati.
Solo che il Privé a vetri divenne un acquario, una gabbia
per fenomeni da baraccone con tutti fuori coi nasi incollati ai
vetri a guardare che cosa succedeva di scandaloso dentro
In
un'altra invece, una coppia gay fu sgridata da un buttafuori per
un bacio e dal giorno dopo le serate gay dovettero chiudere per
desertificazione. Si voleva solo catturare una clientela gay che
spendesse ma imponendo regole etero, e sentirsi usati senza aver
nulla in cambio non fa piacere
Ciò che nei tre casi
non fu colto è che i gay - peraltro come tutti - necessitano
di una certa 'rilassatezza' che nasce dalla spontaneità d'uso,
non importa quanto sofisticato sia o meno l'ambiente.
Esistono anche spazi di altro tipo, oltre ai bar e alle discoteche,
prediletti dal pubblico gay. Se negli anni '60 era il Teatro Comunale
il punto di ritrovo più ambito come 'centro mondano', oggi
molto successo hanno i Teatri di Rifredi - con molti spettacoli
a tema - e della Limonaia di Sesto, specialmente durante il Festival
Intercity.
La geografia dei luoghi di incontro sessuale obbedisce a principi
precisi. A Firenze ci sono, oltre alle stranote Cascine anche altri
spazi a Firenze Nord e nella Zona di Campo di Marte È in
questi posti che fanno capolino il maggior numero di stranieri non
occidentali: specie alle Cascine, perché è ormai risaputo
nell'immaginario collettivo che 'c'è giro', e poi si va a
piedi. Di Campo di Marte molti non sanno, e poi lì si usano
le auto per incontrarsi...
Una cosa interessante, specie dell'area dello Stadio, è come
il 'giro' si espande a soffietto. Spesso ci sono eventi, partite
serali, concerti, il circo, un luna park, i baracchini della porchetta...
Più di rado succede anche alle Cascine, ma lì resta
sempre un'area scura e riservata. Non è un'area 'gay', come
sarebbe un locale deputato; è un vuoto di cui uomini in cerca
di contatti più o meno saltuari si appropriano temporaneamente,
così come il pomeriggio ci stanno i tifosi della Fiorentina
o i principianti a fare scuola guida...Se ci sono eventi pubblici
che invadono l'area ci si sposta attorno, potremmo dire 'ci si diluisce'
nelle vie vicine
.
La festa come strategia d'incontro
Per certi versi, le feste suppliscono ad una diminuzione di visibilità
dell'Associazione legata alla sede decentrata. Da via del Leone
a Via San Zanobi, le sedi precedenti erano più centrali e
più utili, in quanto più frequentabili e più
frequentate anche da contatti occasionali e di passaggio. Comunque
esiste una forma di permanenza della memoria d'uso dei luoghi legata
a meccanismi diversi, dal 'marchio' creato sulle forme alle crisi
edilizie o commerciali, alla semplice dimenticanza. Del primo caso
si può citare la vecchia sede di Via San Zanobi 54; dopo
anni, la sua saracinesca dipinta coi colori dell'arcobaleno gay
è ancora un punto che identifica una 'permanenza del ricordo'.
Per anni, invece, scritte omofobe e vetri rotti accanto a un locale
gay in una parallela di Via dei Neri sono rimaste a segnarne il
ricordo dopo la scomparsa del ritrovo.
Frutto di disattenzione è invece che nell'elenco del Comune
siamo ancora previsti come una delle poche Associazioni cittadine
presso cui persone senza fissa dimora possono domiciliarsi, e con
tanto di indicazione della sede ormai abbandonata da anni. In realtà
abbiamo dato la disponibilità ma non abbiamo avuto nessuna
pratica portata a termine, una di un italiano si è interrotta
quasi alla fine dell'iter
È stata un'offerta ragionata
la nostra. Fatta al Comune per offrire una residenza anagrafica
a stranieri o senza fissa dimora, non necessariamente gay e lesbiche
. Per lo più immaginavamo di accogliere persone che magari
scappavano dai paesini o dalle isole dove gli effetti della discriminazione
per orientamento sessuale sono ancora forti. Ma abbiamo verificato
che spesso si rivolgevano a noi persone in cerca di sistemazione
abitativa e non di una residenza anagrafica 'amica'. Per poter offrire
capillarmente servizi, per quasi 2 anni si sono tenute aperte due
sedi, perdendoci milioni. Poi abbiamo dovuto desistere
Ma riprendiamo il filo; dicevamo delle feste. Le feste servono a
muovere l'Associazione nella città. Le attività ludiche
che organizziamo sono frequentate anche da molti stranieri di culture
occidentali (specie quelle figure di studenti nordamericani intermedi
fra turisti e residenti) e più raramente da filippini o cingalesi
che magari cercano normalmente di nasconderlo alle comunità
d'origine. È ancora presto per dire se questa vita 'dissociata'
fra giorno e notte per qualche straniero più debole può
aiutare in direzione di una maggiore accettazione di sé ed
integrazione con il territorio e parte della comunità locale.
Dovremo aspettare le seconde generazioni di stranieri, quelli ormai
'fiorentini', per dirlo. Chissà, magari allora si formeranno
- come a Londra - gruppi gay neri o asiatici.
Comunque, le feste sono luoghi utili per incontrasi; anzi, gli
spazi gay sono una delle poche occasioni in cui si crea un contatto
permanente più strutturato fra italiani e stranieri, tenuto
conto di come anche in ambito universitario studenti Erasmus e studenti
autoctoni spesso vivono come realtà 'separate in casa'
Quanto ai luoghi delle feste, cerchiamo in genere di pensarle fuori
dagli spazi gay già consolidati; cerchiamo luoghi non connotati
per espanderci.
Così abbiamo usato la FLOG, la Limonaia di Villa Strozzi
o Centri Sociali come luoghi di festa; sono dotati di spazi ampi
e servono da riferimento visibile in cui riunirci e per farci trovare.
In particolare i luoghi autocostruiti e autogestiti ci si mostrano
aperti
In estate abbiamo più spazi tra cui scegliere,
con tutti i pregi e i difetti degli spazi aperti e quindi 'esposti',
e poi le Feste dell'Unità o quelle di Rifondazione.
Che quello gay sia un universo variegato lo mostra il fatto che
in nessuno dei diversi piani su cui ci muoviamo come Associazione
abbiamo molti contatti con transessuali. Gay e transessuali sono
spesso due realtà parallele e disomogenee. Sono rare le trans
e ancor più i trans che frequentano gli spazi gay; al limite
fanno gruppo a sé per proteggersi nella pratica quotidiana.
Nel fondo esiste un'ambizione antropologica diversa: gay e lesbiche
si cercano, i trans al massimo si proteggono. Ancora diverso è
il discorso relativo a certi stranieri, ormai in Italia da generazioni,
ma culturalmente 'altri'. Ad esempio, gli zingari a volte toccano
l'universo gay, ma sono incontri fugaci di insiemi diversi. Stanno
preferibilmente nell'area del sommerso e dei luoghi scuri dell'incontro
rapido, magari di impronta 'bisessuale'; alla luce, qui ricordiamo
solo una storia d'amore fra un obiettore ed un nomade nell'area
metropolitana, finita poi con il matrimonio del secondo e il suo
ritorno formale nell'ambito eterosessuale della comunità
d'origine
Sotto il profilo della frequentazione dei nodi della geografia gay
si può dire che pesino di più le fasce di età
che quelle sociali. Ciò non esclude che a volte si intreccino,
ad esempio l'avvocato in carriera di mezza età ha una sua
geografia degli incontri diversa fondata 'sull'invisibilità',
ma senza le cesure che c'erano negli anni '50 con i loro spazi sommersi
per le elite, a cerchi concentrici. Oggi la tendenza dei giovani
omosessuali a venir fuori prima sta un po' mutando le frequentazioni
della socialità gay; anche nell'Associazione abbiamo attivisti
giovanissimi.
Ciò che resta da disegnare le geografie diverse dell'incontro
sono spesso le politiche dei prezzi. I più giovani preferiscono
i bar, dove non sempre sei obbligato a sederti e a ordinare, e che
spesso sono così piccoli davanti al crescere massiccio dei
frequentatori che si ampliano al loro esterno. Nell'organizzare
le feste noi ci mettiamo attenzione per evitare che i prezzi generino
un 'effetto escludente' che penalizzerebbe ingiustamente molti con
una 'doppia esclusione', partendo dal falso mito dei gay come categoria
prevalentemente benestante ed in carriera. Poco riusciamo invece
a fare sugli orari; non solo chi lavora sulla strada è escluso
dai luoghi di incontro omosessuale, ma anche gli altri lavoratori
della notte. Ad esempio, ci è capitato di conoscere fornai
gay costretti a cambiare lavoro
Ma è difficile occuparsi
di tutti i sotto-microcosmi di un problema. Ci vorrebbero ben più
energie di quelle che abbiamo come associazione politica gay e lesbica
Non so se come gay e lesbiche, in generale, possiamo definirci una
'realtà insorgente', certamente siamo una realtà mutante
e una realtà in lotta. Bisogna considerare poi il ruolo di
ogni singolo o singola, che faccia parte di un'associazione (e della
nostra associazione in particolare) o meno; attraverso i singoli
immaginiamo che geografie insorgenti diverse si incontrino e sovrappongono...
Mondi paralleli 'in seconda battuta': geografie dell'incontro
lesbico
Dobbiamo riconoscere un'altra cosa. Quanto si è detto finora
potrebbe intendersi come un appiattimento della geografia omosessuale
su quella dell'omosessualità maschile.
Gettando un occhio sull'universo femminile, non si può dire
però che non sia diverso
Intanto perché la mancanza
del 'battuage', cioè della ricerca all'aperto di incontri
sessuali ne fa venir meno una componente non insignificante. Il
vissuto lesbico - ma il discorso si può legare ancor prima
al mondo femminile in generale - è storicamente legato alla
sfera dell'intimità. Meccanicisticamente si potrebbe dire:
non c'era libertà e quindi non c'erano spazi esterni di espressione.
Più articolatamente si potrebbe argomentare che l'essenza
femminile è diversa, e la stessa 'sveltina' è un concetto
fuori luogo per due donne, anche anatomicamente. Ma forse usciamo
fuori 'tema'
.
Certo è che tra le ragazze che frequentano il nostro circolo
molte si cercavano fra donne fin dai 16 anni, ma non cercavano l'incontro
con uomini gay. Si era come creato un 'mondo parallelo'. A Firenze
c'era un gruppo lesbico - l'Amandorla - che faceva fisicamente riferimento
alla Libreria delle donne; si riuniva il mercoledì e organizzava
le 'sue' feste del 15 del mese per circa 30-50 persone di fasce
di età ampie come spesso accade fra le lesbiche più
che fra i gay. Già dal 1982 alcune donne avevano un locale,
una sorta di bar in cui si riunivano: durò all'incirca 1
anno. Ci sono stati anche altri locali ma sono state esperienze
effimere, non oltre 1 anno di vita. Le feste mensili, del resto,
viaggiavano in posti diversi: dai locali in affitto alle Case del
Popolo. E parliamo delle lesbiche più impegnate, le lesbiche
femministe separatiste'. A Firenze esisteva una casa editrice (ESTRO)
collegata con altre esperienze, ma non per reti gerarchiche...
Negli anni '80 le donne lesbiche frequentavano locali prevalentemente
gay maschili, come il Frau, il Tabasco, il Go-Go, il Dildo o il
bar Le Culotte dove i protagonisti erano i loro amici maschi. Ma
non dovunque potevano entrare: nei locali deputati all'incontro
sessuale gay non entravano
Molte lesbiche un tempo frequentavano - anche da giovani - donne
più grandi; solo in una Discoteca di Quarrata (PT) trovavi
riunite ragazze lesbiche più giovani che oggi sembrano molto
più libere... Oggi c'è l'Area il Sabato sera, e comunque
molte ragazze frequentano altre discoteche a gruppetti lesbici,
favorendo una sorta di scissione fra età diverse che prima
era più rara.
A lungo, le serate per sole donne restavano principalmente quelle
organizzate dall'Amandorla (a partire dal 1987) nelle Case del Popolo.
In linea teorica questo gruppo non si è sciolto, è
che le sue attività si sono naturalmente affievolite. Il
numero di telefono di riferimento esiste ancora, ma senza le riunioni
settimanali restano tipo 'numeri di emergenza lesbica'; e l'ultima
festa che ricordiamo fu allo Spaziouno ormai un bel po' di tempo
fa.
A metà degli anni '80 qualche locale ha iniziato ad organizzare
serate lesbiche per lo più il Giovedì
E' singolare;
il giovedì è tradizionalmente il giorno di libertà
delle colf, perché si avvia al fine settimana, ma non interagisce
con la valorizzazione del week-end dei padroni. In ambiente omosessuale
il giovedì non ha un senso poi così diverso: non è
usato come giorno di rivendicazione femminile, è una scelta
pratica, di 'risulta', di ricerca di fette di mercato non coperte.
Le lesbiche di solito bevono abbastanza, ma sono meno; per cui la
scelta per sole lesbiche la fai se non pensi di perdere i gay. Con
la giornata dedicata alle lesbiche non interferisci con l'attività
maggioritaria del week-end destinata agli uomini, che sono più
presenti nei locali, ma ti 'copri' una giornata ulteriore. Tanto,
al limite, vengono anche le donne il fine settimana, in mancanza
di meglio
In sostanza si riconferma che lo spazio lasciato alle donne è
quello più adatto alla 'geografia mobile' che le caratterizza,
e che ancor oggi si incentra sugli spazi privati, pur toccando l'Associazione
di Via Manara, l'Ireos, il Net o il Mei Nei, oggi Bordello, che
si trova in una zona che ha la giusta miscela di centralità
e quiete remota, e sta in un angolo fra strade dove si può
invadere lo spazio esterno
Anche oggi disegnare una geografia lesbica con punti di riferimento
fissi è difficile. Gli unici veri riferimenti sono le Associazioni
e i loro telefoni. Le donne per trovare situazioni o serate lesbiche
devono essere informate. È un meccanismo di passaparola;
devi conoscere qualcuna e avere un telefono. Le donne le trovi a
serate culturali su temi legati alle donne, al femminismo, Una cosa
interessante è che - forse - il Movimento lesbico (o almeno
la sua componente non discotecara) vive meno il locale degli uomini
come 'fine a sé'; lo usa per portare spettacoli, per lanciare
idee o discussioni. È solo un'impressione, ripetiamo. E a
volte il moto torna sulle case private da cui è partito,
il cerchio si richiude e il locale funge da nodo aggregante per
tornare sul privato
Oggi è in atto una trasformazione, c'è un interessante
aumento delle turiste o delle 'passeggere' che si fanno 200 km a
serata per cercare locali e nuove conoscenze, muovendosi più
dei colleghi uomini. I telefoni sono i nodi della rete. Il disorientamento
è accettato e nelle guide gay nel capitolo su Firenze ci
limitiamo a dare questi telefoni. Abbiamo semmai 'date' che sono
ricorrenze fisse per feste lesbiche, come l'8 marzo, Ma raramente
si replica troppo un luogo, e per lo più si rimane in ambiti
privati a cui fa riferimento una comunità di circa 50 persone.
C' una tendenza 'centrifuga'. I gruppi di donne sono coesi, ma non
lo è la comunità; chi si muove di più sparisce,
e arrivano facce nuove, amiche di fuori, gente dei paesi portata
da legami deboli.... Hai le saghe familiari, i gruppi stretti intorno
a poche persone-caposaldo. Se frequenti il Net o il Mei Nei e fai
la spola tra le feste lì annunciate, finisci per vedere le
stesse facce, che cambiano con ritmi molto minori di quelle di ambito
maschile. Il sommerso in ambito maschile è un serbatoio di
facce nuove, un luogo per agganciare turisti di passaggio; serve
a portare relazioni da fuori secondo moti centripeti. Ogni tanto
qualcuno che saltuariamente ha legami col sommerso tenta il grande
salto, prova la vita sociale: accetta di vivere una dimensione intermedia
di socialità di gruppo, 'entra nella geografia'
Questo
crepuscolo manca tra le lesbiche; se entrano nelle cerchie lo fanno
più direttamente, e queste comunque si modificano il giusto.
Non è un moto caleidoscopico; i rinnovamenti sono puntuali
e tendono a legarsi alle variazioni di coppia. Così ci sono
il gruppo di Pistoia o di Pisa, che prendono il nome di riferimento
dai luoghi di riunione prevalenti e non necessariamente dalla residenza
delle loro partecipanti; c'è poi quello dei locali 'trendy',
le ragazze a gruppetti del 'contado' e i 2-3 gruppi di ventenni
Un fenomeno nuovo quest'ultimo. Poi ci sono 'altri' gruppi che non
si frequentano in quanto lesbiche, ma per altre affinità,
come quello delle buddiste;
In questi casi c'è un fenomeno di doppia identità
non dissimile da quello che caratterizza certi stranieri... Spesso
sono mondi paralleli ulteriori con cui esistono ben pochi contatti,
come quello delle calciatrici: come numeri nella comunità
lesbica sono pari al mondo della moda per i gay. Fanno gruppetti
di squadre, hanno i loro posti, i loro allenamenti, le loro rivalità.
Qualche volta compaiono alle feste della Flog; arrivano insieme,
compatte. Esiste poi l'ambiente dei Centri Sociali: spesso ma non
sempre sono ambienti lesbici paralleli a quelli dei locali o delle
situazioni lesbiche più "borghesi". Non sono mancate
però le iniziative, come i concerti di Gruppi 'Lesbopunk'
alla Villa o al CPA.
L'estate non ha locali di riferimento: ci si incontra di più,
e a volte serve a riorganizzare i gruppi
Piazza S. Spirito
è rimasto uno di quei luoghi dove sai che c'è 'giro';
e anche le straniere lo sanno, non si sa come
Si tratta di una piazza "alternativa" in generale, in
alcuni locali lì vicino spesso ci sono anche dépliant
di associazioni gay e lesbiche
L'area metropolitana invece offre ben poco. Sono state organizzate
da noi delle serate lesbiche o gay e lesbiche al Back Doors di Poggio
a Caiano
Altri locali sono frequentati da gruppi di amiche,
ma ciò non basta a fare "giro". La differenza a
volte scatta quando 'gira voce'. Tutte vanno a vedere se è
vero, e vero lo diventa per l'effetto tam-tam. Ma devono coincidere
i tempi perché si consolidi come 'luogo certo' di una geografia
lesbica. Finora, però, non sono tanti i luoghi che sono informalmente
divenuti 'istituzioni'
Infine gli hotel. Ci sono degli alberghi che si pubblicizzano come
"gay-friendly" su riviste e dépliant specializzati..C'è
anche da poco un bed and breakfast solo per donne in Borgo Pinti.
Lavora sulle prenotazioni e sa ben filtrare; è informale,
piccolo, e lavora su una rete internazionale delle donne che nel
mondo è molto attiva, visto che per necessità le donne
sono state sempre tradizionalmente più abili a mettersi in
rete
A proposito, nella geografia virtuale c'è la Lista Lesbica
che promuove anche incontri locali ; nelle chat-line lesbiche ci
sono moltissimi uomini eterosessuali curiosi e metà del tempo
si spreca a domandare "sei veramente una donna?"
Esisteva poi il 'Forum delle Lesbiche', a livello nazionale. Dodici
anni fa ci fu la prima settimana nazionale lesbica del Forum, e
la 2° nel '94. Nel '98 c'è stata la terza, ma quest'anno
i fondi del Forum sono stati utilizzati per la campagna di manifesti
in giallo 'amica, sorella, collega, figlia
e lesbica'.
In occasione del Pride dell'8 luglio, quando è stato chiaro
che non era possibile organizzare l'annunciato treno solo per Donne
"La Freccia Lesbica", abbiamo sostituito il treno con
pullmann di donne, anche per verificare la voglia di cominciare
a fare cose per noi e stavolta in primo piano
È un momento
importante per la riemersione di un movimento spesso ritenuto invisibile,
ma in realtà oggi parecchio importante anche per il ruolo
che ha dentro quello gay e lesbico nel suo complesso. Nella nostra
Associazione, ad esempio, su 400 iscritti è vero che le donne
saranno intorno alle 250, ma la loro militanza rappresenta ben più
della metà delle energie più attive. Soprattutto sul
versante 'politico' a Firenze le lesbiche hanno svolto un ruolo
di crescita del vecchio circolo Arcigay già dal '90, quando
nella Pantera si formò il GRULLO (Gaya Riunione Universitaria
per la Lotta di Liberazione Omosessuale). Le donne sono state -
anche in ambito nazionale - catalizzatrici di nuove energie per
l'Arcigay, ed anche elemento destabilizzante. Si sono dimostrate
più di sinistra e con meno business in testa. Il conflitto
tra circoli politici nazionali e circoli locali, dal '96, è
stato innescato soprattutto dalle donne
Che poi tutto sia rientrato
a livello di associazioni gay o gay e lesbiche generalmente su posizioni
più centriste è dovuto anche ad un generale spostamento
a destra della società italiana, che si è riflesso
anche sull'associazionismo gay e lesbico
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